Portare messaggi al latitante significa essere mafioso

Confermata la custodia per il collettore dei pizzini destinati al boss Provenzano. Il Pm non ha l'obbligo di depositare le proroghe dell'indagine

La Cassazione ha confermato la custodia cautelare nei confronti di Pasquale Badami, accusato di essere il collettore e distributore di pizzini al boss mafioso Bernardo Provenzano, del quale è accusato di aver favorito la latitanza. In particolare, la Suprema Corte - con la sentenza 39945/05 depositata ieri e qui leggibile tra gli allegati - ha convalidato l'ordinanza emessa dal Tribunale di Palermo nel marzo 2005, conforme al mandato di cattura spiccato dal Gip a febbraio. Ad avviso degli ermellini sussistono tutti i gravi indizi di colpevolezza a carico di Badami, che scriveva sul computer di un ufficio del Comune di Villafrati i messaggi destinati al capo di Cosa Nostra. I Supremi giudici hanno respinto il ricorso del difensore dell'indagato, che chiedeva la scarcerazione del suo cliente, ritenuto dagli inquirenti il capo della famiglia mafiosa di Villafrati. Con questa decisione la Suprema corte ha confermato la validità degli indizi raccolti dagli inquirenti contro i fiancheggiatori di Provenzano, molti dei quali sono stati arrestati nell'ultima grande operazione condotta dall'ex procuratore di Palermo, Pietro Grasso, adesso passato a dirigere la Direzione nazionale antimafia. Il verdetto è stato emesso nella camera di consiglio dello scorso 7 luglio.

Cassazione - Sezione sesta penale cc - sentenza 7 luglio-3 novembre 2005, n. 39945 Presidente Trojano - Relatore Colla Pg Baglione - Ricorrente Badami Fatto e diritto 1. Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Palermo ha rigettato la richiesta di riesame della ordinanza del Gip dello stesso Ufficio giudiziario in data 11 febbraio 2005 nei confronti di Pasquale Badami, indagato per aver fatto parte, in concorso con numerose altre persone tra le quali Antonino Giuffrè, Salvatore Lo Piccolo, Giulio Gambino, Tommasso Cannella , di associazione mafiosa affiliata a Cosa nostra e, in particolare, per avere diretto la famiglia mafiosa di Villafrati per avere, inoltre, in tale qualità, assunto le necessarie decisioni relative alla organizzazione della famiglia pera vere organizzato e partecipato a riunini con altri associati, quali Francesco Pastoia e Spera Luigi per avere, soprattutto, contribuito, in maniera determinante, al mantenimento da parte di Bernardo Provengano delle funzioni di vertice di Cosa nostra , sia informandolo costantemente, attraverso missive, sugli accadimenti che interessavano l'associazione, sia costituendo un punto cruciale di riferimento - quale collettore e distributore di pizzini foglietti di carta tra le famiglie mafiose di Ciminna, Villafrati e Villabate - della riservata catena epistolare attraverso la quale il Provengano continuava a dirigere - da latitante - l'associazione mafiosa Cosa nostra . 2. Il ricorrente propone ricorso per cassazione, per mezzo del difensore, che si duole unicamente, in ordine ad alcune questioni processuali, già sollevata in sede di riesame, inerenti 1 alla mancata trasmissione del provvedimento di iscrizione del nominativo del Badami nel registro delle notizie di reato e dei decreti di proroga delle indagini 2 alla mancata trasmissione del decreto di intercettazione ambientale 701/03 3 al mancato inoltro della videocassetta vhs nella quale risulterebbe ripreso il Badami all'interno del suo ufficio. 2.1. Quanto alla prima questione, il ricorrente sottolinea come sia necessaria, ai fini del controllo di legalità concernente il rispetto dei termini dello svolgimento delle indagini preliminari, l'acquisizione, in sede di riesame, del provvedimento di iscrizione nel registro delle notizie di reato. Ciò è tanto vero che il Pm ha prodotto solo il provvedimento di iscrizione, ma non quelli di proroga delle indagini, di modo che sarebbe accertata la legittimità di dette indagini sino alla scadenza indicata nell'articolo 405, comma 2, e non sino a quella incerta e ignota indicata nell'articolo 407, comma 3 Cpp. 2.2. Circa la seconda questione, riguardante il decreto di intercettazione ambientale 701/03 in base al quale si sarebbero intercettati i colloqui del Badami all'interno dell'ufficio del depuratore comunale di acque potabili di Villafrati, dove l'indagato prestava la sua attività lavorativa, e dove l'indagato stesso era stato ascoltato mentre era intento a scrivere pizzini era palese che tale decreto non era stato inviato ed esaminato. Tale decreto - sottolinea il ricorrente - esisteva ed esiste effettivamente nonostante i dubbi in proposito del giudice a quo ed è richiamato nella nota della squadra mobile della Questura di Palermo 22 aprile 2004 allegata al ricorso. 2.3. Il Tribunale aveva aggirato tale eccezione facendo riferimento ad altro decreto 277/04 con il quale era stata disposta l'intercettazione fra presenti in agro di Ciminna, in esito alla quale, come è dato leggere nella nota datata 26 aprile 2004 della squadra mobile della Questura di Parremo, si registravano i movimenti degli indagati anche presso Villafrati e zone limitrofe e, segnatamente, la presenza di Pasquale Badami presso il depuratore di acque potabili del predetto Comune, del quale possedeva le chiavi quivi veniva visto colloquiare con Pietro Badami, mentre faceva palese riferimento a dei pizzini e si recava a scrivere mediante il computer anche in giorno festivo domenica 9 febbraio 2003 atteso che i servizi di captazione ambientale svolti all'interno del locale consentivano di ascoltare il Badami intento a scrivere . 2.3. Per quel che attiene, infine, alla videocassetta registrata all'interno del locale del depuratore dove il Badami veniva ripreso intento a scrivere al computer, il Tribunale riteneva che non fosse necessario l'inoltro della cassetta nella fase delle indagini preliminari e che del suo contenuto potesse tenersi conto sulla base dei verbali redatti dalla polizia giudiziaria cita il Tribunale Cassazione, Sezione quinta, 1477/97 e Sezione quinta, 43491/01 . Rileva il ricorrente che tali decisioni si riferiscono a riprese in luogo pubblico e non in luogo aperto al pubblico, quale doveva ritenersi l'ufficio comunale. In ogni caso, tale argomentazione eludeva la risposta al motivo di doglianza secondo cui la cassetta non era stata inviata. 3. Il ricorso è infondato. 3.1. Sul primo motivo si osserva che nessuna norma dispone che il Pm debba depositare davanti al Gip e nel procedimento di riesame l'attestazione dell'iscrizione dell'indagato nel registro di cui all'articolo 335 Cpp e tanto meno i provvedimenti di proroga delle indagini. Si tratta di atti di cui il difensore dell'indagato può prendere cognizione ed eventualmente chiederne copia è dunque onere dell'indagato stesso, in caso deduca la illegittimità delle indagini perché svolte al di fuori dei termini di legge, sollevare la relativa eccezione nella sede appropriata e documentarla, mentre nessun obbligo al riguardo incombe sul Pm Cassazione, Sezione seconda, 32285/01, che afferma il principio in rodine alla iscrizione della notitia criminis, ma che può parimenti estendersi ai decreti di proroga delle indagini . Correttamente, quindi, il Tribunale ha ritenuto che la richiesta del difensore di acquisizione di tali atti avesse, inammissibilmente, una finalità esplorativa in ordine alla regolarità dei termine nei quali erano state eseguite le indagini preliminari, e, correttamente, ha disatteso la questione in tal senso sollevata già davanti al Tribunale del riesame, che ha ribadito l'onere della difesa di dimostrare ad esempio con attestazioni della cancelleria che i termini per le indagini preliminari siano stati superati. Il motivo va dunque disatteso. 3.2. Neanche il secondo motivo è fondato, perché il giudice del riesame ha correttamente tratto il suo convincimento prescindendo dal decreto 701/03 relativo alla intercettazione ambientale effettuata presso l'ufficio comunale depuratore ove il Badami prestava la sua attività. La valutazione del Tribunale, infatti, poggia sulle intercettazioni ambientali captate a seguito del decreto autorizzativi 277/04 del 5 febbraio decreto di intercettazione urgente 277/04 del Pm convalidato dal Gip , nonché sulle imprese filmate eseguite all'interno dell'ufficio dell'indagato. La doglianza, quindi, non è influente peraltro, si noti come il risultato di tale intercettazione sia di scarso significato indiziante, perché da essa si ricaverebbe che il Badami era intento a scrivere al computer il pizzino da inviare operazione che non si comprende bene come possa essere stata registrata, non tanto per il contenuto della scrittura, quanto per il fatto della captazione dei rumori di una scritturazione effettuata battendo sui tasti del computer . I gravi indizi di colpevolezza si possono ricavare in modo del tutto convincente dal testo della ordinanza impugnata, perché essi possono basarsi oltre che sul decreto 277/04, anche sull'hard disk del computer utilizzato dal Badami, dal quale sono stati estratti i contenuti dei pizzini e trasfusi su altri supporti informatici della polizia giudiziaria, a seguito di autorizzazione dell'Autorità giudiziaria. 3.3. Infatti, come emerge dalle pagine 5 e 6 della ordinanza impugnata, con il decreto 277/04 è stata autorizzata la intercettazione delle conversazioni tra presenti in agro di Ciminna fra Salvatore Badami, Pasquale Badami, Ciro Badami, Angelo Tolentino e Antonino Episcopo. A seguito di tale provvedimento, il Tribunale rileva che si registravano i movimenti degli indagati anche presso Villafrti e zone limitrofe e segnatamente del Badami Pasquale presso il depuratore di acque potabili del predetto Comune del quale quest'ultimo possedeva le chiavi laddove veniva visto colloquiare con Badami Pietro facendo palese riferimento a dei pizzini e si recava a scrivere mediante il computer . 3.4. È vero che, come sostiene il ricorrente, in fondo alla pagina 5, il Tribunale dopo aver parlato della intercettazione ambientale in agro di Ciminna, fa riferimento al fatto che le intercettazioni ambientali svolte all'interno del locale consentivano di ascoltare il Badami intento a scrivere, in data domenica 9 febbraio 2003 ciò che fa dire al ricorrente che il Collegio avrebbe poi utilizzato proprio ciò che avevano dichiarato di non utilizzare. Deve darsi atto che il riferimento è veramente anomalo sia perché riguarda una intercettazione ambientale del 2003, mentre tutta la parte della motivazione sulla utilizzabilità delle intercettazioni ambientali, contenuta nella stessa pagina 5, riguarda un decreto del 2004 quello per le captazioni in agro di Ciminna . Tale frase è probabilmente frutto di un errore. Tuttavia i termini del problema non mutano anche a non voler conto di tale frase, in quanto i gravi indizi di colpevolezza si possono correttamente ricavare aliunde, cioè - come si è già detto - dalle intercettazioni in agro di Ciminna e alla copia di file ricavati dal disco rigido del computer del Badami dalla polizia giudiziaria. 3.5. Infatti, i gravi indizi di colpevolezza - pur seguendo la tesi del ricorrente, di cui al quinto motivo, secondo la quale le massime citate nell'ordinanza sulle riprese a mezzo telecamere si riferiscono a luoghi pubblici, ipotesi che nella specie non ricorre - restano definitivamente confermati da altri elementi di cui il ricorrente trascura completamente di parlare nel ricorso. Dall'hard disk del computer utilizzato dal Badami sono stati estratti i contenuti dei pizzini , e trasfusi su altri supporti informatici dalla polizia giudiziaria, a seguito di autorizzazione dell'Autorità giudiziaria. Il contenuto di essi, la provenienza e la destinazione a Provengano sono descritti nelle pagine 15 e ss. Del provvedimento impugnato da cui si ricavano i percorsi argomentativi, del tutto immuni da censure logiche, seguiti dal Tribunale. Ad essi si rimanda per evitare inutili ripetizioni anche perché tale questione non è investita dal ricorso per cassazione. 4. Il ricorso deve pertanto essere rigettato e al rigetto consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'articolo 94, comma 1ter disp. att. Cpp.