Piccole imprese, le verifiche (possibili) sulle presunzioni semplici

L'ufficio delle imposte, secondo gli ermellini, può fondare l'accertamento del reddito delle aziende in regime forfetario anche sui costi sostenuti, senza dover ricercare indizi gravi o altri riscorntri

L'ufficio delle imposte può fondare l'accertamento del reddito delle piccole imprese in regime forfetario su presunzioni semplici, quali i costi sostenuti, senza dover ricercare indizi gravi o altri riscontri. A dirlo è la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 15134 del 30 giugno 2006 leggibile integralmente tra i correlati, ha accolto il ricorso del fisco e annullato la decisione di merito. In altri termini ha ritenuto applicabile al caso di un autotrasportatore la legge Visintini ter L. n. 27 del 1985 che consente agli uffici finanziari di procedere ad accertamenti induttivi tenendo conto degli acquisti di merce effettuati dal contribuente e dell'argomentata inattendibilità dell'appostazione del valore delle rimanenze nella contabilità, anche nei confronti di contribuenti in regime forfetario, con i soli obblighi dell'interpello preliminare e la motivazione dei relativi avvisi . C'è di più, spiega il Collegio la finalità di tale disposizione, valevole, fra l'altro, indipendentemente da quanto stabilito nell'articolo 39 del d.p.r. 600 del 1973 accertamento induttivo , è quella di ammettere elementi extracontabili negli accertamenti compiuti nei confronti di alcune categorie di contribuenti, per i quali sussistono forti possibilità di evasione e supporti contabili molto più elementari di quelli ordinari, eliminando la necessità di dover smentire le risultanze contabili per dimostrare la presenza di infedeltà o inesattezze specifiche. L'applicazione della legge Visintini sta dunque nella necessità di controllare alcune categorie di contribuenti, per i quali sussistono forti possibilità di evasione, dovute a una contabilità particolarmente semplice. Per annullare l'accertamento, il contribuente dovrà fornire la prova contraria e cioè elementi, per così dire idonei a dimostrare che il reddito non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall'ufficio. È il caso di una donna, esercente l'attività di autotrasporto in regime forfetario. L'ufficio delle imposte di Aversa aveva elevato il reddito, sulla base dei coefficienti ministeriali, tenendo conto dei costi d'acquisto del carburante per autotrazione. Così la contribuente si era rivolta al giudice tributario sostenendo che l'avviso, oltre ad essere carente di motivazione, non si fondava su presunzioni gravi e concordanti. La commissione provinciale le aveva dato ragione provocando l'appello dell'ufficio, respinto in secondo grado. Infatti il giudice regionale aveva ritenuto la pretesa tributaria invalida appunto perché basata solo sui consumi e i ricavi chilometrici, quindi su sole presunzioni semplici. Quindi l'amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la disposizione violata dai giudici di merito, contenuta nella Visintini-ter, consente l'accertamento induttivo senza elementi gravi. Tale ricorso è stato accolto. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 13 aprile-30 giugno 2006, n. 15134 Presidente Saccucci - Relatore Genovese Ricorrente ministero delle Finanze - Controricorrente Basilico Rilevato Che l'Ufficio delle IIDD di Aversa, con avviso Irpef/Ilor 1985, ha elevato, sulla base dei coefficienti ministeriali, il reddito della signora Attilia Basilico, esercente l'attività di autotrasporto in regime forfetario che a tale rettifica l'Amministrazione è pervenuta sulla base dei costi di acquisto del carburante per autotrazione che il ricorso della contribuente alla C.T. di I grado di Santa Maria Capua Vetere era accolto sulla base della nullità dell'avviso per carenza di motivazione e di presunzioni aventi i requisiti di gravità ex articolo 39, primo comma. Dpr 600/73 che l'appello dell'ufficio era respinto dalla C.T.R. della Campania atteso che la pretesa tributaria sarebbe basata su presunzioni semplici consumi e ricavi chilometrici non supportati da altri riscontri che, avverso tale sentenza, ricorrono il ministero delle Finanze e l'Ufficio periferico, con un unico motivo di ricorso, avverso il quale resiste la contribuente con controricorso che, investito della richiesta di parere sulla ricorrenza di uno dei casi di cui all'articolo 375 Cpc, il Pg ha concluso per l'accoglimento del ricorso, per manifesta fondatezza che con l'unico mezzo con il quale lamenta la violazione dell'articolo 2, comma 29, della legge 17/1985 i ricorrenti deducono che la disposizione violata dai giudici di merito contenuta nella cd. Visentiniter consentirebbe l'accertamento induttivo nei confronti delle imprese minori, in regime forfetario, usando anche presunzioni non aventi i caratteri di gravità, precisione e concordanza, quali i costi di impresa, con la conseguente inversione dell'onere probatorio a carico del contribuente che la contribuente lamenta la novità del tema di ricorso che, come osserva il Pg, la sentenza impugnata ha applicato la disposizione di cui all'articolo 39, primo comma, lettera d , Dpr 600/73, che stabilisce una presunzione semplice in favore dell'Ufficio, mentre - come evidenziato nel ricorso - la fattispecie avrebbe dovuto essere valutata ai sensi dell'articolo 2, comma 29, Dl 853/84, convertito nella legge 17/1985 cosiddetta Visentiniter , che consente agli Uffici finanziari di procedere ad accertamenti induttivi, tenendo conto degli acquisti di merce effettuati dal contribuente e dell'argomentata inattendibilità dell'appostazione del valore delle rimanenze nella contabilità, anche nei confronti di contribuenti in regime forfetario, con i soli obblighi dell'interpello preliminare e la motivazione dei relativi avvisi che, infatti, la finalità di tale disposizione, valevole indipendentemente da quanto stabilito nell'articolo 39 del Dpr 600/73, è quella di ammettere elementi extracontabili negli accertamenti compiuti nei confronti di alcune categorie di contribuenti, per i quali sussistono forti possibilità di evasione e supporti contabili molto più elementari di quelli ordinari, eliminando la necessità di dover smentire le risultanze contabili per dimostrare la presenza in esse di specifiche infedeltà o inesattezze che tale principio di diritto è già stato affermato da questa Corte, con le sentenze 14299/03 e 1598/06, con cui si è statuito che, siffatta procedura - consentita altresì in via generale per le imprese minori dall'articolo 39, ultimo comma, del Dpr 600/73 - prescinde necessariamente dalla disciplina di favore, come tale di natura eccezionale, prevista del detto Dl 853/84, le cui indicazioni, in materia di deduzione forfettaria dei costi, non possono cumularsi con le deduzioni applicate in forza della disciplina ordinaria, cui si rapporta l'attività accertativa di tipo induttivo che i tali casi opera una tecnica accertativa simile a quella stabilita dall'articolo 41 Dpr 600/73, anche se basata su una ratio alquanto diversa, costituita dal fatto di dover controllare alcune categorie di contribuenti, per i quali sussistono forti possibilità di evasione e supporti contabili molto più elementari di quelli ordinari che, pertanto, anche in tali casi opera il principio affermato da Cassazione 17016/02 , secondo cui il ricorso, da parte dell'ufficio finanziario, a presunzioni supersemplici - e cioè prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza posti dall'articolo 38, terzo comma, dello stesso decreto 600 -, comporta l'inversione dell'onere della prova a carico del contribuente, che può fornire elementi contrari intesi a dimostrare che il reddito risultante algebrica di costi e ricavi non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall'ufficio che non ha pregio l'eccezione di novità del thema decidendum, trattandosi di una corretta qualificazione dell'istituto applicato dall'Amministrazione e verificato negativamente dal giudice di merito, fermi gli elementi di fatto petitum e causa pretendi non contestati che, secondo quanto questa Corte ha già affermato sentenza 20398/05 , tale potere è pienamente legittimo che, infatti, il principio secondo cui le ragioni poste a base dell'atto impositivo segnano i confini del processo tributario, che è un giudizio d'impugnazione dell'atto, sì che l'ufficio finanziario non può porre a base della propria pretesa ragioni diverse e modificare nel corso del giudizio la motivazione dell'atto, non esclude il potere del giudice di qualificare autonomamente la fattispecie posta a fondamento della pretesa fiscale, né l'esercizio di poteri cognitori d'ufficio, non potendo ritenersi che i poteri del giudice tributario siano più limitati di quelli esercitabili in qualunque processo d'impugnazione di atti autoritativi, quale quello amministrativo di legittimità che, con riguardo alla procedura introdotta dalla legge 17/1985 cosiddetta Visentini-ter , questa Corte non ha mai affermato neppure nella sentenza 11350/01 invocata dalla contribuente con la memoria illustrativa che l'osservanza delle forme procedimentali amministrative stabilite nel già citato comma 29 dell'articolo 2 la richiesta per raccomandata al contribuente di chiarimenti da inviare per iscritto entro quarantacinque giorni e la specifica indicazione dei fatti che danno fondamento alla presunzione siano - ove non correttamente osservate, causa di nullità dell'accertamento e, pertanto, di inefficacia delle presunzioni stabilite dalla stessa legge che, infatti, come questa Corte ha già avuto occasione di mostrare nella sentenza 3115/06 , che questo indirizzo interpretativo ha una sua solida base di sostegno in tutte quelle forme di contraddittorio posticipato, purché possibile e garantito, a cominciare dalle ingiunzioni fiscali e a finire ai decreti ingiuntivi rilasciati, secondo il codice di rito comune, dal giudice che la compatibilità con la Costituzione di siffatte forme di accertamento dei diritti, inaudita altera parte, risiede nella possibilità, concessa al loro destinatario, di procurarsi una sede contenziosa per contestarne presupposti e legittimità che, anche nella specie tale possibilità è stata data alla contribuente che, invece di limitarsi a invocare il difetto di contraddittorio precontenzioso, ha avuto la possibilità di far valere le sue doglianze in sede processuale, ma non l'ha fatto, essendosi limitata a contestare, sterilmente, il metodo e non anche i contenuti dell'accertamento, svoltosi in quelle forme proprio per l'appartenenza della contribuente a quelle categorie di contribuenti che costituiscono il presupposto soggettivo per l'applicabilità della cd. legge Visentini ter che ciò giustifica ampiamente il carattere eventuale e posticipato del contraddittorio sulla ricostruzione del reddito per presunzioni che i principi esposti dalla giurisprudenza di questa Corte regolatrice, in ordine al contraddittorio differito relativo all'accertamento tributario, hanno, sostanzialmente, la stessa ratio giustificatrice di quelli posti - nella giurisprudenza costituzionale - con riferimento all'accertamento dei diritti nel processo scaturente da decreto monitorio che la sentenza della Commissione tributaria regionale ha del tutto pretermesso la possibilità di utilizzare le presunzioni semplificate poste dalla legge Visentini-ter e la valutazione dei presupposti per loro applicabilità, anche in difetto dell'espressa qualificazione formale, in tali sensi, della procedura di accertamento fiscale adottata da parte dell'Amministrazione che, pertanto, il ricorso deve essere accolto, e la sentenza di appello deve essere cassata, con conseguente rinvio della controversia, per il suo nuovo esame, ad altra sezione della Ctr Campania, che dovrà attenersi ai principi di diritto sopra enunciati, e far governo delle spese di questa fase. PQM Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, ad altra sezione della Ctr della Campania. 3