Inappellabilità, come cambiano i casi di ricorso. I problemi del nuovo articolo 606

di Antonio Morgigni

di Antonio Morgigni* Dibattito aperto sulla riforma dell'articolo 606 lettera e del Cpp le questioni più rilevanti che sorgono dalle modifiche apportate dalla legge 46/2006 la cosiddetta legge Pecorella, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 44/2006 attengono all'interpretazione dell'espressione altri atti del processo di cui all'articolo 8, che dispone quanto segue 1. Al comma 1 dell'articolo 606 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni b la lettera e è sostituita dalla seguente e mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame le parti in neretto sono innovative rispetto al testo vigente . Secondo alcuni l'innovazione sarebbe d'eccezionale gravità, perché introdurrebbe un terzo grado di merito, attraverso la previsione dell'obbligo per la Suprema corte di esaminare rectius leggere prima gli altri atti del processo e valutare poi il contenuto. Questa tesi è per un verso estremamente riduttiva e per l'altro non condivisibile. Tre punti fermi. L'esegesi della norma de qua deve essere eseguita alla luce dell'intero ordinamento giuridico e non attraverso un'erronea estrapolazione del testo solo in questa seconda ipotesi - com'emergerà in seguito - la sua incidenza è tale da stravolgere l'intero sistema processuale. Ogni interpretazione, infatti, deve essere innanzitutto conforme al dettato costituzionale. Tre sono essenzialmente le norme che costituiscono statuizioni fondamentali alle quali ispirare l'esame della riforma - l'articolo 97 della Carta costituzionale garantisce che i pubblici uffici sono organizzati in modo che siano assicurati il buon andamento dell'amministrazione. - l'articolo 107 prevede che i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni - l'articolo 111 dispone che contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge . Corte costituzionale, sentenza 86/1982. La Consulta ha precisato che nell'interpretare e nell'applicare il comma 3 dell'articolo 107, bisogna tener conto, infatti, di ciò che il legislatore ordinario può validamente disporre, circa il punto di riferimento delle distinzioni consentite fra i giudici ordinari vale a dire, circa la disciplina delle funzioni giurisdizionali e il corrispondente trattamento dei giudici stessi. Ora, l'ordinamento processuale e giudiziario può bene formare l'oggetto delle più varie riforme legislative alla sola condizione che non si contraddicano altri precetti costituzionali , per tutto ciò che riguarda le funzioni e i giudici di merito fino al punto di prevedere - come già si è accennato - la completa unificazione dello stato giuridico di tali magistrati. Ma le leggi ordinarie non possono invece disporre delle funzioni costituzionalmente riservate alla Corte di cassazione in base al secondo e comma 3 dell'articolo 111 né possono dunque trascurare un siffatto motivo di diversità funzionale, nell'attribuire la qualifica di magistrato di cassazione tanto più che questi giudici vengono distintamente considerati dalla stessa Carta costituzionale negli articoli 106, comma 3, e 135, commi 1 e 2 , con sicuro riferimento ai soli magistrati investiti delle corrispondenti funzioni o già titolari di esse . Corte costituzionale, sentenza 51/1970. Il giudice delle leggi ha anche precisato La pronunzia della Corte e, infatti, sul punto della competenza, definitiva e la preclusione che ne discende, ai sensi dell'articolo 544, comma 1, in relazione al disposto del precedente articolo 543, è intesa a rendere operante la irrevocabilità e la incensurabilità da parte di altro giudice delle decisioni della Corte di cassazione. Decisioni emanate dall'organo, cui la Costituzione articolo 111 e l'ordinamento processuale attribuiscono la funzione di giudice ultimo della legittimità sentenza 50/1970 e, in particolare, come questa Corte ha affermato in altre sue precedenti pronunzie sentenza 50/1963 e 109/63 , la funzione regolatrice della giurisdizione nonché delle competenze degli organi giudiziari . Ne deriva che il legislatore non può trasformare surrettiziamente - con previsione non eccezionale ma ordinaria - il giudice di legittimità in giudice del merito, proprio per la differenza concettuale sposata dalla Costituzione e ribadita in modo chiaro dal giudice delle leggi. Chiave di volta. Nell'ambito di una corretta applicazione della nuova statuizione, quindi, occorre non disapplicarla - compito gravemente lesivo proprio delle funzioni cui la Suprema corte è deputata - ma renderla adeguata all'impianto dell'intero ordinamento vigente. In assenza di adeguati lavori preparatori - la legge è stata ritrasmessa alle Camere e approvata nel breve volgere di pochi giorni - occorre stabilire il significato dell'espressione atti . In questo termine è la chiave di volta, che può - o determinare un irreparabile vulnus all'intero sistema - o configurare una disposizione innovativa ma saldamente ancorata allo sviluppo della giurisprudenza nel corso del tempo. Nel primo caso la previsione in esame presenterebbe gravi problemi di costituzionalità. Il termine atti del processo sembra riferirsi a tutti gli atti processuali a contenuto non probatorio cioè a quelli che presentano già un contenuto valutativo di risultanze probatorie. Esaminando brevemente il menzionato svolgersi della giurisprudenza della Suprema corte, infatti, si giunge alla conclusione predetta. Nel 1988 l'articolo 606 lettera e Cpp fu introdotto sulla scia dell'interpretazione, cui in precedenza - durante la vigenza del codice Rocco - era pervenuta la giurisprudenza del giudice di legittimità. Cassazione, prima sezione, sentenza 11484/86. Una delle ultime pronunce prima del nuovo codice, infatti, è la seguente Il vizio di motivazione per contraddittorietà consiste nell'insanabile contrasto, per difformità di valutazione, di uno stesso e rilevante punto di fatto, in plurimi momenti del suo apprezzamento dell'ambito della motivazione della sentenza. La contraddittorietà della motivazione quindi, deve essere interna alla motivazione della stessa sentenza, non esterna. Ne deriva, pertanto, che non sussiste vizio di motivazione, per contraddittorietà, fra le sentenze dei due gradi di merito che valutino in modo diverso uno stesso fatto, giacché ciò è naturale conseguenza della libertà di apprezzamento e di giudizio di ogni organo giurisdizionale il quale spiega le ragioni di ogni suo provvedimento attraverso la motivazione, deputata a esternare il suo fondamento in maniera autonoma ed indipendente Cassazione, prima sezione, sentenza 11484/86, Rv. 174057 presidente Carnevale estensore Buogo imputato Bartolotta . A quest'approdo s'è adeguato il legislatore del 1988. Cassazione, Sezioni unite, sentenza 45276/03. Circa cinque anni dopo le Sezioni unite hanno affermato Consapevoli in pari misura dell'esigenza di stabilizzare il sindacato di legittimità in termini di rigorosa non interferenza con le valutazioni fattuali riservate al merito della prova - esigenza questa sicuramente meglio salvaguardata dal limite testuale del vizio di motivazione -, [le Sezioni unite, ndr] avvertono infatti come una soluzione equilibrata del problema potrebbe sortire, quanto alla peculiare fattispecie processuale sopra descritta, da una lettura dell'articolo 606.1 lettera e Cpp condotta nel solco dell'interpretazione estensiva che di essa è stata già data dalla sentenza Dessimone, che ben può dirsi costituire oggi il diritto vivente sul tema. Nel senso che, ai fini della rilevabilità del vizio di prova omessa decisiva, la Corte di cassazione possa e debba fare riferimento, come tertium comparationis per lo scrutinio di fedeltà al processo del testo del provvedimento impugnato, non solo alla sentenza assolutoria di primo grado, ma anche non certo ai motivi d'appello dell'imputato, carente d'interesse all'impugnazione, perciò inesistenti alle memorie e agli atti con i quali la difesa, nel contestare il gravame del pubblico ministero, abbia prospettato al giudice d'appello l'avvenuta acquisizione dibattimentale di altre e diverse prove, favorevoli e nel contempo decisive, pretermesse dal giudice di primo grado nell'economia di quel giudizio, oltre quelle apprezzate e utilizzate per fondare la decisione assolutoria. La mancata risposta dei giudici d'appello alle prospettazioni della difesa circa la portata di decisive risultanze probatorie inficerebbe la completezza e la coerenza logica della sentenza di condanna e, a causa della negativa verifica di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, la renderebbe suscettibile di annullamento. La Corte di cassazione, dunque, senza necessità di accedere agli atti d'istruzione probatoria, prendendo in esame ancora una volta il testo della sentenza impugnata e confrontandola con quella di primo grado e con gli apporti difensivi nel giudizio d'appello, è chiamata a saggiarne la tenuta, sia informativa che logico-argomentativa . S'intende ribadire che compito del giudice di legittimità non è, e non può essere, quello di accedere agli atti - come vorrebbe il ricorrente - per apprezzare il significato, che si asserisce decisivo, di una prova acquisita, ma quello di verificare se una prova, in tesi decisiva, richiesta se ci si duole della mancata assunzione o assunta se ci si duole della mancata valutazione sia effettivamente tale, e se quindi l'omissione denunciata sia idonea a inficiare la decisione di merito. Solo una verifica del genere sembra compatibile con le funzioni della Corte di cassazione, in quanto essa non richiede la individuazione del risultato probatorio, ma comporta un confronto tra la richiesta di assunzione o di valutazione di una prova e il provvedimento impugnato e presuppone che la richiesta sia stata correttamente formulata e documentata il che nel giudizio di appello non è certo precluso alla parte non impugnante, la quale, con memorie, atti o anche dichiarazioni verbalizzate, ben può sollecitare la considerazione di una prova trascurata dalla sentenza di primo grado. Di talché, l'eventuale annullamento della decisione impugnata - con rinvio - conseguirebbe, in tal caso, alla mancanza di motivazione, accertata all'esito di una verifica dell'omessa valutazione di prove decisive a favore dell'imputato, pretermesse nell'economia della motivazione della prima sentenza assolutoria e neppure implicitamente considerate nella motivazione della successiva sentenza di condanna, sempre che l'esistenza e i contenuti delle medesime prove siano stati oggetto di specifica segnalazione da parte della difesa dell'imputato nel giudizio di appello Cassazione, Sezioni unite, sentenza 45276/03 . L'apparato probatorio. La modifica della legge 46/2006, dunque, potrebbe rappresentare la trasposizione in norma processuale del frutto del progressivo sforzo d'aggiornamento interpretativo della massima giurisprudenza alle reali necessità di una giustizia che, senza trascurare i limiti del giudizio di legittimità, miri a rendere più puntuale la correttezza della decisione assunta dai giudici del merito. Anche i fautori della trasformazione dei giudici di legittimità in novelli giudici del merito di terzo grado sono consapevoli che una diversa interpretazione, anche in concreto, non è sostenibile per le insormontabili difficoltà che subito s'intravedono. Infatti, non si può - ove l'interpretazione fosse diversa - limitare la lettura e la valutazione agli atti specificamente indicati , poiché questa pretesa indagine di fatto rende indispensabile l'introduzione della Corte di cassazione nell'esame dell'intero apparato probatorio , poiché uno o più atti solo nel raffronto con l'intero compendio hanno un significato preciso. Estrapolarli, spesso, significa prestarsi a inaccettabili conclusioni di parte, anche in considerazione dell'assenza di un controricorso della parte avversa quasi sempre il Pm , che non ha la possibilità di indicare specificamente gli atti contrari alle prospettazione difensiva. Conseguentemente la Suprema corte deve cambiare sede, per accogliere e conservare - fino alla definizione del grado di giudizio - i fascicoli, che dovranno essere trasmessi dalle magistrature di merito. In definitiva o alla norma de qua si dà il predetto significato o altro simile o la stessa deve essere sottoposta a vaglio di Costituzionalità. *Consigliere della Corte di cassazione