Nessuna famiglia senza legami di sangue né lunga convivenza: sì all’allontanamento del bimbo

Nel caso Paradiso e Campanelli c. Italia c’è stato un revirement della CEDU rispetto alla precedente decisione del 27/1/15. La GC, pur prendendo atto dell’impatto immediato ed irreversibile che la separazione del bambino, nato da maternità surrogata in Russia, ha avuto sulla vita dei genitori ricorrenti, non ha ravvisato alcuna vita familiare tutelabile ex articolo Cedu per l’assenza di un legame biologico col minore, la breve convivenza del nucleo familiare e la precarietà giuridica dei legami interpersonali, malgrado l’esistenza di un progetto genitoriale e la qualità dei vincoli affettivi .

È quanto deciso dalla GC, con un verdetto non unanime, nel caso Paradiso e Campanelli c. Italia ricomma /12 del 24 gennaio 2017. Il caso. I coniugi ricorrenti, nell’impossibilità di avere figli, si recarono in Russia ove nel 2011 ebbero un figlio nato da maternità surrogata. Rientrati in patria si videro rifiutare la trascrizione dell’atto di nascita russo, a causa delle informazioni fornite dal Consolato italiano a Mosca sulla possibile falsità delle informazioni contenute. Iniziò così un lungo calvario. Il bimbo, quando aveva circa 9 mesi, fu tolto loro con una procedura d’urgenza, affidato ai servizi sociali e messo in una casa famiglia. In seguito al test del DNA emerse che i due non erano i suoi genitori biologi e che questi non era figlio nemmeno della madre surrogata. Nel 2013, dopo che gli fu data un’altra nuova identità inizialmente ne aveva una provvisoria , sconosciuta ai ricorrenti, fu avviata una nuova procedura d’adozione. Ai genitori fu proibito avere rapporti col piccolo e chiederne l’adozione. Per la ricostruzione completa del caso, del quadro normativo e della prassi interna si rinvia in toto a quanto già esplicato nella nota a sentenza del primo grado . Quadro normativo internazionale. La maternità surrogata, visto il suo costante aumento e le implicazioni bioetiche e giuridiche, è un tema delicato che desta forti preoccupazioni a livello internazionale, come rilevato anche nell’opinione concordante del giudice Dedov, che esprime perplessità su come l’assenza di norme certe e tutele possa comportare discriminazioni e/o destabilizzazioni sociali. È dunque imperativo proteggere i diritti dei minori, soprattutto nella fase dell’infanzia, un periodo critico per la loro realizzazione. Da varie analisi di diritto comparato emerge una disomogeneità di regole nei vari ordinamenti degli Stati del COE diversi la vietano, in 35 Stati, poi, è possibile richiedere il riconoscimento del legame padre-figlio se si è ricorsi a questa pratica legalmente in un altro paese Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato del 2014 e del 2015, Comitato ad hoc sui progressi della biomedicina del COE - nel 1989 fu tra i primi a dettare principi in materia ed a vietare l’utero in affitto -, Commento numero /05 del Comitato Onu sui diritti del bambino sull’attuazione degli stessi nella prima infanzia, Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989, Convenzioni Aja del 1961 e del 1993 dossier contenuto nel caso Menesson c. Francia del 26/6/14 . Dalle citate opinioni concordanti e discordanti emerge come questa prassi, rientrando nelle pratiche di commercializzazione del proprio corpo al pari della prostituzione e della pornografia, non possa essere uno strumento di solidarietà sociale aiutare terzi a diventare genitori , perché incompatibile con i valori tutelati dalla Cedu ed i diritti fondamentali. Nozione di famiglia ex art. 8 Cedu. Nella sentenza in esame ed in quella di primo grado si evidenzia come la dichiarazione di stato d’abbandono e l’adozione del minore in generale e se nato da maternità surrogata sia un’ extrema ratio Scozzari e Giunta c. Italia [GC] del 2000 , ma si distinguono nettamente sulla ravvisabilità del concetto di famiglia è questo il punto focale e di maggiore divisione tra i giudici. Infatti, in primo grado, dopo aver dichiarato inammissibile le censure mosse per conto del bimbo, la CEDU aveva ribadito come la fattispecie rientrasse nell’alveo delle tutele previste dall’art. 8, ricorrendo al concetto di vita familiare di fatto. In realtà già allora si evidenziò come la dichiarazione di stato d’abbandono in assenza di legami di sangue tra il bimbo ed i ricorrenti non fosse una decisione irragionevole e che avesse una base legale, ma non erano stati bilanciati equamente gli interessi collettivi ed individuali in gioco. L’art. 8 non contempla il diritto a fondare una famiglia ed ad adottare id est tutela del mero desiderio di averne una , ma protegge la famiglia od una eventuale relazione che potrebbe svilupparsi tra padre e figlio nato fuori dal matrimonio o dalla relazione scaturita da un’adozione legale e non fittizia Pini ed altri c. Romania del 2004 . È questo il caso della c.d. vita familiare di fatto fondata non sul matrimonio, ma su rapporti assimilabili alla famiglia basati sulla convivenza e/o la coabitazione convivenza more uxorio , adozioni internazionali, fecondazione eterologa, padre sociale nel disconoscimento della paternità si possono creare forti legami, anche se la legge non considera valido od esistente il rapporto familiare tra genitori e figlio, purchè suggellati da una lunga convivenza Wagner e J.M.W.L. c. Lussemburgo del 28/6/07, Moretti e Benedetti c. Italia del 27/4/1 e Foulon e Bouvet c. Francia del 21/7/16 di durata variabile tra i 19 mesi ed i 10 anni. La CEDU aveva già escluso il concetto di famiglia nel caso di una breve coabitazione tra genitori e figlio 2 mesi nato in Ucraina da maternità surrogata D. ed altri c. Belgio dell’8/7/14 , seppure la stessa fosse ripresa, dopo una separazione provvisoria, perché c’era un legame organico con uno dei due genitori. Nella fattispecie non è ravvisabile per l’assenza di vincoli biologici il certificato di nascita ha valore di pubblicità, non di veridicità delle informazioni ivi attestate e per la breve durata della convivenza sia in Russia che in Italia più di otto mesi . Sì alla tutela della privacy. L’assenza di questa relazione biologica e legale, non esclude una tutela della privacy dei genitori ex art. 8 che protegge i diritti allo sviluppo personale ed all’autodeterminazione e, quindi, la scelta di divenire o meno genitori. Questa garanzia è stata accordata anche nel caso di bimbi affidati ad amici o di fecondazione eterologa, in assenza, perciò, di legami biologici, ma in presenza di un rapporto duraturo X. c. Svizzera del 1978 e S.H. ed altri c. Austria [GC] del 2011 . Nel nostro caso è indubbia visti il progetto genitoriale e la qualità dei legami affettivi, ma erano anche consapevoli di agire in deroga alla legge che vieta la maternità surrogata e la commercializzazione dei gameti e/o degli ovuli. Giusto togliere il figlio se non ci sono legami di sangue né una convivenza duratura. L’interferenza nella loro privacy, come esplicato in epigrafe, era legittima, proporzionata, prevista dalla legge e necessaria in una società democratica. In primis , malgrado l’incertezza giuridica dei loro legami, era noto ai ricorrenti il divieto di maternità surrogata ed essi erano dunque consci delle conseguenze previste anche dalla prassi in materia lasciargli il figlio avrebbe significato legalizzare una palese e volontaria deroga a queste disposizioni. Lo Stato, nell’ampio margine di discrezionalità riconosciuto nel trattare questioni etiche e morali, che non incontrano un unanime consenso internazionale, ha agito correttamente nell’adottare una procedura d’urgenza per sottrarre il bimbo e darlo in adozione e, per la GC, ha il diritto di rivendicare la competenza esclusiva sul riconoscimento della filiazione unicamente nei casi di biologica o per legittima adozione e porre limiti ad alcune tecniche di PMA così come all’adozione internazionale , come questa, tanto più che alcuni le vedono, laddove c’è una commercializzazione del bambino e del corpo della donna, come forme di tratta degli esseri umani. Si è inteso così tutelare le donne ed i bambini in generale, non solo quelli nati da maternità surrogata. La GC infine ammette che le Corti italiane, nel concludere che il bimbo non avrebbe subito un pregiudizio grave od irreparabile in conseguenza di questa separazione, hanno assicurato un giusto equilibrio tra i contrapposti interessi in gioco entro i limiti dell’ampio margine discrezionale di cui disponevano . Era, infatti, necessario fornire un’identità sociale al bimbo, non avendo legami biologici né con i ricorrenti, né con la madre surrogata e tutelare i suoi superiori interessi. Sono state scelte ponderate valutando le implicazioni psicologiche e vari fattori nulla da eccepire sulla scelta motivata e provata delle nostre Corti.

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