Banche, beneficenza con parsimonia

Meno agevolazioni fiscali per gli istituti di credito impegnati nelle elargizioni a sfondo sociale. Le erogazioni sono deducibili solo se non superano un tetto e se sono devolute a quanti indicati dalla legge

di Debora Alberici Meno agevolazioni fiscali alle banche che fanno beneficenza, a prescindere dalle indicazioni della Banca d'Italia. Tali erogazioni sono deducibili solo se non superano una determinata cifra e se sono fatte nei confronti di destinatari individuati dalla legge. È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza 3891/06 del 22 febbraio qui leggibile tra i documenti allegati. Con la pronuncia in rassegna gli ermellini hanno fatto luce su una situazione che, in sede di merito, aveva creato qualche incertezza. Infatti l'istituto di credito, che aveva impugnato un avviso di accertamento con il quale era stato rettificato il proprio reddito, aveva vinto il primo grado del giudizio e perso il secondo. In sede di legittimità, è stata confermata la decisione della commissione tributaria regionale e respinto il ricorso della banca. Uno dei motivi principali su cui i giudici di legittimità hanno fondato la propria decisione è che le variazioni in diminuzione, consentite dalle norme fiscali, sono soltanto quelle espressamente individuate. In particolare la legge dice che le erogazioni liberali sono deducibili soltanto in presenza di presupposti se fatte in favore di specifici soggetti ed entro certi limiti . La difesa della banca, a sostegno della propria tesi, ha citato una sentenza di legittimità secondo cui le somme assegnate dalle casse di risparmio ad opere di beneficenza e di pubblica utilità, con gli utili netti risultanti in sede di approvazione del bilancio, costituiscono erogazioni liberali deducibili dall'imponibile, senza che in contrario rilevi l'oggettiva impossibilità della loro inclusione nel conto dei profitti e delle perdite . In altre parole, secondo i giudici di legittimità, le somme assegnate dalle casse di risparmio ad opere di beneficenza e di pubblica utilità, sono fiscalmente deducibili anche quando non siano transitate nel conto dei profitti e delle perdite. Occorre però che ricorrano due requisiti il tipo di destinatario e il limite pecuniario della erogazione.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 1 dicembre 2005-22 febbraio 2006, n. 3891 Presidente Favara - Relatore Merone Pm Cafiero - conforme - Ricorrente Banca di Credito Cooperativo di Ostini Scarl 1. Fatto, svolgimento del processo e motivi del ricorso 1. La Banca di Credito Cooperativo di Ostini Scarl ricorre contro l'Amministrazione finanziaria dello Stato, per la cassazione della sentenza specificata in epigrafe. La parte intimata non ha svolto alcuna attività difensiva. 1.2. In fatto, la società ricorrente ha impugnato un avviso di accertamento, con il quale l'ufficio finanziario competente ha rettificato il reddito dichiarato per l'esercizio 1983, disconoscendo parte delle variazioni in diminuzione, costituite dal fondo beneficenza, fondo rischi su crediti e fondo imposte e tasse. La Commissione tributaria adita in primo grado ha accolto il ricorso della banca sul rilievo che le variazioni in diminuzione, recuperate a tassazione, erano legittime perché rispettavano le prescrizioni della Banca d'Italia, alle quali le aziende di credito devono attenersi, in forza dell'articolo 32 del Tu bancario Rdl 375/36 vigente ratione temporis. Al contrario, la Ctr ha accolto l'appello dell'Ufficio, ritenendone legittimo l'operato, in quanto le prescrizioni della Banca d'Italia hanno finalità diverse da quelle perseguite dalle disposizioni tributarie. 1.3. A sostegno dell'odierno ricorso, la parte ricorrente denuncia a violazione e falsa applicazione dell'articolo 32 Tub 375/36 e 5 delle Istruzioni di vigilanza della Banca d'Italia, in quanto il bilancio era stato redatto secondo le regole dettate dall'istituto di emissione e, comunque, l'amministrazione finanziaria aveva recuperato a tassazione le variazioni in diminuzione senza allineare le corrispondenti poste attive b violazione, falsa applicazione ed interpretazione aberrante degli articoli 60, 61, 66e 74 Dpr 597/73 e vizi della motivazione, in quanto, a. attesa la peculiarità della società ricorrente, la deduzione degli oneri di utilità sociale fondo beneficenza prescinderebbe dalla ristretta griglia contenuta nell'articolo 60 Dpr 597/73 b. la ripresa del fondo rischi su crediti, perché non conforme all'articolo 66 Dpr 597/73, secondo l'ufficio, non sarebbe motivata c. erroneamente ed immotivatamente, il giudice a quo e l'ufficio hanno ritenuto non deducibile dal reddito di impresa le imposte sul reddito e quelle per le quali è prevista la rivalsa c violazione e falsa applicazione dell'articolo 46, comma 4, Dpr 600/73 e vizi della motivazione della sentenza impugnata in relazione ai criteri di determinazione delle sanzioni applicate. 2. Diritto e motivi della decisione 2.1. Il ricorso non può trovare accoglimento. 2.2. È noto che il bilancio civilistico, con gli eventuali accomodamenti previsti dalla legislazione specifica per settori di attività, deve essere adattato alle esigenze fiscali, secondo quanto dispone la normativa tributaria. Infatti, l'articolo 52, comma 1, Dpr 597/73, vigente all'epoca dei fatti, disponeva, testualmente, che Il reddito d'impresa è costituito dagli utili netti conseguiti nel periodo d'imposta, determinati in base alle risultanze del conto dei profitti e delle perdite, con le variazioni derivanti dai criteri stabiliti nelle successive disposizioni di questo Titolo . Quindi, le variazioni in diminuzione, consentite dalla normativa fiscale vigente ratione temporis, sono soltanto quelle specificamente elencate dal citato Dpr 597/73. Tra queste, l'articolo 60, del medesimo Dpr 597/73, prevede che le erogazioni liberali siano deducibili soltanto in presenza di presupposti se fatte a favore di specifici soggetti ed entro certi limiti che, pacificamente, non ricorrono nella specie, cos' come afferma il giudice di appello. Peraltro, questa disposizione già costituisce una deroga a quanto dispone l'articolo 74, comma 2, Dpr 597/73 I costi e gli oneri sono deducibili se ed in quanto si riferiscono ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa e, quindi, non può essere applicata se non nei casi espressamente previsti. La parte ricorrente eccepisce però che, trattandosi di banca cooperativa, non sarebbe rilevante alcun altro presupposto. Tale assunto, però, non tiene conto della specialità della elencazione contenuta nell'articolo 60, citato, che peraltro, al comma 3, esclude che altre liberalità possano essere ammesse in deduzione. A questo proposito, la banca ricorrente cita la giurisprudenza di questa Corte secondo la quale le somme assegnate dalle casse di risparmio ad opere di beneficenza e di pubblica utilità, ai sensi dell'articolo 35 comma 3 del Tu della legge sulle casse di risparmio, approvato con Rd 967/29 nel testo sostituito dall'articolo unico della legge 372/66, con gli utili netti risultanti in sede di approvazione del bilancio, costituiscono erogazioni liberali deducibili dall'imponibile, ai sensi dell'articolo 60, comma 2 Dpr 597/73, senza che in contrario rilevi l'oggettiva impossibilità della loro inclusione presupponendo essi un bilancio già approvato nel conto dei profitti e delle perdite, ex articolo 74, comma 2 ora comma 3 a seguito della modifica introdotta alla legge 626/81 , del citato Dpr, atteso che in forza dell'articolo 75, comma 4 del nuovo Tu delle imposte sui redditi, approvato con Dpr 917/86 - applicabile retroattivamente, ai sensi dell'articolo 36 Dpr 42/1988, a condizione che le dichiarazioni relative ai periodi di imposta precedenti al Tu del 1986 siano conformi alla nuova disciplina - sono deducibili le spese e gli altri componenti negativi che, pur non essendo imputabili al conto dei profitti e delle perdite, sono detraibili per disposizione di legge quale l'articolo 65 del nuovo Tu, corrispondente all'articolo 60 Dpr 597/73 Cassazione 11201/90 . La massima riportata, però, si limita ad affermare che le somme assegnate dalle casse di risparmio ed opere di beneficenza e di pubblica utilità, sono fiscalmente deducibili anche quando non fossero transitate nel conto dei profitti e delle perdite occorre però, come si legge nella motivazione della sentenza dalla quale è tratta la massima, che ricorra il requisito soggettivo tipi di destinatari e quello oggettivo limite pecuniario della erogazione posti dall'articolo 60 del Dpr 597/73. La censura relativa al mancato abbattimento della corrispondente posta positiva attiene al merito. 2.3. Per le riprese relative al fondo rischi su crediti e al fondo imposte e tasse, la censura di carenza di motivazione e di violazione di legge è infondata, atteso che, per il primo, il giudice a quo ha chiarito che la somma di lire 14.467.557 recuperata a tassazione risultava già compensata da altro accantonamento, specificamente individuato né la parte ricorrente chiarisce in relazione a quali osservazioni, eventualmente formulate nel giudizio di merito, la motivazione sarebbe carente. Quanto al fondo imposte e tasse, la parte ricorrente lamenta che erroneamente il giudice di appello ha ritenuto indeducibili le somme in contestazione, attesto che tale deduzione è consentita dall'articolo 61 Dpr 597/73. La censura, però, non coglie nel segno perché la Ctr ha riconosciuto la legittimità del recupero non perché la deduzione non fosse consentita, ma soltanto per ragioni di competenza, in quanto effettuata nell'anno successivo a quello del pagamento. 2.4. Infine, la parte ricorrente lamenta, come violazione di legge, vizi di motivazione riferiti alla determinazione della pena da parte dell'Amministrazione finanziaria. La cesura, così come viene prospettata attiene al merito, in quanto riguarda il contenuto dell'avviso di accertamento, nella parte in cui irroga la sanzione. Quanto alla eccepita omessa valutazione di un punto decisivo della controversia, la censura è generica e, comunque, non autosufficiente, in quanto non specifica quale denuncia sarebbe rimasta inevasa in appello, né dove e come sarebbe stata formulata. 2.5. Conseguentemente, il ricorso va respinto. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimità. PQM La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.