Incompatibilità ambientale: due termini indissolubili per la legittimità del trasferimento

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Il termine ambientale , abbinato a incompatibilità , sta a significare che ai fini del trasferimento ex articolo 2103 del codice civile la situazione da valutare deve tradursi in pregiudizio per l'ambiente di lavoro, compromettendone il funzionamento. È quanto disposto dal Consiglio di Stato con la decisione 3651/06, qui leggibile nei documenti correlati. La materia di cui è trattasi è quella delicata del trasferimento per incompatibilità ambientale, istituto che sopravvive alla c.d. privatizzazione del pubblico impiego e che, è bene sottolineare, ove necessario, non ha niente a che vedere con la materia disciplinare. Un trasferimento per incompatibilità ambientale con connotati sanzionatori è da considerarsi illegittimo, pur quando i fatti che motivano un provvedimento disciplinare costituiscono altresì le ragioni tecniche-organizzative alla base del trasferimento ex articolo 2103 Cc. La giurisprudenza ordinaria è concorde nel ritenere che la legittimità del trasferimento per incompatibilità ambientale deve essere valutata tenendo conto esclusivamente delle ragioni tecniche-organizzative della pubblica amministrazione, sulla base di quanto dispone, appunto, l'articolo 2103 del codice civile ed ancora, che un trasferimento per incompatibilità ambientale da un'unità organizzativa ad un'altra è legittimo se si dimostra che la permanenza del lavoratore nella sede di sevizio sia fonte di disorganizzazione all'interno dell'ufficio, determinando ineliminabili disfunzioni e conflitti organizzativi. In effetti, il citato articolo - Mansioni del lavoratore -, tra le altre cose, stabilisce che il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive . I fatti oggetto di valutazione da parte dei giudici di Palazzo Spada hanno inizio qualche anno addietro, allorquando il Procuratore generale di Venezia dispone il trasferimento per incompatibilità ambientale di un addetto ai sevizi ausiliari e di anticamera dalla Procura della repubblica di Rovigo alla Pretura circondariale di quella città. A fondamento alla legittimità del trasferimento, l'Amministrazione giudiziaria evidenzia a l'avallo, da parte del dipendente, ad una denuncia presentata da una collega nei confronti di una magistrato denuncia che ha comportato il promovimento di un'azione penale nei confronti del magistrato, conclusa con un decreto di archiviazione per insussistenza del reato di abuso di ufficio contestato nel decreto di archiviazione il dipendente risulta teste a carico del magistrato b la richiesta di trasmissione di carte da parte della Procura circondariale in relazione alle assenze ingiustificate dal servizio del dipendente anche su segnalazione del predetto magistrato , per l'accertamento di eventuali fatti penali c la denuncia, da parte del dipendente a carico di una sua collega, collaboratrice di cancelleria d il fatto che il dipendente intratteneva rapporti con una collega, funzionario di cancelleria, trasferita di recente per incompatibilità ambientale. Il giudice di prime cure ha ritenuto che il predetto trasferimento non risultasse adeguatamente motivato in ordine ai fatti posti a suo fondamento, anche perché dissapori o rapporti tesi fra un commesso ed un sostituto procuratore non potevano in assoluto essere causa di compromissione del prestigio e della funzionalità del servizio. A parere del TAR veneziano, nei fatti denunciati non si rinvengono quegli elementi obiettivamente idonei a nuocere al prestigio dell'ufficio, e ciò in considerazione della indubbia diversità di funzioni e di ruoli . I giudici romani non condividono le tesi difensive, ritenendo valide le conclusioni cui è pervenuto il Tar. La stessa considerazione secondo cui tra i magistrati della Procura della Repubblica di Rovigo ed il commesso si è definitivamente interrotto quel rapporto di fiducia che deve, invece, sussistere in un ufficio pubblico , specie se trattansi di un ufficio giudiziario vi si svolgono delicate funzioni, non risulta essere - a parere della Sezione - così decisivo, come è incline a ritenere l'Amministrazione della giustizia. Sul punto, il Collegio ritiene di sottolineare un orientamento pacifico secondo cui il venir meno del rapporto di fiducia tra impiegati di un ufficio pubblico, anche se tra di loro in rapporto gerarchico, ed ancorché connesso a fatti collegati con il servizio, non può essere ritenuta ragione sufficiente a supportare un trasferimento per incompatibilità ambientale CdS Sezione sesta, 21 settembre 1987 n. 743 . Per i giudici romani c'è bisogno di una situazione molto più complessa da cui possano derivare disfunzioni nell'espletamento del servizio, con riflessi sull'utenza e/o sul prestigio dell'ufficio. Per la Quarta Sezione del Consiglio di Stato, pertanto, l'incompatibilità da sola non basta, come palesa l'essere stata affiancato a tale locuzione anche il sostantivo, in funzione aggettivante, di ambientale , proprio per sottolineare che la situazione da considerare deve delinearsi ben al di là di un contrasto, ancorché grave, tra impiegati, e tradursi in pregiudizio per l'ambiente di lavoro, compromettendone il funzionamento, senza che a ciò possa esservi altrimenti rimedio, ovvero determinandone il discredito all'esterno. Ed invero, un contrasto in sé può non essere di ostacolo a che gli impiegati ed i funzionari implicati attendano compiutamente ai rispettivi compiti, ovvero può non determinare automaticamente pregiudizio al prestigio dell'ufficio. Sulle base predette considerazioni, il Collegio ritiene il provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale adottato dal Procuratore generale carente di motivazione, posto che dall' esposto contrasto non emergono affatto profili di pericolo di disfunzioni nell'andamento dell'ufficio, né lesioni al prestigio dell'Amministrazione.

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 27 gennaio - 19 giugno 2006, n. 3651 Presidente Saltelli - estensore Aureli Ricorrente Ministero di Grazia e Giustizia Fatto Con la sentenza segnata in epigrafe il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, Sezione I, ha annullato il provvedimento con il quale il Procuratore Generale di Venezia ha disposto il trasferimento per incompatibilità ambientale del sig. Tomaselo Rolando, dipendente addetto ai servizi ausiliari e di anticamera, dalla Procura della Repubblica di Rovigo alla Pretura circondariale di Rovigo. Ad avviso dei primi giudici, infatti mancava la necessaria ed adeguata motivazione dei fatti che avevano determinato la situazione di disagio e compromissione del prestigio e della funzionalità del servizio, tale da giustificare il predetto trasferimento. L'Amministrazione della giustizia ha proposto appello, rivendicando, per contro, la prima legittimità del provvedimento impugnato, inopinatamente annullato. L'appellato si è costituito, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza dell'avverso gravame, di cui ha chiesto il rigetto. All'udienza odierna il ricorso è stato trattenuto per la decisione. Diritto Il sig. Rolando Tosaselo, dipendente con mansioni di addetto ai servizi ausiliari e di anticamera presso gli uffici della Procura della Repubblica di Rovigo, è stato trasferito presso la Pretura di Padova per incompatibilità ambientale. La sentenza gravata, sulla base degli atti di causa, ha rilevato che il predetto trasferimento non risultava adeguatamente motivato in ordine ai fatti posti a suo fondamento, anche in ragione del fatto che dissapori o rapporti tesi fra un commesso ed un sostituto procuratore non potevano in assoluto essere causa di compromissione del prestigio e della funzionalità del servizio. Per contro nell'appello si sottolinea, a fondamento della legittimità del trasferimento e del nocumento agli uffici derivato dai fatti posti a fondamento del provvedimento controverso a l'avallo, da parte dì Tomaselo Rolando, ad una denuncia presentata dal collega Merlo Mauro nei confronti del magistrato dott. Curtarello denuncia che ha comportato il promovimento di un'azione penale nei confronti del magistrato, conclusa con un decreto di archiviazione per insussistenza del reato di abuso di ufficio contestato nel decreto di archiviazione il Tomaselo risulta teste a carico del predetto dott. Curtatello b la richiesta di trasmissione di carte da parte della Procura circondariale in relazione alle assenze ngiustificate dal servizio del sig. Tomaselo su segnalazione della dott.ssa Fasolato e dello stesso dott. Curtarello , per l'accertamento di eventuali fatti penali c la denuncia, da parte del Tomaselo a carico di una sua collega, collaboratrice di cancelleria d il fatto che il Tomaselo intratteneva rapporti con la datt. Barca Elena, funzionario di cancelleria, trasferito di recente per incompatibilità ambientale. Il giudice di primo cure - come già ricordato - ha osservato, sulla premessa che le ragioni che hanno indotto l'Amministrazione al trasferimento vanno ricercate nei non buoni rapporti intercorrenti fra alcuni sostituti procuratori in servizio alla Procura della Repubblica di Rovigo e l'usciere Tomaselo , che nei fatti denunciati non si rinvengono quegli elementi obiettivamente idonei a nuocere al prestigio dell'ufficio e ciò in considerazione della indubbia diversità di funzioni e di ruoli . Ad avviso della Sezione, le pur puntuali considerazioni svolte dall'amministrazione appellante non sono idonee a scalfire le ragionevoli conclusioni cui sono pervenuti i primi giudici, in quanto i fatti rilevanti posti a base del trasferimento contestato non sono sufficienti a giustificare un trasferimento per incompatibilità ambientale. Invero, anche la suggestiva considerazione secondo cui tra i magistrati della Procura della Repubblica di Rovigo ed il Tomaselo si è definitivamente interrotto quel rapporto di fiducia che deve, invece, sussistere in un ufficio pubblico , specie se trattansi di un ufficio giudiziario vi si svolgono delicate funzioni, non risulta essere così decisivo, come è incline a ritenere l'appellante. Deve la Sezione, a tal proposito chiarire, alla stregua di un orientamento assai risalente e del tutto pacifico, che il venir meno del rapporto di fiducia tra impiegati di un ufficio pubblico, anche se tra di loro in rapporto gerarchico, ed ancorché connesso a fatti collegati con il servizio, non può essere ritenuta ragione sufficiente a supportare un trasferimento per incompatibilità ambientale di cui all'articolo32, 4 comma, del T.U. n. 3 del 1957 CdS Sezione sesta, 743/87 . A tal fine, infatti, occorre una situazione connotata da ben maggiore complessità da cui possa emergere, con riferimento a circostanze e fatti concreti valutati nel loro insieme, il verificarsi o la forte possibilità che si verifichino , disfunzioni nell'espletamento del servizio, con riflessi sull'utenza e/o sul prestigio dell'ufficio. Non a caso l'incompatibilità, che può senz'altro essere determinata dal venir meno del rapporto di fiducia, nei termini della norma citata, da sola non basta, come palesa l'essere stata affiancato a tale locuzione anche il sostantivo, in funzione aggettivante, di ambientale , proprio per sottolineare che la situazione da considerare deve delinearsi ben al di là di un contrasto, ancorché grave, tra impiegati, e tradursi in pregiudizio per l'ambiente di lavoro, compromettendone il funzionamento, senza che a ciò possa esservi altrimenti rimedio, ovvero determinandone il discredito all'esterno. Ed invero, un contrasto in sè può non essere di ostacolo a che gli impiegati ed i funzionari implicati attendano compiutamente ai rispettivi compiti, ovvero può non determinare automaticamente pregiudizio al prestigio dell'ufficio. Sotto tale profilo, il provvedimento impugnato risulta effettivamente carente di motivazione, posto che dall'esposto contrasto non emergono affatto profili di pericolo di disfunzioni nell'andamento dell'ufficio, né lesioni al prestigio dell'Amministrazione. L'appello in conclusione deve essere respinto. Può tuttavia disporsi la compensazione delle spese del presente grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione IV , definitivamente pronunciando sull'appello proposto dal Ministero di grazia e giustizia avverso la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, Sezione I^, numero del 4 luglio 1996, lo respinge. Dichiara compensate tra le parti le spese del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1