Pa, nessuna responsabilità se il motociclista cade per una macchia d'olio

di Ugo Terracciano

di Ugo Terracciano La caduta di un motociclista su una macchia d'olio inaspettatamente trovata sulla carreggiata stradale, non fa luogo alla responsabilità della Pa, salvo che sia provato che l'ente non abbia provveduto a rimuovere un pericolo di cui aveva cognizione o notizia. A questa conclusione perviene il GdP di Monza, nella sentenza del 3 maggio 2006 qui leggibile nei documenti correlati . In giudizio, le due parti, la proprietaria del veicolo ed il coniuge che conduceva il mezzo, chiedevano il risarcimento, la prima per i danni materiali, il secondo per le lesioni riportate. Nella richiesta non era chiarito se la pretesa si fondasse sulla previsione dell'articolo 2051 Cc piuttosto che su quella dell'articolo 2043 dello stesso codice. Aderendo ad una delle correnti giurisprudenziali sul tema, invero non a quella prevalente, il giudice di Monza ha ragionato - alla fine escludendola - sulla responsabilità per danni prodotti dalle cose in custodia a norma dell'articolo 2051 Cc. Invero, sulla questione, nel tempo si sono formati due diversi orientamenti, soprattutto nella giurisprudenza di merito per alcuni la responsabilità deriva dalla cattiva vigilanza sui beni di proprietà le strade, appunto per cui si configurerebbe una classica responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia con la conseguente applicabilità dell'articolo 2051Cc con il ricorso a tale norma non è d'accordo però la giurisprudenza prevalente, secondo la quale, invece, l'amministrazione pagherebbe solo quando non abbia osservato il generale principio del neminem laedere, con la conseguente applicabilità dell'articolo 2043 Cc. Il ricorso all'una invece che all'altra norma comporta notevoli conseguenze sul piano pratico. Applicandosi l'articolo 2051, la Pa si troverebbe a pagare, tutte le volte che obbiettivamente si rilevi un difetto di manutenzione, salvo che provi che il danno è frutto di un caso fortuito. Qui, il danneggiato non deve provare l'esistenza di una insidia , così come non ha l'onere di provare la condotta commissiva es. l'ente ha aperto un cantiere stradale senza segnalarlo od omissiva non ha ripristinato un cartello del custode, essendo sufficiente che provi l'evento danno ed il nesso di causalità con la cosa Cassazione 4070/98 11749/98 4673/96 . Nel nostro caso, dunque, basta che provi l'esistenza della macchia d'olio e l'avvenuto danno procurato dalla rovinosa caduta. Applicandosi l'articolo 2043, invece è l'utente che deve portare la prova del danno subito, della sussistenza di un pericolo, ma anche dell'esistenza di un insidia o di un trabocchetto in cui è caduto nonostante la propria attenzione e diligenza. Ecco il punto l'insidia, ovvero il pericolo improvviso ed inaspettato il trabocchetto, cioè il pericolo nascosto. Ora, il giudice di Monza, ha preferito imboccare la prima delle due strade quella che conduce ad esaminare la responsabilità dell'amministrazione in quanto custode dei beni pubblici di sua proprietà o pertinenza, ai sensi dell'articolo 2051 Cc. Messa così, per i coniugi poteva sembrare cosa fatta la macchia c'era, come aveva potuto constatare anche la polizia locale intervenuta il danno alla moto era evidente la caduta era avvenuta sotto gli occhi di testimoni. Ma la questione è ben più complicata, almeno da quando la Cassazione Sentenza 15224/05 ha ribadito che un altro fattore è determinante, quando si parla di responsabilità dell'amministrazione per cattiva manutenzione o vigilanza sulla cosa in custodia quello dell'estensione dei beni. Sostenere cioè, che la Pa - nell'esercizio dell'obbligo di custodia dei propri beni - debba conoscere e vigilare, palmo, palmo, le proprie strade per colmare buche e raddrizzare cartelli, ripulire macchie sull'asfalto, anche nei posti più ameni, rappresenta una pretesa eccessiva. Per questo la Cassazione rifiuta l'idea che una norma come quella dell'articolo 2051 risarcimento del danno cagionato da cosa in custodia possa applicarsi anche a quei beni che, seppure demaniali, per vasta estensione e soprattutto per la fruibilità e l'uso indiscriminato da parte dei cittadini utenti non sono effettivamente controllabili Cassazione 13114/95 Corte costituzionale 156/99 . Nel caso di specie, i beni cioè la rete stradale comunale hanno notevole estensione, la macchia d'olio poteva essere colata da un veicolo che precedeva, cosicché l'amministrazione non avrebbe potuto avvedersene, né risultava alcuna segnalazione di tale insidiosa presenza pervenuta ai cantonieri dell'ente o alla polizia locale. In conclusione, dunque, il giudice pur applicando la rigorosa giurisprudenza sull'articolo 2051 Cc, non ha accolto le domande degli attori.

Giudice di pace di Monza - sentenza 3 maggio 2006 [Omissis] Svolgimento del processo La sig.ra _____, in qualità di proprietaria della moto trg. _____, ha proposto azione ordinaria per il risarcimento del danno subito dal detto veicolo a seguito di sinistro stradale. Ha sostenuto che il detto veicolo, condotto dal marito sig. ___________, transitando sulla via _____ in _____, aveva subito danni a seguito della perdita di equilibrio conseguente alla presenza di una macchia d'olio sull'asfalto. Ha chiesto il risarcimento dei danni subiti dal veicolo di sua proprietà in forza della responsabilità del Comune di ____, reo di non aver provveduto alla manutenzione della strada comunale. Il Comune si è costituito proponendo diverse eccezioni processuali e di merito ha eccepito il difetto di legittimazione passiva del Comune e il difetto di competenza per valore del Giudice di Pace. Ha inoltre argomentato nel merito della domanda, chiedendone il rigetto. Alla prima udienza ha proposto intervento volontario il sig. _________, conducente della moto, proponendo a nome proprio una domanda di risarcimento per i danni alla persona, riportati nel medesimo sinistro. Il Comune ha proposto eccezione in ordine alla ammissibilità dell'intervento. Il Giudice, ritenuto ammissibile l'intervento volontario, ha rigettato l'eccezione ed ha disposto in ordine ai mezzi istruttori. Esaurita l'istruttoria orale, con l'audizione dei verbalizzanti, le parti hanno precisato le rispettive conclusioni e la causa è stata assegnata in decisione Motivi della decisione Va innanzitutto confermata l'ordinanza del Giudice, relativa alla ammissibilità dell'intervento volontario del _____ quest'ultimo ha proposto in via autonoma una propria domanda di risarcimento del danno alla persona, dipendente dal medesimo fatto dedotto in giudizio dall'attrice. Si tratta, pertanto, di una domanda non adesiva a quella principale, e che non deriva da una situazione di litisconsorzio necessario. È di tutta evidenza, infatti, che dall'evento potrebbero essere derivati soltanto danni alle cose e non alle persone. Trattandosi, quindi, di una ipotesi di litisconsorzio facoltativo, non si applica il cumulo delle domande nei confronti del convenuto e non si produce una situazione di difetto di competenza per valore. Infatti le rispettive domande separatamente proposte dall'attrice e dell'intervenuto, rientrano nella ordinaria competenza per valore del Giudice adito. Per decidere in ordine alla eccezione di legittimazione passiva del Comune, invece, occorre in primo luogo provvedere alla qualificazione della domanda attrice quest'ultima non specifica nei propri atti la natura della responsabilità invocata a carico del Comune di _____. Dalla lettura degli atti e delle argomentazioni ivi esposte, sembra di dover concludere che l'attrice e l'intervenuto vogliano rimproverare al Comune la violazione dell'obbligo di manutenzione della strada. In tal caso si dovrebbe ritenere invocata la responsabilità ex articolo 2051 Cc per le cose in custodia. Diversamente occorrerebbe presumere che l'azione proposta sia un'ordinaria azione di danno, fondata sull'articolo 2043 Cc. La giurisprudenza si è più volte occupata dell'argomento, con decisioni talvolta non univoche. La fattispecie di cui all'articolo 2051 Cc è fondata sul rapporto di custodia con la cosa e sulla produzione di un evento dannoso che è il risultato eziologico della cosa custodita. La generale ipotesi di responsabilità aquiliana prevista dall'articolo 2043 Cc è, invece, fondata sulla condotta antigiuridica, dolosa o colposa, produttiva di danno, conseguente nei casi de quo alla omissione di manutenzione. La differenza fra le due ipotesi giuridiche risiede principalmente nell'onere della prova nella fattispecie dell'articolo 2051 Cc, il danneggiato dovrà provare solo il nesso di causalità tra la cosa e l'evento lesivo, mentre il custode, per andare esente da responsabilità, dovrà fornire la prova dell'esistenza di un fattore esterno - che potrà anche essere il fatto di un terzo o dello stesso danneggiato - che presenti i caratteri del fortuito e, quindi, dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità in tal senso, v. Cassazione, 2062/04 . Nel caso di specie l'attrice e l'intervenuto hanno sostenuto la negligenza del Comune nel non avere provveduto alla manutenzione della strada ed hanno altresì precisato la impossibilità per il conducente di evitare una situazione non prevedibile né facilmente riscontrabile. Sembra, perciò, che le domande siano state proposte fondandosi su entrambe le ipotesi di responsabilità sopra descritte. Ciò obbliga il Giudice ad esaminare i fatti sotto entrambi i punti di osservazione. L'unica fonte di prova sottoposta all'esame del giudicante è il verbale redatto dalla Polizia locale di ____, integrato dall'esame testimoniale dei due verbalizzanti. È pacifico che sulla sede stradale sia stata riscontrata la presenza di una macchia d'olio, presumibilmente lasciata da un veicolo non identificato, transitato in precedenza sul medesimo tratto stradale. Dal complesso delle risultanze, costituite dalle deposizioni delle persone interessate e dai riscontri sui luoghi, si può presumere che il veicolo di proprietà dell'attrice, e condotto dall'intervenuto, sia scivolato transitando sulla detta macchia d'olio. Si tratta di una presunzione semplice, non smentita da altri elementi di giudizio, ancorché non pienamente provata. Non si può nemmeno escludere, sempre in via presuntiva, che la moto possa avere perso il controllo nel tentativo di evitare la macchia riscontrata visivamente dal conducente. L'escussione dei testi ha posto in evidenza che almeno due motociclisti, nell'arco di uno spazio di tempo assai ravvicinato, siano incorsi nel medesimo infortunio non risulta, al contrario, che la Polizia locale sia stata avvisata della presenza della macchia d'olio prima del verificarsi dei fatti di cui è causa, o comunque in un tempo antecedente ad essi in misura significativa. In altre parole non è sostenibile la negligenza del Comune nel fatto di avere ricevuto un avviso di situazione pericolosa e di non essere intervenuto per un tempo irragionevolmente o negligentemente colpevole. La prova di una simile condotta omissiva e negligente avrebbe dovuta essere fornita dall'attrice, in forza del principio dell'onere della prova riconnesso all'ipotesi ex articolo 2043 Cc Se esaminata sotto detto profilo, quindi, la domanda deve essere rigettata per l'assenza della prova di una condotta colpevole, sia sotto il profilo della negligenza che sotto quello della condotta omissiva, in presenza di un tempestivo avviso di una situazione di pericolo Ove, al contrario, si voglia esaminare la fattispecie sotto il profilo dell'articolo 2051 Cc, va valutata la prova orale sotto il punto di osservazione della prova liberatoria del custode. Tale prova liberatoria può essere fornita in modo diretto attraverso la dimostrazione del caso fortuito accidentale , o in modo indiretto ovvero dimostrando l'oggettiva impossibilità di esercitare un effettivo potere di controllo sulla cosa custodita . Alla luce di questa seconda ipotesi, è agevole comprendere il fondamento della recente decisione di Cassazione, 15224/05, la quale, aderendo all'indirizzo tradizionale e predominante della disciplina più severa, sanziona l'esclusione della responsabilità della pubblica amministrazione per danni dovuti ad omessa od insufficiente manutenzione, o connessi all'utilizzo di beni la cui eccessiva estensione renda impossibile l'osservanza di quei poteri-doveri di controllo e vigilanza sulla cosa custodita. Ne discende che il fatto che distingue le varie ipotesi concrete, ai fini dell'individuazione del regime applicabile in materia, è rappresentato dal requisito della eccessiva estensione del bene, alla quale si aggiunge l'uso indiscriminato o meno da parte della collettività dei veicoli. Così individuata la responsabilità della Pa, è rimessa al giudice di merito la valutazione in concreto circa l'effettiva possibilità di controllo, in base alla più o meno vasta estensione del bene. Pertanto, in forza dell'elaborazione giurisprudenziale più sistematica, l'utente danneggiato in conseguenza dell'utilizzo di beni di proprietà pubblica potrebbe giovarsi della presunzione di responsabilità, per i danni da cose in custodia, quando i beni, per le loro ridotte dimensioni o per la loro destinazione all'uso di un ridotto numero di persone, permettano in concreto l'esercizio di un effettivo potere di controllo in ordine all'insorgenza di rischi di pregiudizio per la collettività. Tale regime troverebbe comunque un temperamento nel principio in forza del quale ognuno deve comunque agire con prudenza e porre in essere ogni atto utile ad avvedersi della situazione di pericolo e di evitare il danno. Pur ammettendo la applicabilità della norma di cui all'articolo 2051 Cc, come si legge nella motivazione delle sentenze della Sc 12219/03 e 11446/03 si tratterà, caso per caso, di riscontrare nelle specifiche situazioni delle strade la ricorrenza dei principi affermati in relazione alla loro estensione, alle dotazioni, ai sistemi di assistenza che le connotano, agli strumenti che il progresso tecnologico volta a volta appresta e che, in larga misura, condizionano anche le aspettative della generalità degli utenti, oltre che distinguere le situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura ed alle pertinenze dell'autostrada per le quali l'uso generalizzato e l'estensione della stessa costituiscono dati in via generale irrilevanti in ordine al concreto atteggiarsi della responsabilità del custode , da quelle provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa, che pongano a repentaglio l'incolumità degli utenti e l'integrità del loro patrimonio , per le quali dovrà configurarsi il caso fortuito tutte le volte che l'evento dannoso presenti i caratteri dell'imprevedibilità e della inevitabilità . Applicando alla fattispecie concreta tutte le suddette elaborazioni, si deve concludere che nel caso specifico ricorrano gli elementi del caso fortuito o del caso riconducibile al fatto di un terzo, rimasto ignoto. La macchia d'olio, infatti, per quanto è dato conoscere dal rapporto, non può che essere stata lasciata da un altro veicolo transitato sul medesimo tratto stradale. Il fatto colpevole, pertanto, che costituisce l'antecedente logico e fattuale dell'evento lesivo, non è riconducibile a colpa del Comune ma al fatto di un terzo ciò è sufficiente ad escludere la responsabilità della Pa. Trattandosi, infine, di un tratto di strada accessibile all'intera collettività e quindi ad un numero assai vasto e imprecisato di soggetti, tutti ugualmente legittimati a farne uso, non può essere invocata la violazione degli obblighi di custodia. Le domande di risarcimento proposte dall'attrice e dall'intervenuto vanno quindi rigettate. Il thema decidendum controverso e la astratta proponibilità della domanda giustificano la compensazione integrale delle spese processuali PQM Il Giudice di Pace di Monza, definitivamente pronunciando, rigetta le domande proposte dall'attrice e dall'intervenuto. Compensa interamente le spese processuali.