Vale la legge del taglione contro i tifosi violenti

I giocatori aggrediti e inseguiti fin negli spogliatoi possono difendersi annullata con rinvio la condanna per lesioni

I giocatori, specie quelli degli sport a squadre, possono difendersi dai tifosi violenti che li inseguono fino negli spogliatoi e li avvicinano in modo aggressivo. Lo afferma la quinta sezione penale della Cassazione - con la sentenza 42208/05, depositata ieri e qui leggibile tra gli allegati - che ha annullato, disponendo un nuovo processo, la condanna a sei mesi di reclusione per lesioni aggravate nei confronti di un calciatore di calcetto che aveva dato una testata e uno schiaffo a due ultrà che lo rincorrevano in una situazione di quasi rissa, culminata nell'invasione di campo al termine dell'incontro Viagrande-Agusta. Giuseppe C. aveva fatto ricorso alla Suprema corte contestando la condanna emessa a suo carico - il 17 marzo 2004 - dalla Corte d'appello di Catania. I giudici di merito, nonostante il calciatore fosse stato assolto in primo grado con la formula perchè il fatto non sussiste per essersi legittimamente difeso da una situazione di pericolo, lo avevano ritenuto colpevole. Ora Piazza Cavour ha dato ragione a Giuseppe rilevando che il clima di esasperata tensione verificatasi all'interno del palazzetto dello sport, dunque in un ambiente chiuso con limitate possibilità di fuga, a seguito di intemperanze dei tifosi locali ben poteva ingenerare la convinzione di agire per difendere la propria incolumità a fronte di un pericolo imminente . In simili circostanze - sottolineano gli ermellini - chi si difende preventivamente non è punibile. Di parere opposto, invece, era stato il sostituto procuratore generale della Cassazione, Giuseppe Veneziano che aveva chiesto il rigetto del ricorso di Giuseppe.

Cassazione - Sezione quinta penale up - sentenza 1 luglio-23 novembre 2005, n. 42208 Presidente Calabrese - Relatore Bruno Pg Veneziano - ricorrente Ciccarello Svolgimento del processo Ciccarello Giuseppe era tratto a giudizio, innanzi al Tribunale di Catania, per rispondere dei seguenti reati a del delitto di lesioni personali aggravate, ai sensi degli articoli 582 e 583, comma 1 n. 2 Cp per avere cagionato a Governali Domenico, dopo averlo colpito con una testata al volto, lesioni personali repertate presso il Ps dell'Ospedale Canizzaro come valido trauma contusivo gengivale superiore con mobilità preternaturale incisivi superiori ed escoriazioni vestibolo orale superiore , dal cui fatto derivava un indebolimento permanente di un organo dentario b del delitto di lesioni personali di cui all'articolo 582 Cp, perché colpendo con uno schiaffo Grasso Mario cagionava allo stesso lesioni personali giudicate guaribili in giorni cinque e segnatamente trauma contusivo alla guancia sinistra e live colpo di frusta cervicale. La vicenda per cui era processo riguardava gli incidenti avvenuti al Palazzetto dello Sport di Viagrande, al termine di una partita di calcio a cinque tra la squadra locale e l'Augusta. Nell'occasione, si era creato un clima di forte tensione al punto che vi era stato un tentativo di invasione di campo sedato dalla forza pubblica nella concitazione, il Ciccarello, giocatore dell'Augusta, inseguito da alcuni tifosi, era venuto a contatto con il Grasso ed il Governali, procurando loro le lesioni indicate nei capi di imputazione. Con sentenza del 15 giugno 2000, il Tribunale di Catania assolveva il Ciccarello dai reati ascrittigli con la formula perché il fatto non costituisce reato trattandosi di persona non punibile ai sensi dell'articolo 52 Cp. Pronunciando sul gravame proposto dal Pg e dalle parti civili, la Corte di appello di Catania ribaltava il giudizio di assoluzione e dichiarava il Ciccarello colpevole dei reati ascrittigli, unificati gli stessi con il vincolo della consumazione e - concesse le attenuanti generiche giudicate equivalenti alle contestate aggravanti - lo condannava alla pena di mesi sei di reclusione, oltre consequenziali statuizioni ed i benefici di legge. Avverso l'anzidetta pronuncia, l'imputato personalmente ed il suo difensore propongono, ora, distinti ricorsi per cassazione, affidati alle ragioni di censura indicate in parte motiva. Motivi della decisione 1. Con ricorsi formulati in termini identici, i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli articoli 52 e 59 Cp nonché manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione, sul rilievo che la Corte di merito aveva erroneamente escluso che nella fattispecie fosse ravvisabile l'esimente della legittima difesa almeno putativa. Al riguardo, la motivazione resa dal giudice del gravame era contraddittoria perché, pur avendo riconosciuto i presupposti di fatto di una situazione di esasperata tensione, ingenerata anche dall'invasione di campo, aveva poi escluso l'operatività dell'esimente, sull'erroneo presupposto che la reazione dell'imputato si era rivolta contro soggetti diversi da quelli che avevano determinato l'anzidetto clima di tensione. 2. I ricorsi sono fondati e meritano, pertanto, accoglimento. È, infatti, del tutto condivisibile il rilievo difensivo secondo cui il tessuto motivazionale della sentenza impugnata sia affetto da viste contraddizioni ed incongruenze sul piano logico e giuridico, che traducendosi nel vizio di manifesta illogicità risultante dal testo dello stesso provvedimento impugnato, ne reclamano l'annullamento. Si intende riferirsi all'aporia rappresentata per un verso dal riconoscimento che i fatti in questione si inquadravano in un clima di esasperata tensione verificatasi all'interno del Palazzetto dello sport, e dunque in ambiente chiuso quindi, con limitata possibilità di fuga , a seguito di intemperanze di tifosi locali e ad un tentativo di invasione. Risulta, poi, per certo che il Ciccarello, giocatore della squadra ospite, in tale contesto di esagitazione aveva colpito il Grasso e, inseguito da tifosi, aveva poi colpito il Governali che, nei pressi degli spogliatoi, gli si era parato innanzi. Si trattava, allora, di una situazione di fatto tale, in astratto, da ingenerare, quanto meno, l'incolpevole convincimento in ordine alla necessità di difendere la propria incolumità a fronte il pericolo attuale di una offesa ingiusta, che, alla stregua del combinato disposto degli articoli 52 e 59 Cp, può determinare la non punibilità dell'imputato, come peraltro statuito dal primo giudice. Si impone, pertanto, un riesame della vicenda con rinvio al competente giudice di merito affinché, in piena libertà di convincimento, proceda a nuovo giudizio collocando i due episodi nell'effettivo contesto in cui sono avvenuti, ai fini dell'accertamento, per ciascuno di essi, dell'applicabilità della normativa sostanziale sopra menzionata. 3. Per tutto quanto precede, la sentenza impugnata deve essere annullata, con le consequenziali statuizioni espresse in dispositivo. PQM Annulla l'impugnata sentenza con rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte di appello di Catania.