Chi querela per conto della società deve dimostrare i poteri di rappresentanza

di Giuseppe Santalucia

La persona fisica che, in qualità di legale rappresentante di una società, propone querela ha l'onere di fornire espressamente la prova dei poteri di rappresentanza nel caso in cui dichiari soltanto la qualifica di direttore di un esercizio commerciale e quindi di organo societario con meri compiti di direzione interna, che infatti può ritenersi dotato dei poteri di rappresentanza nei rapporti esterni soltanto ove sussista una specifica attribuzione statutaria o un conferimento negoziale da parte dell'organo amministrativo della società o ancora se tale potere derivi dalla natura, che va dimostrata, dei compiti affidatigli. Lo ha chiarito la seconda sezione penale della Cassazione nella sentenza 37214/06, depositata il 9 novembre e qui integralmente leggibile tra gli allegati. di Giuseppe Santalucia* Magistrato La querela per conto della società per azioni è stata proposta dal direttore commerciale di uno degli esercizi di vendita, ove si era verificato il fatto di truffa in contestazione. La Corte di cassazione non condivide la valutazione del giudice di merito ed afferma che la qualifica di direttore dell'esercizio commerciale non è di per sé idonea a far ritenere che il querelante sia titolare ex lege dei poteri di rappresentanza della società. Richiama a tal proposito la sentenza 45329/05 della quinta sezione penale ric. Abdeli , che ha chiarito che il direttore di un esercizio commerciale non ha la legittimazione a proporre querela, perché a lui non possono riconoscersi poteri di rappresentanza impliciti come si verifica, invece, nel caso in cui il potere di rappresentanza derivi ex lege dalla qualifica di legale rappresentante indicata nell'atto di querela, con la conseguenza che, qualora siano conferiti, in relazione a singoli affari o a determinati rami dell'attività, poteri di rappresentanza esterni, essi devono trovare la loro fonte nello statuto o comunque in un atto negoziale di conferimento, che devono essere allegati all'atto di querela. Nello stesso anche la sentenza 15370/05 della quarta sezione penale ric. Gaffi , secondo cui, in ipotesi di furto ai danni di un esercizio commerciale, il legale rappresentante della società deve indicare nel verbale di denuncia la propria specifica qualità, non essendo sufficiente, perché la richiesta di procedere penalmente abbia valore di querela, che egli si definisca direttore dell'esercizio commerciale. Al direttore, afferma la Corte di cassazione, possono essere conferiti, in relazione a singoli affari o rami dell'attività, poteri di rappresentanza esterna, ma tali poteri devono trovare la loro fonte nello statuto o in un atto negoziale di conferimento. La persona fisica che propone querela per conto di una società dotata di personalità giuridica ha l'onere di allegare la qualità di legale rappresentante, e l'allegazione può ritenersi implicita qualora egli deduca di ricoprire la qualità di organo amministrativo della società, ma deve essere esplicita nel caso in cui sia dichiarata la sola qualità di direttore. Il soggetto titolare di compiti di direzione interna può ritenersi dotato del potere di rappresentanza soltanto ove sussista in tal senso una specifica attribuzione statutaria, oppure un conferimento negoziale ovvero ancora se il potere derivi dalla natura, che va dimostrata, dei compiti affidati.

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 19 ottobre-9 novembre 2006, n. 37214 Presidente Rizzo - Relatore Casucci Svolgimento del processo Con sentenza in data 30 maggio 2003, la Ca di Firenze, seconda sezione penale, confermava la sentenza del Tribunale in sede, con la quale Tinnirello Luigi era stato condannato alla pena di un anno sei mesi di reclusione ed euro 400 di multa, ritenuta la continuazione, perché dichiarato colpevole di truffa, falso e ricettazione ipotesi lieve , fatti commessi in Firenze fino al 16 agosto 1999. La Corte territoriale riteneva che in ordine al reato di truffa la querela doveva ritenersi ritualmente proposta da parte del direttore-responsabile del negozio Imperial anziché dalla società cui faceva capo la serie di esercizi commerciali che ne distribuivano i prodotti. Nel merito, il concorso nella falsificazione dei documenti del Fioretti, strumentale alla consumazione della truffa, risultava dalla constatazione che la fattura di acquisto con il nome falso era nella disponibilità del Trinnirello. La pena base per il delitto di truffa era stata calcolata in maniera adeguata alla gravità dei fatti con aumento congruo per la continuazione. Contro tale decisione ha proposto tempestivo ricorso l'imputato, a mezzo del difensore, che ne ha chiesto l'annullamento per erroneità e contraddittorietà della motivazione laddove in sentenza si afferma che danneggiato dalla truffa sia il solo negozio appartenente alla catena Imperial e non la società in difetto di conoscenza dei rapporti interni tra negozio e catena commerciale e che Costantini ha proposto la querela in proprio, laddove egli ha agito certamente non come persona fisica. Motivi della decisione Con unico motivo di ricorso si denuncia erroneità e contraddittorietà della motivazione relativamente alla valutazione della sussistenza della legittimazione a proporre la querela da parte del direttore del negozio facente capo alla società Imperial. Dall'esame degli atti, doveroso vertendosi in tema di vizio in procedendo, risulta che il 20 agosto 1999 Costantini Mauro, qualificandosi direttore dell'esercizio commerciale Imperial di Cadenzano, sporgeva querela nei confronti di Tinnirello Luigi, per conto della società Imperiale Spa per la quale lavorava come direttore del centro. In primo grado la difesa aveva subito contestato la legittimazione a sporgere querela in nome e per conto della società. Nel corso del dibattimento Costantini era stato sentito anche a tale proposito ed aveva precisato d'essere il direttore commerciale dell'esercizio di vendita dove si era verificato al fatto e che in tale qualità riteneva di avere la titolarità del diritto di proporre querela. Con l'appello il ricorrente ha prodotto certificato della Ccia sulla compagine sociale della Società Imperial Spa titolare di quell'esercizio, dalla quale non emergeva il conferimento di poteri di rappresentanza al Costantini. La sentenza impugnata, dopo avere affermato di condividere quanto ritenuto dal primo giudice, ha contestato la fondatezza dell'impugnazione, al rilievo che Costantini aveva agito in proprio e non in rappresentanza della società . La considerazione è errata, perché dal verbale del 20 agosto 1999 risulta espressamente spiegato da Costantini che era la società per la quale lavorava che intendeva perseguire penalmente il responsabile della truffa la società per cui lavoro intende perseguire penalmente il responsabile di tale truffa . Per altro verso non è giuridicamente condivisibile la valutazione del primo giudice, perché la qualifica di direttore dell'esercizio commerciale è di per sé equivoca e inidonea a far ritenere il querelante titolare ex lege di poter di rappresentanza cfr. Sezione quarta, sentenza 15370/05, Gaffi Sezione quinta, 45329/05 . Al direttore di una persona giuridica possono essere conferiti, in relazione a singoli affari o a rami dell'attività, poteri di rappresentanza esterna, sostanziali e processuali, ma tali poteri, devono trovare la loro fonte nello statuto o comunque in un atto negoziale di conferimento cfr. Cassazione civile, Sezione prima, sentenza 14813/03 e 5409/96 in tema di direttore generale di una Spa . Nel caso in esame in particolare la difesa si è attivata al fine di documentare la carenza dei poteri. La persona fisica che propone querela per conto di una società dotata di personalità giuridica ha soltanto l'onere di allegare la sua qualità di legale rappresentante della società ma anche in questo caso la prova di tale qualità assume rilevanza nel caso che venga contestata dalla controparte . Tale allegazione può ritenersi implicita qualora deduce di ricoprire la qualità di organo amministrativo della società trattandosi di veste astrattamente idonea alla rappresentanza in giudizio della persona giuridica . Tuttavia l'allegazione di tale potere deve essere esplicita nel caso in cui sia dichiarata la sola qualità di direttore a maggiore ragione nel caso in esame, a fronte della contestazione ad opera del controinteressato, dal momento che l'organo cui sono attribuiti compiti di direzione interna, può ritenersi dotato del potere di rappresentare la società, anche processualmente, nei rapporti esterni con effetti vincolanti soltanto se sussista in tal senso una specifica attribuzione statutaria, oppure un conferimento negoziale da parte dell'organo amministrativo, ovvero ancora se tale potere derivi dalla natura, che va dimostrata, dei compiti affidatigli Cassazione civile, Sezione quinta, sentenza 18090/04 . La sentenza deve in conseguenza essere annullata, limitatamente al reato di truffa perché l'azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela. Gli atti debbono essere trasmessi alla Ca di Firenze, diversa sezione, per la determinazione della pena in ordine ai residui reati, posto che il primo giudice aveva indicato come delitto più grave proprio la truffa ancorché erroneamente, perché reato più grave rimaneva quello di ricettazione, anche se ritenuta l'ipotesi attenuata, l'unico limite essendo quello di non potere irrogare una pena inferiore al minimo edittale del reato satellite . PQM Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di truffa, perché l'azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela e rinvia ad altra sezione della Ca di Firenze per la determinazione della pena in ordine ai residui reati.