La motivazione è essenziale, ma c’è: confermato il sequestro dei beni

Il Tribunale ha esposto, seppure in modo essenziale, la ragione della configurabilità a livello indiziario del delitto fiscale e ha disatteso le tesi difensive perché basate su circostanze non documentate il requisito motivazionale minimo relativo al fumus criminis è pertanto da ritenersi soddisfatto.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6521/13, depositata l’11 febbraio. Il caso. Il legale rappresentante di una società, accusato di aver evaso l’Iva, si vede sequestrare ai fini della confisca beni immobili per un valore corrispondente al profitto derivante dall’evasione dell’imposta. A giudizio del Tribunale, infatti, il fumus commissi delicti sarebbe desumibile dal mancato versamento dell’acconto di imposta Iva nel caso in esame non sarebbe poi necessaria la verifica della pertinenzialità rispetto al reato né del periculum in mora , in quanto l’unico limite previsto sarebbe il non superamento del valore dei beni rispetto all’entità del profitto di reato. La questione è posta al vaglio dei giudici di legittimità. La motivazione è essenziale, ma sussiste. Il primo motivo di ricorso attiene alla presunta carenza assoluta di motivazione in ordine al fumus criminis gli Ermellini premettono che in materia di conferma del sequestro preventivo per equivalente il vizio deducibile davanti alla S.C. è solo quello della violazione di legge che, relativamente alla motivazione, si traduce in un suo difetto assoluto o in una motivazione apparente. Nel caso di specie, il Tribunale ha esposto, seppure in modo essenziale, la ragione della configurabilità a livello indiziario del delitto fiscale e ha disatteso le tesi difensive perché basate su circostanze non documentate a giudizio della Cassazione il requisito motivazionale minimo relativo al fumus criminis è pertanto da ritenersi soddisfatto. Corretta la valutazione dei beni. La seconda censura contesta un’approssimativa valutazione dei beni sottoposti a sequestro rispetto al profitto derivante dal reato il motivo è però inammissibile, da un lato perché deduce un vizio di motivazione sotto il profilo della mera insufficienza, e dall’altro perché il Tribunale si è legittimamente riferito ai valori catastali. Non invocabile il giudicato cautelare. Parimenti inammissibile è la terza doglianza, riguardante una presunta violazione del giudicato cautelare in relazione a due ordinanze di rigetto del sequestro da parte del GIP, l’ultima delle quali passata in giudicato perché non impugnata il principio invocato opera solo quando sono riproposte istanze o richieste basate sugli stessi argomenti posti a fondamento di precedenti provvedimenti poi divenuti definitivi, circostanza che nel caso in esame non si è verificata. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 19 settembre 2012 11 febbraio 2013, n. 6521 Presidente Mannino Relatore Grillo Ritenuto in fatto 1.1 Con ordinanza del 19 dicembre 2011, il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del Riesame, confermava il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di quel Tribunale in data 9 novembre 2011 nei confronti di C.G. , indagato per il reato di cui all'art. 10 ter del D. L.vo 74/00 evasione IVA per complessivi Euro 286.604,00 detto sequestro aveva per oggetto il sequestro di beni immobili finalizzato alla confisca per equivalete per un valore corrispondente al profitto derivante dalla evasione del pagamento dell'IVA. 1.2 Osservava il Tribunale, quanto alla sussistenza del fumus commissi delicti, che esso era agevolmente desumibile dalla circostanza che il C. , legale rappresentante di una società di capitali, non aveva provveduto nei termini di legge al versamento dell'acconto di imposta IVA per l'anno 2007, dovuta sulla base della dichiarazione annuale. Rilevava, poi, che trovando applicazione il disposto di cui agli artt. 312 e 322 ter cod. proc. pen. in tema di confisca per equivalente, non era necessario verificare la sussistenza del duplice requisito della pertinenzialità rispetto al reato e del periculum in mora, valendo quale unico limite il non superamento del valore dei beni sequestrati rispetto all'entità del profitto del reato. 1.3 Per l'annullamento del detto provvedimento ricorre l'indagato a mezzo del proprio difensore di fiducia articolando tre distinti motivi a violazione di legge per carenza assoluta di motivazione in ordine alla sussistenza del fumus criminis nella misura in cui il Tribunale ne aveva confermato la sussistenza, disattendendo in modo apodittico le argomentazioni difensive riferite alla crisi di liquidità aziendale ed alla mancanza dell'elemento psicologico b violazione di legge per carenza di motivazione, avendo il Tribunale omesso ogni valutazione in ordine al valore dei beni che era stato calcolato in modo approssimativo e lesivo dei limiti entro i quali il sequestro poteva essere ammesso e/o disposto c violazione di legge per omessa motivazione in merito al rilevo difensivo formulato in sede di riesame, secondo il quale non era stato tenuto conto della intervenuta formazione del c.d. giudicato cautelare in relazione a due distinte ordinanze di rigetto da parte del GIP di altrettante richieste di sequestro l'ultima delle quali non impugnata dal P.M. e dunque passata in giudicato per effetto di ciò, rileva la difesa la manifesta illogicità dell'ordinanza per avere confermato un provvedimento di sequestro basato sulle medesime argomentazioni prospettate dal P.M. rispetto a quelle che avevano formato oggetto delle precedenti richieste non accolte. Considerato in diritto 1. Il ricorso non può essere accolto. Va premesso che versandosi in tema di misure cautelari reali aventi per oggetto la conferma del decreto di sequestro preventivo per equivalente, il vizio deducibile in sede di legittimità è unicamente quello della violazione di legge violazione di legge che - relativamente alla motivazione - si traduce o nel suo difetto assoluto, ovvero in una motivazione apparente e, come tale, tamquam non esset, non trovando invece ingresso il vizio correlato ad una motivazione insufficiente e/o non puntuale in termini Cass. Sez. 1A 31.1.2012 n. 6821, Chiesi, Rv. 252430 Cass. Sez. 3A Ord. 6.10.2011 n. 45343, P.M. in proc. Moccaldi ed altro, Rv. 251616 . 2. Quanto alle regole di valutazione del fumus criminis ed ai poteri di verifica riservati al giudice del riesame, ancorché essa non debba tradursi nel sindacato sulla concreta fondatezza dell'accusa, è necessario accertare la possibilità di sussumere il fatto in una determinata ipotesi di reato. Pertanto ai fini dell'individuazione del fumus commissi delicti, il giudice del riesame nella motivazione dell'ordinanza deve enunciare, o indicare, in modo puntuale e coerente le concrete risultanze processuali e la situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti e dimostrare la congruenza dell'ipotesi di reato prospettata rispetto ai fatti cui si riferisce la misura cautelare sottoposta al suo vaglio, in termini Cass. Sez. 5A 26.1.2010 n. 18078, De Stefani, Rv. 247134 da ultimo, Cass. Sez. 4A 14.3.2012 n. 15448, Secchione, Rv. 253508 . 3. A tali regole non si è di certo sottratto il Tribunale, non potendosi considerare né apparente, né inesistente la motivazione relativa al fumus criminis in quanto, per linee essenziali, ma esaurienti, è stata esposta la ragione della configurabilità, a livello indiziario, del delitto fiscale. Né il vizio denunciato può riguardare la mancata valutazione da parte del Tribunale delle argomentazioni difensive argomentazioni incentrate sul mancato conseguimento di un utile economico derivante, da un lato, dalla mancata riscossione dell'IVA dichiarata a causa della insolvenza degli acquirenti e, dall'altro, dalla assenza dell'elemento psicologico del reato conseguente alle denunciate difficoltà di liquidità dell'azienda , posto che il tribunale non si è limitato ad affermare - come ritenuto dal ricorrente - l'insostenibilità delle tesi difensive, ma le ha disattese perché basate su circostanze non documentate. Si è quindi soddisfatto quel requisito motivazionale minimio richiesto dall'art. 325 cod. proc. pen. che impedisce di individuare il vizio di motivazione dedotto nel ricorso. 4. Quanto al secondo motivo afferente ad una approssimativa - e dunque insufficientemente motivata - valutazione dei beni sottoposti al sequestro rispetto al profitto derivante dal reato, trattasi di motivo inammissibile non solo perché viene in realtà dedotto un vizio di motivazione sotto il profilo della insufficienza e non - come richiesto dalla norma processuale - della sua totale assenza e/o apparenza, ma anche perché il Tribunale ha operato la propria valutazione di tipo economico con riferimento ai valori catastali in questo senso la giurisprudenza di questa Corte ha già affermato il principio di diritto secondo il quale è legittima la determinazione del valore economico dei beni da assoggettare al sequestro funzionale alla confisca per equivalente desunta dagli estimi catastali, ben potendo gli interessati far valere eventuali difformità rispetto al valore commerciale attraverso una successiva istanza di revoca ovvero mediante il sistema delle impugnazioni ex art. 324 cod. proc. pen. in termini, Cass. Sez. 3A 8.2.2012, n. 10438, P.M. in proc. Genovese ed altro, Rv. 242344 . 5. Generico, e come tale inammissibile, il terzo motivo riguardante la illogicità manifesta in relazione alla dedotta violazione del principio del giudicato cautelare , ricordandosi, peraltro, che per trovare esso applicazione occorre che siano riproposte istanze o richieste basate sugli stessi argomenti posti a fondamento di precedenti provvedimenti divenuti poi definitivi circostanza che nel caso in esame non si è verificata, stante la indicazione dei beni e del loro valore da parte del P.M. a differenza di quanto accaduto in precedenza e che aveva indotto il GIP a rigettare le precedenti richieste di sequestro preventivo. 5.1 Invero vige in materia il principio affermato da questa Corte secondo il quale la preclusione processuale conseguente al c.d. giudicato cautelare opera su un duplice piano rispettivamente riferito alla inammissibile perché non consentita rivalutazione del materiale probatorio già compiutamente esaminato e all'obbligo di specifica motivazione - nella specie assolto - circa l'intrinseca idoneità degli elementi di novità incidenti sul compendio indiziario così Cass. Sez. 6^ 27.4.2012 n. 18199, Gerbino, Rv. 252646 . 6. Il ricorso va, pertanto, rigettato segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.