A proposito di amnistia, indulto e affollamento delle carceri

di Luigi Morsello

di Luigi Morsello Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, ha subito dato prova di un dinamismo sconosciuto nel suo predecessore, salvo che per l'ostinazione con la quale quest'ultimo ha perseguito la riforma dell'ordinamento giudiziario. Ha prontamente controfirmato il decreto presidenziale di concessione della grazia ad Ovidio Bompressi, ma fin qui nulla di straordinario. Dopo la sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha risolto il conflitto di attribuzione fra organi dello Stato, promosso dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi La Corte costituzionale dichiara, in accoglimento del ricorso, che non spettava al ministro della Giustizia di impedire la prosecuzione del procedimento volto alla adozione della determinazione del Presidente della Repubblica relativa alla concessione della grazia ad Ovidio Bompressi e, pertanto, dispone l'annullamento della impugnata nota ministeriale del 24 novembre 2004. - sentenza 18 maggio 2006 , non restava alcun residuo margine di discrezionalità - salvo le dimissioni dall'incarico - anche se fosse rimasto in carica l'ex-Ministro Guardasigilli leghista. Successivamente, dopo avere dichiarato alcuni dicono candidamente, secondo chi scrive con necessitata onestà intellettuale di non capire nulla di diritto, si è recato in visita all'Anm presso la Corte di Cassazione e, successivamente, al Consiglio Nazionale Forense ed ha aperto le 'ostilità' sulla vexata questio della soluzione del problema del sovraffollamento negli istituti penitenziari della Repubblica. Secondo chi scrive, ha fatto benissimo ad affrontare subito la questione più spinosa per il suo dicastero e, di riflesso quantomeno più urgente, per l'intera compagine governativa, una questione certo non l'unica del governo Prodi, anzi, decisamente in 'buona' compagnia. Ma, nel contempo, una questione che trova una soluzione rapida, anche se tampone, e solo apparentemente difficile. L'averla posta sul tappeto subito chiude la strada a strumentalizzazioni future di un eventuale prevedibile deterioramento dell'ordine, della disciplina e della sicurezza all'interno dei penitenziari italiani adopera dell'ex-maggioranza di governo, oggi dolente forza di opposizione. La soluzione del problema del sovraffollamento va trovata subito, la stagione estiva incombe e questa estate potrebbe essere bollente non solo per motivi climatici. D'altra parte, è notorio che l'estate è da sempre la stagione in cui, nei tempi recenti dal 1970 in poi , si innescano processi di ribellione da parte delle persone incarcerate. Questa estate, poi, si approssima dopo anni di speranze e delusioni, successive alla storica visita del Santo Padre Giovanni Paolo II alla Camera dei deputati, durante la quale lanciò un appello, colpevolmente rimasto inascoltato, alla concessione di un provvedimento di clemenza per i detenuti. Non v'è dubbio che gli animi sono esasperati, specie dopo l'ultimo tentativo di far adottare un provvedimento legislativo di concessione di amnistia ed indulto nel mese di dicembre dello scorso anno, fallito miseramente dopo alcuni tentennamenti per ragioni che trovano la sua spiegazione anche in tatticismi pre-elettorali. Era facile prevedere che il problema sarebbe balzato prepotente all'attenzione con qualunque esito della consultazione elettorale politica del 9-10 aprile di quest'anno. L'elezione del senatore a vita Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica, poi, ha consentito di imprimere la necessaria accelerazione. Non va dimenticato che l'allora senatore a vita Giorgio Napolitano partecipò alla manifestazione pubblica in favore della concessione dell'amnistia, promossa dai radicali di Marco Pannella. Insomma ci sono tutte le premesse per una iniziativa forte e l'iniziativa è venuta subito. Se è vero che Clemente Mastella, come da sua ammissione già riportata, non è un giurista, certo è che gli si devono riconoscere doti e fiuto di uomo politico di consumata abilità. Ne consegue che la sua iniziativa non solo è stata preventivamente concordata con il Presidente del Consiglio Romano Prodi ma trova anche il 'placet' del Quirinale. Insomma, è una abilissima e tempestiva iniziativa politica che trova ancoraggio e fondamento in una realtà delle carceri disastrata in modo decisamente allarmante. Basta dare un po' di dati per rendersene conto. Sono riportati sulla stampa di questi giorni, ma giova riassumerli 1 Case di reclusione presenti n. 8.939 2 Case circondariali presenti n. 50.878 3 Istituti per misure di sicurezza presenti n. 1.403. Il totale è di 61.392 persone presenti nelle carceri italiane. Le carceri italiane non sono mai state così affollate. Anche le questioni della capienza minima, massima ed ottimale sono questioni di lana caprina. Chi scrive ha già avuto modo di descrivere la inadeguatezza dei nuovi istituti penitenziari di vecchi ne sono rimasti pochini dal profilo della loro capienza e della flessibilità della stessa. Per capire quanto la situazione sia drammatica basta ricordare che nelle nuove carceri ogni cella, se si preferisce un linguaggio meno aggressivo ogni stanza di detenzione, è stata realizzata per un solo posto letto strutturalmente è così. Le necessità poi hanno imposto di raddoppiare e, talvolta triplicare i posti letto, a due - tre per ogni cella, fermo restando che la superficie di ogni stanza, comprensiva del servizio sanitario, è sempre quella prevista per un solo posto letto dalle disposizioni internazionali 12 metri quadrati! Allora appare in tutta la sua drammatica evidenza che ogni esitazione, ogni tentennamento possono essere fatali per l'equilibrio, ormai instabile, precario da sempre, dell'ordine e della disciplina interna, nonché della sicurezza stessa delle persone ivi detenute ed ancor più di quelle che vi lavorano. È di tutta evidenza che qualsiasi commento, che non sia di riconoscimento e presa di coscienza della crudezza del problema, è del tutto gratuito e strumentale e dettato da logiche partitiche e di posizione politica. L'ex-Presidente della camera Pier Ferdinando Casini 'ammonisce' che non è 'prudente' andare nelle carceri a parlare di amnistia, sulla stessa posizione l'onorevole Michele Vietti, già Sottosegretario alla Giustizia nei governi Berlusconi. Le frasi attribuite all'on.le Casini Bisogna evitare di ripetere due errori fatti in passato. Quali ? Giocare sulla pelle dei detenuti e non verificare prima le convergenze politiche necessarie a raggiungere la maggioranza qualificata necessaria. Mastella li ha compiuti entrambi , spingono a rivolgergli una domanda - cosa bisogna aspettare, che scoppi l'inferno e che le carceri italiane vengano messe a ferro e a fuoco, come accadde negli anni '70 ? Ne ha egli una qualche memoria ? Assai più abili le dichiarazioni dell'onorevole Fabrizio Cicchitto, mentre quelle dell'onorevole Gianfranco Rotondi sono addirittura entusiastiche. Quelle che appaiono incomprensibili e non condivisibili sono anche le dichiarazioni del neo senatore Gerardo D'Ambrosio e del rieletto senatore Antonio Di Pietro, dell'attuale maggioranza di governo. Dichiara il sen. D'Ambrosio È troppo presto per parlarne e poi si tratta di un provvedimento che finora è servito solo a differire i problemi della giustizia. Così è un palliativo, un errore addirittura. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera il sen. D'Ambrosio dichiara inoltre Il problema del sovraffollamento delle carceri va affrontato con gli altri problemi della giustizia. A partire dai tempi dei processi. C'è bisogno di una profonda riforma del diritto penale, di informatizzazione e di riorganizzare gli uffici. Mettere sul tavolo solo l'amnistia o l'indulto è sbagliato. Se ne potrà parlare quando si saranno trovate soluzioni accettabili per tutto il resto . Più che rivolgere una domanda al senatore D'Ambrosio, gli si chiede una previsione quanto tempo ci vorrà ? Settimane, mesi, anni ? Prosegue il senatore D'Ambrosio, rispondendo alla domanda 'altrimenti cosa accade ' Quello che è successo altre volte dopo due mesi le carceri saranno di nuovo superaffollate . Quindi, suggerisce una serie di rimedi 1 eliminazione della carcerazione preventiva per i tossicodipendenti, sostituita con gli arresti domiciliari per quelli che accettano un programma di recupero 2 revisione dell'impostazione degli illeciti penali e di quelli amministrativi che ricadano sul penale 3 trasformazione di molte pene detentive in lavoro socialmente utile o in pene pecuniarie di consistente entità, quest'ultime private della sospensione condizionale della pena dimodochè siano veramente pagate. Ma poi fa una affermazione che appare in contrasto con le precedenti E si tornerebbe al problema di sempre. Che bisogna ripetere i provvedimenti d clemenza ogni tre - quattro anni perché in poco tempo molti di quelli che escono tornano a delinquere e finiscono in carcere. Non si ripetono le domande che già si sono fatte prima, ma si vuole osservare e chiedere al senatore D'Ambrosio - il settore delle misure alternative alla detenzione ha ancora un qualche valore nell'ordinamento penitenziario e nella esecuzione penale ? Si è certi che D'Ambrosio darebbe una risposta positiva almeno ce lo si augura ed allora sarebbe facile osservare che un provvedimento di amnistia ed indulto, con esclusione dei reati più gravi pedofilia, criminalità organizzata, violenza sessuale , riportando la presenza di persone incarcerate ai valori fisiologici, è la premessa indispensabile per far ripartire il settore suddetto misure alternative alla detenzione . Diversamente, si deve osservare che D'Ambrosio si sente ancora un Pubblico Ministero, pur essendo egli in pensione da qualche anno. Certo è che dalle sue dichiarazioni sembra emergere che egli conosca solo la realtà penitenziaria del carcere milanese di S. Vittore che, per la sua peculiarità non fa testo della realtà dei restanti penitenziari di media e piccola dimensione. Anche il senatore Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, rilascia dichiarazioni di disapprovazione dell'iniziativa del neo Ministro Guardasigilli. Bisogna riconoscere al senatore Di Pietro il pregio della coerenza, avendo egli già in precedenza manifestato le proprie perplessità se non il proprio dissenso, ma non si può esprimere condivisione su quanto egli afferma. Anche, se non soprattutto, Di Pietro veste ancora l'abito mentale del Pubblico accusatore, che potrà dispiegare con profitto nel suo dicastero, ad iniziare dalla questione della fusione della società italiana Autostrade con la società spagnola Abertis. L'onorevole Mastella ha tutto il diritto di proseguire sulla propria strada e l'eventuale fallimento della sua iniziativa, si ripete certamente non estemporanea ma concertata, sarà posto a carico, con tutte le conseguenze politiche, di chi vi si dovesse eventualmente opporre facendola fallire. In tal caso l'estate prossima sarà veramente bollente nelle carceri italiane. ?? ?? ?? ?? 3