Eccesso di velocità, nessuna sospensione di patente per il proprietario che non era alla guida

Circoscritta la portata del principio di solidarietà passiva. Gli ermellini sostengono che solo le sanzioni di natura patrimoniale possono essere estese a chi è titolare del veicolo

Proprietario del veicolo, no alla sospensione della patente se non era al volante. Secondo la Cassazione, si tratta di una sanzione dal carattere personale ed afflittivo che non può colpire il padrone dell'auto quando questa viene utilizzata da altri che commettono un'infrazione al limite di velocità. Così la prima sezione civile di piazza Cavour ha circoscritto la portata del principio di solidarietà passiva ed ha affermato, allo stesso tempo, che solo le sanzioni di natura patrimoniale possono essere estese a chi è titolare del veicolo sentenza 7008/06, depositata il 28 marzo scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati . È vero, hanno ricordano gli ermellini , che in più occasioni la Corte costituzionale ha avuto modo di affermare che la responsabilità del proprietario di un'automobile per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce un principio di ordine generale, operante anche nel caso di fermo di vettura di proprietà di terzi . Ma, ha sottolineato la Suprema corte, si trattava sempre di casi relativi a sanzioni aventi il carattere della patrimonialità e, in quanto tali, suscettibili di essere oggetto del regime di solidarietà passiva coinvolgente il proprietario del veicolo. Nell'ipotesi in esame, invece, la sanzione della sospensione della patente ha natura afflittiva, ed incide sulla legittimazione alla guida, così gravando sull'atto amministrativo di abilitazione . In altre parole, il principio di solidarietà non va applicato sempre e in qualsiasi circostanza ma circoscritto a secondo dei casi.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 26 gennaio-28 marzo 2006, n. 7008 Presidente Cappuccio - Relatore Piccinini Pm Russo - difforme - Ricorrente Beraudo Svolgimento del processo Con ricorso del 28 marzo 2001 Matteo Beraudo proponeva opposizione avverso il verbale redatto dal Corpo della Polizia Municipale di Centallo, con il quale gli era stata contestata la violazione dell'articolo 142, comma 9, Cds, perché avrebbe superato di 61,65 km/h il limite massimo di velocità consentito violazione accertata tramite Autovelox. Il Giudice di Pace di Fossano adito rigettava il ricorso, incentrato sulla mancata contestazione immediata dell'infrazione, oltre che sulla pretesa inapplicabilità della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida nel frattempo irrogata dal Prefetto e ciò, quanto al primo punto, essenzialmente in ragione del disposto dell'articolo 384 Reg. Cds, quanto al secondo, per il principio di solidarietà affermato negli articoli 6 legge 1981/89 e 196 Cds con riferimento agli illeciti punibili con il pagamento dì somma di denaro, principio dal quale discenderebbe la legittimità della previsione anche in relazione alle sanzioni accessorie. Avverso la detta decisione proponeva ricorso per cassazione Matteo Beraudo, che con due motivi di impugnazione denunciava violazione di legge e vizio di motivazione, essenzialmente per il fatto che nella specie sì sarebbe trattato di sanzione personale che, in quanto tale, non sarebbe stata applicabile all'obbligato in via solidale. L'intimato non svolgeva attività difensiva. La controversia veniva quindi decisa all'esito dell'udienza pubblica del 26 gennaio 2006. Motivi della decisione Con i due motivi di ricorso, che devono essere esaminati congiuntamente perché fra loro connessi, Matteo Beraudo ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione, con riferimento alla statuizione avente ad oggetto l'irrogazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un mese. In proposito precisava di aver dato dimostrazione del fatto che al momento dell'infrazione la vettura di sua proprietà era guidata da altri, e da ciò sarebbe derivata l'inapplicabilità della detta sanzione, attesa la sua natura personale. Sul punto sarebbe stato irrilevante il f atto che la vettura circolasse o meno con il suo consenso. e comunque il Prefetto non avrebbe assolto l'onere probatorio incombente a suo carico in ordine all'individuazione del soggetto che al momento della rilevazione dell'infrazione si trovava alla guida del veicolo, cosi come analogamente il giudice di pace avrebbe omesso di considerare la documentazione rilevante al riguardo prodotta da esso ricorrente. La censura avente ad oggetto la pretesa violazione dell'articolo 6 legge 1981/89 è fondata. Il giudice di pace ha infatti ritenuto che detto articolo 1 e l'articolo 196 Cds stabiliscono un principio generale in base al quale degli illeciti amministrativi punibili col pagamento di una somma di danaro rispondono, in solido con il trasgressore, anche i proprietari ed i titolari di diritto di godimento delle cose servite per commettere la violazione, salvo che dimostrino che la cosa è stata usata contro la loro volontà Pur essendo il principio correttamente enunciato, lo stesso non risulta tuttavia applicabile al caso di specie poiché, richiamato in via generale il principio della personalità della responsabilità amministrativa sancito dall'articolo 3 della stessa legge 689, occorre considerare che la sanzione della sospensione della patente in esame ha carattere schiettamente personale, rispetto alla quale dunque non è applicabile il richiamato principio di solidarietà affermato dai citati articoli 6 e 196 Corte costituzionale 2005/27 . È ben vero che in diverse occasioni la Corte costituzionale aveva avuto occasione di affermare che la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce un principio di ordine generale, operante anche nel caso di fermo di vettura di proprietà di terzi. Peraltro in tali ipotesi si trattava sempre di sanzioni aventi il carattere della patrimonialità, in quanto tali suscettibili di essere oggetto del regime di solidarietà passiva coinvolgente il proprietario del veicolo, mentre nella specie la sanzione della sospensione della patente ha natura afflittiva, ed incide sulla legittimazione alla guida, così gravando sull'atto amministrativo di abilitazione. Da ciò consegue che ad essa non è applicabile il principio di solidarietà di cui all'articolo 6 legge 1981/9 e che il ricorso deve essere accolto sotto il profilo indicato, restando assorbiti gli ulteriori profili di censura. Ne discende la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio al Giudice di Pace di Fossano anche per le spese del presente giudizio. PQM Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al GdP di Fossano in persona di altro giudicante anche per le spese del presente giudizio.