Google autocomplete… con insulti verso terzi? Tutta colpa di un algoritmo: escluse la diffamazione e la responsabilità del provider

Google non può essere imputabile per le ingiurie e le espressioni lesive dell’onore altrui comparse usando le funzioni rectius servizi autocomplete e ricerche correlate le pagine web ed i risultati sono elaborati da un algoritmo ed indicizzati per popolarità. Esclusa anche la responsabilità degli utenti che le hanno create.

Google è un motore di ricerca che agisce quale hosting e/o caching provider fornisce i risultati di un’indagine in base ai contenuti reperiti in rete ed indicizzati per la popolarità anche dei singoli lemmi richiesti. Le eventuali ingiurie riscontrate tramite lo autocomplete e la ricerca correlata non sono tali e nulla è, perciò, imputabile né alla società, né a terzi utenti, ma all’algoritmo che ha generato queste risposte. È quanto sancito dall’ordinanza del Tribunale di Milano sez. I civile dello scorso 25 marzo mutando, così, un suo precedente orientamento costante Trib. Penale ord. del 31/03/11 su un identico caso . Il caso. Due presidenti di enti no profit e morali per la difesa dei minori, la promozione del benessere sociale e l’esplorazione scientifica chiedevano un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. la ricerca dei nomi loro e delle onlus era automaticamente completata e correlata a termini quali truffa e truffatore . Pur avendone chiesto ed ottenuto la rimozione, Google persisteva nel collegarli a lemmi quali setta e plagio , ledendo il loro onore, tanto più che lo spazio di attenzione dedicato loro da internet era molto limitato, ma era amplia la platea che poteva vederle. Il G.I., oltre a quanto sopra detto, ha escluso che il provider abbia un potere di vigilanza ed inibitorio dei contenuti da esso visualizzati in assenza di uno specifico ordine giudiziario. Respinta, dunque, anche la richiesta di danni .1500 per i primi 20 gg di pubblicazione , da raddoppiarsi per i successivi ed equivalenti periodi e di cancellazione/oscuramento di tali siti ex artt. 15-17 DL 70/03. La ricerca è una funzione del provider od un servizio? Il suggest search autocompletamento e l’indicazione dell’altro contento correlato in realtà sono servizi, non funzioni. L’ homepage infatti non è altro che l’interfaccia di è un'enorme banca dati di pagine web prelevate dagli spiders quasi per intero dal web e memorizzate su enormi sistemi di storage residenti presso il suo web-farm ord. 31/3/11 cit. . Il logo stesso c.d. doodle è una chiave di ricerca se dedicato ad un evento famoso od ad un anniversario. In passato era necessario cliccare su uno dei due pulsanti, posti sotto la barra di ricerca, oggi, invece, non appena si digitano le prime lettere della query appaiono le soluzioni proposte e tutto il materiale reperibile su quel lemma o quel tema. Hosting o content provider? No è caching! La differenza tra queste due definizioni è fondamentale, perché solo nel content il provider ha potere di controllo sui contenuti, anche immessi da terzi, inibitorio delle violazioni e può essere imputabile per i reati commessi online. È, però, chiaro che si tratta solo di una piattaforma che recepisce il materiale che circola in rete , creando un enorme archivio in cui le pagine web sono indicizzate in base al numero di visualizzazioni popolarità . È quindi un’attività di caching conservazione delle informazioni che non presuppone oneri di controllo o di adozione di filtri preventivi, né di ricercare attività illecite e di attivarsi per rimuoverle od inibirle senza un preciso ordine giudiziale, pur essendoci una sezione per segnalare gli abusi. Non ha alcuna responsabilità civile e/o penale per le espressioni offensive contenute nei links e nei files inseriti nei risultati e la loro eventuale spontanea cancellazione non può essere vista come un’ammissione di colpa. Associare truffa al nome di una persona fisica o giuridica non è diffamazione è un dato statistico! Il G.I. la nega categoricamente le espressioni censurate dai ricorrenti prese da sole non hanno alcuna valenza offensiva e spesso non formano frasi di senso compiuto . Sono solo accostamenti casuali, basati su criteri statistici, elaborati da un algoritmo che regola il funzionamento di detto database e che spesso non hanno alcuna attinenza col termine cercato, ben potendosi riferire anche ad omonimi. È, perciò, impossibile attribuire con certezza comportamenti illeciti connessi alla visualizzazione delle presunte ingiurie, che, quindi, come detto, è impossibile qualificare come tali. Non possono nemmeno essere considerate espressione di un pensiero di Google né sono frutto dell’attività intellettuale degli utenti cui sono riconducibili i criticati contenuti contra Trib.MI n. 10893/11 sulla violazione del copyright è un mero dato statistico privo di un contesto che possa attribuirgli una valenza diffamatoria CDA di Parigi del 16/9/11, Corte del Canton Giura e di Amburgo del 12 e22/2/11, Trib.Fi ord.25/5/12 . Quale foro? Vale il principio generale del forum commissi delicti il domicilio o sede legale del danneggiante o la residenza della vittima Cass. SS.UU. 21661/09 e CDA MI sez.pen. 8611/13 .

Tribunale di Milano, sez. I Civile, ordinanza 29 gennaio 25 marzo 2013 Giudice Bernardini Ordinanza Sul ricorso ex art. 700 cpc come in atti proposto da TIZIO e CAIO sentite le parti, letti gli atti premessa la qualità affermata dai ricorrenti e non contestata dalla contropartem del Sig. TIZIO di presidente dei due enti noprofit denominati omissis impegnata nella difesa e promozione dell’infanzia in Italia e nel mondo, e omissis ente morale di ricerca impegnato nell’ambito dell’esportazione scientifica, della promozione del benessere sociale e della difesa dei diritti dell’infanzia considerato che i ricorrenti lamentano, nelle predette qualità, che inserendo i nomi omissis e omissis nella stringa di ricerca di Google, verrebbero visualizzate frasi offensive e lesive dell’onore e della reputazione personale del Sig. omissis e dell’ omissis da esso rappresentate e segnatamente, i termini. Che in particolare lamentano i ricorrenti la lesività delle associazioni dei predetti termini apparse nell’ambito dei servizi Google Autocomplete e Ricerche Correlate in abbinamento ai nominativi di omissis e omissis che, secondo i ricorrenti, Google avrebbe accolto solo in parte la richiesta di rimozione, eliminando solo l’accostamento con i termini truffa e truffatore , e in maniera esaustiva anche, cioè, dal servizio Ricerche Correlate relative al nome omissis solo a far tempo dal nuovo anno, come esemplificatamente da screenshot del 13.12.2012 v. memoria illustrativa dei ricorrenti , e comunque in epoca successiva alla proposizione del ricorso, ritenendo di non dover rimuovere anche le altre associazioni di termini, segnatamente setta e plagio , attualmente presenti nell'ambito dei servizi di Google Autocomplete e Ricerche Correlate in abbinamento ai nominativi di omissis . Che, secondo i ricorrenti sempre, in relazione ai servizi in questione Google sarebbe configurabile come content provider poiché la funzione di autocomplemento e quella che genera le ricerche correlate è pacificamente messa a punto da Google e, quindi, il contenuto visualizzabile tramite tali servizi sarebbe generato sotto la responsabilità di Google e ad essa direttamente attribuibile che i ricorrenti aggiungono che, anche, qualora le funzioni di autocompletamento di ricerche correlate ricadessero nell'ambito dei servizi di caching o hosting di cui agli artt. 15 e 16 del D.Lgs. 70/2003. sarebbe comunque possibile attivare un procedimento cautelare inibitorio nei confronti del fornitore del servizio per chiedere la rimozione di tali contenuti che detti ricorrenti affermano, quanto al periculum in mora , che i termini contestati sarebbero di per sé sufficienti a determinare un infangamento della reputazione degli stessi , e che la lesività delle espressioni oggetto di contestazione sarebbe dovuta alla loro decontestualizzazione ed al afatto che sarebbero offerte ad utenti internet con spazio di attenzione notoriamente molto limitato 1. Ordinare alla società resistente la rimozione dalle proprie interfacce di ricerca in particolare nei servizi di Autocompletamento e Ricerche Correlate dell’associazione tra i nomi omissis e omissis con le parole Truffa, Plagio e Setta o derivati e sinonimi 2. Condannare, in ogni caso, la parte resistente al pagamento delle spese, delle competenze e degli onorari della presente procedura. 3. Fissare un risarcimento per ogni giorni di inazione successivo al terzo della notifica del provvedimento e fino al giorno della completa rimozione dei termini Plagio , Setta , e Truffa come sopra, pari a non meno di euro 1.500 al giorno per i primi venti giorni, euro 3.000 al giorno per i successivi venti giorni e così via raddoppiando ogni successivo periodo di venti giorni. Con riserva di ogni azione in ordine al risarcimento di tutti i danni subiti . Premesso altresì che i resistenti eccepiscono il difetto di legittimazione attiva della omissis nonché l’incompetenza territoriale del giudice adito e contestano nel merito gli assunti avversari ritenuta fondata l'eccezione, di difetto, di legittimazione della predetta onlus atteso che sul punto, come opposto dalla ricorrente in questione, deve aversi riguardo alla mera prospettazione attorea, al di là di ogni questione di merito circa la fondatezza della stessa e che in forza di detta prospettazione, essendo il ricorso in realtà proposto altresì in via strumentale e cautelare rispetto all’azione di risarcimento dei danni, detta legittimazione si fonda sulla qualità della medesima ricorrente di soggetto asseritamente danneggiato dalla del pari asserita diffamazione in pregiudizio del suo fondatore e presidente ritenuto che anche l’eccezione di incompetenza territoriale risulta infondata, avendo come sopra la domanda di merito sottesa ad oggetto il risarcimento dei danni, patiti dai ricorrenti per effetto della addotta diffamazione nei confronti del TIZIO, nonché della omissis . che pertanto, vertendosi in tema di danni derivanti dal pregiudizio dei diritti della personalità recati da mezzi di comunicazione di massa, la competenza per territorio si radica in riferimento al forum commissi delicti di cui all’art. 20 cod. proc. Civ. nel luogo del domicilio o della sede della persona giuridica o in caso di diversità anche della residenza del soggetto danneggiato così Cass. SS.UU. 13.10.2009, n. 21661 che essendo pertanto il ricorrente TIZIO residente a Milano all’epoca della preposizione della domanda ed essendo secondo la citata sentenza delle Sezioni Unite i criteri di residenza e domicilio alternativi e cumulativi 1 , correttamente il giudice competente per il territorio è stato individuato dai ricorrenti nel Tribunale di Milano che comunque in Milano ha sede la ONLUS omissis e dunque, vertendosi nell’ipotesi di cumulo soggettivo prevista dall’art. 33 c.p., il Tribunale di Milano è competente per tutti i ricorrenti ritenuto tuttavia, nel merito, che il ricorso è infondato e va respinto per difetto del fumus bonis iuris che pare di poter escludere la qualità di content provider di Google affermata dai ricorrenti in relazione all’interfaccia di ricerca, definita la pagina web con il logo di Google doodle , un campo di inserimento, un paio di bottoni, ovvero per essere il contenuto visualizzabile tramite servizi di autocompletamento e quello che genera le ricerche correlate pacificamente messo a punto da Google e generato sotto la sua responsabilità che, quanto all’interfaccia, ciò è descritto dai ricorrenti si riferisce alla sola parte visibile, laddove trattasi, piuttosto del sistema di attivazione del servizio ondine composto da grafica e software che permette all’utente di attivare il servizio inserendo la domanda query che dunque trattasi di un sistema di attivazione del servizio e non certo di una funzione né di un contenuto che la pari non può affermarsi la suddetta qualità di Google, al fine peraltro, indicato dai ricorrenti, di escluderne la neutralità e le cause di esonero da responsabilità di cui agli artt. 1517 D.lgs. n. 70/2003, in relazione alle funzioni del servizio di ricerca on line Autocomplete e Ricerche Correlate, che sono viceversa funzionalità del motore di ricerca Google che Autocomplete riproduce statisticamente il risultato delle ricerche più popolari effettuate dagli utenti, laddove Ricerche Correlate riproduce i risultati delle pagine web indicizzate e rese accessibili dal motore di ricerca partendo dai termini in questione che i termini visualizzati dagli utenti sulla stringa di ricerca attraverso la funzionalità Autocomplete, ovvero in fondo alla pagina di ricerca nella sezione Ricerche Correlate, non costituiscono un archivio né sono strutturati, organizzati o influenzati da Google che, tramite un software automatico, si limita ad analizzarne la popolarità e a rilasciarli sulla base di un algoritmo che trattasi di servizi della cd. attività di caching svolta da Google al fine di facilitare, a loro richiesta, l'accesso ad altri destinatari di informazioni fornite da destinatari del servizio, senza che il prestatore del servizio, nella specie Google, sia responsabile del contenuto di tali informazioni a norma dell’art. 15 cit. D.lgs. che a tenore della citata norma, il provider non è responsabile, della memorizzazione automatica, dunque né del sistema di ricerca né dei risultati della ricerca, finalizzati come sopra, sicché non si vede come al riguardo possa escludersi la sua neutralità che, anche a fronte di un ordine di rimozione da parte dell’autorità giudiziaria di contenuti intesi come risultati della ricerca eventualmente lesivi dei diritti, Google non sarebbe comunque responsabile degli stessi, anche avuto riguardo al disposto dell’art. 17, richiamato dagli stessi ricorrenti secondo cui nella prestazione del servizio in questione, il prestatore non assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente i fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite e non potrebbe fondarsi una sua responsabilità per danni, quale ipotizzata viceversa dai ricorrenti che il quadro normativo introdotto dal D.lgs. 70/2003 infatti nega la configurabilità di un obbligo di controllo e di una responsabilità dell’Internet Service Provider rispetto a tutti i servizi della società dell’informazione , siano essi qualificati come attività di mere conduit art. 14 , di coaching art. 15 o di hosting art. 16 che la medesima normativa esclude altresì in capo agli Internet Service Provider un obbligo di attivarsi per la rimozione di contenuti esistenti, in assenza di un ordine dell’autorità competente e attribuisce alla sola autorità giudiziaria o amministrativa competente la facoltà di esigere anche in via d’urgenza che il provider impedisca o ponga fine alle violazioni commesse artt. 14, 15, 16 cit. decreto che, tanto premesso, nella specie non appare configurabile un’attività illecita che induca al predetto ordini di rimozione che le associazioni, tuttora visibili su Autocomplete e Ricerche Correlate, ai nomi dei ricorrenti omissis termini setta e plagio di cui gli stessi si dolgono non costituiscono una frase di senso compiuto né una manifestazione di pensiero, né dunque, quello che Google pensa v. p. 16 ricorso , né un pensiero, né un pensiero attribuibile a Google, ma esclusivamente il risultato delle ricerche più popolari effettuate dagli utenti, ovvero la visualizzazione dei termini ricorrenti nelle pagine web incluse tra i risultati di ricerca di una determinata query , entrambi resi disponibili agli utenti come strumenti di aiuto alla ricerca che non pare ravvisarsi nell’esito di ricerche del tutto automatiche effettuate dunque in base agli accostamenti più ricorrenti, ovvero a quanto presente e indicizzato nelle pagine web con quel termine di ricerca, e comunque ad informazioni e materiale pubblicati da terzi in rete , prodotto di un algoritmo memorizzato al fine di facilitare la ricerca di altri destinatari del servizio, una qualsivoglia affermazione o dichiarazione di un contenuto diffamatorio che l’accostamento di termini in una stringa o un profilo di ricerca non costituisce quindi un’affermazione bensì un suggerimento di ricerca sulla base dei dati statistici o indicizzati presenti nella memoria di Google che si concorda con la pronuncia della Corte d’Appello di Parigi, sentenza del 16.9.2011 docomma .di parte resistente , allorché, sull’istanza di rimozione da Google Autocomplete dell’accostamento tra il nome, della società omissis e i termini arnaque e escroquerie rispettivamente fregatura e truffa , ha affermato che l’associazione di detti termini non risulta da un’azione propria di Google, ma da numero statistico delle richieste degli utenti che utilizzano il motore di ricerca e che hanno utilizzati detti termini che deve peraltro escludersi una valenza oggettivamente offensiva o insultante dei termini in esame, ovvero la presenza di un contesto in cui, le succitate espressioni di per sé non diffamatorie, assumano per Fuso che ne viene fatto, detta valenza offensiva che la decontestualizzazione di tali termini, quale affermata dagli stessi ricorrenti, non può valere tuttavia in senso contrario, a renderli cioè di per sé offensivi, pur essendo tale connotato oggettivamente assente che, non valendo dunque la mera associazione dei termini in questione al nome dei ricorrenti in una stringa o canale di ricerca come affermazione, la stessa non può integrare un'affermazione diffamatoria che difettano pertanto gli estremi oggettivi, della lamentata azione diffamatoria che ciò è tanto più evidente ove si considerino, contrariamente a quanto assunto dai ricorrenti circa lo spazio di attenzione notoriamente molto limitato degli utenti, l’attuale diffusione dell'accesso ad internet e il livello medio di conoscenza da parte dei suddetti utenti, cui ormai appare, ben nota la funzione di aiuto alla ricerca dei servizi Autocomplete e Ricerche Correlate, laddove, diversamente opinando, i risultati forniti dai citati servizi sarebbero privi di ogni utilità ritenuto che, analogamente a quanto affermato da altri tribunali europei 2 , se anche oggi l’utente medio può certamente non conoscere le modalità dello strumento di Google - nella specie Autocomplete e Ricerche Correlate comprende tuttavia senza alcuna difficoltà che i risultati non sono che proposte di ricerca e non un’affermazione emanante da Google e ancora che 3 tutto ciò che appare è una lista di singole parole nella stringa di ricerca del motore di ricerca. Per l’utente medio del motore di ricerca questo non implica una dichiarazione di contenuto specifico, in quanto è generalmente risaputo che l’aiuto alla ricerca che viene visualizzato non è il frutto dell’attività intellettuale di specifici utenti ma quanto invece il risultato di una procedura del tutto automatica che difetta, pertanto, sia pure ai ridotti fini dell'ordine che venga richiesto ex art. 15 cit. decreto, il fumus della violazione, e dunque nella specie dell’asserita attività diffamatoria che, ad abundantiam , nel caso di specie appare difettare altresì il periculum in mora in ordine al richiesto provvedimento, atteso che dai ricorrenti non è in alcun modo indicata l'epoca cui risalgono le visualizzazioni oggetto di doglianza, laddove la ricerca al riguardo evidenzia l'uso nel blog dei temimi setta e plagio fin dal 2004 e nel 2010 che, quanto alla soccombenza virtuale in relazione alla spontanea rimozione dei termini di truffa e truffatore, si ritiene anche qui, analogamente ad altre pronunce di merito e in forza del sistema normativo, che prima di un’esplicita richiesta dell’autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 15 citato, e in assenza, per guanto sopra e in considerazione del ruolo neutrale di Google, di un obbligo di filtraggio preventivo, il provider non aveva il dovere di rimuovere i contenuti, risultati delle ricerche automatiche in esame, asseritamente lesivi che pertanto la spontanea rimozione non può comunque integrare, in assenza del relativo obbligo, un'ammissione di responsabilità e un'ipotesi di soccombenza a carico del provider, configurabile solo qualora il provvedimento giudiziario non venisse ottemperato in parte di Google v. articolo che il ricorso va dunque per il resto respinto con compensazione integrale delle spese, avuto riguardo in ogni caso alla configurabile, potenziale lesività della visualizzazione dei termini truffa e truffatore, a fronte della quale i ricorrenti ben potevano essere indotti ad agire e Google, pur in assenza di un obbligo giuridico allo stato, ha comunque proceduto alla spontanea rimozione. P.Q.M. Visti gli artt. 700 e 669 bis e ss c.p.c., così provvede - Dichiara cessata la materia del contendere in ordine alle domande cautelari, relative alla rimozione nei servizi di Autocompletamento e Ricerche Correlate dell'associazione tra nomi omissis e omissis con le parole Truffa e Truffatore - Dichiara interamente compensate tra le parti le spese della presente fase cautelare. Milano, 25 marzo 2013 1 Afferma la sentenza Inoltre, nel caso di diversità del luogo di domicilio e di quello della residenza, il pregiudizio può verificarsi cumulativamente in entrambi i luoghi con la conseguente facoltà dell’attore di adire sia il giudice del domicilio che quello, se diverso, della residenza. 2 v. Corte svizzera del Canton Giara, pronuncia del 12 febbraio 2011, docomma di parte resistente 3 v. Corte Reg. di Amburgo, sentenza 22.2.2011, R.G. 4169/11, docomma di parte resistente, pagg. 5 e 6