Minorenni affiliati, ma senza affido

Nessun beneficio per i giovanissimi detenuti che hanno mantenuto i legami con la criminalità organizzata

Niente affidamento in prova e niente semilibertà per i detenuti minorenni che mantengono legami con la criminalità organizzata . Lo sottolinea la Cassazione - sentenza 8309/06, depositata il 9 marzo e qui leggibile tra gli allegati - rilevando che nel caso di minori condannati, proprio in considerazione della giovane età appare particolarmente allarmante - e come tale ostativa alla concessione di benefici - la circostanza che mantengano collegamenti con clan criminali . Per questa ragione la prima sezione penale ha confermato il no all'affidamento in prova - pronunciato dal Tribunale dei minori di Bari, lo scorso giugno - per Vincenzo B., un ragazzo barese condannato per una violenza sessuale commessa quando non aveva compiuto la maggiore età. Per non scontare in carcere il residuo di pena di due anni e quasi 11 mesi di reclusione, il ragazzo aveva chiesto di ottenere i benefici penitenziari. Da una informativa di polizia era, però, emerso che Vincenzo risultava attualmente inserito nelle file della criminalità organizzata e che frequentava, abitualmente, affiliati a un locale clan criminale che vedeva suo padre come esponente di primo piano . Senza successo il difensore del ragazzo ha sostenuto - in Cassazione - che si viene meno al principio della tutela della gioventù, sancito dall' articolo 31 della Costituzione, se si applica nei confronti di un minore lo stesso metro di giudizio che si usa per valutare la concessione della semilibertà nei confronti dei detenuti adulti. Ad avviso della Suprema corte anche un giovane, al pari di un soggetto maggiorenne, deve apparire meritevole per ottenere le misure alternative al carcere. In pratica - se risulta vicino ai clan malavitosi - deve recidere i legami anche quelli parentali . La questione di legittimità costituzionale è stata, dunque, ritenuta del tutto infondata. La decisione dei Supremi giudici è stata conforme alla requisitoria del sostituto procuratore generale Gianfranco Viglietta.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 31 gennaio-9 marzo 2006, n. 8309 Presidente Silvestri - Relatore Corradini Pg Viglietta - Ricorrente Ricci Osserva Con ordinanza in data 13 giugno 2005 il Tribunale per i Minorenni di Bari, in funzione di Tribunale di Sorveglianza, ha respinto la istanza proposta da Ricci Vincenzo, minorenne all'epoca del fatto, diretta ad ottenere i benefici dell'affidamento in prova al servizio sociale, ovvero della semilibertà o della detenzione domiciliare, in relazione alla esecuzione della pena residua di anni due, mesi dieci e giorni ventitre di reclusione di cui all'ordine di esecuzione del Pm presso il Tribunale per i Minorenni di Bari in data 18 marzo 2005, contestualmente sospeso ai sensi dell'articolo 656, comma 5 Cpp. Il Tribunale per i Minorenni di Bari ha ritenuto il condannato non meritevole di alcuna misura alternativa alla detenzione poiché aveva riportato condanna per il reato di cui agli arti. 609bis e 609octies Cp, ostativo, ai sensi dell'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario, ai benefici richiesti e vi erano inoltre elementi tali da fare ritenere la sussistenza attuale di collegamenti del Ricci con la criminalità organizzata in quanto dal rapporto del Commissariato della polizia di stato di Lucera in data 7 aprile 2005 risultava che il soggetto era attualmente inserito nelle file della criminalità organizzata , frequentando abitualmente affiliati ad un locale clan criminaleche vedeva quale esponente di primo piano anche il padre del condannato, Ricci Antonio, coinvolto in un recente omicidio. Ha proposto ricorso per cassazione la difesa del Ricci eccependo in via preliminare la illegittimità costituzionale degli articoli 47, 47ter e 48 dell'ordinamento penitenziario, con riferimento all'articolo 4bis dello stesso ordinamento, nella parte in cui si applicano anche ai condannati minorenni per i reati ritenuti ostativi, per contrasto con gli articoli 3 e 31, comma 2, della Costituzione, essendo irragionevole e dovuta a mera inerzia del legislatore la parificazione sotto tale profilo dei minorenni agii adulti, come più volte riconosciuto dalla Corte costituzionale in relazione ad analoghe disposizione dell'ordinamento penitenziario. Ha inoltre lamentato travisamento del fatto e manifesta illogicità della motivazione del provvedimento impugnato per avere acriticamente recepito la informativa degli organi di Ps, fra l'altro neppure proveniente dal Questore e dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, senza verificarne le fonti e senza sottoporla a vaglio critico. Il Pg presso questa Corte ha concluso per il rigetto del ricorso e la dichiarazione di manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale proposta. La questione di legittimità costituzionale è stata proposta dal ricorrente in via preliminare con riguardo al preteso contrasto degli articoli 47, 47ter e 48 dell'ordinamento penitenziario, nella parte in cui non si applicano, per effetto dell'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario, ai soggetti condannati per i delitti previsti da tale ultima disposizione qualora continuino a sussistere collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva, anche se minorenni, per contrasto con gli articoli 3 e 31, comma 2, della Costituzione, sotto il profilo che la parificazione dei minorenni agli adulti, in materia di ordinamento penitenziario, contrasta con la esigenza di flessibilità del trattamento del detenuto minorenni, impedendo di fatto qualsiasi valutazione concreta della condotta del minore e quindi ogni previsione individualizzata riguardo alla capacità di risocializzazione della pena. In effetti proprio in materia penitenziaria la Corte costituzionale è più volte intervenuta dichiarando in contrasto con la Carta costituzionale ed in particolare con gli articoli 3 e 30, comma 2, alcuni automatismi dell'ordinamento penitenziario nella parte in cui si riferiscono ai minorenni, che sono stati previsti dal legislatore in modo indiscriminato, senza riguardo alle specifiche esigenze, costituzionalmente imposte, della esecuzione minorile, in quanto incompatibili con la necessità di valutazioni flessibili e individualizzate in ordine all'impiego di istituti intesi a consentire a condannati, che non risultino socialmente pericolosi, di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro. In tale ambito sono stati, ad esempio, dichiarati costituzionalmente illegittimi l'articolo 30ter, comma 4, lettera c , dell'ordinamento penitenziario laddove vieta rigidamente la concessione di permesso premio prima della espiazione di metà della pena anche ai condannati minorenni per i delitti di cui all'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario, pur se non pericolosi v. Corte costituzionale 450/98 , l'articolo 67 della legge 689/81 nella parte in cui vieta anche per i condannati minorenni l'ammissione all'affidamento in prova ed alla semilibertà nel caso di condanna per espiazione di pena detentiva effettuata per conversione a causa di violazione delle prescrizioni inerenti alla libertà controllata e alla semidentenzione, poiché in contrasto con la esigenza costituzionalmente garantita di risocializzazione dei minori devianti v. Corte costituzionale 109/97 e gli articoli 17 e 22 Cp nella parte in cui non escludono la applicabilità dell'ergastolo ai minori imputabili, trattandosi di soggetti ancora in formazione per cui la pena deve avere una funzione educativa più che rieducativa v. Corte costituzionale 168/94 . Nel caso in esame, peraltro, la questione proposta resta priva di rilevanza. Infatti, pur prevedendo l'articolo 4 dell'ordinamento penitenziario alcuni automatismi in contrasto con la tutela della gioventù, assicurata dall'articolo 31 della Carta costituzionale che impone, nella interpretazione che ne ha dato il giudice delle leggi, di diversificare il più possibile il trattamento del minore dalla disciplina punitiva generale, nel caso del ricorente i benefici penitenziari alternativi alla detenzione dovrebbero essere comunque esclusi alla stregua della disciplina generale ed indipendentemente dall'articolo 4, poiché l'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata, posta in luce dal Tribunale per i Minorenni, appare impeditiva di misure alternative anche in base alla disciplina generale, sia per la assenza di meritevolezza, che deve sussistere anche per i condannati minorenni, por nell'ambito della funzione educativa della pena, di cui la meritevolezza costituisce un connotato essenziale, ma soprattutto perché dimostrano una pericolosità sociale del giovane ricorrente particolarmente allarmante proprio a cagione della giovane età del soggetto e come tale ostativa alla concessione di benefici anche per un soggetto minorenne all'epoca del fatto. Il Tribunale per i Minorenni premette invero che non sarebbe in ogni caso possibile concedere alcuna misura alternativa alla detenzione al Ricci poiché è soggetto pericoloso, attualmente inserito nelle file della criminalità organizzata, come emerge dalla recentissima informativa in data 7 aprile 2005 del Commissariato della polizia di stato di Lucera, per cui appare del tutto pacifico che il giovane Ricci non potrebbe comunque godere di una misura alternativa e non potrà goderne fino a che non si attiverà recidendo i propri legami con la criminalità organizzata, anche parentale, essendo questa, in funzione educati va, una condotta volontaria esigibile soprattutto da parte di un soggetto minorenne all'epoca del fatto il che rende irrilevante la questione proposta. Quanto al secondo motivo di ricorso con cui la difesa del Ricci lamenta travisamento del fatto ed illogicità della motivazione per avere il Tribunale per i minorenni acriticamente recepito la generica informativa della polizia di stato, senza sottoporla ad alcun vaglio, è appena il caso di rilevare che il contenuto della informativa, riportata nel provvedimento impugnato, è tutt'altro che generico in quanto fa riferimento a fatti specifici di estrema gravità - di cui la prova richiesta non poteva certo essere quella occorrente ai fini di una condanna penale - che il giudice ha valutato ritenendo che la polizia di stato avesse dato motivata ragione della affermazione per cui il Ricci era stato ritenuto ancora inserito nelle file della criminalità organizzata e perciò non meritevole, allo stato, di alcun beneficio, neppure in funzione educativa. Il ricorso deve essere respinto perché infondato, con le conseguenze di legge in punto di spese. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.