Assegni bancari, nessuna replica per chi viola le norme

La sanzione amministrativa può essere applicata senza ascoltare l'interessato. La prova è essenzialmente documentale ed il diritto di difesa è tutelato con la presentazione di documenti e memorie difensive

Niente replica per chi vìola le norme sugli assegni bancari. L'autorità amministrativa, infatti, potrà applicare la sanzione senza dover ascoltare l'interessato. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza 19040/05 - depositata lo scorso 29 settembre 2005 e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con cui ha chiarito l'interpretazione dell'articolo 8bis della legge 386/90, aggiunto dall'articolo 33 del D.Lgs 507/99, concernente la nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari. Il fatto. La vicenda ha inizio con l'emissione di un assegno bancario senza l'autorizzazione dell'istituto di credito trassato. Per questo era stata applicata al cliente una sanzione amministrativa di oltre 4 milioni di lire 2000 euro circa . A questa misura l'uomo aveva fatto opposizione sostenendo che l'ordinanza ingiunzione era inammissibile poiché emanata senza la sua previa audizione, nonostante ne avesse fatto richiesta . Ma la Prefettura rispose che l'articolo 8bis non riconosce al trasgressore il diritto di essere sentito. Investito del problema, il giudice di pace di Cesena, invece, spezzò una lancia in favore del cliente la legge sulle sanzioni amministrative prevede la facoltà per l'interessato di essere sentito. Contro la decisione del magistrato onorario il prefetto e il ministero degli Interni hanno proposto ricorso in Cassazione, accolto. La sentenza 19040/05. I giudici della prima sezione civile di Piazza Cavour, oltre a ritenere l'articolo 8bis una norma speciale e quindi l'unica applicabile al caso a dispetto delle norme generali sulle sanzioni amministrative , hanno anche precisato che in questi casi la prova è essenzialmente documentale, sicchè l'interessato vede pienamente tutelato il suo diritto di difesa, mediante la presentazione di documenti e scritti difensivi . La sentenza impugnata, dunque, è stata interamente cassata e la Suprema corte, decidendo nel merito ha confermato che il cliente della banca deve la sanzione amministrativa senza alcuna possibilità di essere sentito. I documenti prodotti sono sufficienti.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 26 maggio-29 settembre 2005, n. 19040 Presidente Lo savio - relatore Del Core Pm Abbritti - difforme - ricorrente ministero dell'Interno Svolgimento del processo Francesco Di Biasi si oppose all'ordinanza con cui il prefetto di Forlì- Cesena gli aveva ingiunto il pagamento della somma di lire 4.100.000 a titolo di sanzione amministrativa per avere emesso un assegno bancario senza autorizzazione della banca trassata. Sostenne l'opponente che l'ordinanza ingiunzione era inammissibile poiché emanata senza la di lui previa audizione, nonostante ne avesse fatto richiesta. La prefettura replicò che l'articolo 8 bis della legge 386/90 non riconosce al trasgressore il diritto di essere sentito. L'adito GdP accolse il ricorso rilevando che, ai sensi dell'articolo 18 legge 689/81, l'interessato ha facoltà di essere sentito prima della emanazione dell'ordinanza-ingiunzione e che tale facoltà il Di Biasi aveva chiesto di esercitare nello scritto difensivo inviato al prefetto. Non era condivisibile la tesi secondo cui per l'articolo 8 bis della legge 386/90, prevedendo la facoltà di depositare scritti difensivi, non sarebbe necessaria l'audizione dell'interessato, atteso il rinvio operato dalla norma alle disposizioni della legge 689/81, tra le quali l'articolo 18 pienamente applicabile e compatibile con la procedura in questione. Di tale sentenza il ministero degli Interni e il prefetto di Forlì-Cesena hanno chiesto la cessazione in base a un unico motivo, cui resiste, con controricorso, Francesco Di Biasi. Motivi della decisione Con l'unico motivo, le amministrazioni ricorrenti denunziano violazione degli articoli 18 della legge 689/81 e 8 bis della legge 386/90. Deducono che quest'ultimo articolo, in tema di procedimento per l'applicazione delle sanzioni pecuniarie amministrative per gli illeciti previsti nella ridetta legge e quindi anche per l'emissione di assegni senza autorizzazione, non prevede l'audizione del trasgressore. In quanto norma speciale prevale sull'articolo 18 legge 689/81 e, del resto, la mancata previsione dell'audizione dell'interessato si spiega con il fatto che nella procedura sanzionatoria delle infrazioni previste dalla legge 386/90 la prova è essenzialmente documentale,, sicchè l'interessato vede pienamente tutelato il suo diritto di difesa, presentando scritti difensivi e documenti come pacificamente avvenuto nella specie , la contraria opinione, indurrebbe un inutile aggravio della procedura amministrativa, contrastante con i principi costituzionali in materia di azione della Pa, erroneamente, poi, il GdP ha ritenuto invalida l'ordinanza in quanto l'articolo 18 legge 69/1981 non prevede una simile conseguenza in caso di mancata audizione del trasgressore. Il ricorso è fondato. Va anzitutto rilevato che l'articolo 8 bis della legge 386/90, aggiunto dall'articolo 33, D.Lgs 507/99, per la specificità della disciplina del procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative, integra all'evidenza una disposizione di carattere speciale, che trova giustificazione nella peculiarità delle infrazioni amministrative sanzionate, e deroga pertanto alla disciplina generale rappresentata dall'articolo 18 della legge 689/81. Si osserva, in secondo luogo, che il richiamo contenuto nell'articolo 8 bis alle disposizioni delle sezioni 1 e 2 del capo 1 della legge 689/81 e successive modificazioni opera per quanto non previsto dal presente articolo . Di contro, l'iter procedimentale per l'applicazione della sanzione amministrativa è dettagliatamente regolamentato dalla norma in questione. La relativa, particolare disciplina è di per sé autonoma e compiuta e, come tale, non necessita di eterointegrazioni. Manca, quindi, in radice la condizione assenza di previsione cui la norma subordina l'applicazione delle disposizioni delle sezioni I e II del capo I della legge 689/81 e successive modificazioni . In terzo luogo, come bene osserva l'avvocatura erariale, la mancata previsione, nell'articolo 8bis, dell'obbligo procedimentale costituito dall'audizione dell'interessato che ne abbia avanzato espressa richiesta si spiega con il fatto che nella procedura sanzionatoria delle infrazioni previste dalla legge 386/90 la prova è essenzialmente documentale, sicchè l'interessato vede pienamente tutelato il suo diritto di difesa, mediante la presentazione di documenti e scritti difensivi. In altri termini, in dette procedure l'audizione dell'interessato non sarebbe finalizzata a rendere più agevolmente possibile la definizione della controversia in sede amministrativa, né a tutelare in quest'ultimo ambito il diritto di difesa dell'interessato medesimo anche attraverso la illustrazione orale delle proprie ragioni. Devesi, pertanto, affermare il principio secondo cui in tema di procedimento per l'applicazione delle sanzioni pecuniarie amministrative per gli illeciti previsti nella legge 386/90, disciplinato dall'articolo 8 bis stessa legge, l'autorità amministrativa non ha alcun obbligo di sentire l'interessato. La sentenza impugnata che si fonda sul contrario principio va pertanto cassata. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell'opposizione proposta dal Di Biasi avverso l'ordinanza ingiunzione emanata a suo carico dal prefetto di Forlì-Cesena in data 20 marzo 2001. La novità della questione costituisce di per sé giusto motivo per compensare tra le parti le spese dell'intero giudizio. PQM La corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'opposizione e compensa le spese dell'intero giudizio.