Come cambiano i fondi pensione: l'obbligo di aggiornamento entro la fine dell'anno

di Manuela Rinaldi

di Manuela Rinaldi Tutti i fondi pensione, entro la fine dell'anno 2006, avranno l'obbligo di aggiornamento dei propri statuti e dei propri regolamenti, allo scopo ed al fine di raccogliere nuove adesioni la riforma della previdenza complementare partirà, anticipatamente, il primo gennaio 2007. È quanto contenuto e previsto dal Dl 279/06 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 14 novembre , concernente Misure urgenti in materia di previdenza complementare , che entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sulla Gazzetta. Previdenza complementare e trattamento di fine rapporto Il D.Lgs 252/05 aveva dato attuazione alla legge delega in materia previdenziale, la 243/04, la quale prevedeva sia misure di revisione delle regole di accesso al pensionamento sia modifiche della normativa in materia di previdenza complementare. In sostanza si prevedeva la destinazione ai fondi pensione dell'intero flusso di contribuzione trattenuto dalle imprese quale trattamento di fine rapporto, eccezione fatta nella ipotesi in cui il prestatore di lavoro avesse espressamente richiesto il mantenimento del proprio trattamento di fine rapporto presso il datore di lavoro, il c.d. meccanismo del silenzio-assenso, previsto dalla riforma Maroni. La scelta tra trattamento di fine rapporto e fondo pensione era, in pratica, equivalente alla scelta fra due forme alternative di investimento, con differenti caratteristiche e diverso rendimento anche sul piano operativo, in quanto sulla scelta che i prestatori di lavoro avevano la facoltà e la possibilità di operare tra impresa e fondo pensione poteva influire, in modo significante e rilevante, la differenza del rischio associata alle due opzioni stesse. Il D.Lgs 252/05 era intervenuto sul grado di liquidità, riducendo quelli che erano i limiti imposti alla fruibilità delle agevolazioni fiscali che operavano nel caso in cui una parte del beneficio venisse percepito sotto forma di capitale. I lavoratori avevano sei mesi di tempo, fino al trenta giugno del 2008 a partire dal primo gennaio 2008, come prevedeva la vecchia riforma Maroni per decidere se aderire alla previdenza integrativa e versare tutto o parte del proprio trattamento di fine rapporto al fondo pensionistico prescelto la riforma previdenziale, quindi, era intervenuta sia sulle regole di erogazione delle prestazioni stesse, e sia sul trattamento fiscale previsto per i fondi pensione, con lo scopo ed il fine di aumentare, per quanto più fosse possibile, la convenienza dei fondi pensione rispetto al trattamento di fine rapporto. In base a quanto stabilito dalla riforma, i prestatori di lavoro avevano la facoltà di scegliere di destinare il proprio trattamento di fine rapporto maturando cioè, quello futuro , alle forme pensionistiche complementari, oppure mantenerlo in azienda presso il datore di lavoro. In seguito, poi, all'intesa-accordo tra il Governo e le Parti sociali, CGIL, CISL UIL e Confindustria, anche se con molteplici dubbi proprio da parte di quest'ultima riguardo al destino delle piccole e medie imprese del 23 ottobre 2006, relativamente alla materia del trattamento di fine rapporto e della sua destinazione, da parte dei prestatori di lavoro dipendente, ai vari fondi pensione, era stato deciso che, a partire dal primo gennaio 2007 quindi con un anno di anticipo rispetto alla precedente riforma , tutte le imprese sotto la soglia dei cinquanta dipendenti, avrebbero avuto l'esonero totale dal prelievo forzoso dei fondi destinati alle liquidazioni per le imprese con cinquanta o meno dipendenti, quindi, fatta salva la possibilità del prestatore di smobilizzare gli accantonamenti ed il funzionamento del silenzio-assenso, non vale la perdita forzata del trattamento di fine rapporto se il prestatore di lavoro, non dovesse scegliere i pilastri privati e non dovesse bloccare il meccanismo del c.d. silenzio-assenso, con espressa manifestazione, l'impresa potrà continuare a mantenere gli accantonamenti al contrario, tutte quelle imprese al di sopra di tale soglia minima di cinquanta dipendenti, avrebbero avuto l'obbligo di stornare la totalità, quindi il 100%, della liquidazione allo Stato, l'intero gettito, pertanto, che i prestatori di lavoro avessero deciso di lasciare alle imprese, sarebbe stato destinato all'INPS punto che, peraltro, dovrebbe essere rivisto proprio nel 2008 anno in cui si sarebbe dovuta attuare la riforma secondo la vecchia legge Maroni . I prestatori di lavoro che avessero, però, già effettuato una scelta, optando, quindi, per la destinazione del proprio trattamento di fine rapporto verso i fondi pensione, non dovranno, altresì, essere intaccati da tale manovra prevista dal Governo nella nuova Finanziaria. Inoltre si prevedeva, in base a tale accordo, l'avvio anticipato della previdenza integrativa, che doveva avvenire secondo le regole poste, appunto, dalla legge Maroni, legge 243/04, e dal D.Lgs 252/05. Conclusioni Il Consiglio dei Ministri nella data di venerdì 10 novembre 2006, ha approvato il Dl 279 in materia di previdenza complementare, il quale, in sostanza, ha armonizzato quelli che erano i termini della riforma previsti dal D.Lgs 252/05, relativamente alla intesa raggiunta tra Governo e parti sociali sull'avvio anticipato della riforma previdenziale a partire dal primo gennaio 2007, anziché dal 2008. Un provvedimento nell'ambito della previdenza complementare, è stato considerato di urgenza, soprattutto, per gli stretti tempi tecnici, scarsi due mesi, che gli stessi fondi pensione avevano per adeguarsi ai nuovi meccanismi della riforma. L'obiettivo di tale riforma e della norma in sé, è, quindi, quello di introdurre dei meccanismi di procedura indispensabili al fine di ottenere il processo di avvio della previdenza complementare nel decreto sono, infatti, previste ed introdotte norme procedurali per l'adeguamento dei fondi pensione ai meccanismi di trasferimento del trattamento di fine rapporto. Con tale Dl 279, pertanto, vanno a completarsi le procedure di adeguamento delle forme pensionistiche complementari alla nuova disciplina della previdenza complementare. Il provvedimento consta di tre articoli e va, quindi, a modificare la legge Maroni, D.Lgs 252/05, anticipando una serie di scadenze funzionali, per quanto riguarda l'avvio del c.d. secondo pilastro previdenziale i pilastri sono in tutto tre il primo riguarda la previdenza obbligatoria, vale a dire le pensioni erogate dagli enti previdenziali, quali l'INPS, l'INPDAP il secondo pilastro è rappresentato, appunto, dalla previdenza integrativa, cioè i fondi pensione ed il terzo, infine, è rivolto al c.d. risparmio individuale gestito da banche ed assicurazioni, le c.d. polizze sono state apportate modifiche all'articolo 23 del D.Lgs 252/05, ai commi 3 e 4 ed all'articolo 1, comma 3, lettera c del decreto 252. Tra le misure adottate in tale decreto, vi è, quindi, il previsto avvio anticipato al primo gennaio 2007 della entrata in vigore della riforma del trattamento di fine rapporto inoltre, come accennato, nel decreto è previsto che entro la data del trentuno dicembre 2006, tutti i fondi pensione dovranno aggiornare statuti e regolamenti, mentre le forme pensionistiche attuate attraverso contratti di assicurazione sulla vita le c.d. assicurazioni vita , dovranno prevedere la costituzione del patrimonio autonomo e separato entro la data del trentuno marzo 2007. Le forme pensionistiche complementari, che si saranno adeguate entro il trenta giugno 2007 alla nuova normativa, potranno ricevere il versamento dei flussi di trattamento di fine rapporto derivanti dalle adesioni tacite, ed anche il versamento del trattamento di fine rapporto e di eventuali contributi previsti a carico del prestatore di lavoro e del datore di lavoro, concernenti le adesioni effettuate tra le date del primo gennaio 2007 ed il trenta giugno 2007. Allo scopo di esemplificare gli adempimenti e l'operato della COVIP, ne viene confermata la sua attuale denominazione di commissione di vigilanza sui fondi pensione, evitando, in tal modo, con l'entrata in vigore della riforma prevista dal decreto 252/05, di cambiare la sigla in commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche la COVIP è, quindi, l'organo che vigila e controlla le forme pensionistiche complementari. In tale decreto è stato, altresì, chiarito anche il ruolo della stessa commissione, la quale avrà come obbligo quello di rilasciare un'autorizzazione o approvazione entro la data del trenta giugno 2007 ai fondi pensione che vogliano ricevere nuove adesioni. Nella ipotesi in cui la forma pensionistica complementare non avesse ricevuto tale approvazione o autorizzazione dell'adeguamento da parte della commissione di vigilanza, COVIP, anche mediante il meccanismo del c.d. silenzio-assenso, entro la data prevista del trenta giugno 2007, l'aderente potrà avere la possibilità di trasferire l'intera sua posizione maturata ad un'altra forma pensionistica complementare. Con l'emanazione di tale decreto in materia di trattamento di fine rapporto, lo stesso ministro del Lavoro e della previdenza sociale, ha avuto modo di precisare che si chiuderà il cerchio sul decollo dei fondi pensione , con il promesso avvio anticipato della riforma al 2007, anzichè, come previsto dalla vecchia legge Maroni, al 2008.

Decreto legge n. 279/06 Misure urgenti in materia di previdenza complementare in G.U. del 14 novembre 2006, n. 265 Articolo 1 Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 1. All'articolo 23 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, sono apportate le seguenti modificazioni a al comma 3, le parole Entro il 31 dicembre 2007 sono sostituite dalle seguenti Entro il 31 dicembre 2006 per quanto concerne gli adeguamenti di cui alle lettere a e b , n. 2 , ed entro il 31 marzo 2007 per quanto concerne gli adeguamenti di cui alla lettera b , n. 1 b dopo il comma 3 è inserito il seguente 3bis. Per le forme pensionistiche complementari di cui agli articoli 12 e 13, le disposizioni previste agli articoli 4 e 5 in materia di responsabile della forma pensionistica e dell'organismo di sorveglianza si applicano a decorrere dal 1 luglio 2007. c il comma 4 è sostituito dal seguente 4. A decorrere dal 1 gennaio 2007, le forme pensionistiche complementari che hanno provveduto agli adeguamenti di cui alle lettere a e b , n. 2 , del comma 3, dandone comunicazione alla COVIP secondo le istruzioni impartite dalla stessa, possono ricevere nuove adesioni anche con riferimento al finanziamento tramite conferimento del TFR. Relativamente a tali adesioni, le forme pensionistiche complementari che entro il 30 giugno 2007 abbiano ricevuto da parte della COVIP, anche tramite procedura di silenzio-assenso ai sensi dell'articolo 19, comma 2, lettera b , l'autorizzazione o approvazione in ordine ai predetti adeguamenti ed abbiano altresì provveduto, per quanto di competenza, agli ulteriori adeguamenti di cui al comma 3, lettera b , n. 1 , ricevono, a decorrere dal 1 luglio 2007, il versamento del TFR e dei contributi eventualmente previsti, anche con riferimento al periodo compreso tra il 1 gennaio 2007 ed il 30 giugno 2007. Con riguardo ai lavoratori di cui all'articolo 8, comma 7, lettera c , n. 1 , il predetto differimento si applica relativamente al versamento del residuo TFR. Qualora la forma pensionistica complementare non abbia ricevuto entro il 30 giugno 2007 la predetta autorizzazione o approvazione, all'aderente è consentito trasferire l'intera posizione individuale maturata ad altra forma pensionistica complementare, anche in mancanza del periodo minimo di partecipazione di due anni di cui all'articolo 14, comma 6. . Articolo 2 Disposizioni concernenti la COVIP 1. All'articolo 1, comma 3, lettera c , del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, le parole Commissione di vigilanza sulle forme pensionistiche complementari sono sostituite dalle seguenti Commissione di vigilanza sui fondi pensione . Articolo 3 Entrata in vigore 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.