Esami d'accesso agli Albi: la querelle irrisolta delle bocciature con il solo punteggio numerico

Nonostante l'orientamento di molti Tar sulla necessità di una spiegazione che illustri il semplice voto, la questione è ancora in alto mare e un candidato bocciato, ricorrendo ai giudici, rischia promozione in primo grado e bacchettate da Palazzo Spada

La bocciatura agli esami di Stato per l'iscrizione negli Albi professionali se espressa con il solo punteggio numerico è valida per il Consiglio di Stato ma non per il Tar. Per cui, dato che il ricorso al tribunale amministrativo rappresenta il primo grado di giudizio per la giustizia amministrativa, il candidato a un esame di abilitazione potrebbe essere bocciato dalla commissione, promosso dal Tar e nuovamente respinto da Palazzo Spada. Del resto, secondo l'orientamento dei tribunali amministrativi regionali sentenza 2307/06 del Tar Veneto, depositata lo scorso 4 agosto e qui leggibile nei documenti correlati nei concorsi per gli esami di abilitazione alla professione forense le commissioni hanno l'obbligo di motivare il voto negativo delle prove scritte. Per cui non basta dare un punteggio numerico ma è necessario spiegare gli errori. Di diverso avviso i giudici di piazza Capo di Ferro. Il Consiglio di Stato con la decisione 4687/06 depositata lo scorso 29 luglio e qui leggibile nei documenti correlati ha ritenuto che il punteggio numerico non ha bisogno di ulteriori spiegazioni e chiarimenti. Si tratta pur sempre, hanno concluso i magistrati, di una motivazione sintetica. Quanto ai tempi medi di correzione degli elaborati il Tar Lazio con la sentenza 6958/06 depositata lo scorso 4 agosto e qui leggibile nei documenti correlati ha spiegato che non sono sindacabili, del resto, il criterio di calcolo è arbitrario. Infine, hanno ricordato i giudici capitolini, se la prima prova scritta non è sufficiente la commissione può anche decidere di non leggere le altre due. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 6/22 giugno-26 luglio 2006, n. 4687 Presidente Salvatore - Estensore Anastasi Ricorrente ministero della Giustizia ed altri Fatto L'odierna appellata ha partecipato alle prove scritte del concorso per posti di notaio svoltesi nell'anno 2003 ed è stata esclusa dalle prove orali, avendo conseguito un punteggio 94 punti inferiore alla soglia minima di 105. L'interessata ha quindi impugnato il giudizio di non ammissione agli orali. Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale ha accolto il ricorso, ritenendo il giudizio della Commissione viziato per difetto di motivazione e disparità di trattamento. In tal senso il Tribunale ha osservato che la Commissione, avendo stabilito di motivare i giudizi relativi ai candidati del tutto insufficienti, a maggior ragione doveva motivare il giudizio formulato nei confronti dei candidati c.d. novantisti i quali pur conseguendo il minimo in ciascuna prova non hanno raggiunto il punteggio complessivo necessario per l'ammissione agli orali. La sentenza è impugnata dall'Amministrazione, che ne chiede l'integrale riforma. All'Udienza del 6 giugno 2006 il ricorso è stato spedito in decisione. Diritto L'appello è fondato e va pertanto accolto. Come precisato in premessa, con la sentenza impugnata il Tribunale ha rilevato che la Commissione, nel momento in cui ha discrezionalmente deciso di motivare in modo analitico i giudizi relativi alle prove dei candidati del tutto insufficienti, non poteva non esplicitare - pena la disparità di trattamento - il giudizio formulato nei confronti dei candidati c.d. novantisti i quali pur conseguendo il minimo in ciascuna prova non hanno però raggiunto il punteggio complessivo necessario per l'ammissione agli orali. Con l'unico motivo d'appello l'Amministrazione deduce l'insussistenza del vizio riscontrato dal Tribunale, attesa la non equiparabilità delle situazioni poste a raffronto. In tal senso, osserva l'Amministrazione che nel caso dell'elaborato sufficiente ma non ottimale non deve darsi conto di carenze o errori, come invece nel caso dell'elaborato insufficiente, di talché il relativo giudizio di valore non necessita di forme analitiche ed è legittimamente espresso mediante attribuzione del solo voto numerico alle singole prove. Il mezzo è fondato. Al fine di perimetrare l'oggetto della presente controversia, si ricorda che - come è noto - la disciplina del concorso notarile è stata di recente modificata dal D.Lgs 166/06, il quale risolve i problemi applicativi qui sorti, equiparando ai fini dell'ammissione all'orale il voto di sufficienza a quello di idoneità 35 punti e stabilendo articolo 11 comma 5 che il giudizio di non idoneità è motivato mentre nel giudizio di idoneità il punteggio vale motivazione. Tale nuova disciplina è però ovviamente inapplicabile ai concorsi sin qui svolti i quali restano governati - per l'aspetto che qui interessa - dall'articolo 24 del Rd 1953/26. Prevede il citato articolo che Per ciascuna delle prove scritte ed orali ogni commissario dispone di dieci punti. Prima dell'assegnazione dei punti, la Commissione delibera per ciascuna prova, a maggioranza di voti, se il candidato meriti di ottenere il minimo richiesto per l'approvazione. Nell'affermativa, ciascun commissario dichiara se e quali punti oltre il minimo intende assegnare al candidato il voto attribuito al lavoro è costituito dal minimo sommato agli altri punti eventualmente assegnati. Non è ammesso agli orali il concorrente che non abbia riportato almeno trenta punti in ciascuna delle prove scritte e non meno di centocinque nel complesso delle prove stesse . In tale ambito di riferimento normativo, la questione qui controversa riguarda i candidati novantisti che hanno conseguito la sufficienza minima 30 punti in ciascuna delle tre prove ma non hanno avuto i 15 punti aggiuntivi che necessitano per l'ammissione agli orali. In un contesto fattuale in cui la Commissione stabilisca di motivare - sia pur succintamente - i giudizi di totale insufficienza, si tratta dunque di stabilire se il candidato novantista abbia anch'egli diritto ad una motivazione che chiarisca in concreto la ragione della mancata attribuzione del punteggio aggiuntivo necessario per l'ammissione agli orali. Sul punto, la giurisprudenza della Sezione è univocamente orientata per l'inesistenza di tale specifico obbligo motivazionale. cfr. fra le recenti Sezione quarta, 2127/06 nonché fra le risalenti 1157 e 3866/01 . A giudizio del Collegio, tale orientamento merita di essere riconfermato alla luce delle seguenti considerazioni. In tal senso deve in primo luogo rilevarsi che la disciplina positiva previgente applicabile alle prove scritte del concorso notarile diversifica la soglia di sufficienza da quella di idoneità, in analogia al criterio selettivo di base normalmente utilizzato dal Legislatore e consacrato ad es. nell'articolo 9 del Dpr 686/57. Infatti, nei concorsi articolati in varie prove scritte - ed in particolare nei concorsi più selettivi - il conseguimento della votazione minima in ciascuna prova è di norma condizione necessaria ma non sufficiente per l'ammissione agli orali, la quale postula invece il raggiungimento di una media superiore. In sostanza, nei concorsi in questione il candidato, qualora riporti la mera sufficienza in una delle prove, deve compensare tale risultato minimale conseguendo votazioni di eccellenza nelle altre prove. In generale, il fatto che nei concorsi in questione si pensi al concorso per avvocato dello Stato, a quello per uditore, a quello per referendario Tar etc. sia dunque richiesta una preparazione complessiva superiore alla sufficienza non comporta per la Commissione esaminatrice alcun particolare obbligo motivazionale, ben potendo la stessa - secondo consolidata giurisprudenza - esprimere il giudizio di inidoneità mediante apposizione del voto numerico alle singole prove. Tanto chiarito, occorre allora verificare se nel concorso notarile un tale ulteriore obbligo nei confronti dei candidati sufficienti ma non idonei possa farsi discendere dalla particolare sequenza procedimentale attraverso la quale legalmente si forma il giudizio finale sulle prove o - come ritenuto dal Tribunale - dalla scelta discrezionale della Commissione di motivare per esteso i giudizi di insufficienza. In tal senso è innanzi tutto da rilevare che nel concorso notarile, in base alla disciplina positiva sopra trascritta , il conseguimento dei 15 punti ulteriori dipende da dichiarazioni dei singoli commissari ai quali - una volta formulato dalla Commissione il giudizio di sufficienza - è uti singuli riconosciuta la facoltà di attribuire o meno punti aggiuntivi rispetto al minimo. Ne segue che nel caso dei novantisti non c'è un giudizio collettivo che possa essere argomentatamente motivato dalla Commissione, laddove nel caso dell'insufficienza che viene infatti significativamente deliberata a maggioranza il giudizio negativo è riferibile all'Organo in modo unitario. Le modalità di formazione del giudizio finale sono dunque nei due casi ben differenziate, il che dunque da un lato giustifica differenti modalità di esternazione dei giudizi stessi e dall'altro rende di per sè non configurabile il vizio di disparità di trattamento, il quale ovviamente postula l'identità o quanto meno la totale assimilabilità delle situazioni di base poste a raffronto. In aggiunta a tali rilievi testuali, è poi da osservare sul piano sistematico e funzionale che l'organismo investito del potere di effettuare valutazioni come sono certamente quelle che nella specie vengono in rilievo consuma di norma il suo potere quando al termine di uno specifico procedimento emette le stesse. Deve, quindi, ritenersi naturalmente esclusa qualsiasi forma di retrattabilità delle valutazioni ad opera ed iniziativa dell'organo che le ha effettuate. Se questo è vero, ne consegue che con l'approvazione , e cioè con l'attribuzione del punteggio di 90, si chiude nel caso dei novantisti la fase obbligatoria potere-dovere del procedimento preordinato alla valutazione del candidato. Chiusa questa fase, è prevista la possibilità dell'apertura di una seconda fase rimessa al potere discrezionale della Commissione, il quale assumerà rilievo costitutivo solo se l'entità del punteggio aggiuntivo conferito in seconda battuta è pari almeno al minimo richiesto dalla legge. Ma, secondo consolidati principi, il mancato esercizio di siffatto potere discrezionale - anche perché non destinato a formalizzarsi in alcun atto imputabile all'Organo, giusta la previsione di legge - non necessita di una specifica motivazione. Il che trova conferma nel rilievo che la norma - sia pure con espressioni non simmetriche a quelle adoperate relativamente alla prima fase - si dà carico solo di disciplinare l'ipotesi dell'uso positivo dell'anzidetto potere discrezionale estrinsecantesi nell'apertura della seconda fase regolamentando esclusivamente le modalità di espressione della votazione aggiuntiva. In definitiva, convergenti argomenti di ordine testuale e sistematico portano ad escludere - nel sistema anteriore al D.Lgs 166/06 - l'esistenza di un obbligo per la Commissione esaminatrice del concorso notarile di motivare in modo analitico il mancato raggiungimento, in sede di valutazione degli elaborati sufficienti, del superiore quorum necessario per ottenere l'ammissione all'orale. decisione 1157/01 citata Tanto premesso, e richiamata la costante giurisprudenza della Sezione circa la generale adeguatezza del voto numerico a sintetizzare in modo eloquente il giudizio formulato dalle Commissioni esaminatrici dei pubblici concorsi, l'appello dell'Amministrazione va quindi accolto, con riforma della sentenza impugnata e rigetto del ricorso di primo grado. Ricorrono peraltro giusti motivi per compensare integralmente fra le parti le spese e gli onorari del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando, accoglie l'appello, annulla la sentenza impugnata e rigetta il ricorso di primo grado. Compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 4 - N.R.G. 1374/2006 MA

Tar Lazio - Sezione prima - sentenza 10 maggio-4 agosto 2006, n. 6958 Presidente De Lise - Relatore De Mohac Ricorrente Curatola Fatto Con il ricorso in esame il ricorrente impugna i provvedimenti indicati in epigrafe, esponendo di aver partecipato alle prove scritte del Concorso a 200 posti di notaio bandito con il DD del 20 dicembre 2002., pubblicato in GURI n. 103, IV^ Serie Speciale, del 31 dicembre 2002. Le prove consistevano nella elaborazione di tre atti notarili di diversa natura atto mortis causa, atto tra vivi e ricorso di volontaria giurisdizione. La Commissione ha giudicato non idoneo l'elaborato relativo alla composizione dell'atto fra vivi. Impugnato il provvedimento di esclusione, il ricorrente ne chiede l'annullamento per le conseguenti statuizioni reintegratorie. Ritualmente costituitasi, l'Amministrazione resistente ha eccepito l'inammissibilità e comunque l'infondatezza del ricorso chiedendone il rigetto con vittoria di spese. Con ulteriore memoria il ricorrente ha insistito per l'accoglimento della domanda giudiziale. Questo Tar ha respinto l'istanza cautelare proposta dal ricorrente nel corso del giudizio, ed il Consiglio di Stato ha confermato tale provvedimento di rigetto. Infine, all'udienza del 5 novembre 2003, uditi i Difensori delle parti, i quali hanno ulteriormente insistito nelle rispettive richieste, deduzioni ed eccezioni, la causa è stata posta in decisione. Diritto 1. Il ricorso è infondato. 1.1. Con il primo ed il secondo motivo di gravame - che possono essere trattati congiuntamente in considerazione della loro connessione se non addirittura identità argomentativa - il ricorrente lamenta violazione della legge 241/90 per difetto di motivazione ed eccesso di potere per disparità di trattamento deducendo che erroneamente la Commissione ha ritenuto che la soluzione giuridica da lui prescelta nel compilare l'atto tra vivi fosse non corretta e che, in ogni caso, quella stessa soluzione è stata adottata anche da un altro candidato che è stato valutato positivamente. La doglianza non merita accoglimento. 1.1.1. La Commissione ha motivato il giudizio di sfavore e di inidoneità sull'elaborato avendo ritenuto che l'istituto della promessa del fatto del terzo non garantisse sufficientemente il credito di una delle parti. E poichè fra i vari strumenti di garanzia, la promessa del fatto del terzo è certamente quella che meno assicura l'adempimento, la valutazione della Commissione non appare censurabile sotto il profilo dell'eccesso di potere per erronea valutazione o per intrinseca illogicità. Per il resto è ben noto che in sede di giurisdizione generale di legittimità il sindacato su valutazioni di organi tecnici non può spingersi fino all'esame dei motivi di merito che abbiano determinato giudizi ed apprezzamenti di valore. 1.1.2. Il profilo di doglianza secondo cui la Commissione ha giudicato favorevolmente l'elaborato di un candidato che aveva prescelto la stessa soluzione adottata dal ricorrente, si fonda su un argomento che - per quanto suggestivo - è irrilevante. Ed infatti, secondo un principio giurisprudenziale costituente ormai jus receptum, il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento non può essere invocato allo scopo di ottenere il medesimo illegittimo trattamento di favore riservato ad altri e cioè al fine di estendere un'azione viziata, o gli effetti di un errore o di una svista potendo essere utilizzato, invece, esclusivamente al fine di invalidare il trattamento illegittimamente favorevole. E poiché l'impostazione generale della Commissione da essa teorizzata è stata nel senso di ritenere erronea la soluzione adottata dal ricorrente soluzione consistente - lo si ribadisce - nel tentare di ottenere una garanzia solutoria mediante l'istituto della promessa del terzo , è evidente che se, in sede di correzione e di valutazione degli elaborati, in un caso, l'errore sia in qualche caso sfuggito, ciò non può determinare alcuna legittima pretesa a che esso non sia più considerato tale. Anche perché in caso contrario si dovrebbe prendere atto che nell'Ordinamento esistono interessi legittimi all'ottenimento di atti illegittimi da cui, per approssimazioni logiche successive, la legittimazione alla tutela di pretese illegittime , il che costituirebbe una palese assurdità. 1.2. Con il terzo motivo di gravame il ricorrente lamenta eccesso di potere per difetto di istruttoria, contraddittorietà, carenza di motivazione e perplessità, nonché violazione della legge 241/90, e degli articoli 22, 23 e 24 del Rd 1953/26, deducendo che la Commissione ha omesso di predeterminare i criteri di giudizio con sufficiente specificità. La doglianza non può essere condivisa. 1.2.1. Nel verbale n. 1 si legge che la Commissione ha preliminarmente stabilito di non attribuire la sufficienza nei seguenti casi travisamento della traccia e contraddittorietà e/o incoerenza logica tra soluzioni adottate e motivazioni delle stesse gravi errori di diritto nella scelta delle soluzioni e/o nella illustrazione delle parti teoriche vizi formali sanzionati con nullità da leggi gravi e reiterati errori di grammatica e sintassi. Nel che è dimostrato che la Commissione ha ottemperato all'obbligo di prestabilire i criteri ai quali attenersi in sede di successiva valutazione. Quanto alla specificità dei criteri, essa - contrariamente a quanto sostenuto dalla Difesa del ricorrente - appare sufficiente sotto un duplice profilo. Innanzitutto in quanto nessuna norma prescrive che la predeterminazione dei criteri di valutazione debba concretizzarsi nella indicazione precisa di coefficienti numerici da riferire, in percentuale, a singoli e particolari profili né, comunque, quali e quanti debbano essere - nello specifico - tali profili. E, in secondo luogo, in quanto la predeterminazione delle lacune ostative al raggiungimento della sufficienza, effettuata dalla Commissione, costituisce una indicazione di massima che appare idonea di assicurare una effettiva soglia di uniformità di giudizio. Mentre la formulazione del giudizio finale sintetico e/o l'attribuzione del punteggio costituisce il momento culminante di una valutazione ampiamente soggettiva che implica percezioni psichiche ed apprezzamenti personali, che, perciostesso non sono agevolmente sondabili ed esternabili in forme verbali, né - dunque - sindacabili essendo riferibili esclusivamente al convincimento ed alla empirica prudenza , e dunque, in buona sostanza, al c.d. foro interno di chi sia chiamato ad esprimersi né, comunque, preventivamente orientabili e controllabili - se non a rischio di neutralizzare la discrezionalità e l'indipendenza dei giudicanti - mediante la definizione di un analitico quadro di previsioni di dettaglio che fissino un qualche specifico punteggio o coefficiente numerico o stabiliscano una espressione verbale convenzionale per ciascun ipotetico caso. 1.2.2. Le superiori considerazioni si conformano al costante orientamento della giurisprudenza, la quale è ormai concorde nell'affermare il principio secondo cui le Commissioni godono della più ampia discrezionalità nella predeterminazione dei criteri di valutazione delle prove, criteri non sindacabili, salvi i casi di manifesta illogicità ed irrazionalità CdS, Sezione sesta, 679/00 Id., 5862/00 id., 367/01 nonché, in ultimo CdS, Sezione quarta, ordinanza 4287/02 . Ed all'orientamento di questo Tar che ha già avuto modo di pronunziarsi sulla questione in un precedente analogo, affermando con statuizione dalla quale il Collegio non ha motivo di discostarsi che, se per un verso, l'ampiezza della discrezionalità di cui dispone l'Amministrazione nella predeterminazione dei criteri di valutazione delle prove circoscrive la sindacabilità dei criteri stessi, limitandola ai casi in cui si profilino delle ipotesi, qui non emergenti, di manifesta illogicità ed irrazionalità CdS, Sezione sesta, 679/00, 5862/00, 367/01 e 1959/01 per altro verso, ed in ogni caso, la lettura dei criteri stabiliti dalla Commissione nell'ambito del procedimento in esame permette di notare che questi presentavano, pur nella sinteticità delle espressioni adoperate, un'adeguata articolazione complessiva, investendo tanto le problematiche inerenti alle forme espositive quanto quelle legate ai contenuti tecnici oggetto di esposizione Tar Lazio, Sezione prima, 7123/03 e che, d'altra parte, la legge diversamente da quanto nel ricorso si postula, non esige che i criteri stessi incorporino indicazioni sulla soluzione preferita dalla Commissione in ordine alle problematiche poste dalla singola traccia Tar Lazio, Sezione prima, 7123/03 . Ragioni, queste, per le quali - non avendo il ricorrente evidenziato e non essendo d'altra parte ravvisabili elementi di manifesta illogicità ed irrazionalità nei criteri generali posti dalla Commissione - la doglianza non appare condivisibile sotto alcun profilo. 1.4. Con il quarto motivo di gravame il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione, sotto altro profilo, del Rd 1953/26 e successive modificazioni e della legge 241/90, nonché eccesso di potere per sviamento, illogicità ed ingiustizia manifesta, deducendo che il tempo di correzione desumibile dal calcolo medio pochi minuti per ciascun elaborato appare ictu oculi insufficiente per consentire una valutazione adeguata. La doglianza non merita accoglimento. La giurisprudenza amministrativa ha infatti ormai definitivamente affermato l'insindacabilità dei tempi medi di correzione degli elaborati, essendo il controllo dei tempi medi di correzione normalmente sottratto al sindacato di legittimità CdS, Sezione sesta, 829/98 Sezione quarta, 538/99 nonché, in ultimo, ordinanza 4287/02 cit. . E ciò non senza rilevare che il criterio adottato per calcolare i tempi medi di correzione del singolo elaborato, consistente nel dividere le ore impiegate per il numero dei candidati moltiplicato per tre quante erano le prove da svolgere , appare del tutto arbitrario. È noto, infatti, che qualora il primo tema non sia sufficiente, gli altri due possono non venir letti dal che deriva che alla correzione di ciascuno dei temi del ricorrente può essere stato dedicato, in concreto, un tempo maggiore di quello ipotizzato. 2. In considerazione delle superiori osservazioni, il ricorso va respinto. Si ravvisano giuste ragioni per compensare le spese. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione prima, respinge il ricorso in epigrafe . Compensa le spese fra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 3

Tar Veneto - Sezione prima - sentenza 31 luglio-4 agosto 2006, n. 2307 Presidente Amoroso - Relatore Rocco Ricorrente Zannini Ritenuto in fatto e considerato in diritto 1. Il ricorso risulta fondato, avuto riguardo - in via del tutto assorbente - al dedotto difetto di motivazione dei provvedimenti impugnati vizio, questo, che sussiste in relazione all'omessa formulazione di qualsivoglia giudizio, sia pure sintetico, che dia certezza delle valutazioni numeriche attribuite negli elaborati dal candidato. In tal senso, anche per la presente fattispecie il Collegio conferma - quindi - l'ormai consolidata giurisprudenza della Sezione formatasi su altri casi similari cfr., ad es., le sentenze 1439/01 e 137/02 rese da questa stessa Sezione e condivisa pure da altri Tar cfr., ad es., Tar Lombardia Sezione terza, 1227/03 . In tal senso, questo Tar ha già avuto modo di evidenziare, con articolata motivazione, l'obbligo delle commissioni per gli esami di idoneità alla professione di avvocato di motivare il voto negativo delle prove di esame. È altrettanto noto che, nel frattempo, il Consiglio di Stato ha - per contro - confermato la propria giurisprudenza contraria a tale orientamento cfr., ad es., CdS, Sezione quarta, 367/01 , riformando tra l'altro in sede di appello e con richiamo ai propri precedenti, anche le sentenze rese da questo stesso Tar cfr., ad es., CdS, Sezione quarta, 5635/01 Nella predetta, propria sentenza n. 137 del 2002 la Sezione ha avuto modo di evidenziare che l'espresso richiamo alla funzione nomofilattica del Consiglio di Stato, posto alla base delle decisioni di riforma delle sentenze rese in primo grado da questo Tar sulla questione in esame cfr., ad es., CdS, Sezione quarta, ordinanza 6337/01 è di per sé invito alla disamina puntuale, sotto il profilo del percorso motivazionale, del costrutto giurisprudenziale del Consiglio di Stato medesimo, percorso nel quale la funzione nomofilattica si sostanzia. In tal senso, va quindi rilevato che le dianzi richiamate decisioni del Consiglio di Stato affermano che, anche dopo l'entrata in vigore della legge 241/90 e succ. modd. e intt., nei concorsi a pubblico impiego l'onere della motivazione dei giudizi inerenti alle prove scritte e orali è sufficientemente adempiuto con l'attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi quest'ultimo come formula sintetica ma eloquente di esternazione della valutazione tecnica compiuta dalla commissione esaminatrice che è priva di valenza schiettamente provvedimentale. Ad avviso della Sezione, per quanto attiene alla prima parte della proposizione, non par dubbio che il punteggio numerico costituisca esternazione del risultato e non già della motivazione o giustificazione che dir si voglia del giudizio valutativo chi consegue un voto negativo espresso con un punteggio non è messo in condizioni, infatti, di conoscere i motivi del voto negativo. Ma, se così è, non è dato di comprendere come l'attribuzione di un punteggio numerico possa costituire adempimento dell'onere rectius, dell'obbligo della motivazione. Per quanto attiene invece alla seconda parte della proposizione, vero è che i giudizi aventi ad oggetto le prove di esame non hanno natura provvedimentale ma è anche vero che, come or si vedrà, essi sono oggetto di una relatio da parte dei provvedimenti finali. Invero, a favore dell'obbligo della motivazione, si ravvisano non evanescenti elementi che si traggono da disposizioni che complessivamente recano norme di principio idonee - in quanto tali - a disciplinare anche la fattispecie in esame. Ed, infatti L'articolo 3, comma 1, della legge 241/90 dispone nel senso che ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato né giova argomentare, al riguardo, sulla natura pretesamene non provvedimentale dei giudizi valutativi, in quanto i provvedimenti finali dei procedimenti concorsuali e di quelli idoneativi graduatorie, provvedimenti di idoneità o inidoneità sono motivati con il solo richiamo agli atti del procedimento, sicché escludere l'obbligo di motivazione dei giudizi valutativi equivarrebbe ad espungere la motivazione dall'intero ambito di questi procedimenti, e ciò in palese difformità dalla menzione esplicita dei procedimenti concorsuali che il legislatore ha - per contro - voluto per evitare al riguardo incertezze applicative ed interpretative. L'articolo 12, comma 1, del Dpr 487/94, come modificato dall'articolo 10 del Dpr 693/96, secondo il quale le commissioni esaminatrici, alla prima riunione, stabiliscono i criteri e le modalità di valutazione delle prove concorsuali, da formalizzare nei relativi verbali, al fine di assegnare i punteggi attribuiti alle singole prove l'obbligo di stabilire i criteri di valutazione delle prove concorsuali, cioè di autolimitare il proprio potere di apprezzamento delle prove concorsuali in base a criteri predeterminati, impone - per ineludibile conseguenza - di motivare circa il modo di applicazione dei criteri nel caso concreto diversamente opinando, tra criteri e giudizi valutativi sarebbe irragionevolmente omesso il passaggio intermedio dell'applicazione del criterio, il che renderebbe inutile la fissazione dei criteri medesimi e l'effetto di autolimitazione che ne deriva e se ciò consegue alla natura degli atti di autolimitazione, la modifica regolamentare del 1996, che ha espunto lo specifico riferimento alla motivazione dei punteggi, non poteva raggiungere lo scopo l'articolo 9, comma 3, del Dpr 220/01, recante disciplina concorsuale del personale non dirigenziale del Servizio sanitario nazionale, secondo cui la commissione, alla prima riunione, stabilisce i criteri e le modalità di valutazione, da formulare nei verbali, delle prove concorsuali ai fini della motivazione dei punteggi attribuiti alle singole prove e ciò vale a ulteriore conferma del trend normativo suesposto. Va pure aggiunto che le disposizioni testé richiamate assumono, all'evidenza, alla funzione di porre garantisticamente il candidato di conoscere in quali errori o inesattezze sia incorso, o comunque le ragioni per le quali lo svolgimento non sia stato ritenuto esatto o sufficiente diversamente opinando, non si spiegherebbe infatti la ragione per la quale la giurisprudenza ha costantemente ammesso l'accesso alla visione degli elaborati in caso di impugnativa delle operazioni di concorso cfr., ex multis, CdS, Sezione quinta, 6399/01 e, del resto, la giurisprudenza del Consiglio di Stato non ha mancato di segnalare l'obbligo e l'ambito della motivazione in procedimenti selettivi interni per titoli, variamente configurati, per la nomina a qualifiche sovraordinate come - ad esempio - allorquando, in fattispecie di nomina di ministri plenipotenziari di seconda classe, ha rilevato che la motivazione deve dar conto dei passaggi pur essenziali del ragionamento dell'autorità che provvede cfr., ad es., CdS, Sezione quarta, 394/93, punto 7 della motivazione , o come quando, in fattispecie di scrutini per merito comparativo, ha ripetutamente affermato che è illegittimo lo scrutinio ove l'Amministrazione abbia seguito un metodo che si sostanzia in una serie di passaggi astratti disancorati da qualsiasi riferimento alle ragioni che concretamente dovrebbero giustificare sia l'aggettivazione utilizzata che il punteggio che tale aggettivazione ha determinato cfr. CdS, Sezione quarta, 1148/93 e 408/94 . Non si comprende, quindi, il motivo per cui l'obbligo della motivazione, vigente per i procedimenti selettivi interni per titoli, non dovrebbe valere anche per i concorsi pubblici per esami per l'accesso alle qualifiche iniziali dei ruoli e per i procedimenti idoneativi, che ad essi si assimilano né si può ritenere che insormontabili ragioni pratiche di speditezza ostino alla motivazione del voto negativo delle prove di esame. Infatti, e indipendentemente dalla rilevanza della questione e dal primato dei princìpi della trasparenza, non può ritenersi che la sottolineatura dei brani censurati o l'indicazione succinta dei momenti della prova contenenti errori o insufficienze sia, nonostante l'elevato numero dei candidati, un comportamento inesigibile dai componenti delle commissioni giudicatrici. 2. Per effetto dall'accoglimento del presente ricorso, entro il termine perentorio di 30 trenta decorrente dalla comunicazione della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se anteriormente avvenuta, gli elaborati del ricorrente dovranno essere resi nuovamente anonimi e assegnati per la correzione ad altra Sottocommissione costituita presso la Corte d'appello di Firenze ai fini degli Esami di Avvocato Sessione 2005. Quest'ultima provvederà, entro i successivi venti giorni a rinnovare il giudizio motivando le espressioni di voto numerico che saranno da essa attribuite. Le spese del giudizio possono essere interamente compensate tra le parti. PQM Il Tar regionale per il Veneto, prima Sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l'effetto, annulla i provvedimenti impugnati e dispone gli incombenti di cui al 2 della parte motiva della presente sentenza. Compensa integralmente le spese di giudizio tra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa. T.A.R. per il Veneto - I Sezione n.r.g.1531/06 2 3