Privacy: l'ammutinamento dell'avvocatura

L'Oua chiede al governo un provvedimento d'urgenza per escludere i legali dall'applicazione del Testo unico. E intanto vuole un'altra proroga per evitare la scadenza di gennaio

Privacy, fuori gli avvocati dal Testo unico ma subito con un provvedimento d'urgenza che sancisca definitivamente la loro esclusione o che almeno proroghi il termine per l'adozione delle misure minime di sicurezza, per il tempo necessario all'approvazione dei disegni di legge in discussione alla Camera e al Senato. È quello che la giunta dell'Oua ha chiesto al Governo in una delibera approvata lo scorso 21 novembre qui leggibile nei documenti correlati . Delibera, che Michelina Grillo, presidente dell'Organismo unitario dell'Avvocatura ha trasmesso a Palazzo Chigi, insieme alla mozione approvata all'unanimità il 13 novembre scorso dal XXVIII Congresso nazionale forense. Il tutto accompagnato da una lettera in cui il leader dell'Organismo politico ha chiesto a nome dell'Avvocatura italiana un provvedimento avente forza di legge che, faccia definitivamente proprio il principio di cui ai tre disegni di legge bipartisan presentati sulla materia, che vede la motivata esclusione degli avvocati dall'ambito di applicazione della normativa in questione . Il riferimento è ai progetti di legge 3039/S pubblicato sul quotidiano del 30 luglio 2004 5395/C e 6069/C, i quali prevedono che le disposizioni contenute nel D.Lgs 196/03 non siano applicabili ai legali. La richiesta, ha spiegato la Grillo nella missiva inviata al premier Silvio Berlusconi, non pretende il riconoscimento di ingiustificati privilegi, bensì tiene conto delle finalità generali di tutela del cittadino e del bene pubblico e della peculiarità e delicatezza dell'attività costituzionalmente demandata all'Avvocatura, da sempre custode fedele ed indiscussa dei dati e dei segreti, anche i più intimi, dei clienti e già sottoposta a risalenti e stringenti vincoli, legislativi e deontologici, di segreto professionale . Il provvedimento, ha continuato il leader dell'Organismo politico, è indispensabile soprattutto per evitare di subire regole rigide e poco razionali che, solo in Italia, finirebbero per burocratizzare lo studio di legale, anche di piccole dimensioni. Ma non solo a farne le spese sarebbe anche il libero e sereno esercizio della professione forense, che finirebbe per essere rallentato se non ostacolato. Professione che da sempre ha garantito e tutela il rapporto di fiducia con i propri assistiti. Tuttavia, l'Avvocatura che durante questa legislatura ha sempre manifestato il bisogno di riforme razionali e condivise del proprio ordinamento professionale ha chiesto di non disattendere ulteriormente le corali attese degli avvocati. cri.cap

Organismo Unitario dell'Avvocatura Delibera della Giunta 21 novembre 2005 Rilevato - che il prossimo 31 dicembre 2005 scadrà il termine per l'adozione delle misure minime di sicurezza previste dal D.Lgs 196/03, - che tutti i disegni di legge tendenti ad escludere gli avvocati dall'ambito di applicazione della normativa S3039, C5395, C6069 , pur se presentati in modo bipartisan da esponenti politici di entrambi gli schieramenti, sono attualmente in corso di esame in sede referente nelle rispettive Commissioni parlamentari giustizia e che non ne è prevista una rapida calendarizzazione, - che le ragioni della richiesta esenzione degli avvocati dall'ambito di applicabilità del D.Lgs 30 giugno 2005 esenzione possibile ai sensi dell'articolo 8 della direttiva Comunitaria 95/46/CE, paragrafo n. 4 risiedono non nella pretesa di un ingiustificato privilegio bensì, come sempre spiegato dall'Avvocatura e ben colto dai progetti di legge sopra citati, in finalità generali di tutela del cittadino e del bene pubblico e nella peculiarità e delicatezza dell'attività dell'Avvocatura, da sempre custode fedele ed indiscussa dei dati e dei segreti, anche i più intimi, dei clienti e già sottoposta a risalenti e stringenti vincoli, legislativi e deontologici, di segreto professionale, - che il XXVIII Congresso Nazionale Forense convocato in Milano dal 10 al 13 novembre 2005, con mozione approvata all'unanimità, ha ribadito i principi applicabili in materia di privacy ed ha dato mandato all'Oua, quale rappresentanza politica della categoria, di adoperarsi affinché vi sia data attuazione in sede legislativa, giungendo a dichiarare l'inapplicabilità generale del codice sulla privacy agli avvocati, essendo a tal fine insufficienti i provvedimenti generali già adottati dal Garante di esonero degli avvocati da diversi singoli obblighi previsti dalla stessa, Chiede che il Governo, ravvisate la necessità e l'urgenza di provvedere per l'impossibilità tecnica di giungere in tempi brevi all'esame ed approvazione dei progetti di legge, presentati da esponenti di entrambi gli schieramenti politici e tendenti ad escludere gli avvocati dall'ambito di applicazione del D.Lgs 196/03, voglia provvedere in via principale con apposito provvedimento avente forza di legge, facendo definitivamente proprio il principio di cui ai disegni di legge sopra ricordati, ovvero, in via subordinata, prorogando la prossima scadenza del termine per l'adozione delle misure minime di sicurezza previste dal D.Lgs 196/03 per il tempo necessario al fine di consentire l'approvazione parlamentare dei disegni di legge in materia, adoperandosi in tal caso sia per la loro rapida calendarizzazione sia per la loro assegnazione alla sede deliberante.