Consulenza esterna rientrante nella gestione del fondo e fondo con pensioni di vecchiaia non esente dall’IVA

Le prestazioni di consulenza in materia di investimento in valori mobiliari fornite da un terzo a una società di investimento di capitali, gestore di un fondo comune d’investimento, rientrano nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione IVA, anche se il terzo non abbia agito in esecuzione di un mandato. Un fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia non rientra nella nozione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione IVA.

Queste le decisioni prese il 7 marzo 2013 dalla Corte di Giustizia UE con due sentenze rispondenti a due diverse questioni pregiudiziali, C-275/11 e C-424/11, vertenti sulla medesima norma. Le norme di esenzione IVA per la gestione di fondi comuni d’investimento. Giudici tedeschi ed inglesi, hanno chiesto quale dovesse essere la corretta interpretazione della norma che prevede che la gestione di fondi comuni d’investimento, quali sono definiti dagli Stati membri , è un’operazione esente dal pagamento dell’IVA, così come previsto dalla direttiva UE n. 388/1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari e sulla base imponibile uniforme del sistema comune IVA, all’art. 13, parte B, lett. d , punto 6 e dalla direttiva UE n. 112/2006, relativa al sistema comune IVA, all’art. 135, par. 1, lett. g . Le due questioni pregiudiziali. La prima questione, sollevata dai giudici tedeschi, C-275/11, riguarda quali attività possano essere fatte rientrare nell’ambito dell’attività gestoria esente la seconda, sollevata dai giudici inglesi, C424/11, riguarda quali tipi di fondi possano essere fatti rientrare nella nozione di fondo comune d’investimento previsto dalle direttive. Causa C-275/11. Il caso nasce da una controversia tributaria tra il Fisco e un’azienda che aveva fornito consulenza a una società che gestiva un fondo d’investimento aperto al pubblico per la gestione degli elementi patrimoniali del fondo e per fornirle raccomandazioni circa la vendita e l’acquisto di elementi patrimoniali sulla base di una costante analisi della situazione del fondo . L’azienda ritiene che tale prestazione sia da considerarsi esente da IVA. Il giudice tedesco chiede alla Corte di Giustizia se e a quali condizioni le prestazioni di consulenza in materia di investimenti in valori mobiliari fornite da un terzo a una SIC rientrino nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento . L’irrilevanza di alcuni fattori. La Corte sottolinea che non rileva che le prestazioni di consulenza non siano incluse nell’elenco delle attività gestorie previsto della direttiva n. 611/1986, non essendo tale elenco esaustivo né che non siano state commissioneate tramite la forma del mandato prevista dalla medesima direttiva, visto che il principio di neutralità fiscale osta, nell’ambito del prelievo IVA, a una differenziazione tra operazioni lecite e operazioni illecite non rileva neppure che le prestazioni di consulenza e di informazione fornite da un terzo non comportino una modifica della situazione giuridica e finanziaria del fondo . La nozione di gestione . In un suo precedente la Corte ha infatti affermato che nella nozione di gestione rientrano anche prestazioni di amministrazione e contabilità, quali il calcolo dell’importo degli utili e del prezzo delle quote o delle azioni del fondo, le valutazioni dei patrimoni, la contabilità, la preparazione di dichiarazioni per la distribuzione degli utili, il rilascio di informazioni e di documentazioni per i conti periodici e per le dichiarazioni fiscali, statistiche e di IVA, nonché la preparazione delle previsioni di utili . L’obiettivo dell’esenzione agevolare gli investimenti. La Corte ricorda che l’obiettivo dell’esenzione è quello di agevolare ai piccoli investitori l’investimento in titoli tramite organismi d’investimento collettivo escludendo i costi dell’IVA, al fine di garantire la neutralità del sistema comune dell’IVA quanto alla scelta tra l’investimento diretto in titoli e quello mediante organismi d’investimento collettivo . La Corte ritiene quindi che anche l’attività di consulenza sia da ricomprendere tra le attività gestorie esenti da IVA. Causa C-424/11. Il caso affrontato nell’altra questione nasce dalla richiesta di rimborso IVA di un trustee di un fondo nel quale confluiscono, a fini di investimento, gli attivi dei regimi pensionistici professionali istituiti da un’impresa. Ogni regime eroga pensioni a una categoria di ex dipendenti, calcolate sulla base dell’ultimo salario dei membri affiliati e della loro anzianità nell’impresa. Nel corso della loro carriera, gli affiliati al regime aperto a tutti i dipendenti, ma non obbligatorio versano contributi di importo fisso detratto dal loro stipendio. Anche il datore di lavoro versa contributi, di importo tale da garantire il finanziamento dei costi scoperti delle prestazioni pensionistiche . Con la seconda questione, i giudici inglesi chiedono quindi alla Corte di Giustizia se e a quali condizioni gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia e i fondi d’investimento nel quale questi confluiscono rientrino nella nozione di fondi comuni d’investimento . La Corte rileva che il fondo in esame non può essere considerato un organismo d’investimento collettivo ai sensi della direttiva OICVM, non essendo aperto al pubblico, ma costituisce, un vantaggio legato all’impiego, vantaggio che i datori di lavoro concedono esclusivamente ai loro dipendenti. Le differenze sono troppe non c’è alcun rischio di gestione. Gli affiliati a un regime di pensioni di vecchiaia, come quello di cui al procedimento principale, non sopportano il rischio di gestione del fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di detto regime, a differenza degli investitori privati che investono i propri capitali in un organismo d’investimento collettivo . Per questo motivo tale tipo di fondo, non può essere considerato alla stregua di un fondo comune di investimento a poter applicare l’esenzione IVA.

Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 7 marzo 2013 causa C-424/11 * Imposta sul valore aggiunto Direttiva 77/388/CEE Esenzione della gestione dei fondi comuni d’investimento Portata Regimi di pensioni di vecchiaia professionali Sentenza 1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto base imponibile uniforme GU L 145, pag. 1 in prosieguo la sesta direttiva , e dell’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto GU L 347, pag. 1 . 2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Wheels Common Investment Fund Trustees Ltd e a. ed i Commissioners for Her Majesty’s Revenue and Customs in prosieguo i Commissioners in merito al diniego opposto da questi ultimi di esentare dall’imposta sul valore aggiunto in prosieguo l’ IVA taluni servizi di gestione di fondi forniti alla Wheels Common Investment Fund Trustees Ltd e a. Contesto normativo Il diritto dell’Unione 3 La sesta direttiva è stata abrogata dalla direttiva 2006/112, entrata in vigore il 1 gennaio 2007. Poiché il periodo dei fatti discussi nel procedimento principale è compreso tra il 1 luglio 2004 ed il 30 giugno 2007, a detto procedimento sono applicabili entrambe le direttive. 4 L’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e l’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112 sono formulati in termini sostanzialmente identici. Ai sensi di tali disposizioni, gli Stati membri esentano dall’IVA la gestione di fondi comuni d’investimento quali sono definiti dagli Stati membri . Il diritto del Regno Unito 5 L’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112, all’epoca dei fatti di cui al procedimento principale, era attuato dai punti 9 e 10 del gruppo 5 dell’allegato 9 della legge del 1994 relativa all’imposta sul valore aggiunto Value Added Tax Act 1994 , in base ai quali erano esenti 9. La gestione di un fondo comune di investimento autorizzato sotto forma di trust [authorised unit trust in prosieguo l’AUT ] o di un fondo d’investimento immobiliare 10. la gestione del regime patrimoniale di una società di investimento a capitale variabile [Open-ended investment company in prosieguo l’OEIC ] . 6 Per tenere conto della soluzione fornita dalla sentenza del 28 giugno 2007, JP Morgan Fleming Claverhouse Investment Trust e The Association of Investment Trust Companies -363/05, Racc. pag. I 5517 in prosieguo la sentenza Claverhouse , l’ambito di applicazione dei citati punti 9 e 10 è stato ampliato, con effetto dal 1 ottobre 2008, dal decreto del 2008 relativo all’imposta sul valore aggiunto Finanza [Value Added Tax Finance n. 2 Order 2008]. Ai sensi di detti punti, sono ora esenti la gestione di organismi di investimento collettivo sotto forma di OEIC e di AUT nonché la gestione di imprese di investimento collettivo di tipo chiuso, quali le Investment trust companies. 7 La nota 6 al gruppo 5 dell’allegato 9 alla legge del 1994 relativa all’imposta sul valore aggiunto prevede che le OEIC e gli AUT siano definiti nella legge del 2000 sui servizi e sui mercati finanziari Financial Services and Markets Act 2000 . 8 La parte XVII di quest’ultima legge, agli articoli 235 237, prevede, in particolare, quanto segue 235. Regimi di investimento collettivo 1 Nella presente parte, per organismo di investimento collettivo si intende qualsiasi accordo relativo a patrimoni di qualsiasi tipo, anche valutario, che abbia per oggetto o per effetto di consentire ai soggetti che partecipano all’accordo divenendo proprietari del patrimonio o di sue quote, o in altro modo di partecipare ai o percepire i profitti o i redditi derivanti dall’acquisto, dalla detenzione, dalla gestione o dalla disposizione del patrimonio o degli importi relativi a detti profitti o redditi. 2 Gli accordi devono essere tali per cui i soggetti che vi partecipano i partecipanti non esercitano sulla gestione del patrimonio un controllo costante e giornaliero, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno il diritto di essere consultati o di dare indicazioni. 3 Gli accordi devono inoltre avere almeno una delle seguenti caratteristiche a i contributi dei partecipanti, nonché i profitti o i redditi all’origine dei pagamenti ai partecipanti devono essere gestiti in comune b il patrimonio deve essere gestito nel suo insieme dal responsabile dell’organismo o per suo conto. 236. Società d’investimento a capitale variabile 1 Nella presente parte, per società d’investimento a capitale variabile si intende un organismo di investimento collettivo che soddisfa tanto il requisito del patrimonio quanto quello dell’investimento. 2 Il requisito relativo al patrimonio consiste nel fatto che il patrimonio appartiene ad una persona giuridica PG ed è da questa gestito, ovvero per suo conto tale persona giuridica ha come finalità l’investimento dei suoi fondi con l’obiettivo di a ripartire il rischio di investimento, e b distribuire ai suoi membri i proventi della gestione di tali fondi da parte o per conto della persona giuridica. 237. Altre definizioni 3 Nella presente parte per authorised unit trust si intende uno unit trust autorizzato ai fini della presente legge con un decreto di autorizzazione in vigore ai sensi dell’articolo 243 per società autorizzata di investimento a capitale variabile si intende una persona giuridica ai sensi della normativa di cui all’articolo 262, per la quale vige un decreto di autorizzazione in applicazione delle disposizioni adottate nell’ambito di tale normativa ai sensi del paragrafo 2, lettera l , di detto articolo . Procedimento principale e questioni pregiudiziali 9 La Wheels Common Investment Fund Trustees Ltd in prosieguo la Wheels è il trustee di un fondo nel quale confluiscono, a fini di investimento, gli attivi dei regimi pensionistici professionali istituiti dall’impresa Ford Motor Company per ottemperare ai propri obblighi previsti dalla normativa nazionale e dalle convenzioni collettive. 10 Ogni regime eroga pensioni a una categoria di ex dipendenti, calcolate sulla base dell’ultimo salario dei membri affiliati e della loro anzianità nell’impresa. Nel corso della loro carriera, gli affiliati al regime aperto a tutti i dipendenti, ma non obbligatorio versano contributi di importo fisso detratto dal loro stipendio. Anche il datore di lavoro versa contributi, di importo tale da garantire il finanziamento dei costi scoperti delle prestazioni pensionistiche. 11 All’epoca dei fatti, la Capital International Limited forniva servizi di gestione di fondi alla Wheels. Conformemente alle disposizioni della normativa del Regno Unito in materia di IVA, essa fatturava alla Wheels l’IVA per tali servizi e la versava a questo titolo ai Commissioners. 12 Nel corso del mese di settembre 2007, dopo la pronuncia della citata sentenza Claverhouse, la Capital International Limited ha chiesto ai Commissioners il rimborso dell’IVA relativa alla fornitura dei servizi di gestione di fondi da essa prestati, sostenendo che detti servizi rientravano nell’esenzione prevista all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112 o all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, a seconda del periodo considerato. 13 Con decisione del 2 gennaio 2008, i Commissioners hanno opposto un diniego a tale domanda. La Wheels ha allora proposto ricorso avverso detta decisione dinanzi al First-tier Tribunal Tax Chamber . Anche se, secondo il giudice del rinvio, i servizi forniti alla Wheels costituiscono servizi di gestione ai sensi dell’esenzione prevista all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112, sussiste un dubbio circa la possibilità di qualificare il fondo detenuto dalla Wheels alla stregua dei fondi comuni d’investimento di cui alla suddetta esenzione. 14 In tali circostanze, il Firts-tier Tribunal Tax Chamber ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se l’espressione fondi comuni d’investimento di cui all’articolo [13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva] ed all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112 debba essere interpretata come idonea ad includere i un regime pensionistico professionale istituito da un datore di lavoro allo scopo di fornire prestazioni previdenziali ai dipendenti e/o ii un fondo comune d’investimento in cui gli attivi di vari regimi pensionistici di questo tipo confluiscono per essere investiti, qualora i regimi pensionistici in questione abbiano le seguenti caratteristiche a le prestazioni previdenziali spettanti all’affiliato sono definite in anticipo dagli atti costitutivi del regime facendo riferimento ad una formula basata sull’anzianità di servizio dell’affiliato presso il datore di lavoro e sul suo stipendio, e non al valore degli attivi del regime b il datore di lavoro è obbligato a versare contributi al regime c solo i dipendenti del datore di lavoro possono partecipare al regime e ottenere a tale titolo prestazioni previdenziali un partecipante al regime è qui indicato col termine affiliato d un dipendente è libero di decidere se essere o meno un affiliato e un dipendente affiliato è di norma obbligato a versare contributi al regime corrispondenti ad una percentuale del suo stipendio f i contributi del datore di lavoro e degli affiliati sono raggruppati dal gestore del regime ed investiti generalmente in titoli per formare un fondo diretto a finanziare le prestazioni erogate dal regime agli affiliati g se gli attivi del regime sono più elevati di quanto necessario per finanziare le prestazioni erogate dal medesimo, il gestore del regime e/o il datore di lavoro, in conformità con i termini del regime e con le disposizioni di diritto nazionale pertinenti, possono adottare una o più delle seguenti misure in primo luogo, ridurre i contributi versati dal datore di lavoro al regime o, in secondo luogo, trasferire l’intera eccedenza, o una sua parte, al datore di lavoro, o ancora, in terzo luogo, incrementare le prestazioni previdenziali per gli affiliati al regime h se gli attivi del regime sono insufficienti a finanziare le prestazioni erogate dal medesimo, il datore di lavoro è in linea di principio tenuto a coprire il deficit e, qualora non lo faccia o non sia in grado di farlo, vengono ridotte le prestazioni percepite dagli affiliati i il regime consente agli affiliati di versare contributi aggiuntivi volontari additional voluntary contributions o AVC che non sono trattenuti dal regime, ma che vengono trasferiti a terzi per essere investiti e per ottenere prestazioni aggiuntive in base al rendimento degli investimenti effettuati tali operazioni non sono soggette ad IVA j gli affiliati hanno diritto di trasferire i capitali accumulati nel regime calcolati con riferimento al valore attuariale di tali capitali al momento del trasferimento ad altri regimi pensionistici k i contributi del datore di lavoro e degli affiliati al regime non vengono considerati, ai fini dell’imposta sul reddito applicata dallo Stato membro, come reddito degli affiliati l le pensioni erogate dal regime agli affiliati sono considerate, ai fini dell’imposta sul reddito applicata dallo Stato membro, come reddito degli affiliati, e m i costi di gestione del regime sono sopportati dal datore di lavoro, e non dagli affiliati al regime. 2 Se, alla luce degli obiettivi dell’esenzione prevista dall’articolo [13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva] e dall’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112, del principio di neutralità fiscale e delle circostanze descritte nell’ambito della questione 1 supra a uno Stato membro sia legittimato a definire, nella normativa nazionale, i fondi che rientrano nella nozione di fondi comuni d’investimento in maniera da escluderne i fondi aventi le caratteristiche indicate alla questione 1 supra e di includervi invece gli organismi d’investimento collettivo quali definiti dalla direttiva [85/611/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1985, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari OICVM GU L 375, pag. 3 ], come modificata [dalla direttiva 2001/108/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 gennaio 2002 GU L 41, pag. 35 in prosieguo la direttiva OIVCM ] b siano pertinenti, e in quale misura, al fine di determinare se un fondo del tipo descritto nella questione 1 supra debba essere o meno qualificato dalla normativa di uno Stato membro come fondo comune d’investimento le caratteristiche del fondo, quali descritte nella questione 1 supra la misura in cui il fondo è simile e quindi in concorrenza con altri strumenti di investimento già qualificati dallo Stato membro come fondi comuni d’investimento. 3 Nell’ipotesi in cui, in risposta alla questione 2 , lettera b , secondo trattino, supra, risulti pertinente determinare la misura in cui il fondo è simile e quindi in concorrenza con altri strumenti di investimento già qualificati dallo Stato membro come fondi comuni d’investimento, se sia necessario considerare la questione dell’esistenza e della portata del rapporto di concorrenza tra il fondo di cui trattasi e gli altri suddetti strumenti di investimento come distinta rispetto alla questione della loro somiglianza . Sulle questioni pregiudiziali 15 Con le sue questioni, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se e a quali condizioni gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia e i fondi d’investimento nel quale questi confluiscono rientrino nella nozione di fondi comuni d’investimento ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e dell’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112. 16 Occorre anzitutto ricordare che, secondo costante giurisprudenza, sebbene le esenzioni previste, in particolare, all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112 costituiscano nozioni autonome di diritto dell’Unione che devono, in linea di principio, ricevere una definizione comune volta ad evitare divergenze nell’applicazione del regime IVA da uno Stato membro all’altro, di modo che gli Stati membri non possono modificarne il contenuto, ciò tuttavia non vale nel caso in cui il legislatore abbia affidato ai medesimi il compito di definire taluni termini di un’esenzione v., in tal senso, sentenze del 4 maggio 2006, Abbey National, -169/04, Racc. pag. I 4027, punti 38 e 39, nonché Claverhouse, cit., punti 19 e 20 . Orbene, tali disposizioni conferiscono agli Stati membri il potere di definire la nozione di fondi comuni d’investimento v., in tal senso, citate sentenze Abbey National, punti 40 e 41, nonché Claverhouse, punto 43 . 17 Tale potere definitorio così riconosciuto agli Stati membri trova tuttavia i propri limiti nel divieto di violare i termini stessi dell’esenzione utilizzati dal legislatore dell’Unione v. sentenza Claverhouse, cit., punto 21 . In particolare, uno Stato membro non può, senza negare i termini stessi di fondi comuni d’investimento , selezionare quali tra detti fondi beneficino dell’esenzione e quali no. Le suddette disposizioni gli conferiscono quindi esclusivamente il potere di definire, nel suo diritto interno, i fondi corrispondenti alla nozione di fondi comuni d’investimento v. sentenza Claverhouse, cit., punti 41 43 . 18 Il potere di definire la nozione di fondi comuni d’investimento , riconosciuto agli Stati membri, deve inoltre rispettare gli obiettivi perseguiti dalla sesta direttiva e dalla direttiva 2006/112 nonché il principio di neutralità fiscale caratterizzante il sistema comune dell’IVA v. sentenza Claverhouse, cit., punti 22 e 43 . 19 A tale riguardo si deve osservare, da un lato, che l’obiettivo dell’esenzione delle operazioni correlate alla gestione di fondi comuni d’investimento è, segnatamente, quello di agevolare agli investitori l’investimento in titoli tramite organismi d’investimento, escludendo i costi dell’IVA e, in tal modo, garantendo la neutralità del sistema comune dell’IVA quanto alla scelta tra l’investimento diretto in titoli e quello mediante organismi d’investimento collettivo v. citate sentenze Abbey National, punto 62, e Claverhouse, punto 45 . 20 Quanto, d’altro lato, al principio di neutralità fiscale, esso osta a che operatori economici che effettuano le stesse operazioni siano trattati diversamente in materia di riscossione dell’IVA v., in tal senso, sentenze del 16 settembre 2004, Cimber Air, -382/02, Racc. pag. I 8379, punti 23 e 24 dell’8 dicembre 2005, Jyske Finans, -280/04, Racc. pag. I 10683, punto 39 Abbey National, cit., punto 56, nonché Claverhouse, cit., punto 29 . 21 Occorre, inoltre, rilevare che tale principio non richiede che si tratti di operazioni identiche. Infatti, secondo giurisprudenza costante, detto principio osta altresì a che prestazioni di servizi di uno stesso tipo, che si trovano quindi in concorrenza tra di loro, siano trattate in maniera diversa sotto il profilo dell’IVA v., in particolare, sentenze del 23 ottobre 2003, Commissione/Germania, -109/02, Racc. pag. I 12691, punto 20 del 17 febbraio 2005, Linneweber e Akritidis, -453/02 e -462/02, Racc. pag. I 1131, punto 24 del 26 maggio 2005, Kingscrest Associates e Montecello, -498/03, Racc. pag. I 4427, punto 54 dell’8 giugno 2006, L.u.P., -106/05, Racc. pag. I 5123, punto 32 del 12 gennaio 2006, Turnund Sportunion Waldburg, -246/04, Racc. pag. I 589, punto 33 del 27 aprile 2006, Solleveld e van den Hout-van Eijnsbergen, -443/04 e -444/04, Racc. pag. I 3617, punto 39, nonché Claverhouse, cit., punto 46 . 22 Occorre quindi determinare se un fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia avente le caratteristiche presentate dal fondo oggetto del procedimento principale sia identico ai fondi che costituiscono fondi comuni d’investimento ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e dell’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112, o sia comparabile a questi ultimi a tal punto da trovarsi in una situazione concorrenziale con essi. 23 A tale riguardo si deve ricordare che i fondi che costituiscono organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari ai sensi della direttiva OICVM costituiscono fondi comuni d’investimento v., in tal senso, segnatamente, sentenza del 19 luglio 2012, Deutsche Bank, -44/11, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 32 . Come emerge dall’articolo 1, paragrafo 2, della suddetta direttiva, gli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari costituiscono, infatti, organismi che, come gli AUT e le OEIC v., in tal senso, sentenza Claverhouse, cit., punto 50 , hanno per oggetto esclusivo, conformemente all’obiettivo perseguito all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e all’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112, l’investimento collettivo, in valori mobiliari, dei capitali raccolti presso il pubblico. 24 Inoltre, vanno altresì considerati fondi comuni d’investimento i fondi che, pur non costituendo organismi d’investimento collettivo ai sensi della direttiva OICVM, presentano caratteristiche identiche a questi ultimi ed effettuano quindi le stesse operazioni o, quanto meno, presentano tratti comparabili a tal punto da porsi in rapporto di concorrenza con essi v., in tal senso, citate sentenze Abbey National, punti 53 56, nonché Claverhouse, punti 48 51 . 25 Orbene, un fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia, come quello di cui al procedimento principale, non può essere considerato un organismo d’investimento collettivo ai sensi della direttiva OICVM. Un simile fondo non è, infatti, aperto al pubblico, ma costituisce, come emerge dalla decisione di rinvio, un vantaggio legato all’impiego, vantaggio che i datori di lavoro concedono esclusivamente ai loro dipendenti. Un fondo siffatto non è quindi identico ai fondi che costituiscono fondi comuni d’investimento ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e dell’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112. 26 Un fondo d’investimento siffatto non è neppure comparabile agli organismi d’investimento collettivo come definiti dalla direttiva OICVM a tal punto da porsi in rapporto di concorrenza con questi ultimi. Essi si differenziano, infatti, per varie caratteristiche, in misura tale da non poter essere considerati rispondenti alle stesse esigenze. 27 In particolare, gli affiliati a un regime di pensioni di vecchiaia, come quello di cui al procedimento principale, non sopportano il rischio di gestione del fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di detto regime, a differenza degli investitori privati che investono i propri capitali in un organismo d’investimento collettivo v., in tal senso, sentenza Claverhouse, cit., punto 50 . Mentre la pensione percepibile da un dipendente, affiliato ad un regime di pensioni di vecchiaia come quello di cui al procedimento principale, non dipende affatto dal valore degli attivi del regime e dall’andamento degli investimenti effettuati dai gestori del regime, ma è predefinita in funzione della durata della carriera presso il datore di lavoro e dell’importo dello stipendio, il rendimento che gli acquirenti di quote di un organismo d’investimento collettivo possono attendersi dipende dall’andamento degli investimenti effettuati dal gestore del fondo nel periodo in cui detti acquirenti detengono tali quote. 28 Inoltre, un regime di pensioni di vecchiaia come quello di cui al procedimento principale si distingue da un organismo d’investimento collettivo anche dal punto di vista del datore di lavoro. Quest’ultimo non si trova in una situazione comparabile a quella di un investitore di un organismo di investimento collettivo, dal momento che, pur dovendo anch’egli sopportare le conseguenze finanziarie degli investimenti effettuati dai gestori del regime, i contributi che versa al regime di pensioni di vecchiaia costituiscono per lui un mezzo per ottemperare ai propri obblighi giuridici nei confronti dei suoi dipendenti. 29 Alla luce delle precedenti considerazioni, occorre rispondere alle questioni sottoposte che l’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva e l’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che un fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia non rientra nella nozione di fondi comuni d’investimento , ai sensi di dette disposizioni, la cui gestione può essere esentata dall’imposta sul valore aggiunto alla luce dell’obiettivo di tali direttive e del principio di neutralità fiscale, qualora gli affiliati non sopportino il rischio della gestione di detto fondo ed i contributi versati dal datore di lavoro al regime di pensioni di vecchiaia costituiscano per lui un mezzo per ottemperare ai propri obblighi giuridici nei confronti dei suoi dipendenti. Sulle spese 30 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. Per questi motivi, la Corte Prima Sezione dichiara L’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto base imponibile uniforme, e l’articolo 135, paragrafo 1, lettera g , della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, devono essere interpretati nel senso che un fondo d’investimento nel quale confluiscono gli attivi di un regime di pensioni di vecchiaia non rientra nella nozione di fondi comuni d’investimento , ai sensi di dette disposizioni, la cui gestione può essere esentata dall’imposta sul valore aggiunto alla luce dell’obiettivo di tali direttive e del principio di neutralità fiscale, qualora gli affiliati non sopportino il rischio della gestione di detto fondo ed i contributi versati dal datore di lavoro al regime di pensioni di vecchiaia costituiscano per lui un mezzo per ottemperare ai propri obblighi giuridici nei confronti dei suoi dipendenti. * Fonte http //curia.europa.eu/

Corte di Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 7 marzo 2013 causa C-275/11 * Fiscalità Imposta sul valore aggiunto Direttiva 77/388/CEE Esenzione della gestione di fondi comuni d’investimento Portata Sentenza 1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto base imponibile uniforme GU L 145, pag. 1 in prosieguo la sesta direttiva . 2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia pendente tra la GfBk Gesellschaft f r B rsenkommunikation mbH in prosieguo la GfBk e il Finanzamt Bayreuth in ordine al diniego di esenzione dall’imposta sul valore aggiunto in prosieguo l’ IVA delle prestazioni di consulenza effettuate dalla GfBk a una società d’investimento di capitali in prosieguo la SIC opposto dal Finanzamt Bayreuth. Contesto normativo Il diritto dell’Unione 3 L’articolo 13, parte B, lettera d , della sesta direttiva è così formulato Fatte salve altre disposizioni comunitarie, gli Stati membri esonerano, alle condizioni da essi stabilite per assicurare la corretta e semplice applicazione delle esenzioni sottoelencate e per prevenire ogni possibile frode, evasione ed abuso d le operazioni seguenti 3. le operazioni, compresa la negoziazione, relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti, agli assegni e ad altri effetti commerciali, ad eccezione del ricupero dei crediti 5. le operazioni, compresa la negoziazione, eccettuate la custodia e la gestione, relative ad azioni, quote parti di società o associazioni, obbligazioni, altri titoli 6. la gestione di fondi comuni d’investimento quali sono definiti dagli Stati membri . 4 L’articolo 1, paragrafi 2 e 3, della direttiva 85/611/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1985, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari o.i.c.v.m. GU L 375, pag. 3 , definisce tali organismi nei seguenti termini 2. Ai fini della presente direttiva e fatto salvo l’articolo 2, si intendono per o.i.c.v.m. gli organismi il cui oggetto esclusivo è l’investimento collettivo in valori mobiliari dei capitali raccolti presso il pubblico e il cui funzionamento è soggetto al principio della ripartizione dei rischi, e le cui quote sono, su richiesta dei portatori, riacquistate o rimborsate, direttamente o indirettamente, a carico del patrimonio dei suddetti organismi. È assimilato a tali riacquisti o rimborsi il fatto che un o.i.c.v.m. agisca per impedire che il corso delle sue quote in borsa si allontani sensibilmente dal valore netto di inventario. 3. Conformemente al diritto nazionale, questi organismi possono assumere la forma contrattuale fondo comune di investimento, gestito da una società di gestione o di trust unit trust oppure la forma statutaria società di investimento . . 5 Conformemente all’articolo 4, paragrafo 1, di tale direttiva, l’o.i.c.v.m. deve essere autorizzato dalle autorità competenti dello [S]tato membro in cui l’o.i.c.v.m. è situato . 6 Ai sensi dell’articolo 6 di tale direttiva, le attività della società di gestione devono limitarsi alla gestione di fondi comuni d’investimento e di società di investimento . 7 La direttiva 85/611 è stata modificata dalla direttiva 2001/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 gennaio 2002 GU L 41, pag. 20 , al fine di regolamentare le società di gestione e i prospetti semplificati, e dalla direttiva 2001/108/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 gennaio 2002 GU L 41, pag. 35 , con riguardo agli investimenti OICVM. 8 Conformemente all’articolo 5, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, l’attività di gestione di fondi comuni di investimento e di società di investimento comprende, ai fini della presente direttiva, le funzioni citate nell’elenco non esaustivo di cui all’allegato II . 9 Il citato allegato II menziona i seguenti aspetti tra le [f]unzioni comprese nell’attività di gestione di portafogli collettivi Gestione degli investimenti Amministrazione a servizi legali e contabili relativi alla gestione del fondo b servizio di informazione per i clienti c valutazione e determinazione del prezzo anche ai fini delle dichiarazioni fiscali d controllo dell’osservanza della normativa applicabile e tenuta del registro dei detentori delle quote f distribuzione dei proventi g emissione e riscatto delle quote h regolamento dei contratti compreso l’invio dei certificati i tenuta dei libri. Commercializzazione . 10 L’articolo 5 octies, paragrafo 1, della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di consent[ire] alle società di gestione di delegare a terzi, ai fini di una conduzione più efficiente della loro attività, l’esercizio per loro conto di una o più delle loro funzioni a condizione che tale mandato soddisfi i presupposti di cui ai punti a i di tale articolo 5 octies, paragrafo 1. 11 Tra tali presupposti figura quello di cui al punto c di detta disposizione, secondo cui se la delega riguarda la gestione degli investimenti, il mandato può essere conferito solo a società autorizzate o registrate ai fini della gestione di attività e soggette a vigilanza prudenziale e deve essere conforme ai criteri di ripartizione degli investimenti periodicamente definiti dalle società di gestione . Il diritto tedesco 12 Ai sensi dell’articolo 4, punto 8, lettera h , della legge sull’imposta sul valore aggiunto Umsatzsteuergesetz , del 26 novembre 1979, nella sua versione in vigore nel periodo 1999 2002 oggetto del procedimento principale in prosieguo l’ UStG , la gestione dei fondi comuni è esonerata dall’imposta conformemente alla legge sulle società di investimento di capitali [Gesetz ber Kapitalanlagegesellschaften in prosieguo il KAGG ] . Procedimento principale e questione pregiudiziale 13 La GfBk è un’azienda che si occupa della diffusione di informazioni e raccomandazioni di borsa, della prestazione di consulenza sull’investimento di strumenti finanziari e della commercializzazione di investimenti di capitali. 14 Nel dicembre 1999 la GfBk ha concluso un contratto con la SIC, la quale gestiva, conformemente al KAGG, sotto forma di fondo comune di investimento, un fondo d’investimento aperto al pubblico. La GfBk si è in tal modo impegnata a fornire consulenza a tale SIC nella gestione degli elementi patrimoniali del fondo e a fornirle raccomandazioni circa la vendita e l’acquisto di elementi patrimoniali sulla base di una costante analisi della situazione del fondo . La GfBk si è parimenti impegnata a osservare il principio della ripartizione dei rischi, le restrizioni normative degli investimenti nonché le condizioni di investimento . 15 Dagli atti risulta che le parti avevano convenuto che la retribuzione della GfBk per la sua consulenza avvenisse sulla base di una percentuale calcolata in funzione del valore medio mensile del fondo di investimento. 16 In esecuzione di tale contratto, negli anni 1999 2002 la GfBk ha fornito raccomandazioni relativamente all’acquisto e alla vendita di titoli alla SIC di cui trattasi nel procedimento principale, per telefono, telefax o posta elettronica. Detta SIC inseriva tali raccomandazioni nel proprio sistema di ordini di acquisto e di vendita e, dopo aver verificato che queste ultime non violassero alcuna restrizione normativa in materia di investimento applicabile ai fondi comuni di investimento, le attuava, spesso pochi minuti dopo averle ricevute. La citata SIC, pur non effettuando alcuna scelta autonoma relativamente alla gestione del fondo d’investimento, conservava quindi un potere decisionale e la responsabilità finale. La GfBk era informata circa il seguito dato alle sue raccomandazioni e i prospetti giornalieri sulla composizione del fondo d’investimento per il quale prestava consulenza. 17 Nell’ambito del procedimento tributario relativo all’imposta sulla cifra di affari, la GfBk ha chiesto che le sue prestazioni di consulenza alla SIC di cui trattasi nel procedimento principale fossero esenti da IVA in quanto servizi esternalizzati di gestione di fondi comuni d’investimento. Il Finanzamt ha opposto un diniego a tale istanza, affermando che i servizi forniti dalla GfBk non rientravano nell’ambito della gestione di fondi comuni d’investimento , ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, e non potevano dunque giustificare una siffatta esenzione. 18 La GfBk ha proposto ricorso al fine di contestare le decisioni adottate nei suoi confronti. Nell’ambito del ricorso per cassazione Revision proposto dinanzi al Bundesfinanzhof Corte tributaria federale , quest’ultimo ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale Se, per interpretare la nozione di gestione di fondi comuni d’investimento , ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della [sesta direttiva], la prestazione di un gestore esterno di un fondo comune d’investimento sia sufficientemente specifica e, quindi, esente da [IVA] solo qualora a esso svolga un’attività di gestione e non solo di consulenza o b la prestazione, per sua natura, si differenzi da altre prestazioni sulla base di una peculiarità caratteristica ai fini dell’esenzione dall’imposta ai sensi della medesima disposizione, o c esso operi sulla base di un mandato ai sensi dell’articolo 5 octies della direttiva 85/611/CEE, come modificata . Sulla questione pregiudiziale 19 Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se e a quali condizioni le prestazioni di consulenza in materia di investimenti in valori mobiliari fornite da un terzo a una SIC rientrino nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione di cui all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva. 20 A tal riguardo, occorre ricordare anzitutto che i servizi di gestione forniti da un gestore esterno rientrano, in linea di principio, nell’ambito di applicazione dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, dal momento che la gestione dei fondi comuni d’investimento di cui al citato punto 6 è definita in funzione della natura delle prestazioni di servizi fornite e non del prestatore o del destinatario del servizio v., in tal senso, sentenza del 4 maggio 2006, Abbey National, -169/04, Racc. pag. I 4027, punti 66 69 . 21 Tuttavia, per essere considerati operazioni esenti ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, i servizi di gestione forniti da un gestore esterno devono formare un insieme distinto, valutato globalmente e costituire elementi specifici ed essenziali per la gestione di fondi comuni d’investimento v., in tal senso, sentenza Abbey National, cit., punti 70 72 . 22 Riguardo, poi, alle operazioni che attengono specificamente all’attività degli organismi d’investimento collettivo, dall’articolo 1, paragrafo 2, della direttiva 85/611 risulta che le operazioni degli OICVM consistono nell’investimento collettivo in valori mobiliari dei capitali raccolti presso il pubblico. Infatti, con i capitali che i sottoscrittori depositano acquistando quote, gli OICVM costituiscono e gestiscono, per conto di essi e dietro remunerazione, portafogli composti da valori mobiliari v., in tal senso, sentenze del 21 ottobre 2004, BBL, -8/03, Racc. pag. I 10157, punto 42 Abbey National, cit., punto 61, e del 19 luglio 2012, Deutsche Bank, -44/11, punto 32 . Oltre alle funzioni di gestione di investimenti, costituiscono funzioni specifiche degli organismi d’investimento collettivo le funzioni di amministrazione degli stessi organismi d’investimento collettivo, come quelle indicate all’allegato II della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, sotto la rubrica Amministrazione v. sentenza Abbey National, cit., punto 64 . 23 Da quanto precede risulta che, per stabilire se le prestazioni di consulenza in materia di investimenti in valori mobiliari fornite da un terzo a una SIC rientrino nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione di cui all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, occorre esaminare, come osserva l’avvocato generale ai paragrafi 27 31 delle sue conclusioni, se il servizio di consulenza in materia di investimenti in valori mobiliari fornito da un terzo presenti un vincolo intrinseco con l’attività propria di una SIC, di modo che abbia l’effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali della gestione di un fondo comune d’investimento. 24 A tal riguardo va osservato che prestazioni consistenti nel rivolgere a una SIC raccomandazioni circa l’acquisto e la vendita di elementi patrimoniali presentano un vincolo intrinseco con l’attività specifica di quest’ultima, che consiste, come ricordato al punto 22 della presente sentenza, nell’investimento collettivo in valori mobiliari dei capitali raccolti presso il pubblico. 25 Il fatto che le prestazioni di consulenza e di informazione non siano indicate nell’allegato II della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, non osta alla loro inclusione nella categoria dei servizi specifici rientranti nelle attività di gestione di un fondo comune d’investimento ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, poiché lo stesso articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, sottolinea che l’elenco del suddetto allegato non [è] esaustivo . 26 Nemmeno il fatto che le prestazioni di consulenza e di informazione fornite da un terzo non comportino una modifica della situazione giuridica e finanziaria del fondo osta a che esse rientrino nell’ambito della nozione di gestione di un fondo comune d’investimento, ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva. 27 Occorre infatti ricordare che, ai punti 26, 63 e 64 della citata sentenza Abbey National, la Corte ha dichiarato che rientrano nella nozione di gestione di un fondo comune d’investimento non solo la gestione degli investimenti, che comprende la scelta e la cessione degli elementi patrimoniali oggetto di tale gestione, ma anche prestazioni di amministrazione e contabilità, quali il calcolo dell’importo degli utili e del prezzo delle quote o delle azioni del fondo, le valutazioni dei patrimoni, la contabilità, la preparazione di dichiarazioni per la distribuzione degli utili, il rilascio di informazioni e di documentazioni per i conti periodici e per le dichiarazioni fiscali, statistiche e di IVA, nonché la preparazione delle previsioni di utili. È quindi irrilevante che, come avviene nel procedimento principale, spettasse alla SIC di cui trattasi l’attuazione delle raccomandazioni relative all’acquisto e alla vendita di elementi patrimoniali fornite dalla GfBk dopo averne controllato la conformità ai limiti di investimento. 28 Inoltre, il tenore letterale dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva non esclude, in linea di principio, che la gestione di fondi comuni d’investimento sia smembrata in diversi servizi distinti che possono così rientrare nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento , ai sensi di tale disposizione, e beneficiare dell’esenzione da essa prevista, anche qualora siano forniti da un gestore esterno sentenza Abbey National, cit., punto 67 , a condizione che ciascuno di detti servizi abbia l’effetto di adempiere le funzioni specifiche ed essenziali della gestione di un fondo comune d’investimento. Orbene, come osservato al punto 24 della presente sentenza, ciò avviene nel caso delle raccomandazioni sull’acquisto e sulla vendita di elementi patrimoniali fornite da un terzo a una SIC. 29 Si deve altresì rilevare che il principio della neutralità fiscale non è leso dalla circostanza che le prestazioni di consulenza e informazione sono inserite nella categoria dei servizi specifici rientranti nell’ambito delle attività di gestione di un fondo comune d’investimento, ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva, mentre i servizi di consulenza forniti a persone fisiche o giuridiche che investono direttamente il loro denaro in titoli sono invece soggetti all’IVA. 30 Va infatti ricordato che gli investitori che investono direttamente il loro patrimonio in titoli non sono assoggettati ad IVA e che l’obiettivo dell’esenzione delle operazioni collegate alla gestione di fondi comuni d’investimento prevista dall’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva è quello di agevolare ai piccoli investitori l’investimento in titoli tramite organismi d’investimento collettivo escludendo i costi dell’IVA, al fine di garantire la neutralità del sistema comune dell’IVA quanto alla scelta tra l’investimento diretto in titoli e quello mediante organismi d’investimento collettivo v. sentenze Abbey National, cit., punto 62, nonché del 28 giugno 2007, JP Morgan Fleming Claverhouse Investment Trust e The Association of Investment Trust Companies, -363/05, Racc. pag. I 5517, punto 45 . 31 Inoltre, l’assoggettamento all’IVA dei servizi di consulenza in materia di investimento forniti da un terzo avrebbe l’effetto di favorire le SIC che hanno consulenti propri in materia di investimenti a discapito delle SIC che decidessero di ricorrere a terzi. Orbene, dal principio di neutralità fiscale discende che gli operatori devono poter scegliere il modello organizzativo che, da un punto di vista strettamente economico, appare loro più confacente, senza incorrere nel rischio che le loro operazioni vengano escluse dall’esenzione prevista all’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva sentenza Abbey National, cit., punto 68 . 32 Infine, il fatto che il gestore esterno non abbia agito in esecuzione di un mandato ai sensi dell’articolo 5 octies della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107, non può incidere sull’inclusione delle prestazioni di consulenza e di informazione fornite dal suddetto gestore esterno nella categoria dei servizi specifici rientranti nell’ambito delle attività di gestione di un fondo comune d’investimento ai sensi dell’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva. È pur vero che, nel procedimento principale, i servizi di consulenza sono stati forniti dalla GfBk, nonostante la versione in vigore della direttiva 85/611 non autorizzasse le società di gestione a delegare a terzi le loro attività ai fini di una conduzione più efficiente. Tuttavia, da costante giurisprudenza risulta che il principio di neutralità fiscale osta, nell’ambito del prelievo IVA, a una differenziazione tra operazioni lecite e operazioni illecite v., in particolare, sentenza dell’11 giugno 1998, Fischer, -283/95, Racc. pag. I 3369, punto 21, nonché ordinanza del 7 luglio 2010, Curia, -381/09, punti 18, 21 e 23 . 33 Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, si deve rispondere alla questione sollevata dichiarando che l’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva deve essere interpretato nel senso che le prestazioni di consulenza in materia di investimento in valori mobiliari fornite da un terzo a una SIC, gestore di un fondo comune d’investimento, rientrano nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione prevista dalla citata disposizione, anche se il terzo non abbia agito in esecuzione di un mandato, ai sensi dell’articolo 5 octies della direttiva 85/611, come modificata dalla direttiva 2001/107. Sulle spese 34 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. Per questi motivi, la Corte Prima Sezione dichiara L’articolo 13, parte B, lettera d , punto 6, della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto base imponibile uniforme, deve essere interpretato nel senso che le prestazioni di consulenza in materia di investimento in valori mobiliari fornite da un terzo a una società di investimento di capitali, gestore di un fondo comune d’investimento, rientrano nella nozione di gestione di fondi comuni d’investimento ai fini dell’esenzione prevista dalla citata disposizione, anche se il terzo non abbia agito in esecuzione di un mandato, ai sensi dell’articolo 5 octies della direttiva 85/611/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1985, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari o.i.c.v.m. , come modificata dalla direttiva 2001/107/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 gennaio 2002. * Fonte http //curia.europa.eu/