Ripensamenti sul ricorso al Tar? A volte è possibile

I magistrati di Palazzo Spada chiariscono il caso in cui si può ancora ritirare un'istanza con cui si intende sospendere il giudizio richiesto

Ripensamenti sul ricorso, se il giudice non ha ancora deciso sull'istanza di rinuncia c'è ancora il tempo per fare retromarcia. Altrimenti, qualora il provvedimento sia stato già notificato alle controparti e depositato nella segreteria del magistrato, non può più essere revocato. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 250/06 depositata lo scorso 27 gennaio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un cittadino, nominato per breve tempo difensore civico del Comune di Boscoreale, contro la pronuncia del Tar Campania che aveva ritenuto legittimo il comportamento dell'amministrazione comunale. Il Comune, infatti, aveva in un primo momento deciso di rinunciare all'impugnazione del decreto del difensore civico regionale con il quale era stato nominato un commissario ad acta per provvedere alla sostituzione del collega locale, ma poi si era ricreduto. Un dietrofront che l'aspirante paladino dei diritti civici non aveva proprio gradito, sostenendo che una volta che si presenta un'istanza in cui si chiede di rinunciare al ricorso poi non c'è spazio per alcun ripensamento. Di diverso avviso i giudici di Piazza Capo di Ferro. Del resto, hanno spiegato i consiglieri di Stato, la rinuncia all'impugnazione è soltanto un atto unilaterale con cui si dichiara il venir meno della volontà di ottenere la sentenza. Tale rinuncia, però, diventa irrevocabile solo nel caso in cui venga notificata alle altri parti del giudizio e depositata nella segretaria del magistrato. Tuttavia, chi rinuncia ha la facoltà di ritirare la propria istanza prima del deposito del provvedimento. Pertanto, la lite è pendente fino a quando il giudice non ne prende atto. Non bisogna, infatti, dimenticare che l'ultima parola spetta sempre e comunque al magistrato, il quale è libero di ritenere che l'istanza , anche se già notificata, non sia idonea ad estinguere il processo. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 14 novembre 2005-27 gennaio 2006, n. 250 Presidente Iannotta - Estensore Allegretta Ricorrente Langella Fatto Oggetto dell'appello in esame è la sentenza 11335/03 con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli, Sezione prima, si è pronunciato sui ricorsi n. 4205 del 2001 e n. 12667 del 2002. Con il primo 4205/01 il Comune di Boscoreale aveva chiesto l'annullamento a del decreto 415/01 del Difensore civico regionale, con il quale è stato nominato il Commissario ad acta per provvedere, in via sostitutiva, alla nomina del Difensore civico del Comune di Boscoreale b di tutti gli atti presupposti, connessi, collegati e consequenziali specificamente indicati c di tutti gli atti posti in essere dal Commissario ad acta, ivi compresi il provvedimento per la presentazione delle candidature ed il relativo bando ed ogni altro atto successivo, consequenziale e connesso, ivi compreso l'eventuale provvedimento di nomina del Difensore civico comunale, ove intervenuto . Il secondo ricorso 12667/02 era stato proposto dal dott. Langella, nominato difensore civico comunale, per ottenere l'annullamento a della nota del 3 ottobre 2002 prot. 22126 ad oggetto Trasmissione delibera di Giunta municipale n. 53 del 26 settembre 2002 b della delibera di Giunta Municipale n. 53 del 26 settembre 2002 del Comune di Boscoreale ad oggetto Presa d'atto pareri avv.to Antonio Scala e revoca in autotutela della deliberazione della G.C. n. 33 dell'8 marzo 2002 c di ogni altro atto anteriore, preordinato, connesso e consequenziale comunque lesivo degli interessi del ricorrente . Con la sentenza gravata, il Tribunale, riuniti i due ricorsi, ha accolto quello iscritto al n. 4205 del 2001, proposto dal Comune di Boscoreale, ed ha respinto quello iscritto al n. 12667 del 2002, proposto dall'attuale appellante. Di tale sentenza l'interessato chiede la riforma. Per resistere si è costituito in giudizio il Comune di Boscoreale, il quale ha controdedotto, concludendo per la reiezione del gravame perché inammissibile ed infondato vinte le spese di giudizio. Respinta con ordinanza n. 5635 del 5 Novembre 2004 la domanda di sospensione della sentenza appellata, la causa è stata trattata all'udienza pubblica del giorno 1 aprile 2005, nella quale, sentiti i difensori presenti, il Collegio si è riservata la decisione. Diritto In via preliminare, va respinta l'eccezione d'inammissibilità del gravame sollevata dal Comune resistente sul presupposto del tardivo deposito dell'atto di appello. Questo, notificato il 5 agosto 2004 è stato depositato in data 23 settembre 2004 e non il 28 ottobre 2004, come afferma il Comune e, pertanto, sicuramente nel termine di legge dopo la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale a norma della legge 742/69. Passando all'esame del merito, occorre premettere che la controversia è stata determinata dall'intervento del difensore civico regionale della Campania, diretto alla nomina del difensore civico comunale presso il Comune di Boscoreale, attraverso la nomina di un commissario ad acta, il quale ha provveduto, a sua volta, alla nomina del difensore civico comunale nella persona dell'attuale appellante. Con il primo dei ricorsi ric. n. 4205/2001 sui quali si è pronunciato il Tar con la sentenza gravata, il Comune di Boscoreale ha impugnato il decreto n. 415 in data 14 febbraio 2001 del difensore civico regionale, recante la nomina del commissario ad acta, e gli atti conseguenti. Nel corso del giudizio, peraltro, l'Amministrazione comunale, dapprima, ha deliberato con atto G.M. n. 33 dell'8 marzo 2002 di rinunciare al ricorso successivamente, pervenuta nella contraria determinazione di proseguirlo, ha provveduto a revocare la precedente con deliberazione G.M. n. 53 del 26 settembre 2002. Contro quest'ultimo atto ha reagito, impugnandolo con il ricorso n. 12667/2002, il Langella, nella sua qualità di difensore civico comunale in carica. Il Tribunale ha riunito i ricorsi e, ritenuto che la rinuncia agli atti del giudizio non si fosse perfezionata, ha esaminato nel merito il ricorso del Comune e lo ha accolto. Per l'effetto, ha annullato il citato decreto n. 415/01 del difensore civico regionale e tutti gli atti e provvedimenti conseguenti, compresa la successiva nomina del difensore civico comunale. Per le stesse ragioni sulle quali ha fondato l'accoglimento dell'impugnazione avanzata dal Comune, il Tribunale ha, inoltre, rigettato il ricorso proposto dall'attuale appellante. Sostiene ora costui che il giudice di primo grado non avrebbe potuto decidere nel merito il primo ricorso, stante l'atto con cui il Comune ha dichiarato di rinunciare alla prosecuzione dell'azione, notificato alle altre parti e depositato in giudizio a nulla rilevando l'intervenuta deliberazione di revoca della rinuncia. La censura va disattesa, in relazione alle particolarità della fattispecie in esame. È ben noto che, secondo l'orientamento di questo Consiglio di Stato cfr. Sezione sesta, 4805/02 , la rinuncia, una volta espressa e portata a conoscenza delle controparti nelle forme di rito e depositata nella segreteria del giudice, non può essere revocata. E ciò nella considerazione che l'articolo 46 Rd 642/07, quale espressione del principio d'iniziativa di parte, consente di rinunciare al ricorso, in qualunque stadio della controversia, mediante dichiarazione sottoscritta dalla parte o dall'avvocato, munito di mandato speciale, notificata alla controparte e depositata nella segreteria, o mediante dichiarazione verbale, di cui è steso processo. Pertanto, la rinuncia è atto unilaterale volontario, e, più specificamente, un atto negoziale processuale, cui l'ordinamento giuridico ricollega la produzione dell'effetto tipico di estinzione del diritto di azione. In particolare, quanto al giudizio amministrativo di natura impugnatoria, occorre rilevare che esso è caratterizzato da un'istanza esclusivamente rivolta al giudice affinché la controversia sia decisa, per cui la domanda non è tanto volta all'affermazione del diritto nei confronti della controparte, quanto ad esporre direttamente al giudice i motivi posti a base della pretesa illegittimità del provvedimento amministrativo. Onde, la rinuncia al ricorso è soltanto un atto volontario con cui si dichiara il venir meno della volontà di ottenere la sentenza e si scioglie il giudice dal dovere di pronunciarla. Le ragioni che sostengono la rinuncia, quindi, sono processualmente irrilevanti per le altre parti in contesa con la conseguenza che, per la produzione dei suoi effetti, non ne è richiesta l'accettazione da parte del destinatario. Dalla natura negoziale unilaterale consegue, alla stregua dei principi generali del diritto, l'irretrattabilità della rinuncia non appena la sua efficacia si sia perfezionata. A tal fine, l'articolo 46, Rd 642/07, sopra riportato, prescrive che essa, non solo sia portata a conoscenza della parte cui si indirizza, ma che sia anche depositata nella segreteria del giudice. Cosicché, il rinunciante può sempre ritirare la propria rinuncia anteriormente al deposito della dichiarazione, notificata alle altre parti, nella segreteria del giudice. È solo il caso, per completezza, di aggiungere che, tuttavia, attesa la necessità di assicurare la certezza delle posizioni processuali proprie delle parti, la lite è da ritenere pendente fin quando sulla rinuncia non si sia avuta la presa d'atto da parte del giudice, potendo questo stesso giudice ritenere, per varie ragioni, la rinuncia presentata, quand'anche notificata debitamente, non idonea ad estinguere il giudizio pendente cfr. CdS, Ap, 8/2004 . Nel caso di specie, la deliberazione G.M. n. 53 del 26 settembre 2002, con la quale l'Amministrazione comunale ha annullato in via di autotutela il precedente deliberato G.M. n. 33 dell'8 marzo 2002 di rinuncia al ricorso, era stata già depositata nella segreteria del Tar dal Comune di Boscoreale a mezzo di nota n. 22088 del 3 ottobre 2002, prima che la rinuncia avesse prodotto i suoi effetti. L'atto dichiarativo della volontà espressa nella delib. n. 33 del 2002, infatti, pur notificato alle altre parti processuali, non era stato ancora depositato alla data del 3 ottobre 2002. Il suo deposito sarebbe avvenuto soltanto successivamente, in data 15 novembre 2002 - ad opera di legali, ai quali, per altro, il Comune ricorrente con deliberazione G.M. n. 94 del 7 novembre 2002 aveva revocato il mandato - quando ormai era intervenuta e portata a conoscenza del giudice la contraria volontà di proseguire il giudizio ed ottenere la sentenza. La censura esaminata va, in conseguenza, respinta. Infondato è, altresì, il secondo motivo di appello, con il quale si lamenta che il giudice di primo grado non abbia rilevato e dichiarato il sopravvenuto difetto d'interesse del Comune per la mancata impugnazione della nomina del difensore civico comunale. Questo provvedimento, infatti, oltre ad essere espressamente indicato nell'epigrafe dell'originario ricorso dell'Amministrazione, è, comunque, destinato ad essere travolto dall'annullamento della nomina del commissario ad acta, che ne costituisce esclusivo presupposto. Considera, infine, il Collegio che, delle censure dedotte con l'atto di appello, nessuna investe le argomentazioni di diritto sostanziale sulle quali il giudice di primo grado fonda il suo convincimento in ordine alla legittimità della menzionata deliberazione di revoca della rinuncia agli atti del giudizio da parte del Comune né ve n'è alcuna che contesti il pronunciato annullamento dell'atto di nomina del commissario ad acta unitamente a tutti gli ulteriori provvedimenti ad esso conseguiti, ivi compresa la nomina dell'appellante. Con la conseguenza che su tale annullamento deve ritenersi, ormai, formato il giudicato. Per le considerazioni fin qui svolte, l'appello dev'essere respinto. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del presente grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, respinge l'appello in epigrafe. Compensa tra le parti spese e competenze del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N . RIC. 4 N . RIC .8315/2004 FDG