L'avviso di liquidazione (che cela l'accertamento) è condonabile

Con una decisione in controtendenza la Sezione tributaria inserisce anche l'atto che quantifica la pretesa erariale fra le agevolazioni previste dall'articolo 16 della legge n. 289 del 2002

È condonabile un avviso di liquidazione, tanto dettagliato da nascondere un accertamento bello e buono. Con una decisione che farà discutere, la 10535/06 depositata l'8 maggio e qui leggibile tra gli allegati, la Corte di cassazione segna un altro cambiamento di rotta sul problema condono. Sono moltissime le sentenze che, negli ultimi tempi, hanno escluso la definizione agevolata degli avvisi di liquidazione che, in quanto tali, non hanno carattere impositivo e, alla stregua dell'ingiunzione e del ruolo, non rientrano fra quelli previsti nell'articolo 16 della legge 289/02 Legge sul condono . Ora, invece, si torna indietro. Purchè, naturalmente, l'avviso sia tanto dettagliato da nascondere un accertamento. E, per dirla con le parole dei giudici, il ricorso della società contribuente è fondato perché l'atto impugnato, nonostante la sua denominazione, non esprime, infatti, una mera rilevazione dei dati ricavabili dall'atto sottoposto a registrazione, con conseguente operazione aritmetica per la quantificazione del tributo, ma un'articolata e complessa ricostruzione della volontà espressa dall'assemblea e di atti con tale volontà collegati, e la risoluzione di complesse questioni giuridiche, attività che presenta un'incontestabile valenza impositiva che avrebbe dovuto, quindi, essere espressa attraverso un atto di accertamento . Un notevole peso sulla decisione l'ha avuto un principio affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza 430/88, secondo cui l'immediata liquidazione di un tributo è consentita soltanto sulla base di elementi emergenti ictu oculi dalla dichiarazione e presuppone, pertanto, la mancanza di valutazioni giuridiche . Dunque, hanno concluso i giudici di Palazzaccio, la definizione dell'atto come avviso di liquidazione non vale ad escludere la sua natura di atto impositivo, quando lo stesso è destinato ad esprimere, per la prima volta, nei confronti del contribuente, la pretesa fiscale sulla base di valutazioni non consistenti nella mera rilevazione di dati dall'atto sottoposto a registrazione. Il caso nasce dalla concessione alla società contribuente di finanziamenti infruttiferi. La destinazione di tali prestiti è stata mantenuta fino a quando l'assemblea dei soci ha deliberato diversamente. Conseguentemente alle perdite subite i soci hanno deliberato una riduzione di capitale ad integrale copertura della perdita. Contestualmente l'assemblea ha deliberato la ricostituzione dell'originario capitale sociale mediante versamenti dei soci e la parziale utilizzazione del prestito infruttifero. Così l'ufficio del registro ha notificato un avviso di liquidazione, per il recupero dell'imposta, ritenendo l'impresa soggetta al tributo proporzionale. La questione è stata risolta dal primo giudice tributario in senso sfavorevole alla contribuente. Mentre, la commissione regionale le ha dato ragione. A questo punto l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione e, allo stesso tempo, la società ha chiesto la definizione agevolata della lite. Un anno più tardi l'agenzia delle entrate ha risposto negativamente, negando la possibilità di condono in caso di avviso di liquidazione. Una volta approdata in Cassazione, tuttavia, la questione ha preso una piega completamente diversa. La richiesta di condono è stata accettata. d.a.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 24 febbraio-8 maggio 2006, n. 10535 Presidente Saccucci - Relatore Altieri Pg Nardi - conforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze e Agenzia Entrate - Controricorrente Aspiag Italia Srl Svolgimento del processo - Negli anni 1994 e 1995 le società Aspiag Beteiligung Ag Svizzera , Romeo Leasing Spa e Msb Leasing concedevano alla Aspiag Italia Srl, della quale erano soci al 100%, finanziamenti infruttiferi per un totale di lire 65.000.000.000. Fu convenuto che i finanziamenti mantenessero detta destinazione fino al momento in cui l'assemblea dei soci non avesse deliberato sulla loro destinazione definitiva. Al termine dell'anno sociale 1997, a seguito di perdite subite, l'assemblea straordinaria dei soci deliberò la riduzione del capitale sociale da lire 130.000.000.000 a lire 48.561.769.036, ad integrale copertura della perdita subita. Contestualmente l'assemblea deliberava la ricostruzione dell'originario capitale sociale mediante versamenti dei soci e la parziale utilizzazione del prestito infruttifero. Il 10 luglio 2001 l'Ufficio di Bolzano dell'Agenzia delle Entrate notificava avviso di liquidazione, tendente al recupero dell'imposta di registro per lire 40.020.000.000, ritenendo soggetto ad imposta proporzionale l'utilizzazione dell'importo dei prestatiti infruttiferi per la ricostruzione del capitale sociale, ai sensi dell'articolo 22 del Dpr 131/86, secondo il quale, se in un atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti non registrati e posti in essere tra le stesse parti dell'atto che contiene l'enunciazione, l'imposta si applica anche alle disposizioni enunciate . Con l'avviso venivano irrogate le conseguenti sanzioni. La società impugnava l'avviso di liquidazione, sostenendo che non potevasi parlare di enunciazione in quanto non ricorrevano i presupposti soggettivi ed oggettivi di cui all'articolo 22, e in particolare - negli atti relativi ai finanziamenti infruttiferi le parti erano costituite da un lato dalla Aspiag, dall'altro dai soci, mentre nella delibera assembleare le parti erano costituite dalla Aspiag e dall'assemblea sei soci - non espressamente menzionati - nella sua totalità - l'atto enunciate non era idoneo a consentire la registrazione delle disposizioni enunciate, in quanto nell'atto di ricostruzione del capitale mancavano elementi essenziali per una individuazione del tenore della convenzione contenuta nell'atto enunciato - i finanziamenti erano stati concessi a mezzo scambio di corrispondenza, e come tali soggetti a registrazione solo in caso d'uso articolo 1 parte seconda della tariffa allegata al Dpr 131/86 . Nella specie non vi era stato uso dell'atto, consistente in uno scambio di corrispondenza, ma solo un generico richiamo allo stesso. La società impugnava l'avviso dinanzi alla commissione tributaria di primo grado di Bolzano, la quale rigettava il ricorso. Con sentenza 22 novembre 2002-19 marzo 2003 la commissione tributaria di secondo grado di Bolzano accoglieva l'appello della società, osservando che difettava il presupposto dell'identità delle parti nell'atto enunciato e in quello enunciante, essendo il primo atto concessione di finanziamenti intervenuto tra più parti, mentre il secondo delibera assembleare era un atto meramente unilaterale. Avverso tale sentenza l'Amministrazione finanziaria e l'Agenzia delle Entrate proponevano ricorso per cassazione, deducendo due motivi. Resisteva con controricorso l'Aspiag Italia Srl. Con un primo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione dell'articolo 22 del Dpr 131/86, la difesa dell'Amministrazione contesta che nei due atti non fossero intervenute le stesse parti. Infatti, l'articolo 22 non richiede che nell'atto enunciate siano intervenute tutte le parti dell'atto enunciato, essendo sufficiente la partecipazione di almeno una delle parti. Occorre, infatti, considerare che, secondo la regola generale dettata dall'articolo 10 lettera a del Dpr 131/86, l'espressione le parti contraenti , riferita ai soggetti obbligati a richiedere la registrazione, concerne ciascuna parte contraente singolarmente presa. Ma anche seguendo lo schema adottato dalla decisione impugnata, l'atto enunciato si pone, rispetto all'atto enunciato, non in rapporto di diversità, ma di continenza. L'unico soggetto dell'atto unilaterale è soggetto anche di quello bilaterale. Col secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli articoli 20 e 22 del Dpr 131/86 1815, 2363, 2368, 2438, 3439, 2441 Cc omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione, in relazione all'articolo 360, n. 3 e 5 Cpc, l'Amministrazione finanziaria deduce che, comunque, tra i due atti in esame non corre alcuna differenza di ordine soggettivo o strutturale. 1.2. In data 21 marzo 2003 la società presentava istanza di definizione della lite fiscale pendente, ai sensi dell'articolo 16 della legge 289/02 e successive modificazioni. Con atto notificato il 10 settembre 2004 l'Agenzia delle Entrate negava che la società potesse beneficiare della definizione, in quanto l'atto impugnato, al pari dell'ingiunzione e del ruolo, non era riconducibile alla categoria degli atti impositivi, in quanto finalizzato alla mera liquidazine e riscossione del tributo e degli accessori. Avverso tale atto l'Aspiag Italia Srl ha proposto ricorso per cassazione, ai sensi dell'articolo 16 della legge 16/2002. Resistono con controricorso l'Amministrazione finanziaria e l'Agenzia delle Entrate. Con un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione dell'articolo 16 della legge 289/02, nonché omessa e/o insufficiente motivazione, la ricorrente deduce che l'atto impugnato ha natura impositiva, in quanto esprime un accertamento in senso ampio, essendo diretto alla determinazione della sussistenza e della misura dell'obbligazione tributaria. Motivi della decisione - Preliminarmente deve essere disposta la riunione dei ricorsi per ragioni di connessione, essendo la decisione sul primo pregiudicata da quella sull'ammissibilità della definizione agevolate della controversia cui il primo ricorso si riferisce. - Il ricorso della Aspiag Srl merita accoglimento. L'atto impugnato, nonostante la sua denominazione, non esprime, infatti, una mera rilevanza di dati ricavabili dall'atto sottoposto a registrazione, con conseguente operazioni aritmetica per la quantificazione del tributo, ma una articolata e complessa ricostruzione della volontà espressa dell'assemblea e di atti con tale volontà collegati, e la risoluzione di complesse questioni giuridiche, attività che presenta un'incontestabile valenza impositiva ed avrebbe dovuto, quindi, essere espressa attraverso un atto di accertamento. Il Collegio richiama, in proposito, il principio, affermato da una consolidata giurisprudenza della Corte ed enunciato nella sentenza della Corte costituzionale 430/88, secondo cui l'immediata liquidazione di un tributo è consentita soltanto sulla base di elementi emergenti ictu oculi dalla dichiarazione e presuppone, pertanto, la mancanza di valutazioni giuridiche. Pertanto, la definizione dell'atto come avviso di liquidazione non vale ad escludere la sua natura di atto impositivo, essendo lo stesso destinato ad esprimere, per la prima volta, nei confronti del contribuente, la pretesa fiscale sulla base di valutazioni non consistenti nella mera rilevazione di dati dall'atto sottoposto a registrazione. Da ciò consegue che la società deve considerarsi ammessa alla definizione agevolata della controversia, ai sensi dell'articolo 16 della legge 289/02. L'accoglimento della censura comporta l'annullamento del provvedimento di diniego. Con separata ordinanza dovrà disporsi la sospensione e il rinvio a tempo indeterminato del procedimento relativo al ricorso dell'Amministrazione finanziaria, al fine di conseguire all'Agenzia delle Entrate gli accertamenti di competenza circa l'adempimento delle formalità richieste per la definizione. PQM La Corte di cassazione riunisce i ricorsi accoglie il ricorso 24894/04 avverso il diniego di definizione agevolata annulla tale provvedimento e, con separata ordinanza, sospende il giudizio in relazione all'altro ricorso, che rinvia a tempo indeterminato, ad esito del procedimento di definizione agevolata richiesta dalla Aspiag Srl rinvia la decisione sulle spese al definitivo.