Ripetitori di telefonia mobile, le ""company"" battono i Comuni

Si moltiplicano le pronunce contro i provvedimenti degli enti locali in prevalenza ispirati ad un eccesso di cautela contro l'elettrosmog che per porre un freno alle antenne talora sconfinano dalle loro attribuzioni

Negli ultimi tempi si stanno moltiplicando le sentenze in questo caso ne citiamo solo due, della settima sezione del Tar Campania, qui leggibili come correlati, ma in pari data ne sono state depositate altre consimili in favore dei gestori di servizi di telefonia mobile per l'annullamento del blocco - o comunque degli ostacoli - frapposti da alcune amministrazioni locali per frenare la proliferazione delle cosiddette stazioni radio base . Il primo caso riguarda TimTelecom Italia Mobile Spa e il Comune di Casalinuovo di Napoli. Tim aveva chiesto l'autorizzazione per installare un impianto presso una stazione della Circumvesuviana per il quale era sopraggiunto anche il via libera dell'Arpac. Il Comune, tuttavia, intimava la sospensione dei lavori. La company impugnava gli atti controversi deducendone l'illegittimità per vari motivi, principalmente violazione di legge in particolare dell'articolo 87 del D.Lgs n. 259/2003 e dell'articolo 6 del D.Lgs n. 198/02, dato che, alla data di emissione dell'atto impugnato, il silenzio assenso si era già formato ed eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto di istruttoria, atteso che la disciplina speciale prevista in materia di impianti di telefonia mobile non richiede il permesso di costruire inoltre sottolinenando che la sospensione non può essere ordinata sine die. Il Collegio ha ritenuto fondato il primo motivo di ricorso atteso che gli articoli. 5 e 6 del D.Lgs n. 198/02 prevedevano che le istanze in questione si intendessero accolte qualora, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda, non fosse comunicato un provvedimento di diniego che l'articolo 87 comma 9 del D.Lgs n. 259/03 riproduce tale disposizione che il D.Lgs n. 198/02 veniva dichiarato costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 303 del 1 ottobre 2003 che, tuttavia, l'art. 4 del Dl. numero /03, intendendo evitare che venissero travolti i procedimenti autorizzatori iniziati ai sensi del D.Lgs n. 198/02 ed ancora in corso alla data di pubblicazione della sentenza citata, ha stabilito che i predetti procedimenti venissero comunque disciplinati dal D.Lgs n. 259/03 e che i termini, ferma restando la loro decorrenza dalla data di presentazione della domanda o della denuncia di inizio di attività, fossero computati ai sensi degli articoli 87 e 88 del D.Lgs n. 259/03 che tale decreto legge è stato convertito nella legge n. 5/2004 che, per effetto di tale successione di norme e sentenze della Consulta, il silenzio accoglimento si era già formato . Fondato, peraltro, anche il secondo motivo la disciplina per tali impianti, infatti, non necessita del permesso di costruire ma di altri titoli e comunque le norme di cui al codice delle comunicazioni - applicabili al caso di specie - prevalgono, per il principio di specialità, sulle norme del Dpr. n. 380/01. Situazione in parte simile quella della controversia tra Siemens Mobile Communications Spa e il Comune di Mondragone. In questo caso l'ente locale aveva dapprima rilasciato l'autorizzazione ai lavori per poi ordinarne la sospensione in seguito alla richiesta di annullamento di tale ordinanza il Comune annullava l'atto chiedendo, come condizione, che fosse prodotta una perizia giurata con riferimento agli articoli del relativo regolamento comunale sulla delocalizzazione e sull'installazione degli impianti di telefonia mobile . La perizia veniva prodotta da Siemens M.C. Spa e il Comune intimava di nuovo il blocco dei lavori ritenendo non rispettata la distanza minima di 250 metri dell'impianto da un edificio scolastico. L'azienda telefonica impugnava l'atto chiedendone l'annullamento e deducendo, in particolare, eccesso di potere per contradditorietà la perizia giurata precisava la regolarità della distanza dell'impianto, oltre la soglia di tutela indicata ma anche l'illegittimità dell'articolo 2 del regolamento comunale perché i Comuni possono adottare i regolamenti di cui all'aricolo 8 della legge n. 36/2001 solo dopo l'emanazione dei decreti ministeriali e dopo l'individuazione, da parte delle Regioni, dei siti in cui localizzare gli impianti in ogni caso è illegittima l'imposizione dell'obbligo di rispettare distanze minime da determinati edifici o luoghi e la tutela della salute è riservata allo Stato . I giudici hanno ritenuto fondato il primo motivo il Comune ha disatteso la perizia che aveva preteso annullando lo stop imposto ai lavori. m.c.m.

Tar Campania - Sezione settima - sentenza 7-23 giugno 2006, n. 7132 Presidente Guerriero - Relatore Passatelli di Napoli Ricorrente Telecom Italia Mobile Spa Rilevato Che la ricorrente premetteva di aver presentato una richiesta di autorizzazione in data 5 giugno 2003 per l'istallazione di un impianto di telefonia mobile in via Pigna presso la stazione della Circumvesuviana che l'ARPAC aveva espresso parere favorevole in data 12 giugno 2003 che tuttavia il Comune emetteva l'atto impugnato che pertanto la ricorrente impugnava tali provvedimenti, ritenendoli illegittimi per i seguenti motivi 1 violazione dell'articolo 87 D.Lgs 259/03 e dell'articolo 6 D.Lgs 198/02, atteso che, alla data di emissione dell'atto impugnato, il silenzio assenso si era già formato in data 3 settembre 2003 infatti la sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità del D.Lgs 198/02 deve ritenersi irrilevante, ai sensi dell'articolo 4 Dl 315/03 2 eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto di istruttoria, atteso che la disciplina speciale prevista in materia di impianti di telefonia mobile non richiede affatto il permesso di costruire ma titoli abilitativi diversi, e che le norme di cui al codice delle comunicazioni prevalgono, per il principio di specialità, sulle norme del Dpr 380/01 3 la sospensione non può essere ordinata sine die Considerato Che, come da costante giurisprudenza di questo Tribunale, è fondato il primo motivo di ricorso, atteso che gli articoli 5 e 6 del D.Lgs 198/02 prevedevano che le istanze in questione si intendessero accolte qualora, entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda, non fosse comunicato un provvedimento di diniego che l'articolo 87 comma 9 del D.Lgs 259/03 riproduce tale disposizione che il D.Lgs 198/02 veniva dichiarato costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega dalla Corte costituzionale con sentenza 303/03 che, tuttavia, l'articolo 4 del Dl 315/03, intendendo evitare che venissero travolti i procedimenti autorizzatori iniziati ai sensi del D.Lgs 198/02 ed ancora in corso alla data di pubblicazione della sentenza citata, ha stabilito che i predetti procedimenti venissero comunque disciplinati dal D.Lgs 259/03 e che i termini, ferma restando la loro decorrenza dalla data di presentazione della domanda o della denuncia di inizio di attività, fossero computati ai sensi degli articoli 87 e 88 del D.Lgs 259/03 che tale decreto legge è stato convertito nella legge 5/2004 che, per effetto di tale successione di norme e sentenze della Consulta, il silenzio accoglimento si era già formato che, peraltro, appare fondato anche il secondo motivo, atteso che la disciplina speciale prevista in materia di impianti di telefonia mobile non richiede affatto il permesso di costruire ma titoli abilitativi diversi, e che le norme di cui al codice delle comunicazioni - applicabili al caso di specie, come sopra precisato - prevalgono, per il principio di specialità, sulle norme del Dpr 380/01 che la domanda risarcitoria non può essere accolta, in quanto sfornita di prova in particolare, sarebbe stata necessaria almeno una perizia di parte sulla sussistenza di un danno effettivo Che le spese e gli onorari del giudizio vanno posti a carico della parte soccombente e liquidati come in dispositivo PQM Il Tar della Campania - Settima Sezione, definitivamente pronunciando, disattesa e respinta ogni diversa istanza, domanda, deduzione ed eccezione, così provvede 1. Accoglie il ricorso e per l'effetto annulla i provvedimenti impugnati 2. Rigetta la domanda di risarcimento dei danni 3. Condanna il Comune di Casalnuovo di Napoli a rifondere alla ricorrente le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi euro 750 settecentocinquanta oltre Iva, Cnap e rimborso spese generali, come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.

Tar Campania - Sezione settima - sentenza 7-23 giugno 2006, n. 7133 Presidente Guerriero - Relatore Passatelli di Napoli Ricorrente Siemens Mobile Communications Spa Rilevato Che la ricorrente premetteva di aver presentato una richiesta di autorizzazione per l'istallazione di un impianto di telefonia mobile in via Castel Volturno al foglio 28 p.lla 5099 che il Comune dapprima rilasciava l'autorizzazione richiesta, poi ordinava in data 01.04.03 la sospensione dei lavori successivamente, in seguito alla richiesta di annullamento dell'ordinanza, in data 29.04.03 annullava la propria precedente ordinanza di sospensione dei lavori a condizione che fosse prodotta perizia giurata con particolare riferimento agli articoli 2 e 3 del Regolamento comunale che tale perizia veniva prodotta dalla ricorrente, tuttavia il Comune emetteva l'atto impugnato che pertanto la ricorrente impugnava tali provvedimenti, ritenendoli illegittimi per i seguenti motivi 1 eccesso di potere per contraddittorietà, atteso che la perizia giurata richiesta dal Comune precisava espressamente che l'antenna si trova a distanza superiore ai 250 metri dalla scuola in ogni caso, è illegittimo l'articolo 2 del Regolamento, perché i Comuni possono adottare i regolamenti di cui all'articolo 8 della legge 36/2001 solo dopo l'emanazione dei decreti ministeriali e dopo l'individuazione, da parte delle Regioni, dei siti in cui localizzare gli impianti in ogni caso è illegittima l'imposizione dell'obbligo di rispettare distanze minime da determinati edifici o luoghi e la tutela della salute è riservata allo Stato 2 violazione dell'articolo 7 legge 241/90, attesa l'omessa comunicazione dell'avvio del procedimento Considerato Che appare fondato il primo motivo di ricorso, atteso che l'Amministrazione ha prima chiesto alla ricorrente una perizia giurata che attestasse la distanza dell'impianto di telefonia mobile da realizzare dalla scuola in questione, per poi disattendere i risultati della predetta perizia, sostenendo il mancato rispetto della distanza di 250 metri benché la perizia precisasse espressamente che l'antenna si trovava a distanza superiore ai 250 metri dalla scuola che tale contraddittorietà integra il vizio di eccesso di potere, e che l'annullamento dell'atto sub a in epigrafe fa venir meno l'interesse all'annullamento del Regolamento sub b che gli altri motivi possono ritenersi assorbiti che le spese possono essere compensate PQM Il Tar della Campania - Settima Sezione, definitivamente pronunciando, disattesa e respinta ogni diversa istanza, domanda, deduzione ed eccezione, così provvede 1. Accoglie in parte il ricorso e per l'effetto annulla il provvedimento impugnato sub a dichiara il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, per quanto concerne l'impugnativa dell'atto sub b 2. Compensa integralmente le spese tra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.