Previdenza integrativa, il datore può recedere

Se l'accordo collettivo che istituisce il fondo non ha termine finale, ma devono essere salvaguardati i diritti quesiti dei lavoratori e la competenza è del giudice del lavoro

Vi è competenza funzionale del Giudice del Lavoro ex articolo 442 comma 2 Cpc in tutte le controversie in cui si verte circa la legittimità di un recesso da un Fondo di previdenza integrativo. Nelle cause previdenziali, laddove le leggi speciali non prevedano alcuna precedente fase amministrativa, nessuna condizione di procedibilità deve essere rispettata. La disciplina posta dall'articolo 24 comma 2 Cc, dettata in tema di associazioni, è applicabile analogicamente anche alle associazioni non riconosciute. La regola generale dettata dall'articolo 24 Cc per le associazioni e relativa alla possibilità di recesso del socio laddove non abbia assunto l'impegno di farne parte per un tempo determinato, è pattiziamente derogabile, con il limite però derivante dal principio costituzionale della libertà di associazione, il quale implica la nullità di clausole che escludano o rendano oneroso in modo abnorme il recesso. Il recesso da parte del datore di lavoro da un accordo collettivo istitutivo di un Fondo di previdenza integrativa e privo di un termine finale, è sempre ammissibile, secondo i principi che regolano i rapporti di durata a tempo indeterminato, con l'unica eccezione del rispetto dei diritti quesiti dei lavoratori, dell'articolo 2117 Cc e del principio di ragionevolezza. 1

Tribunale di Ivrea - Sezione civile - sentenza 3 ottobre 2006, n. 110 Giudice Morlini - Ricorrente Fondo di solidarietà interna Olivetti settore commerciale Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 19 maggio 2005 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione udienza, il Fondo di Solidarietà Interna Olivetti Settore Commerciale, conveniva in giudizio i diciassette soggetti giuridici indicati in epigrafe, e cioè Telecom Italia Spa di seguito, per brevità, Telecom , Olivetti Tecnost Spa poi divenuta Olivetti Spa di seguito, per brevità, Olivetti , Olivetti Multiservices Spa di seguito, per brevità, Olivetti MS , Getronics Spa, Diebold Spa, Engineering Sanità Enti Locali Spa, GFI OIS Spa, Nortel Networks Spa, Opera Multimedia Spa, Value Service Spa, Nomos Spa, FIM/CISL nazionale, FIOM/CGIL nazionale, UILM/UIL nazionale, FIM/CISL Ivrea, FIOM/CGIL Ivrea, UILM/UIL Ivrea. Esponeva il ricorrente che con accordo sindacale del 25 maggio 1994, la Olivetti e le società da essa controllate ex articolo 2359 Cc da un lato, ed i loro dipendenti rappresentanti dalle associazioni sindacali dall'altro, avevano costituito un'associazione denominata Fondo di Solidarietà Interna Olivetti Settore Commerciale di seguito, per brevità, Fondo che la Olivetti, poi divenuta Telecom a seguito di fusione per incorporazione, il 18 aprile 2003 aveva unilateralmente disdettato tutti gli accordi sindacali applicati al proprio personale, compreso l'accordo sindacale costitutivo del Fondo, in tal modo recedendo dal Fondo stesso e cessando poi di versare i contributi dovuti, il 24 giugno 2003 aveva stipulato un nuovo accordo sindacale con le OOSS, sostanzialmente ridimensionando l'ambito dei beneficiari del Fondo con l'esclusione dei pensionati Olivetti, il 15 settembre 2003 aveva stipulato, sempre con le OOSS, ulteriore accordo sindacale, il quale, in applicazione dell'accordo precedente, consentiva a tali ex dipendenti Olivetti di aderire al Fondo integrativo previdenziale della Telecom chiamato ASSILT che la disdetta dell'accordo sindacale in data 18 aprile 2003, costituente recesso dal Fondo, andava ritenuta illegittima ed inefficace verso il Fondo stesso. Infatti, dovendosi considerare il Fondo come un'associazione non riconosciuta, ex articolo 36 Cc la stessa doveva ritenersi disciplinata dagli accordi degli associati , nel caso di specie integrati dallo Statuto, che all'articolo 25 prevedeva la possibilità di recesso solo nel caso di unitario accordo di tutti i soci. Nella fattispecie di causa, invece, il recesso della Olivetti era avvenuto senza l'accordo degli altri soci che parimenti, anche gli accordi sindacali del 24 giugno 2003 e del 15 settembre 2003, sostanzialmente integranti una modifica dello Statuto in quanto relativi alla trasformazione dell'ambito di operatività del Fondo, non erano strati sottoscritti da tutti i soci, sempre in violazione dell'articolo 25 dello Statuto e sempre con la conseguenza della loro invalidità od inefficacia. Per tali motivi, parte ricorrente instava per l'accoglimento delle conclusioni sopra riportate, relative alla declaratoria di invalidità ed inefficacia nei confronti del Fondo, della disdetta unilaterale effettuata da Olivetti e Telecom, il 18 aprile 2003, nonché dei due accordi sindacali successivamente stipulati il 24 giugno 2003 ed il 15 settembre 2003 tra Olivetti, Telecom e le OOSS. Con comparsa depositata il 7 novembre 2005, si costituiva in giudizio la Telecom, resistendo alla domanda ex adverso. In rito, la difesa di parte convenuta eccepiva in successione la carenza, ex articolo 100 Cpc, di interesse ad agire del Fondo, e quindi il suo difetto il difetto di legittimazione attiva l'incompetenza funzionale del Giudice del Lavoro, per essere competente il Giudice civile l'incompetenza territoriale, per essere competente il Tribunale di Milano l'improcedibiltià della domanda, per non essere stato esperito il tentativo di conciliazione pregiudiziale ex articolo 410 Cpc. Nel merito, poi, si deduceva l'infondatezza della domanda, instando quindi per il rigetto della stessa, sul presupposto della legittimità di un recesso unilaterale dal Fondo da parte di un singolo socio, quale la Telecom, e dell'inapplicabilità al caso di specie dell'articolo 25 dello Statuto del Fondo nonché della legittimità degli accordi sindacali stipulati il 24 giugno 2003 ed il 15 settembre 2003. In via riconvenzionale e subordinatamente al rigetto delle eccezioni di rito, si chiedeva poi di ordinare al Fondo di adottare le conseguenti modifiche statutarie discendenti dagli accordi sindacali del 24 giugno 2003 e del 15 settembre 2003. Con comparsa depositata sempre il 7/11/2005 e redatta dallo stesso collegio difensivo patrocinante la Telecom, si costituiva in giudizio anche la Olivetti, eccependo innanzitutto il proprio difetto di legittimazione passiva. In via subordinata, poi, ricalcando le medesime argomentazioni già utilizzate nella comparsa della Telecom, si deduceva l'incompetenza funzionale del Giudice, l'improcedibilità della domanda per la mancata proposizione del tentativo di conciliazione e comunque l'infondatezza nel merito del ricorso. Con comparsa di risposta sempre depositata il 7 novembre 2005 e nuovamente redatta dallo stesso Collegio difensivo di Telecom ed Olivetti, si costituiva in giudizio anche Olivetti MS, con un atto difensivo del tutto analogo a quello di Olivetti. A seguito della proposizione della domanda riconvenzionale da parte di Telecom, il Giudice differiva l'udienza ex articolo 420 Cpc dal 18 novembre 2005 al 15 febbraio 2006, ordinando le comunicazioni e le notifiche di legge. Nel termine ex lege previsto, il Fondo provvedeva al deposito della memoria difensiva avverso alla domanda riconvenzionale. Prima dell'udienza di comparizione, ed in particolare il 3 febbraio 2006, spiegavano atto di intervento volontario adesivo alle posizioni di parte ricorrente i signori Franco Fabio Roberti e Luigi Maccagli, soci beneficiari del Fondo difesi dallo stesso Collegio difensivo del Fondo stesso, instando per l'accoglimento del ricorso e riproponendo le argomentazioni in diritto già utilizzate nell'atto introduttivo del giudizio. All'udienza del 15 febbraio 2006 il Giudice esperiva senza esito il tentativo di conciliazione, e, verificata la ritualità del contraddittorio, dichiarava la contumacia di tutti i convenuti ad eccezione di Telecom, Olivetti ed Olivetti MS. Alla seconda udienza del 27 settembre 2006, dopo la discussione della causa ad opera dei procuratori delle parti, questo Giudice rinviava per repliche alla successiva udienza del 3 ottobre 2006, in esito alla quale decideva la controversia dando lettura del dispositivo che segue. Motivi della decisione a Logicamente preliminare ad ogni altra questione, è l'esame dell'eccezione relativa alla pretesa incompetenza funzionale del Giudice del Lavoro adito, sollevata dalle difese di Telecom, Olivetti ed Olivetti MS. Si osserva in proposito che parte ricorrente ha fondato la competenza sulla base del disposto dell'articolo 442 comma 2 Cpc, il quale recita che anche per le controversie relative alla inosservanza degli obblighi di assistenza e di previdenza derivanti da contratti e accordi collettivi, si osservano le disposizioni di cui al capo primo di questo titolo e che la difesa dei convenuti argomenta come la domanda proposta in causa non attenga all'erogazione di una prestazione previdenziale all'assistito, quanto piuttosto al recesso di un socio dal Fondo e ad accordi che hanno ridotto la platea degli assistiti, con la conseguenza che l'ambito della controversia sarebbe estraneo al dettato dell'articolo 442 comma 2 Cpc e ricadrebbe quindi nella generale competenza del Tribunale ordinario ex articolo 9 Cpc cfr. pag. 5-7 comparsa di costituzione . Ciò detto, ritiene questo Giudice che l'eccezione di parte convenuta non sia accoglibile, in quanto fondata su di una lettura erroneamente ed ingiustificatamente restrittiva dell'articolo 442 comma 2 Cpc, il quale non può essere inteso, alla stregua di quanto sostanzialmente proposto dalla difesa dei convenuti, come relativo ai soli rapporti di erogazione al singolo assistito di una prestazione previdenziale ma deve invece essere piuttosto inteso come relativo a tutte le controversie relative alla inosservanza degli obblighi di assistenza , così come previsto dalla norma, e quindi anche alle controversie che riguardano i soggetti tenuti alla contribuzione al Fondo che deve erogare la prestazione assistenziale ciò che attiene alla prima domanda di parte ricorrente, atteso che con il recesso dal Fondo la Olivetti ha interrotto ogni contribuzione , nonché alle controversie che riguardano l'individuazione dei soggetti beneficiati dal Fondo stesso ciò che attiene alla seconda ed alla terza domanda di parte ricorrente, relative agli accordi sindacali che hanno, secondo la prospettazione di parte ricorrente, modificato la platea dei beneficiari . L'interpretazione qui preferita dell'articolo 442 comma 2 Cpc e sopra esposta per fondare la competenza funzionale del Giudice del Lavoro, è poi pacificamente ammessa anche dalla concorde giurisprudenza di legittimità, che in tutte le controversie in cui si verteva circa la legittimità di un recesso da un Fondo di previdenza integrativo, così come avviene nella presente controversia, mai ha revocato in dubbio la competenza del Giudice del lavoro cfr. Cassazione Sezione lavoro, 19307/04, 3909/02, 3296/02, 7377/01, 6427/98 . Discende da tutto quanto sopra il rigetto dell'eccezione di incompetenza funzionale del Giudice del lavoro adito. b La seconda eccezione che, secondo ordine logico, è necessario esaminare, è quella, sollevata dalla difesa della Telecom, relativa alla pretesa incompetenza territoriale, sul presupposto che sarebbe competente il Tribunale di Milano. Sul punto, è appena il caso di accennare che, una volta statuita la competenza funzionale del Giudice del Lavoro ex articolo 442 comma 2 Cpc, la competenza territoriale è radicata dall'articolo 444 Cpc presso il Tribunale nella cui circoscrizione ha residenza l'attore . Nel caso di specie, incontestato che il Fondo ricorrente abbia sede in via Jervis ad Ivrea cfr. articolo 2 dello Statuto, all. 7 fascicolo di parte ricorrente , non può essere revocata in dubbio la competenza territoriale dell'adito Tribunale e la conseguente infondatezza dell'eccezione. c Parimenti infondata è anche la terza e successiva eccezione che, secondo ordine logico, deve scrutinarsi, e cioè l'eccezione, sollevata dalle difese di Telecom, Olivetti ed Olivetti MS, relativa al preteso difetto di procedibilità della domanda per mancato esperimento del tentavo di conciliazione ex articolo 410 Cpc. La doglianza è in realtà frutto di un macroscopico errore di prospettiva giuridica delle difese di convenuti, che sembrano ignorare come, nell'ambito delle controversie previdenziali quali la presente, la procedibilità della domanda è subordinata non già all'esperimento del tentativo di conciliazione pregiudiziale ex articolo 410 Cpc, quanto all'esaurimento dei procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione in sede amministrativa della controversia ex articolo 443 Cpc. L'articolo 443 Cpc, infatti, deve essere in tutta evidenza qualificato come norma speciale dettata per la materia previdenziale, norma quindi prevalente sul disposto dell'articolo 442 Cpc, che estende alla materia previdenziale le disposizioni processuali dettate per il diritto del lavoro. Ciò detto, laddove le leggi speciali non prevedano alcuna precedente fase amministrativa, secondo il pacifico e mai disatteso insegnamento della Suprema Corte, fondato sul piano disposto letterale codicistico dell'articolo 443 Cpc, nessuna condizione di procedibilità è prevista cfr. Cassazione Sezione lavoro, 12593/99, 2485/86, 6587/81, 1973/81 . Non avendo parte convenuta nemmeno dedotto l'esistenza di una legge speciale che preveda una fase amministrativa pregiurisdizionale, deriva l'infondatezza dell'eccezione di improcedibilità. d La quarta eccezione di rito che va esaminata sotto un profilo logico è la prima che argomenta la difesa della Telecom, ed è relativa alla pretesa carenza di interesse ad agire ex articolo 100 Cpc da parte del Fondo, con conseguente suo difetto di legittimazione attiva. Anche in questo caso, trattasi di eccezione manifestamente e palesemente infondata. Invero, l'interesse ad agire del Fondo ricorrente non può certo essere escluso, come opina la difesa della Telecom, per il fatto che il Fondo stesso può continuare ad operare anche dopo il recesso di Olivetti cfr. pag. 3 comparsa di risposta , posto che è assolutamente evidente come l'interesse ad agire del Fondo derivi dal fatto che, con il recesso di Olivetti, il Fondo, pur potendo continuare ad operare, viene a perdere il suo principale socio sostenitore, e quindi una consistente parte dei contributi che rappresentano la provvista delle prestazioni erogate. Aliis verbis, appare di assoluta evidenza che l'interesse ad agire è integrato non solo da una situazione che esclude ogni possibilità di operare da parte del Fondo, ma anche da una situazione che rende l'operatività del Fondo più limitata, in ragione della diminuzione della contribuzione apportata per fare fronte alle erogazioni previdenziali. e Relativamente poi all'eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dalle difese di Olivetti ed Olivetti MS, occorre distinguere. Invero, la legittimazione passiva di Olivetti non è in alcun modo revocabile in dubbio, atteso che la stessa Olivetti ha, unitamente a Telecom, disdettato in data 18/4/2003 tutti gli accordi sindacali applicati al proprio personale, compreso l'accordo istitutivo del Fondo di solidarietà interna cfr. all. 3 fascicolo di parte ricorrente , con ciò operando quel recesso dal Fondo che parte ricorrente chiede di dichiarare invalido od inefficace e che rappresenta la prima domanda di merito spiegata dal Fondo stesso nella presente causa e sempre Olivetti ha, nuovamente unitamente a Telecom, stipulato l'accordo sindacale 24 giugno 2003 che il Fondo considera inefficace e che rappresenta la seconda domanda di merito oggetto della presente causa. Nessun dubbio, quindi, che vi sia legittimazione passiva della Olivetti, atteso che si chiede di dichiarare invalido od inefficace un atto giuridico dalla Olivetti posto in essere. Quanto invece alla Olivetti MS, la stessa non ha operato in data 18 aprile 2003 la disdetta degli accordi sindacali oggetto della prima domanda giurisdizionale del Fondo né ha firmato gli accordi sindacali 24 giugno 2003 e 15 settembre 2003, oggetto della seconda e della terza domanda giurisdizionale. Pertanto, pur essendo socio sostenitore del Fondo, Olivetti MS non ha posto in essere nessun atto giuridico la cui efficacia o validità è contestata da parte del Fondo. Consegue che nessuna pretesa è fatta valere da parte ricorrente nei confronti di Olivetti MS, e di conseguenza va accolta l'eccezione di carenza di legittimazione passiva sollevata dalla stessa Olivetti MS. All'evidenza, peraltro, non di estromissione in senso tecnico-giuridico deve parlarsi, così come erroneamente opinato dalla difesa di parte convenuta cfr. conclusioni rassegnate nell'ultima pagina della memoria di costituzione , atteso che nessuna attinenza ha, rispetto al caso concreto, la disciplina dell'estromissione, posta dagli articoli 108 e 109 Cpc ma, come sopra argomentato, dovrà piuttosto, con sentenza dichiarativa, essere pronunciato il difetto di legittimazione passiva di Olivetti MS. f Venendo al merito della vicenda sottoposta all'esame del Giudice, ed in particolare alla prima domanda del ricorrente, si osserva che il Fondo deduce l'illegittimità del recesso posto in essere da Olivetti e Telecom, tramite la disdetta unilaterale 18 aprile 2003 di tutti gli accordi sindacali applicati al proprio personale, per la pretesa violazione dell'articolo 25 dello Statuto. Argomenta infatti la difesa della ricorrente che il Fondo, istituito con un accordo collettivo, deve essere considerato una associazione non riconosciuta che come associazione non riconosciuta, il Fondo è regolato ex articolo 36 Cc dagli accordi degli associati , nel caso di specie integrati dallo Statuto che lo Statuto, all'articolo 25, prescrive un accordo tra tutti gli associati unitariamente considerati per consentire il recesso da parte di un singolo socio che tale accordo unanime non vi è stato relativamente al recesso da parte della Olivetti. Ciò posto, ritiene il Giudice che la censura mossa dalla ricorrente non sia fondata, e ciò non tanto per una diversa impostazione giuridica della tematica, quanto per un profilo meramente fattuale di interpretazione dell'articolo 25 dello Statuto. Recita infatti la disposizione in parola che le modifiche dello Statuto e del regolamento, la trasformazione o lo scioglimento dell'Associazione sono definite esclusivamente per accordo tra i soci sostenitori, unitariamente considerati, e le organizzazioni sindacali dei soci beneficiari di cui all'articolo 5 lettera d firmatarie dell'accordo e del presente Statuto, anch'esse unitariamente considerate . In base al dato letterale sopra riportato, ad avviso del Giudicante la norma in parola non può essere intesa come volta a disciplinare il recesso del singolo socio, quanto piuttosto le diverse situazioni delle modifiche dello Statuto e dello scioglimento e trasformazione dell'associazione , così come anche riportato nella rubrica dell'articolo. Consegue che non è vero come l'articolo 25 dello Statuto del Fondo preveda la necessità di un unanime consenso di tutti o soci per consentire il recesso del singolo socio, per l'assorbente rilievo che la norma si riferisce allo scioglimento ed alla trasformazione dell'associazione, non già al recesso del socio. D'altro canto, anche a volere in ipotesi diversamente opinare, ritenendo, con un'interpretazione in verità davvero forzata, che l'articolo 25 dello Statuto si applica anche al recesso individuale del socio, dovrebbe comunque necessariamente concludersi nel senso dell'invalidità della pattuizione. Infatti, è ben vero che la giurisprudenza ha chiarito come, nelle associazioni non riconosciute, la regola generale dettata dall'articolo 24 Cc per le associazioni e relativa alla possibilità di recesso del socio laddove non abbia assunto l'impegno di farne parte per un tempo determinato, sia pattiziamente derogabile ma è altrettanto vero che è pacifico come la possibilità di deroga trovi comunque il limite derivante dal principio costituzionale della libertà di associazione, il quale implica la nullità di clausole che escludano o rendano oneroso in modo abnorme il recesso per tutte, cfr. Cassazione 5191/91 , ciò che certamente accadrebbe ove si ritenesse che lo Statuto imponga al singolo che vuole recedere di ottenere il consenso unanime di tutti gli altri soci. Giusto quanto sopra e ritenuto come l'articolo 25 dello Statuto non possa essere riferito al recesso del singolo socio, deve inferirsi che il recesso del socio non è disciplinato dallo Statuto stesso, e che pertanto esso è disciplinato dai principi generali. Consegue che deve applicarsi la disciplina posta dall'articolo 24 comma 2 Cc, dettata in tema di associazioni ma applicabile analogicamente anche alle associazioni non riconosciute per tutte, Cassazione 4244/97 , la quale statuisce che l'associato può sempre recedere dall'associazione se non ha assunto l'obbligo di farne parte per un tempo determinato , ciò che rende pienamente legittimo il recesso di Telecom e Olivetti, atteso che è pacifico come mai vi sia stato impegno a far parte del Fondo per un tempo determinato. Con particolare riferimento, poi, alla specifica tematica oggetto di causa, id est al recesso da parte del datore di lavoro da un accordo collettivo istitutivo di un Fondo di previdenza integrativa e privo di un termine finale, ha chiarito la giurisprudenza della Sc, che questo Giudice condivide e dalla quale non ha motivo di discostarsi, che esso è sempre ammissibile, secondo i principi che regolano i rapporti di durata a tempo indeterminato Cassazione 19307/04 e 627/98 , con l'unica ovvia eccezione del rispetto dei diritti quesiti dei lavoratori, dell'articolo 2117 Cc e del principio di ragionevolezza, tutti parametri che parte ricorrente nemmeno ha dedotto essere stati violati. Alla luce di tutto quanto sopra, non essendo stato pattuito un termine minimo di permanenza del socio Olivetti all'interno dell'associazione costituente il Fondo previdenziale ricorrente, il recesso esercitato deve ritenersi legittimo, con conseguente rigetto della prima domanda proposta. g Quanto poi alla seconda ed alla terza domanda spiegate da parte ricorrente, si osserva che il Fondo chiede di dichiarare invalidi od inefficaci nei propri confronti, gli accordi sindacali stipulati il 24 giugno 2003 ed il 15 settembre 2003 tra Telecom, Olivetti e le OOSS, sul presupposto che gli accordi stessi modificherebbero lo Statuto del Fondo in violazione dei criteri di unanimità dettati dall'articolo 25 dello Statuto. I convenuti, invece, argomentano che nessuna modifica è apportata dagli accordi sindacali allo Statuto del Fondo. In proposito, deve essere evidenziato che, con l'accordo sindacale del 24 giugno 2003 e con specifico riferimento alla parte dell'accordo contestata da parte ricorrente cfr. pag. 6 ricorso , Telecom, Olivetti ed OOSS convengono che i pensionati spilla d'oro Olivetti e gli ex dipendenti a questi assimilati , e cioè alcuni dei soci beneficiari del Fondo, che abbiano avuto quale ultima società datrice di lavoro la Olivetti Spa, in relazione all'avvenuto pagamento della quota associativa annuale ai rispettivi Fondi Sanitari integrativi Olivetti di appartenenza, rimarranno beneficiari di questi ultimi sino al 31 dicembre 2003 . Con l'accordo sindacale del 15 settembre 2003, stipulato da Telecom e dalle OOSS, si prevede poi che tali pensionati, ove lo volessero, potranno aderire ad ASSILT , ovvero ad un Fondo integrativo speciale della Telecom, con effetto dal 1 gennaio 2004 . Ciò posto, ritiene il Giudice che tali accordi sindacali, così come dedotto da parte ricorrente, non possano modificare lo Statuto del Fondo e siano quindi inefficaci verso il Fondo. In realtà, da un lato, in base al contenuto letterale degli stessi, tali accordi non dichiarano in alcun modo l'intenzione di modificare lo Statuto del Fondo. Tra l'altro, pur dovendosi dare atto di una certa cripticità della difesa dei convenuti sul tema cfr. in particolare pagg. 15-17 della memoria costitutiva Telecom , che tali accordi non siano modificativi dello Statuto lo ha più volte ripetuto, in sede di discussione finale davanti a questo Giudice, anche il difensore di parte convenuta, avvocato Boccia. Potrebbe dunque sostenersi che, sul punto, manca addirittura il contenzioso tra le parti costituite, atteso che nessuna di esse dubita che gli accordi sindacali 24 giugno 2003 e 15 settembre 2003 non modificano in alcun modo lo Statuto del Fondo. Da una seconda angolazione, poi, tale conclusione si impone anche ove si rifletta sul fatto che gli accordi di cui trattasi sono stati raggiunti con un soggetto, id est la Telecom, che dal Fondo era già receduto in data 18 aprile 2003, con la conseguenza che viene ribadita l'impossibilità di modificare lo Statuto da parte di chi non è più socio dell'associazione. Da una terza ed ultima angolazione, poi, va argomentato che, in ogni caso, la possibilità di modificare lo Statuto andrebbe esclusa dal fatto che non è stata rispettata la procedura, che richiede l'unanimità del consenso dei soci, prevista per tale incombente dall'articolo 25 dello Statuto stesso. Detto della inidoneità degli accordi sindacali a modificare lo Statuto del Fondo, non può che convenirsi circa l'inefficacia degli accordi stessi verso il Fondo, il quale, già in base ai principi generali codificati dall'articolo 1372 Cc, non è parte di tali accordi, e non può quindi essere destinatario diretto degli effetti di tali accordi, che vincolano solo coloro i quali li hanno sottoscritti. Discende che devono essere accolte la seconda a la terza domanda spiegate dal Fondo e relative alla declaratoria di inefficacia non di quella di invalidità, atteso che i motivi della pretesa invalidità nemmeno sono stati dedotti , nei confronti del Fondo stesso, degli accordi sindacali 24 giugno 2003 e 15 settembre 2003, e ciò senza nemmeno prendere posizione sulla questione, lungamente dibattuta dai difensori delle parti in sede di discussione finale ma non rilevante ai fini della decisione, relativa al fatto che le OOSS abbiano sottoscritto gli accordi solo con le organizzazioni territoriali od anche con quelle nazionali. h Quando alla domanda riconvenzionale proposta da parte convenuta di ordinare al Fondo di adottare le conseguenti modiche statutarie , si osserva che la domanda stessa è stata espressamente formulata in via logicamente subordinata al fatto che gli accordi del 24 giugno 2003 e 15 settembre 2003 siano ritenuti modificativi dello Statuto del Fondo ricorrente . Peraltro, essendosi statuito che tali accordi non sono modificativi dello Statuto, la domanda riconvenzionale deve ritenersi assorbita dalla statuizione di cui al punto precedente. i La notevole complessità della questione giuridica trattata, unitamente alla sostanziale reciproca soccombenza delle parti, derivante dall'accoglimento di solo due delle tre domande proposte da parte ricorrente, integrano i giusti motivi previsti dall'articolo 92 comma 2 Cpc per procedere all'integrale compensazione delle spese di lite. PQM Il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro definitivamente pronunciando nella causa proposta da Fondo Solidarietà Olivetti Settore Commerciale nei confronti di Telecom Italia Spa, Olivetti Tecnost Spa ora Olivetto Spa, Olivetti Multiservices Spa, Getronics Spa, Diebold Spa, Engineering Sanità Enti Locali Spa, GFI OIS Spa, Nortel Networks Spa, Opera Multimedia Spa, Value Service Spa, Nomos Spa, FIM/CISL nazionale, FIOM/CGIL nazionale, UILM/UIL nazionale, FIM/CISL Ivrea, FIOM/CGIL Ivrea, UILM/UIL Ivrea tramite ricorso depositato il 19/5/2005 e con domanda riconvenzionale di Telecom Italia Spa nella contumacia di Getronics Spa, Diebold Spa, Engineering Sanità Enti Locali Spa, GFI OIS Spa, Nortel Networks Spa, Opera Multimedia Spa, Value Service Spa, Nomos Spa, FIM/CISL nazionale, FIOM/CGIL nazionale, UILM/UIL nazionale, FIM/CISL Ivrea, FIOM/CGIL Ivrea, UILM/UIL Ivrea dichiara il difetto di legittimazione passiva di Olivetti Multiservices Spa rigetta la domanda di dichiarare invalido od inefficace, nei confronti del Fondo Solidarietà Interna Olivetti, la disdetta unilaterale 18/4/2003 operata da Telecom ed Olivetti di tutti gli accordi sindacali applicati al proprio personale, compreso l'accordo istitutivo del Fondo di solidarietà interna accerta e dichiara l'inefficacia nei confronti del Fondo Solidarietà Interna Olivetti-Settore Commerciale, degli accordi 24/6/2003 e 15/9/2003 stipulati da Olivetti Spa e da Telecom Italia Spa con le OOSS dichiara assorbita la domanda riconvenzionale di parte convenuta compensa integralmente tra tutte le parti le spese di lite. 6