Nessuna evasione per chi (in semilibertà) non rispetta l'orario di rientro

Il reato previsto dall'articolo 385 Cp non è configurabile per un internato che sta scontando una misura di sicurezza

Non scatta il reato di evasione per il socialmente pericoloso in semilibertà che non rispetta l'orario di rientro. Per la Cassazione, infatti, l'articolo 385 del Codice penale evasione non può essere esteso a questa particolare ipotesi perché norma tassativa e, quindi, applicabile solo ai casi da essa previsti. Così Nicola L., condannato per evasione alla pena di sei mesi di reclusione dalla Corte d'appello di Napoli, si è visto annullare il verdetto dalla Suprema corte perché il fatto non sussiste . Con la sentenza 12795/06 - depositata l'11 aprile e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la sesta sezione penale di piazza Cavour ha, infatti, colto l'occasione per ricordare un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale non è configurabile il reato di cui all'articolo 385 Cp nella ipotesi di un internato per esecuzione di una misura di sicurezza, ammesso al regime di semilibertà, che non rispetti l'orario di rientro nella casa circondariale . La ragione è stata individuata dalla Cassazione in due circostanze la prima è che la figura dell'internato non è assimilabile a quella del condannato la seconda, invece, è data dal fatto che l'indicazione contenuta nell'articolo 385 Cp è tassativa e non suscettibile di applicazione analogica per il divieto in malam partem non consentito in materia di responsabilità penale.