La tutela contro vicini rumorosi va chiesta in sede civile: quella penale si occupa solo del disturbo alla pubblica quiete

Quando l’attività disturbante si verifichi in un edificio condominiale, per ravvisare la responsabilità penale del soggetto agente il disturbo deve essere percepito da una parte notevole degli altri condomini o degli inquilini degli edifici vicini.

Questo principio di diritto è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6546, depositata l’11 febbraio 2013. Rumori mattutini. Per anni hanno spostato i mobili alle sei del mattino. I vicini della casa di sotto, non potendone più, sporgono denuncia. I due sessantenni vengono condannati dal Tribunale a 200 euro di ammenda ciascuno per disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, come previsto dall’art. 659 c.p I due condannati ricorrono per cassazione. I rumori ci sono stati, ma il disturbo alla pubblica quiete non è dimostrato. I fatti non vengono contestati dai ricorrenti. Il ricorso si basa sulla inosservanza o erronea applicazione della legge penale non è stato dimostrato che il reato di cui all’art. 659 c.p. sia stato integrato dalle loro condotte. Non è stata infatti provata che la diffusività delle immissioni sonore fosse idonea ad arrecare disturbo alla quiete pubblica. La pubblica quiete è turbata se viene disturbato un numero indeterminato di persone. La S.C. ritiene fondato il ricorso, per questo annulla la sentenza senza rinvio, poiché il fatto non sussiste. Ricorda, infatti, che secondo suo costante indirizzo, per integrare il reato di cui all’art. 659 c.p., è necessario che i rumori prodotti, oltre ad essere superiori alla normale tollerabilità, abbiano la attitudine a propagarsi, a diffondersi, in modo da essere idonei a disturbare una pluralità indeterminata di persone . Se non è lesa la pubblica quiete, la sede di giudizio corretta è quella civile. Il bene giuridico protetto è la quiete pubblica, non la tranquillità dei singoli soggetti che denuncino la rumorosità altrui . Tali soggetti possono far valere le proprie ragioni in sede civile, azionando i diritti derivanti dai rapporti di vicinato . Quindi, quando l’attività disturbante si verifichi in un edificio condominiale, per ravvisare la responsabilità penale del soggetto agente il disturbo deve essere percepito da una parte notevole degli altri condomini o degli inquilini degli edifici vicini.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 5 11 febbraio 2013, n. 6546 Presidente Bardovagni Relatore Boni Ritenuto in fatto 1. Con sentenza resa in data 4 luglio 2011 il Tribunale di Oristano, previa concessione delle circostanze attenuanti generiche, condannava G C. e G D. alla pena di Euro 200,00 di ammenda ciascuno perché giudicati responsabili del reato di cui agli artt. 110 e 659 cod. pen., contestato per avere, in concorso tra loro, mediante rumori provocati spostando mobili della loro abitazione, sita al primo piano, disturbato il riposo dei loro vicini di casa, in omissis da epoca imprecisata sino al omissis . La sentenza fondava il giudizio di responsabilità sulle deposizioni dei denuncianti e dei testi G.G F. e Ca.An. , i quali avevano riferito dei rumori molesti, avvertiti in prima mattina verso le ore 06.00, provenire dall'appartamento soprastante quello occupato dalla famiglia S. . 2. Avverso detta pronuncia gli imputati a mezzo del loro difensore hanno proposto ricorso per cassazione per denunciare contraddittorietà e carenza della motivazione sul punto della ritenuta intollerabilità delle immissioni rumorose, nonché inosservanza o erronea applicazione della legge penale per violazione dell'art. 659 cod. pen. il primo Giudice aveva fondato il giudizio di responsabilità sulle dichiarazioni dei testi in assenza di qualsiasi accertamento oggettivo e, nonostante si trattasse di usuali rumori provenienti da un'abitazione, non era stata dimostrata la diffusività di tali immissioni al di là dell'alloggio della famiglia S. e quindi l'idoneità ad arrecare disturbo alla quiete pubblica e ad un numero indeterminato di persone, per cui la condotta, anche se accertata nel suo compimento, poteva assumere rilievo soltanto quale illecito civile, tutelabile in quella sede. Considerato in diritto Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto. 1. La sentenza impugnata ha ricostruito i profili fattuali della vicenda in contestazione sulla scorta dei testi indicati dall'accusa, secondo i quali all'interno dell'abitazione occupata dalla famiglia di S S. , sita in omissis , per anni il riposo nelle prime ore del mattino dalle 06.00 alle 08.00 circa era stato costantemente disturbato da insopportabili rumori provenienti dall'appartamento soprastante degli imputati, come se vi fossero spostati dei mobili o come se fosse stata ripetutamente fatta saltare sul pavimento una pallina. In particolare, il racconto fatto al dibattimento dal denunciante, costituito parte, civile, Salvatore S. , era stato ritenuto confermato dagli altri testi escussi e non mentite nemmeno dall'imputato C. , il quale aveva però ricondotto tali rumori all'inefficiente isolamento acustico dell'edificio. 1.1 Il Tribunale ha altresì ritenuto che tali rumori, per l'orario in cui erano stati prodotti e la loro natura, travalicassero i limiti della normale tollerabilità e fossero tali da arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone, dovendosi intendere per tali anche i componenti della famiglia S. . Deve dunque rilevarsi che la ricostruzione dei fatti denunciati è stata operata in modo logico ed aderente alle risultanze processuali. Risulta piuttosto fondata la doglianza dei ricorrenti, con la quale si contesta la violazione e falsa applicazione dell'art. 659 cod. pen 2. In effetti, giova ricordare che per poter configurare la contravvenzione di cui all'art. 659 cod. pen., secondo l'ormai costante indirizzo giurisprudenziale di questa Corte Cass. sez. 1, n. 3348 del 16/01/1995, Draicchio, rv. 200692 sez. 1, n. 5578 del 6/11/1995, Giuntini ed altri, ev. 204796 sez. 1, n. 1406 del 21/12/1996, PC e Costantini, rv. 209694 sez. 1, numero del 20.5.1994, De Nardo, rv. 198766, sez. 1, n. 47298 del 29/11/2011, lori, 251406 sez. è necessario che i rumori prodotti, oltre ad essere superiori alla normale tollerabilità, abbiano la attitudine a propagarsi, a diffondersi, in modo da essere idonei a disturbare una pluralità indeterminata di persone. Tanto viene dedotto dalla natura del bene giuridico protetto, consistente nella quiete pubblica e non nella tranquillità dei singoli soggetti che denuncino la rumorosità altrui. 2.1 Pertanto, quando l'attività disturbante si verifichi in un edificio condominiale, come ricorre nel caso in esame, per ravvisare la responsabilità penale del soggetto agente non è sufficiente che i rumori, tenuto conto anche dell'ora notturna o diurna di produzione e della natura delle immissioni, arrechino disturbo o siano idonei a turbare la quiete e le occupazioni dei soli abitanti gli appartamenti inferiori o superiori rispetto alla fonte di propagazione, i quali, se lesi, potranno far valere le loro ragioni in sede civile, azionando i diritti derivanti dai rapporti di vicinato, ma deve ricorrere una situazione fattuale diversa di oggettiva e concreta idoneità dei rumori ad arrecare disturbo ad una parte notevole degli occupanti del medesimo edificio, oppure a quelli degli stabili prossimi. Soltanto in tali casi potrà dirsi turbata o compromessa la quiete pubblica. A tale principio di diritto non si è attenuta la sentenza impugnata, di guisa che, non potendosi nel fatto ravvisare gli estremi della fattispecie penale contestata, se ne impone l'annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste. P.Q.M. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.