Né scuole di eccellenza né master universitari per la Campania

Bocciata la legge della Regione nella parte ritenuta di competenza statale

Un brutto venerdì 17 per il governatore Antonnio Bassolino. La legge della Regione Campania sulla promozione e valorizzazione delle università è incostituzionale nella parte in cui prevede l'istituzione di scuole di eccellenza e di master. Dopo le questioni di legittimità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri sulla legge della Regione 13/2004, la Corte costituzionale con la sentenza numero depositata ieri, venerdì 17 marzo leggibile tra i documenti correlati , ha specificato che mentre spetta allo Stato legiferare su scuole di eccellenza e master, rimane alla potestà legislativa regionale la parte riguardante la promozione e la valorizzazione delle università. L'ordinamento degli studi dei corsi universitari - si legge nella sentenza - è disciplinato dagli atenei in conformità a criteri generali definiti con uno o più decreti del ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica, ai quali è tra l'altro demandata la previsione di nuove tipologie di corsi e di titoli universitari . Allo stesso tempo però la Consulta non ha ritenuto lesivi dell'autonomia universitaria gli accordi delle università con l'ente regionale finanziatore diretti all'attivazione dei corsi e nemmeno la previsione di finanziamenti dei corsi successivi alla laurea. Il Governo, invece, aveva ritenuto il provvedimento lesivo della competenza statale sia per l'istituzione che per il finanziamento di scuole di eccellenza e master, per gli accordi di programma previsti dalla legge tra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati e per l'incompatibilità tra la partecipazione al comitato di indirizzo programmazione e le funzioni di rettore, presidente di polo, preside di facoltà e qualsiasi altro incarico di direzione accademica. La Corte però, ha dichiarato l'illegittimità della legge solo nella parte in cui prevede l'istituzione di Scuole di eccellenza e master. p.a.

Corte Costituzionale - sentenza 8 - 17 marzo 2006, n. 102 Presidente - Relatore Marini Ritenuto in fatto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato, con ricorso notificato il 18 febbraio 2005 e depositato il 22 febbraio 2005, questione di legittimità costituzionale degli articoli 2, comma 2, lettere b e d , e 3, comma 4, della legge della Regione Campania 13/2004 Promozione e valorizzazione delle università della Campania , lamentando la violazione dell'articolo 117, comma sesto, della Costituzione, in relazione all'articolo 33, comma sesto, e all'articolo 117, comma secondo, lettera n , della Costituzione . Premette il ricorrente che la Regione, emanando la legge di cui si tratta, volta alla dichiarata finalità di promozione e valorizzazione delle università operanti sul territorio regionale campano, ha evidentemente inteso attivare il potere di legislazione concorrente ad essa attribuito dall'articolo 117, comma terzo, della Costituzione in materia - tra l'altro - di istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale . Ritiene tuttavia il Governo che alcune disposizioni della legge incidano sulla competenza legislativa e regolamentare attribuita in materia di università in via esclusiva allo Stato dagli articoli 33, comma sesto, e 117, comma secondo, lettera n , della Costituzione, comprensiva, tra l'altro, della disciplina dei percorsi formativi e dei relativi titoli di studio, della programmazione universitaria e dello stato giuridico del personale docente e non docente. In particolare, l'articolo 2, comma 2, lettera b , della legge regionale, attribuendo alla programmazione regionale l'istituzione ed il finanziamento di scuole di eccellenza e di master , violerebbe siffatta riserva di legge statale, ponendosi in contrasto con il principio dettato dall'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo , secondo cui i criteri generali dell'ordinamento degli studi dei corsi di diploma universitario, di laurea e di specializzazione sono definiti con uno o più decreti del Ministro dell'università. Norma attuata con l'emanazione del decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270 Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509 del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica , che individua, tra l'altro, all'articolo 3, i corsi di studio e i titoli rilasciati dalle università. L'articolo 2, comma 2, lettera d , della stessa legge, attribuendo ancora alla programmazione regionale gli accordi di programma tra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati , contrasterebbe, dal canto suo, con l'articolo 20, comma 8, lettere a e b , della legge 15 marzo 1997, n. 59 Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa , che demanda ad appositi regolamenti - da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri , - l'individuazione delle norme generali regolatrici dello sviluppo e della programmazione del sistema universitario, nonché con lo specifico strumento attuativo del menzionato articolo 20, comma 8, lettera a , della legge n. 59 del 1997, costituito dal Dpr 27 gennaio 1998, n. 25 Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi allo sviluppo ed alla programmazione del sistema universitario, nonché ai comitati regionali di coordinamento, a norma dell'articolo 20, comma 8, lettere a e b, della legge 15 marzo 1997, n. 59 , che, all'articolo 2, comma 2, demanda espressamente ad un decreto del Ministro dell'istruzione la programmazione, tra l'altro, proprio degli accordi di programma tra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati . Infine, l'articolo 3, comma 4, della legge regionale, prevedendo che i docenti universitari che compongono il comitato di indirizzo e programmazione non possono ricoprire le funzioni di rettore, presidente di polo, preside di Facoltà o altri incarichi di direzione accademica , violerebbe la legge 21 febbraio 1980, n. 28 Delega al Governo per il riordinamento della docenza universitaria e relativa fascia di formazione, e per la sperimentazione organizzativa e didattica , ponendosi, in particolare, in contrasto con l'articolo 13 del Dpr 11 luglio 1980, n. 382 Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica , che, in attuazione di detta delega, stabilisce tassativamente i casi di incompatibilità dei docenti universitari. 2.- La Regione Campania si è costituita in giudizio, concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza del ricorso. Premette la resistente che, alla stregua di una lettura coordinata degli articoli 117 e 33 della Costituzione, alle università è costituzionalmente garantita la potestà di autoorganizzarsi in una cornice normativa definita dallo Stato, al quale dunque compete di definire i limiti entro i quali possa dispiegarsi la disciplina autonoma delle università e di dettare le norme generali sull'istruzione. Al di fuori di tali profili, spetterebbe alla Regione la potestà legislativa relativamente ad ogni altro aspetto della materia dell'istruzione, ovviamente nel rispetto dell'autonomia universitaria , nell'esercizio di una competenza concorrente e, quanto alla formazione professionale, anche di una competenza esclusiva residuale. La legge impugnata sarebbe - secondo la Regione - del tutto coerente con tale disegno costituzionale e perciò immune dalle censure prospettate dal Governo. L'articolo 2, comma 2, lettera b , non si porrebbe in contrasto con il principio dettato dall'articolo 17, comma 95, della legge n. 127 del 1997, in quanto esso - diversamente da quanto ritenuto dall'Avvocatura - non ha ad oggetto l'istituzione né di nuovi corsi universitari, né titoli di laurea, né di specializzazione ma solo l'offerta di percorsi di formazione ulteriori rispetto a quelli ordinari , senza oneri a carico dello Stato. Le censure riferite all'articolo 2, comma 2, lettera d , sarebbero, poi, di difficile comprensione, considerato che gli accordi di programma fra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati costituiscono - secondo la previsione della norma - strumento della programmazione regionale, che dunque non incide su tali accordi ma di essi tiene conto per uniformarvisi. L'articolo 3, comma 4, da ultimo, non riguarderebbe su regole generali relative allo status dei docenti universitari e relative incompatibilità ma si limiterebbe ad individuare le condizioni soggettive per la composizione di un organo regionale, istituito e regolato da legge regionale. 3.- In prossimità dell'udienza pubblica, entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative. L'Avvocatura dello Stato, richiamata la distinzione tra principi fondamentali e norme generali sull'istruzione , quale desumibile dalla giurisprudenza costituzionale, osserva innanzitutto - con riferimento alle difese della Regione - che l'articolo 2, comma 2, lettera b , della legge regionale, prevedendo l'istituzione di scuole di eccellenza e di master, andrebbe ad incidere proprio su una disciplina generale, in quanto l'ordinamento degli studi rientra tra le condizioni di uniformità in materia di istruzione universitaria . Quanto, poi, all'articolo 3, comma 4, rileva che la disciplina delle incompatibilità attiene certamente allo status dei docenti universitari ed è materia che, essendo relativa al rapporto di lavoro del personale statale, non può essere diversificata in ambito regionale . La Regione Campania, dal canto suo, ribadisce nella memoria le difese già svolte nell'atto di costituzione, insistendo per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza della questione. Considerato in diritto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in via principale, degli articoli 2, comma 2, lettere b e d , e 3, comma 4, della legge della Regione Campania 20 dicembre 2004, n. 13 Promozione e valorizzazione delle università della Campania , lamentando la violazione dell'articolo 117, comma sesto, della Costituzione, in relazione all'articolo 33, comma sesto, e all'articolo 117, comma secondo, lettera n , della Costituzione . Le norme impugnate sarebbero lesive della competenza statale esclusiva in materia di università in quanto prevedono l'istituzione e il finanziamento di scuole di eccellenza e master articolo 2, comma 2, lettera b , contemplano accordi di programma tra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati come strumenti della programmazione regionale articolo 2, comma 2, lettera d e stabiliscono un'incompatibilità tra la partecipazione al comitato di indirizzo e programmazione e le funzioni di rettore, presidente di polo, preside di facoltà e qualsiasi altro incarico di direzione accademica articolo 3, comma 4 . 2.- La questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 2, lettera b , è fondata nei termini di seguito precisati. Va premesso che la norma impugnata - in ragione tanto del suo tenore letterale quanto del suo inserimento in una legge espressamente finalizzata alla promozione e valorizzazione delle università della Campania - non può essere altrimenti interpretata se non nel senso che essa, nel quadro dello strumento di programmazione denominato programma triennale degli interventi, prevede tra l'altro l'istituzione da parte della Regione di nuovi corsi di studio universitario scuole di eccellenza e master e relativi titoli. La disposizione regionale interviene pertanto in un settore della materia dell'istruzione - quello della disciplina degli studi universitari - nel quale alle università è affidata, ai sensi dell'articolo 33, ultimo comma, della Costituzione, la competenza a definire, nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato, i propri ordinamenti che ovviamente ricomprendono le scelte relative all'istituzione dei singoli corsi. Coerentemente con tale quadro costituzionale, l'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 Misure urgenti per lo snellimento dell'attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e di controllo , dispone che l'ordinamento degli studi dei corsi universitari sia disciplinato dagli atenei in conformità a criteri generali definiti [ ] con uno o più decreti del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica , ai quali è tra l'altro demandata la previsione di nuove tipologie di corsi e di titoli universitari . Il decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270, da ultimo emanato in attuazione della suddetta norma di legge, individua all'articolo 3 i titoli e i corsi di studio universitari, disponendo al comma 9 che le università possono attivare, disciplinandoli nei regolamenti didattici di ateneo, corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi al conseguimento della laurea o della laurea magistrale, alla conclusione dei quali sono rilasciati i master universitari di primo e di secondo livello . La norma impugnata, in quanto lesiva della competenza attribuita all'autonomia universitaria, va dunque dichiarata illegittima, nella parte in cui prevede l'istituzione di scuole di eccellenza e master, non ravvisandosi invece vizi di costituzionalità - peraltro nemmeno enunciati dal ricorrente - riguardo alla distinta previsione di finanziamento di siffatti corsi successivi alla laurea. Così come non possono certo ritenersi lesivi dell'autonomia universitaria gli accordi delle università con l'ente regionale finanziatore diretti all'attivazione dei corsi de quibus. 3.- La questione relativa all'articolo 2, comma 2, lettera d , è infondata. La norma altro non esprime, infatti, se non l'impegno della Regione a recepire gli accordi di programma tra ministero, atenei e altri soggetti pubblici e privati nel proprio programma triennale di interventi finalizzati al raggiungimento degli scopi indicati all'articolo 1 della legge. Ed è evidente come un siffatto impegno al rispetto dello strumento statale accordo di programma non possa comportare in quanto tale la denunciata violazione delle competenze statali. 4.- E' priva di fondamento anche la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 4. Il suddetto articolo 3 dispone, al comma 1, che il comitato di indirizzo e programmazione, presieduto dall'assessore all'università e alla ricerca scientifica, è composto da tre docenti universitari a tempo pieno, con esperienza di direzione e coordinamento maturata ai massimi livelli accademici . Il successivo comma 4, oggetto di impugnazione, stabilisce che all'atto di accettazione della nomina e nel corso dell'espletamento del mandato i tre docenti universitari ordinari designati non possono ricoprire le funzioni di rettore, presidente di polo, preside di facoltà o altri incarichi di direzione accademica . La disposizione - nonostante l'equivocità del suo tenore letterale - va sicuramente interpretata, in coerenza del resto con la sua ratio, nel senso che la titolarità degli incarichi di direzione accademica contemplati dalla norma stessa preclude la nomina a componente del comitato di indirizzo e programmazione, ma non viceversa. Si tratta, in altre parole, di un'incompatibilità univoca la qualità di componente del comitato non impedisce al docente ordinario di assumere le funzioni di rettore, presidente di polo, preside di facoltà o altri incarichi di direzione accademica, ma in tal caso egli non può continuare a far parte del comitato stesso. Se così è - e considerato che lo Stato non si duole del fatto che sia prevista la partecipazione di docenti universitari ordinari ad un organo regionale ma censura la sola incompatibilità con gli incarichi di direzione accademica - è evidente l'insussistenza dei vizi di costituzionalità prospettati con riferimento alle regole del riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di istruzione. La norma impugnata non incide, infatti, in alcun modo sullo status dei docenti universitari ordinari che siano anche componenti del comitato, ma determina solamente i requisiti soggettivi per la partecipazione ad un organo regionale, il comitato di indirizzo e programmazione, la cui disciplina non può che competere alla Regione medesima. PQM La Corte Costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 2, lettera b , della legge della Regione Campania 20 dicembre 2004, n. 13 Promozione e valorizzazione delle università della Campania , nella parte in cui prevede l'istituzione di scuole di eccellenza e di master dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 2, comma 2, lettera d , e 3, comma 4, della stessa legge, sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione agli articoli 117, comma sesto, 33, comma sesto, e 117, comma secondo, lettera n , della Costituzione, con il ricorso in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 1