Gli effetti sulle spese della rinuncia in appello

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * La recente sentenza n. 147 del 16 ottobre 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione 29ma, di declaratoria dell'estinzione del giudizio per rinuncia all'appello dell'appellante senza condanna di quest'ultimo al rimborso delle spese processuali rectius senza alcuna pronuncia in merito alle spese processuali in assenza della costituzione dell'appellato, evidenzia l'interesse dell'operatore tributario a conoscere l'attuale regime della rinuncia in appello dell'appellante nel processo tributario. Il processo tributario è in linea generale ispirato - non diversamente da quello civile ed amministrativo - al principio di responsabilità per le spese di giudizio, come dimostrano l'articolo 15 del D.Lgs 546/92, secondo cui la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese, salvo il potere di compensazione della commissione tributaria e l'articolo 44 del medesimo decreto legislativo, secondo cui, in caso di rinuncia al ricorso, il ricorrente che rinuncia deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo fra loro . La rinuncia al processo - che, per il comma 1 dell'articolo 44 del D.Lgs 546/92, produce l'estinzione del processo - integra un atto giuridico processuale, con il quale il rinunciante, in pratica, manifesta la sua volontà di non volere più nessuna pronuncia dal giudice sulla sua domanda e, di conseguenza, libera il giudice stesso dal potere - dovere di emettere la propria decisione su quella domanda. Per sua natura, la rinunzia prescinde del tutto dalla valutazione del fatto e/o dalla causa che possono averla determinata nonché dalla conoscenza delle conseguenze giuridiche che a essa conseguono e richiede esclusivamente consapevolezza e volontarietà dell'atto stesso, atteso che le conseguenze estinzione del processo sono fissate direttamente dalla legge e, pertanto, non debbono essere necessariamente volute dal rinunciante perché si producono automaticamente. In presenza di una rinunzia al processo, il giudice tributario deve prendere atto della rinunzia stessa e, una volta accertata la mancanza di interesse giuridico articolo 100 Cpc della controparte alla prosecuzione del processo, deve dichiarare, in conseguenza, l'estinzione del processo, provvedendo se non è intervenuto un diverso accordo tra le parti alla liquidazione delle spese processuali in favore della parte non rinunciante ai sensi del secondo comma del medesimo articolo 44. La rinuncia in appello dell'appellante impedisce che il processo tributario di secondo grado pervenga alla sua conclusione naturale che è la sentenza di merito finale Soggetto legittimato alla rinuncia in appello è l'appellante principale o incidentale l'utilizzazione del mezzo di impugnazione non incide sul diritto al non proseguimento del processo di gravame. Mentre la rinuncia al ricorso introduttivo di primo grado riguarda il solo contribuente la rinuncia in appello dell'appellante, può essere posta in essere anche dall'ufficio. La Corte di cassazione, con la sentenza 7082/04, ha statuito che il funzionario tributario può rinunciare all'appello proposto dall'ufficio locale, anche in mancanza di specifica delega. La Corte di cassazione con tale pronuncia ha precisato che se un funzionario dell'Amministrazione finanziaria rinuncia al contraddittorio, successivamente l'Amministrazione stessa non può ricorrere contro la decisione presa dal proprio dipendente. Secondo i giudici della Corte, infatti, il funzionario, che aveva agito dopo aver verificato la documentazione prodotta dal contribuente, ha il potere di rinunciare alla lite. In senso conforme a questa conclusione era pervenuta la stessa Sezione quinta con la sentenza 5270/04, nella quale si affermava che i funzionari dell'Amministrazione finanziaria che curano il contenzioso possono porre in essere atti dotati di rilievo esterno nei confronti delle parti con cui entrano in relazione e possono, quindi, rinunciare, in sede di pubblica udienza, al ricorso in appello proposto dall'ufficio, anche in assenza di delega specifica al riguardo. In definitiva, siffatto orientamento disattende la tesi secondo cui il funzionario presente con la delega in udienza, per la discrezionalità tecnica che gli spetta nell'impostazione della lite, è abilitato a scegliere, in relazione anche agli sviluppi della causa, la condotta processuale ritenuta più rispondente agli interessi del rappresentato, ma non ha il potere di compiere atti che importano disposizioni del diritto in contesa, quale è la rinuncia, che richiede un mandato speciale. Il fondamento giuridico dell'obbligo del giudice di dichiarare estinto il processo, in presenza di un funzionario delegato, che, eccedendo dai propri poteri, dichiara di rinunciare al ricorso in appello chiedendo la compensazione delle spese, riposa nel legittimo affidamento del contribuente che deve essere tutelato ai sensi dell'articolo 10 della legge 212/00 Statuto del contribuente .Giova osservare che quanto affermando dalla Corte di cassazione con la sentenze n. 7082 si pone in dichiarato contrasto con la precedente sentenza della stessa Sezione quinta 10215/03, secondo la quale il funzionario delegato a rappresentare in udienza l'amministrazione finanziaria non ha il potere, in mancanza di delega specifica, di disporre della pretesa fiscale e, quindi, di rinunciare al ricorso in appello proposto dall'ufficio. In particolare la sentenza 10215/03 precisa che, in mancanza di specifica delega conferita dall'organo abilitato alla conciliazione o alla transazione, il funzionario delegato può solo raggiungere con il contribuente una ipotesi di accordo che potrà essere ratificata dagli organi competenti. La rinuncia all'appello è un atto unilaterale per la cui efficacia è necessaria l'accettazione delle altre parti costituite che abbiano effettivo interesse alla prosecuzione del processo la rinuncia non richiede l'accettazione delle parti non costituite.La forma è quella scritta non è sufficiente la sottoscrizione della parte, poiché deve firmare anche il professionista a pena di inefficacia della rinuncia doppia sottoscrizione . La rinuncia può essere effettuata anche nella forma della dichiarazione a verbale nel corso dell'udienza pubblica una dichiarazione resa in udienza, alla presenza del segretario e del Collegio, è da considerarsi alla stregua del verbale atto pubblico che assume la forma e la garanzia dell'atto di fede privilegiata. Presupposto logico della rinuncia dell'appellante è che il gravame non sia ancora cessato. Oggetto della rinuncia è l'intero ricorso in appello mentre la rinuncia ad uno o più motivi di gravame implica solo il mutamento di quest' ultimo e non l'estinzione del processo. La rinuncia ad alcuni motivi di impugnazione, senza rinuncia al ricorso, può essere validamente effettuata dal difensore munito di semplice procura ad litem, anche nel corso della discussione orale, atteso che tale rinuncia attiene alla valutazione tecnica circa le più opportune modalità dell'impugnazione e non agli atti di disposizione del diritto oggetto della controversia in tal senso, Buscema-Di Giacomo, il processo tributario Giuffrè 2004 pag. 216 . La dichiarazione di rinuncia non può essere sottoposta a condizioni o riserve essa non è efficace se contiene riserve o condizioni. Giova precisare che poiché la pronuncia impugnata è favorevole alla parte appellata, quest'ultima non ha alcun interesse ad apporsi alla rinuncia dell'appellante infatti, con la prosecuzione del giudizio di appello ossia con la pronuncia di merito la parte appellata non potrà ottenere nulla più di quanto ottiene con la rinuncia all'appello dell'appellante manca in tal caso un'utilità giuridicamente apprezzabile alla prosecuzione del processo atteso che a nulla rileva una qualsiasi utilità di fatto. L'effetto principale della rinuncia dell'appellante è quello di provocare l'improcedibilità dell'atto di appello e quindi l'estinzione che è dichiarata dal giudice tributario di secondo grado con un atto decreto o sentenza che ha valenza meramente processuale la sentenza impugnata resta efficace poiché l'estinzione ai sensi dell'articolo 338 Cpc fa sopravvivere e fa passare in giudicato siffatta sentenza della CT Provinciale. Altro effetto e che il rinunciante deve sopportare le spese del giudizio es. onorari a meno che controparte non consenta la compensazione le spese del giudizio vanno poste a carico della parte rinunciante qualora non intervenga un diverso accordo tra le parti costituite. E' nell'interesse della parte rinunciante acquisire in calce all'atto di rinuncia oppure con atto separato preventivamente il consenso della controparte in ordine alla compensazione delle spese.La declaratoria va pronunciata con decreto presidenziale o con sentenza se resa dalla Commissione tributaria regionale nella successiva trattazione della controversia. Il decreto presidenziale è soggetto a reclamo dinnanzi alla Commissione tributaria regionale organo collegiale . La sentenza, riportante la declaratoria di estinzione del processo, è soggetta al ricorso in cassazione. Qualora la sentenza di estinzione sia impugnata con ricorso in cassazione non, si verifica il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, non avendo la sentenza impugnata il carattere della definitività.Non è superfluo precisare che la ct regionale per il rispetto della parità di trattamento tra le parti non può stimolare la rinuncia in appello la rinuncia è espressione tipica dell'autonomia processuale delle parti. * Dirigente ufficio contenzioso tributario, Direzione regionale Lazio

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione 29ma - sentenza 19 settembre-16 ottobre 2006, n. 147 Presidente La Medica - Relatore Zema Ricorrente Armamento Navi Appoggio Sana Spa Con atto notificato l'11 ottobre 2005 l'Agenzia delle entrate impugnava la sentenza 334/27/04 della Ctp di Roma che dichiarava cessata la materia del contendere relativa al ricorso della Società Armamento Navi Appoggio Sana avverso l'avviso di liquidazione dell'Ufficio del Registro 151 vol. 9 relativa alla cessione di premi assicurativi. Successivamente con nota del 29 novembre 2005 prot. 97178, depositata l'1 dicembre 2005, l'Agenzia delle entrate, premesso di avere provveduto alla definizione dell'avviso in via amministrativa, dichiarava di rinunciare all'appello chiedendo la estinzione del processo. La Commissione, vista la rinuncia dell'appellante, visto l'articolo 44 del D.Lgs 5465/92, ritenuto che può essere dichiarata l'estinzione e, non essendosi costituito l'appellato, non è necessaria la sua accettazione né la liquidazione delle spese di lite. PQM Dichiara l'estinzione del processo per rinuncia. Nulla per le spese.