Tarsu o Tia il giudice non cambia: è quello tributario

Sulle cause relative alla tariffa d'igiene ambientale introdotta dal decreto Ronchi non dedice il giudice ordinario. La Cassazione spiega il D.Lgs. 248/05

Tassa sui rifiuti o tariffa d'igiene, il nome cambia ma a decidere è sempre il giudice tributario. Infatti, superando una volta per tutte le incertezze interpretative il legislatore ha disposto che le controversie concernenti la Tariffa d'igiene ambientale, introdotta dal decreto Ronchi in sostituzione della vecchia Tarsu, competono alle commissioni tributarie. È quanto prevede il D.Lgs 248/05, hanno chiarito le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 4895/06 depositata l'8 marzo e qui leggibile tra gli allegati. C'è dell'altro. Non incombe su tali norme neppure l'ombra di incostituzionalità dal momento che la tariffa attiene a un'entrata che in precedenza rivestiva indiscussa natura tributaria. Ecco quanto messo nero su bianco in proposito dai giudici di legittimità la soluzione si impone alla stregua della disciplina sopravvenuta con l'articolo 3bis comma 1 lettera b della legge 248/05, che ha aggiunto al comma 2 del D.Lgs 546/92 la precisazione appartengono alla giurisprudenza tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone per lo smaltimento dei rifiuti urbani. Il legislatore, superando le incertezze già insorte in materia in dottrina e nella giurisprudenza di merito, e così prima in tema di Cosap, scarico e depurazione delle acque reflue, ed, in minor misura, di imposta comunale sulle pubbliche affissioni, ha ricondotto infatti le controversie in materia di Tia tariffa d'igiene ambientale introdotta, con abolizione della precedente Tarsu, dall'articolo 49 del D.Lgs 22/1997 - cosiddetto decreto Ronchi nell'ambito della giurisdizione tributaria . Il caso nasce dal ricorso presentato da una contribuente proprietaria di un complesso residenziale, dato in locazione, contro una fattura, relativa alla tariffa d'igiene ambientale, emessa da una società di riscossione. Secondo la donna la tariffa avrebbe dovuto essere pagata dagli inquilini dello stabile e non da lei. Di fronte a entrambe le commissioni tributarie la società si era difesa essenzialmente puntando sul difetto di giurisdizione, respinto, tuttavia, in tutti e due i gradi. Su ricorso della contribuente che, nel merito aveva vinto in sede provinciale e perso in sede regionale, la causa è approdata in Cassazione. La società, con ricorso incidentale, ha sollevato nuovamente la questione di giurisdizione. La nuova tariffa, aveva detto, non è un tributo e va quindi affidata al giudice ordinario. Questo argomento non ha convinto i giudici di Palazzaccio che hanno respinto il ricorso incidentale e sottolineando la natura di tributo della Tia. Debora Alberici

- - --- Cassazione - Sezioni unite civili sentenza 2 febbraio-8 marzo 2006, n. 4895Presidente Carbone relatore PapaPm Martone conforme ricorrente Galletti controricorrente AmavSvolgimento del processo