La ditta che ha effettuato i lavori è tenuta a risarcire i danni, in solido con il conduttore

Chi, invece, non è tenuto al risarcimento è il proprietario, nonché locatore dell’immobile, perché ad avere il bene in custodia è il conduttore dello stesso.

Ad affermarlo è stata la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6292 depositata il 13 marzo 2013. Il caso. La conduttrice di un negozio riusciva ad ottenere, nei due gradi di giudizio, la condanna in solido del conduttore dell’immobile sovrastante, da cui provenivano le infiltrazioni, e della ditta che aveva eseguito i lavori presso lo stesso immobile. La ditta ha potuto lavorare in autonomia A ricorrere per cassazione è la ditta che aveva effettuato i lavori, affermando la propria estraneità all’accaduto. Tuttavia, la S.C. ritiene inammissibile in toto il ricorso presentato, sottolineando, inoltre, che la responsabilità del proprietario è da escludersi, visto che ad avere la custodia dell’immobile era il conduttore. il conduttore è il custode dei locali. Infatti, viene precisato le opere furono commissionate dal conduttore e il danno originò non dall’impianto centrale, bensì dalle valvole presenti in quei locali condotti in locazione .

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 17 gennaio 13 marzo 2013, n. 6292 Presidente Petti Relatore Amerisio Svolgimento del processo Con sentenza numero /2002 il Tribunale di Roma - decidendo sulla domanda di risarcimento danni da infiltrazioni di acqua proposta dalla BAC-Agenzia Barberini Centrale s.r.l. di seguito brevemente BAC s.r.l. nei confronti dell'Air Afrique s.p.a. ora Fallimento della Air Afrique s.r.l. e di R.D.M.F. , rispettivamente conduttrice e proprietario dell'immobile sovrastante quello condotto in locazione per uso commerciale dall'attrice, nonché sulla chiamata in causa della ditta R V. , che aveva eseguito lavori commissionatole dalla Air Afrique s.p.a. - condannava in solido la ditta R V. e la s.p.a. Air Afrique al risarcimento danni in favore della BAC s.r.l. liquidandoli in Euro 47.264,87 oltre interessi legali dalla domanda al saldo rigettava, invece, la domanda contro F R.D.M. condannava l'Air Afrique e il V. al pagamento delle spese in favore della BAC compensava quelle tra l'attrice e il R.D.M La decisione, gravata da impugnazione principale della ditta V. e incidentale della BAC s.r.l. e del R.D.M. , era confermata dalla Corte di appello di Roma, la quale con sentenza in data 04.04.2006, rigettava gli appelli proposti in via principale e incidentale e condannava V.R. al pagamento delle spese del grado in favore delle altre parti. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la ditta R V. , svolgendo un unico motivo. Hanno resistito sia la BAC s.r.l. in liquidazione, depositando controricorso e ricorso incidentale tardivo, articolato in sette motivi, sia F R.D.M. , il quale, a sua volta, ha depositato controricorso con ricorso incidentale condizionato, affidato a unico motivo, nonché controricorso avverso il ricorso incidentale della BAC. Nessuna attività difensiva è stata svolta da parte della Curatela dell'Air Afrique s.p.a Sono state depositate memorie da parte della BAC e del R. . Motivi della decisione 1. Preliminarmente si da atto che i ricorsi, proposti in via principale e incidentale, avverso la stessa sentenza vanno riuniti ex art. 335 cod. proc. civ Gli stessi ricorsi - avuto riguardo alla data della pronuncia della sentenza impugnata successiva al 2 marzo 2006 e antecedente al 4 luglio 2009 - sono soggetti, in forza del combinato disposto di cui al d.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 27, comma 2 e della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, alla disciplina di cui agli artt. 360 cod. proc. civ. e segg. come risultanti per effetto del cit. d.Lgs. n. 40 del 2006. 2. Il punto nodale della controversia è rappresentato dall'individuazione della responsabilità delle infiltrazioni di acqua, lamentate dalla BAC e causalmente ricondotte da entrambi i giudici del merito, sulla scorta delle risultanze istruttorie c.t.u. prova orale al mancato serraggio delle valvole dei radiatori nel corso dei lavori di ristrutturazione commissionati dall'Air Afrique alla ditta R V. . Sulla base di tali premesse fattuali la responsabilità dell'evento è stata ascritta sia al V. indipendentemente dalla qualificazione del relativo contratto, come di lavoro o di appalto in considerazione dell'autonomia con cui lo stesso effettuò le opere in questione, sia alla committente Air Afrique, avuto riguardo alla sua qualità di conduttrice e, quindi, di custode dei locali dove si trovavano i radiatori ex art. 2055 cod. civ. , segnatamente nel momento in cui avvenne il riempimento e l'avviamento dell'impianto. È stata, invece, esclusa la responsabilità del proprietario e locatore F R.D.M. perché era il conduttore ad avere la custodia le opere furono commissionate dal conduttore e il danno originò non dall'impianto centrale, bensì dalle valvole presenti in quei locali condotti in locazione , ritenendosi irrilevante che il proprietario dell'immobile e dell'intero stabile e, per esso il portiere avessero provveduto al riempimento dell'impianto, perché quest'ultima operazione ha solo evidenziato il lavoro male eseguito, ma non è stata generatrice diretta del danno cfr. ultima pag. sentenza impugnata . 2. Con l'unico motivo di ricorso principale si denuncia falsa applicazione degli articolo , 1667 e violazione degli artt. 2043, 2049, 2051 e 2053 cod. civ. art. 360 numero cod. proc. civ. . Con il quesito conclusivo ex art. 366 bis cod. proc. civ. si chiede a questa Corte se la ditta V. era tenuta, ai sensi dell'art. 1667 c.c., in ogni caso, a rispondere dei danni che si sono verificati all'interno dell'immobile condotto in locazione dalla BAC s.r.l., nonostante avesse consegnato i lavori da tempo ed avvisato la committente e il proprietario dell'impianto della necessità di riempirlo per verificare la corretta tenuta delle valvole dei radiatori, o se la responsabilità ricadeva esclusivamente sulla committente e sul proprietario dell'impianto, applicando i principi di cui agli artt. 2043, 2049, 2051 e 2053 c.c. che qui si presumono non applicati correttamente dalla Corte di appello . 2.1. Il motivo è inammissibile per l'inadeguatezza del quesito che lo correda. Invero, secondo i canoni elaborati da questa Corte, il quesito inerente ad una censura in diritto ai sensi dell'art. 366 bis prima parte cod. proc. civ. - dovendo assolvere la funzione di integrare il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l'enunciazione del principio giuridico generale - non può essere meramente generico e teorico, ma deve essere calato nella fattispecie concreta, per mettere la Corte in grado di poter comprendere dalla sua sola lettura, l'errore asseritamente compiuto dal giudice a quo e la regola applicabile e, dovendosi risolvere in una sintesi logico-giuridica della questione, non avulsa dai rilevanti elementi fattuali della fattispecie concreta, non può consistere in una semplice richiesta di accoglimento del motivo ovvero nel mero interpello della Corte in ordine alla fondatezza della propugnata petizione di principio o della censura così come illustrata nello svolgimento del motivo, occorrendo che risulti individuata la discrasia tra la ratio decidendi della sentenza impugnata, che deve essere indicata, e il diverso principio di diritto da porre a fondamento della decisione invocata v. Cass. SS.UU. 10 settembre 2009, numero e 14 febbraio 2008, n. 3519 . In altri termini il quesito di diritto di cui all'art. 366 bis cod. proc. civ. deve comprendere tanto che la carenza di uno solo di tali elementi comporta l'inammissibilità del ricorso Cass. 30 settembre 2008, n. 24339 sia la riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito sia la sintetica indicazione della regola di diritto applicata dal quel giudice sia ancora la diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie. 2.2. Ciò posto e precisato che i canoni sopra indicati vanno applicati anche dopo la formale abrogazione della norma, nonostante i motivi che l'avrebbero determinata, attesa l'univoca volontà del legislatore di assicurare ultra-attività alla medesima per tutte, v. espressamente Cass. 27 gennaio 2012, n. 1194 , si osserva che il quesito sopra testualmente riportato non risulta informato allo schema delineato da questa Corte, posto che non reca la riassuntiva indicazione né degli aspetti di fatto rilevanti, risolvendosi sostanzialmente nella sola evocazione di argomenti difensivi quale l'avvenuta consegna dei lavori da tempo e le avvertenze date al committente peraltro inconferenti nei rapporti con il terzo danneggiato né del modo in cui le questioni proposte sono state decise dai giudici del merito, prospettando, piuttosto, questioni nuove, qual è quella della decadenza dalla garanzia, peraltro eccentrica rispetto al decisum, in cui non rileva il rapporto interno appaltatore/committente, ma la responsabilità dell'appaltatore verso terzi o quella della responsabilità del R.D.M. ex art. 2049 cod. civ. sulla base di presupposti fattuali - quali la qualità di datore di lavoro del portiere del Condominio - che non risultano essere stati posti a sostegno della domanda introduttiva della BAC e neppure della diversa regola di diritto, la cui applicazione avrebbe condotto a diversa decisione, affidandosi a questa Corte di verificare se una congerie di norme sia stata o meno correttamente applicata nel caso di specie. Orbene l'inidonea formulazione del quesito di diritto equivale alla relativa omessa formulazione, in quanto nel dettare una prescrizione di ordine formale la norma incide anche sulla sostanza dell'impugnazione, imponendo al ricorrente di fornire una sintesi originale ed autosufficiente della censura, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimità. D'altro canto l'inadeguatezza del quesito è, a ben vedere, il riflesso della stessa aspecificità ed eccentricità del motivo di ricorso, laddove, come innanzi accennato, introduce temi di dibattito completamente nuovi ovvero implica decisione su elementi di giudizio, pure in fatto, che non risultano aver formato oggetto di contraddittorio nella fase di merito, rivelandosi, in ogni caso, insuscettibili di valutazione in questa sede. Il ricorso principale va, dunque, dichiarato inammissibile. 3. Ai sensi dell'art. 334 co.2 cod. proc. civ. l'inammissibilità del ricorso principale comporta l'inefficacia del ricorso incidentale della BAC s.r.l. peraltro in linea con le tesi difensive del ricorrente principale, per la parte intesa alla riforma del rigetto della domanda verso il R. , siccome proposto con atto inoltrato per la notifica il 7 giugno 2007 dopo il decorso del termine annuale di impugnazione decorrente dal deposito della sentenza in data 4 aprile 2006. Risulta, invece, assorbito il ricorso incidentale condizionato di F R.D.M. . 4. Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo alla stregua dei parametri di cui al D.M. n. 140 del 2012, seguono la soccombenza nei rapporti tra il ricorrente principale e il controricorrente R.D.M. . Si ravvisano, invece, i giusti motivi di cui all'art. 92 cod. proc. civ. nel testo qui applicabile, ratione temporis, anteriore alla legge n. 263 del 2005 per la compensazione integrale delle spese del giudizio di legittimità tra le altre parti, avuto riguardo alla declaratoria di inefficacia del ricorso incidentale tardivo e considerata la già rilevata parziale assimilazione delle relative tesi difensive con quelle a sostegno del ricorso principale. P.Q.M. La Corte riunisce i ricorsi dichiara inammissibile il ricorso principale, inefficace quello incidentale tardivo e assorbito quello incidentale condizionato condanna parte ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione in favore di R.D.M.F. , liquidandole in Euro 5.200,00 di cui Euro 5.000,00 per compensi oltre accessori come per legge compensa le stesse spese tra le altre parti.