Gli acquirenti erano al corrente dello stato della società: corretto dichiarare inefficace il contratto

La decisione dei giudici di merito risulta basata non tanto sul mancato assolvimento dell’onere della prova da parte degli acquirenti, quanto sulla constatazione che il Fallimento, benché non vi fosse tenuto, ha fornito prova positiva della scientia decoctionis degli stessi.

Il ricorso proposto non è dunque fondato lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 1781/13, depositata il 25 gennaio. Il caso. L’impugnazione contro l’inefficacia di un contratto con il quale una società poi fallita aveva venduto ai due coniugi appellanti una cantinola, viene respinta dalla Corte territoriale, che ritiene sussistenti i presupposti dell’azione sia sotto il profilo oggettivo sia sotto quello oggettivo in particolare gli acquirenti non avrebbero fornito prova idonea a vincere la presunzione dello stato di insolvenza della venditrice e, in ogni caso, vi era prova positiva della loro scientia decoctionis . I soccombenti propongono allora ricorso per cassazione. Gli acquirenti erano all’oscuro dello stato della società? Le prime due censure proposte riguardano essenzialmente la prova della inscientia dei due coniugi essi lamentano che la Corte avrebbe erroneamente ritenuto insufficiente la certificazione di inesistenza di procedure esecutive a carico della società prodotta in appello così come le dichiarazioni testimoniali rese dai dipendenti. Quanto ai menzionati assegni emessi dalla società a seguito del prestito di ingenti somme di denaro, essi avevano scadenza successiva e pertanto, al momento dell’acquisto, i ricorrenti non avevano motivo di ritenere che sarebbero rimasti insoluti. La scientia è provata. Gli Ermellini, però, osservano che la decisione dei giudici di merito si è basata non tanto sul mancato assolvimento dell’onere della prova da parte degli appellanti, quanto sulla constatazione che il Fallimento, benché non vi fosse tenuto, aveva fornito prova positiva della loro scientia un’istanza che rinviava alla domanda di ammissione allo stato passivo di uno dei due coniugi. L’assunto che dall’istanza in questione si sarebbe dedotto tutt’al più un temporaneo stato di illiquidità della società non viene preso in considerazione dalla S.C., in quanto si sostanzia in una richiesta di rilettura delle valutazioni operate in sede di merito. Cantinola o box? Con un terzo motivo di ricorso, i due coniugi lamentano la sussistenza del presupposto oggettivo dell’azione la Corte territoriale si sarebbe adeguata acriticamente al giudizio del ctu, che aveva stimato la cantinola alla stregua di un box auto, nonostante il bene non possedesse i requisiti per essere annoverato in questa categoria. La Cassazione precisa anzitutto che, al contrario di quanto sostenuto dai ricorrenti, nel caso in cui non vi sia altro mezzo per giungere all’accertamento richiesto, il consulente può anche accertare i fatti stessi oltre che valutare quelli accertati o dati per esistenti in questo caso la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova. Per determinare il valore bisogna guardare alla situazione di fatto. Correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che fosse opportuno tener conto dell’effettivo valore di mercato della cantinola, maggiore di quello che in astratto le si sarebbe potuto attribuire, considerato che nel fabbricato gli immobili aventi la medesima destinazione catastale venivano di fatto utilizzati come box auto. Poiché il valore di mercato di un immobile si determina in ragione del principio della domanda e dell’offerta, l’eventuale corretto utilizzo della cantinola e la mancata corrispondenza della situazione di fatto rispetto a quella di diritto non possono inficiare le conclusioni della Corte d’appello. Per questi motivi la S.C. rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 novembre 2012 25 gennaio 2013, n. 1781 Presidente Plenteda Relatore Cristiano Svolgimento del processo La Corte d'Appello di Napoli, con sentenza del 16.11.05, ha respinto l'impugnazione di R A. e C V. contro la decisione di primo grado che, in accoglimento della domanda ex art. 67 1comma l. fall, proposta nei loro confronti dal Fallimento della Imac Sud s.r.l., aveva dichiarato l'inefficacia del contratto trascritto il 24.3.92, con il quale la società poi fallita aveva venduto agli appellanti una cantinola facente parte dello stabile di via omissis , al prezzo dichiarato di 15 milioni delle vecchie lire. La Corte territoriale ha ritenuto sussistenti entrambi i presupposti dell'azione quanto al profilo oggettivo, ha condiviso le conclusioni del ctu, il quale, dopo aver evidenziato che le cantinole del fabbricato venivano utilizzate come box, aveva stimato il valore di mercato di quella dedotta in giudizio tenendo conto della situazione di fatto, anziché di quella di diritto quanto al profilo soggettivo, ha affermato che gli acquirenti non avevano fornito prova idonea a vincere la presunzione di conoscenza dello stato di insolvenza della venditrice e che, comunque, v'era prova positiva della loro sctentia decoctionis, avendo l'A. , con istanza del 16.11,95 rivolta al giudice delegato al fallimento nella quale era richiamato il contenuto del ricorso in opposizione da lui proposto contro il rigetto della sua domanda di ammissione allo stato passivo , rappresentato di aver prestato in più riprese all'amministratore della Imac Sud, alcuni mesi prima della stipulazione del contratto impugnato, somme di denaro di notevole importo - anche attraverso assegni emessi a favore di dipendenti della società, che li avevano posti all'incasso per poi versare le somme riscosse al loro datore di lavoro - ottenendone in cambio assegni post-datati o promesse di pagamento non onorate per mancanza di fondi. A.R. e C V. hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza, affidato a tre motivi, cui il Fallimento della Imac Sud ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria. Motivi della decisione 1 Con il primo motivo di ricorso, i coniugi A. , denunciando vizio di motivazione della sentenza impugnata, lamentano che la Corte territoriale abbia ritenuto insufficiente, ai fini della prova della loro inscientia, la certificazione prodotta in grado d'appello, di inesistenza di procedure esecutive a carico di Imac Sud. Osservano in proposito che il giudice del merito ha contraddittoriamente ritenuto che il documento - non compreso fra quelli visure protesti, bilanci della società che il Tribunale aveva indicato come necessari ad assolvere all'onere posto a loro carico - non fosse indispensabile alla decisione, per poi rilevare che i documenti elencati dal primo giudice non sono i soli idonei a fornire la prova richiesta ed aprire così spazio ad altri elementi, fra i quali certamente rientra la certificazione dell'inesistenza di procedure esecutive deducono che l'illogicità di tale motivazione è desumibile anche dal fatto che la Camera di Commercio, dopo cinque anni, cancella in via automatica la notizia dell'avvenuta elevazione di protesti, con la conseguenza che, poiché fra la data di stipulazione della compravendita e quella di notifica dell'atto di citazione era trascorso quasi un quinquennio, essi erano stati posti nell'impossibilità di produrre una visura attestante che all'epoca dell'acquisto la venditrice non risultava protestata. Sotto altro profilo, i ricorrenti lamentano che la Corte territoriale abbia ritenuto prive di rilevanza le dichiarazioni testimoniali rese nel corso del giudizio di primo grado dai dipendenti di Imac Sud, i quali avevano concordemente escluso che alla data della compravendita fossero già emersi segnali del dissesto della società, e che non abbia neppure tenuto conto del lodo arbitrale, da essi prodotto in copia, che riconosceva l'esistenza di cospicui crediti di Imac Sud nei confronti di altra società. 2 Con il secondo motivo, denunciando violazione degli artt. 67 l. fall. e 2729 c.c., nonché vizio di motivazione, i coniugi A. sostengono che la Corte d'appello ha erroneamente valutato il contenuto dell'istanza presentata al giudice delegato il 16.11.95. Deducono che gli assegni di cui si faceva menzione in tale istanza erano stati emessi da Imac Sud tre mesi prima della stipulazione del contratto impugnato ma avevano scadenza successiva, sicché, al momento dell'acquisto, essi non avevano alcun motivo per ritenere che sarebbero rimasti insoluti rilevano, inoltre, che la temporanea mancanza di liquidità dell'imprenditore non è fatto dal quale possa desumersi il suo stato di insolvenza. I motivi, che sono fra loro connessi e che possono essere congiuntamente esaminati, devono essere respinti. La Corte di merito ha fondato il proprio convincimento, più che sull'affermazione del mancato assolvimento da parte degli appellanti dell'onere di cui erano gravati a causa dell'inidoneità, allo scopo, dei mezzi di prova orale e documentale da essi allegati , sulla constatazione che il Fallimento, benché non vi fosse tenuto, aveva fornito prova positiva della loro scientia, producendo in giudizio l'istanza del 16.11.95, che rinviava al contenuto della domanda di ammissione allo stato passivo dell'A. , nella quale questi non solo aveva evidenziato di non aver mai ottenuto la restituzione delle cospicue somme di denaro da lui date in mutuo, poco tempo prima della compravendita impugnata, al legale rappresentante di Imac Sud, ma aveva illustrato il meccanismo emissione di assegni intestati ai dipendenti della società e da costoro posti all'incasso, la cui provvista veniva poi trasferita all'amministratore ideato per evitare che i prestiti figurassero effettuati in favore dell'effettiva destinataria. L'accertamento in questione, che costituisce autonoma ratio decidendi, priva di contraddizioni logiche e di per sé idonea a sorreggere il capo delta pronuncia oggetto dei motivi di censura in esame, non è stato contestato dagli A. , che anzi hanno ribadito di aver ottenuto, a garanzia della restituzione delle somme oggetto del mutuo, assegni post-datati poi rimasti insoluti . L'assunto dei ricorrenti, secondo cui dal complesso delle circostanze indicate nell'istanza si sarebbe tutt'al più potuto desumere un temporaneo stato di illiquidità di Imac Sud, si sostanzia poi nell'inammissibile pretesa di sollecitare una valutazione delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice del merito. Ne consegue che l'eventuale contraddittorietà della motivazione in base alla quale la Corte territoriale ha escluso che gli elementi istruttori offerti dagli appellanti valessero a provare la loro inscientia decoctionis non potrebbe, di per sé, condurre alla cassazione della decisione impugnata, comunque sorretta dall'accertamento non contestato. 2 Con il terzo motivo, denunciando violazione dell'art. 67 l. fall, e vizio di motivazione, i ricorrenti lamentano che il giudice del merito abbia ritenuto provata la sussistenza del presupposto oggettivo dell'azione. Rilevano che la Corte territoriale si è adeguata acriticamente al giudizio del ctu, senza considerare che questi aveva arbitrariamente stimato la cantinola alla stregua di un box auto, nonostante il bene non possedesse i requisiti di fatto e di diritto per essere annoverato in tale seconda categoria ed essi non lo avessero mai utilizzato per custodirvi veicoli. Osservano, inoltre, che lo stesso ctu aveva concluso che, detratto l'incremento di valore conseguito dall'immobile per effetto degli interventi migliorativi che essi vi avevano apportato, il prezzo di 15 milioni corrisposto per l'acquisto era da considerarsi congruo. Deducono, infine, che, poiché la ctu non è mezzo di prova, la sproporzione fra il valore di mercato della cantinola e detto prezzo sarebbe rimasta indimostrata. Anche questo motivo deve essere respinto. Va in primo luogo rilevato che ancorché, in linea generale, la consulenza tecnica d' ufficio non possa essere disposta al fine di esonerare la parte dal relativo onere probatorio, quando non vi sia altro mezzo per giungere all'accertamento richiesto che quello di demandarlo a chi sia dotato di speciali competenze tecniche, il giudice può incaricare il consulente non solo di valutare i fatti accertati o dati per esistenti consulenza deducente , ma anche di accertare i fatti stessi consulenza percipiente . In tal caso, in cui la consulenza costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l'accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche Cass. nn. 18993/010, 6155/09, 3990/06, 27002/05 . E, nel caso di specie, la Corte di merito ha evidenziato come il Fallimento non potesse fornire la prova della sproporzione se non per il tramite di una ctu. Il giudice d'appello ha poi correttamente ritenuto che la prova in questione fosse stata raggiunta, in quanto, a tal fine, bisognava tener conto dell'effettivo valore di mercato della cantinola, che era maggiore di quello che in astratto le si sarebbe potuto attribuire, attesa la sua ubicazione in un fabbricato ove gli immobili aventi la medesima destinazione catastale venivano di fatto utilizzati come box auto. Va aggiunto che, poiché il valore di mercato di un immobile si determina, in virtù del principio dell'offerta e della domanda, in ragione della più o meno ampia disponibilità sulla piazza di beni similari e dell'interesse riposto dai terzi al suo acquisto anche in vista delle sue effettive potenzialità di sfruttamento, l'eventuale, corretto utilizzo della cantinola da parte degli A. e la mancata corrispondenza della situazione di fatto riscontrata dal ctu rispetto a quella di diritto non valgono ad inficiare le conclusioni raggiunte dal giudice del merito. La censura con la quale i ricorrenti lamentano che la Corte d'appello non abbia considerato che, secondo quanto accertato dallo stesso ctu, il valore di mercato della cantinola, stimato al netto delle migliorie da essi apportate all'immobile, corrispondeva al prezzo d'acquisto introduce, infine, un tema d'indagine che non risulta aver formato oggetto del giudizio di merito la Corte d'appello si è infatti limitata a rilevare che la ricevuta prodotta dagli A. , attestante la costruzione di un tramezzo del valore di L. 2.650.000, era priva di data certa opponibile al Fallimento, osservando solo ad abundantiam che, in ogni caso, restavano incomprensibili le ragioni per il quale il predetto documento avrebbe dovuto contribuire alla decisione sulla congruità del corrispettivo versato dagli appellanti per l'acquisto. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 2.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge.