Il filtro al banco di prova: come cambia e quanto può costare caro il giudizio di appello

Il temuto filtro’ al giudizio di appello previsto dall’art. 348- bis c.p.c. - sin ad adesso al centro delle preoccupate riflessioni teoriche - è entrato in funzione, come dimostra l’ordinanza del Tribunale di Vasto del 19 febbraio 2013, che rappresenta una delle prime applicazioni del nuovo istituto che ha già fatto molto discutere gli addetti ai lavori.

Ed infatti, come ogni nuovo istituto finalizzato a razionalizzare e decongestionare il contenzioso giudiziario desta negli operatori il timore che coloro i quali lo utilizzeranno possano adottare interpretazioni della norma che porta ad un sostanziale svuotamento di tutela a danno delle parti il riferimento più prossimo è al famigerato quesito di diritto in cassazione la cui applicazione pratica da parte della Corte di Cassazione è stata unanimemente criticata tanto che dopo qualche anno il legislatore ha abrogato quell’istituto che aveva la funzione di semplificare l’attività della Suprema Corte da sempre oberata di un numero di ricorsi non adatto ad una corte con funzione nomofilattica. Una nuova ipotesi di inammissibilità . Ma quando opera la nuova ipotesi di inammissibilità oggi prevista dall’art. 348- bis c.p.c.? Quell’ipotesi ricorre tutte le volte in cui il giudice di appello ritiene che l’impugnazione non ha una ragionevole probabilità di essere accolta . Siamo, quindi, ancora una volta in presenza di una valutazione che può attenere al merito della controversia e che qui si trasforma in motivo di inammissibilità e, cioè, di rito al pari, ad esempio, della impugnazione non tempestiva o proposta senza avervi interesse. Ancora una volta la manifesta in fondatezza compare sulla scena processuale ed infatti, già il n. 5 del primo comma dell’art. 375 c.p.c. prevede che la Corte di cassazione decida in camera di consiglio quando decide di accogliere o respingere il ricorso per manifesta fondatezza o infondatezza . La scelta appare inequivoca il legislatore vuole semplificare il rito d’appello privilegiando una valutazione sommaria anziché piena ed esauriente e di ciò troviamo conferma proprio nell’ordinanza che qui si commenta che, a mio avviso, applica correttamente il nuovo istituto. Ambito di applicabilità . Orbene, il nuovo art. 348- bis c.p.c. - come ricorda correttamente il Tribunale di Vasto - è applicabile al caso pendente davanti al giudice - introdotto con dal momento che la norma transitoria ne ha previsto l’applicazione per i giudizi di appello proposti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata chiesta la notifica a partire dall’11.09.2012 . Inoltre, la nuova disciplina relativa all’appello trova applicazione a tutte le ipotesi di giudizio di appello ivi compreso quello che si svolge - come quello di cui all’ordinanza in esame - davanti al Tribunale monocratico in funzione di giudice di appello avverso le sentenze emesse dal giudice di pace. Aspetti operativi . Orbene, l’ordinanza in commento merita particolare attenzione perché ben può rappresentare un modello di ordinanza che - presumibilmente - verrà seguito dai giudici di appello. In primo luogo, infatti, è bene sottolineare un passaggio non meramente formale, anzi ed infatti, il giudice premette l’espressione sentiti i procuratori delle parti sui chiarimenti richiesti all’udienza a testimonianza di ciò che la questione di inammissibilità dell’appello è questione certamente rilevabile d’ufficio rispetto alla quale è necessario instaurare il contraddittorio delle parti. In secondo luogo, poi, passando all’inammissibilità dell’appello lo schema di ragionamento seguito dal Tribunale di Vasto dovrà essere tenuto a mente da chi dovrà redigere gli atti di appello per evitare di incorrere in una inammissibilità dell’atto e che - come ricorderemo tra poco - porta anche conseguenze patrimoniali pregiudizievoli per lui e per la parte assistita oltre che la perdita della causa! . Il primo grado . A tal fine, però, è bene ricostruire la controversia decisa in primo grado si trattava di una domanda di risarcimento del danno patrimoniale e morale subito da un utente di società elettrica derivante da una illegittima interruzione della fornitura. La società convenuta, peraltro, contestava, da un lato, l’illegittimità della sospensione allegando che quella sospensione era avvenuta per morosità del cliente che aveva pagato con bonifico bancario anziché sul conto corrente postale e, dall’altro lato, che l’attore non aveva provato gli asseriti danni subiti. Il giudice di pace, all’esito del giudizio di primo grado respinge la domanda ritenendo esistente la morosità e, comunque, perché non c’era prova dei danni subiti. Orbene, proposto appello da parte del cliente, il Tribunale ritiene applicabile l’art. 348- bis c.p.c. dal momento che l’appello proposto non ha alcuna ragionevole probabilità di essere accolto . La strada verso l’inammissibilità . Ma vediamo ora come il Tribunale di Vasto giunge a questa conclusione il Tribunale ha esaminato l’atto di appello oltre alla difesa di parte appellata , la sentenza di primo grado e gli atti del processo di primo grado nel caso di specie il verbale di assunzione di prova testimoniale . Peraltro, dobbiamo sottolineare che l’avere il giudice esaminato gli atti processuali di primo grado merita la più ampia considerazione perché, a scanso di equivoci, non è un aspetto trascurabile al quale si spera che la prassi sull’applicazione del filtro si uniformi ed infatti, se così non fosse il giudizio di appello si avvicinerebbe - pericolosamente - al giudizio di legittimità come attualmente interpretato dalla corte di legittimità. E ciò senza che il legislatore abbia voluto introdurre un principio di autosufficienza dell’atto di appello ovvero trasformare il giudizio di appello di giudizio di legittimità. Tornando alla dichiarazione di inammissibilità, sebbene l’atto di appello indicasse in maniera precisa l’oggetto dell’appello e, cioè, in primo luogo, la parte della sentenza che aveva escluso l’illegittimità della sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica per effetto dell’accertata morosità dell’utente, il Tribunale di Vasto ne ha dichiarato l’inammissibilità. La ragione risiede nella constatazione che la ricostruzione dei fatti e l’applicazione delle norme di diritto compiute nella sentenza impugnata sono esenti da censura e meritano di essere senz’altro condivise . Da un lato, infatti, è pacifico che il cliente aveva pagato con bonifico bancario anziché con bollettino postale e, quindi, aveva dato luogo ad un inesatto inadempimento e che dall’istruttoria orale condotta nel giudizio di primo grado non è emersa alcuna prova del danno patrimoniale asseritamente patito dagli appellanti . Dall’altro lato, poi, la sentenza di primo grado ha fatto corretta applicazione dei principi giurisprudenziali in tema di sospensione della fornitura e di non risarcibilità dei danni che si sono tradotti in meri disagi, ansie e fastidi come quelli invocati dagli attori. Ecco allora che - a quanto si può ragionevolmente ipotizzare parafrasando il nuovo art. 342 c.p.c. - l’atto di appello non ha persuaso il giudice che vi erano dirimenti motivazioni in fatto e/o in diritto che potessero portare ad una riforma della decisione. Qualche considerazione finale . Il ragionamento seguito dal Tribunale di Vasto conferma, quindi, l’impressione iniziale e, cioè, quella per la quale il legislatore ha pensato al filtro privilegiando una valutazione sommaria che quanto più frequentemente coglierà nel segno tanto meglio riuscirà a deflazionare il carico giudiziario non riversando l’aspettativa di giustizia sulla Suprema Corte. Ma l’ordinanza conferma anche un’ulteriore impressione e, cioè, che in buona sostanza la decisione di inammissibilità per mancanza di una ragionevole probabilità di accogliere l’appello si avvicina molto ad una sentenza semplificata sul modello dell’art. 281- sexies differenziandosi però purtroppo per la decisiva ragione che è a una decisione sommaria b di rito e c che non preclude - pur alle condizioni dell’art. 348- ter c.p.c. - il ricorso per cassazione del resto costituzionalmente garantito . Ne deriva che la scelta del legislatore - in disparte ogni commento - può essere sintetizzata nell’aver preso atto della non necessità costituzionale del grado di appello e - non avendo avuto il coraggio di eliminare il grado di giudizio ovvero di riformarlo dalle fondamenta - nella modifica in più tempi l’inibitoria con passerella , le modalità di trattazione, il filtro e il contributo unificato del giudizio di appello sui cui effetti sistematici è ancora presto per potersi esprimere disincentivando con l’elevazione del contributo unificato l’accesso in genere e con sanzioni processuali l’ulteriore contributo unificato dovuto per il caso di inammissibilità ed economiche la diminuzione del compenso liquidabile dal giudice al difensore che abbia proposto un’impugnazione inammissibile gli appelli inammissibili.

Tribunale di Vasto, ordinanza 19 febbraio 2013 Giudice Fabrizio Pasquale Fatto e diritto A scioglimento della riserva assunta nel procedimento di cui in epigrafe, avente ad oggetto appello contro sentenza del giudice di pace in materia di obbligazioni e contratti, promosso da D.N. G. e R.K. nei confronti di Enel Energia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, entrambi rappresentati e difesi come in atti letti gli atti e la documentazione di causa ritenuto applicabile al caso di specie, anche ratione temporis, l’art. 348 bis c.p.c., introdotto dal D.L. 22.06.2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. a , convertito, con modificazioni, dalla L. 07.08.2012, n. 134, per i giudizi di appello proposti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata chiesta la notifica a partire dall’11.09.2012 sentiti i procuratori delle parti sui chiarimenti richiesti all’udienza del 04/02/2013 premesso che gli odierni appellanti hanno convenuto in giudizio la Enel Energia s.p.a. innanzi al Giudice di Pace di Vasto, per ivi sentirla condannare al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti all’illegittima interruzione della fornitura di energia elettrica presso la propria abitazione che il giudice di prime cure ha rigettato la domanda, sul presupposto della piena legittimità dell’operato della odierna appellata, in presenza di uno stato di morosità del cliente, nonché sull’assunto della mancanza di prove dei danni asseritamente subìti che gli appellanti hanno impugnato la sentenza nella parte in cui ha riconosciuto l’assenza di responsabilità dell’Enel Energia s.p.a. nella interruzione del servizio di erogazione della energia elettrica, chiedendo che il provvedimento fosse modificato nel senso di accertare l’assenza di morosità degli utenti, stante l’avvenuto pagamento delle precedenti fatture a mezzo bonifico bancario effettuato in data 20.08.2008 per l’importo di 285,00 gli stessi hanno, altresì, denunciato l’erronea applicazione dell’art. 1565 c.c., il quale presuppone ai fini della legittimità della sospensione della somministrazione con congruo preavviso un inadempimento che, nel caso di specie, non si è mai verificato considerato, in particolare, che il pagamento effettuato dal titolare dell’utenza tramite bonifico bancario di cui, comunque, il giudice di prime cure ha dato atto nel suo provvedimento , in sostituzione del previsto versamento sul c/c postale, costituisce un inesatto adempimento privo, ai sensi dell'art. 1197 c.c., di effetto liberatorio per il debitore cfr., Cass., 06/09/2004, n. 17961 , di guisa che deve giustamente ritenersi sussistente uno stato di morosità del somministrato, con conseguente riconoscimento della legittimità della sospensione della somministrazione operata da Enel Energia s.p.a. che, in ogni caso, dall’istruttoria orale condotta nel giudizio di primo grado non è emersa alcuna prova del danno patrimoniale asseritamente patito dagli appellanti che, relativamente alla richiesta di risarcimento dei danni non patrimoniali, la sentenza ha fatto puntuale applicazione dei principi di diritto affermati dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in tema di danno non patrimoniale cfr., Cass., S.U., 11.11.2008, numero , ritenendo sulla base delle deduzioni difensive e delle prove orali raccolte che i pregiudizi invocati dagli attori a titolo di danno esistenziale non fossero meritevoli della tutela risarcitoria, trattandosi di meri disagi, fastidi o ansie, come tali privi del requisito della ingiustizia costituzionalmente qualificata Cass., S.U., idem . ritenuto, pertanto, che la ricostruzione dei fatti e l’applicazione delle norme di diritto compiute nella sentenza impugnata sono esenti da censura e meritano di essere senz’altro condivise che, dunque, che per le stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, l’appello proposto non ha alcuna ragionevole probabilità di essere accolto P.Q.M. dichiara l’appello inammissibile condanna D.N. Gino e R.K., in solido tra loro, a pagare, in favore di Enel Energia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi 2.500,00 per compensi professionali, ai sensi del D.M. 20.07.2012 n. 140, oltre accessori come per legge manda alla cancelleria per la comunicazione della presente ordinanza alle parti.