Ordinamento giudiziario, la sospensiva si arena sui poteri del procuratore

L'accordo su accesso, carriera e disciplinare è stato scavalcato dallo scontro sulla struttura della Procura. Contrasti anche sull'ammissibilità degli emendamenti

Poteva essere il giorno del grande accordo, poi tutto è sfumato a causa dei poteri del Procuratore generale. Ieri mattina in Aula al Senato, il ministro della Giustizia Clemente Mastella in fase di replica sul disegno di legge riguardante la moratoria della riforma della Giustizia ha ulteriormente chiarito la sua posizione e quella dell'esecutivo, vale a dire rivedere i decreti delegati più controversi disciplinare, accesso e progressione, struttura delle Procure previa approvazione della moratoria. Una posizione, peraltro, già espressa in occasione dell'apertura della discussione generale la scorsa settimana, alla quale ieri Mastella ha aggiunto un ulteriore appello al Senato per cercare le convergenze possibili e trovare un accordo sul provvedimento vedi tra gli arretrati del 21 settembre 2006, per l'intervento di ieri vedi tra i correlati . Il presidente Marini ha quindi sospeso la seduta dando la possibilità di avviare una serie di incontri informali. Prima si è svolta una riunione tra tutti i capigruppo per ascoltare le proposte del Guardasigilli, poi incontri separati per confrontarsi all'interno. Non è certo una trattativa facile - affermava il presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi Ds-Ulivo - l'acqua è bassa e la papera non galleggia . Il vicepresidente della II commissione, Roberto Manzione Margherita-Ulivo , che già martedì sera si era dichiarato a favore di qualche ritocco del Ddl Mastella e quindi uno dei più disponibili alla mediazione, spiegava l'andamento delle trattative Si sta pensando di intervenire in due modi. Da una parte si sta ipotizzando di accorciare i termini di sospensione dei tre decreti di attuazione della riforma dell'ordinamento giudiziario. Dall'altra si sta vedendo se ci sono i margini per intervenire su parti di articoli dei singoli decreti che resterebbero in vigore . Al termine della riunione tra ministro e capigruppo di maggioranza e opposizione sembrava quasi fatta per la linea Manzione , poi però alle 16,30 la doccia fredda. A darne notizia è stato il capogruppo della Lega nonché ex Guardasigilli e autore della tanto discussa riforma, Roberto Castelli Hanno prevalso i falchi, non c'è accordo. In Italia non si possono fare leggi che non piacciono alla magistratura, basta guardare il capannello di magistrati che circonda il ministro della Giustizia . Lo stesso Castelli ha quindi presentato una richiesta di non passaggio all'esame degli articoli bocciata per un solo voto 156 contro 155 . Sembrava quasi fatta per i decreti riguardanti accesso e progressione e disciplinare, mentre tutto si è arenato con la struttura della Procura impossibile, per la maggioranza di Centrodestra, non sospendere la parte concernente il Pm. Il primo a dirsi molto rammaricato di questa impossibilità è stato il capogruppo dell'Udc Francesco D'Onofrio, augurandosi che in futuro la maggioranza si possa pentire seriamente di quanto ha fatto oggi . Abbiamo fatto tutto il possibile per avviare un confronto serio - ha detto Massimo Brutti Ds-Ulivo - convinti che l'ordine giudiziario e il sistema giustizia abbiano bisogno di nuove norme quanto più possibili condivise in materia di ordinamento giudiziario . Per quanto ha riguardato poi i lavori della mattinata Brutti ha illustrato all'Aula come sul decreto che si riferisce ai concorsi, quel meccanismo complesso che ha suscitato riserve e che anche voi ritenete degno di riesame, si stava raggiungendo un accordo per bloccarlo, sospenderlo ed in seguito riaffrontarlo con calma insieme. Anche relativamente all'azione disciplinare si era pensato, pur convenendo sostanzialmente sulle linee di una modificazione delle norme Castelli, di fermarci e di lavorare con maggiore capacità di riflessione e con tempi non strettissimi . Il punto insormontabile, ha continuato Brutti, si è rivelato l'assetto e il funzionamento degli uffici di procura È evidente che quando si vuole stabilire, come avete fatto, che sia il procuratore generale a decidere sulla revoca del procedimento e sull'eventuale contrasto insorto tra sostituto procuratore, allora si introduce una configurazione degli uffici della Repubblica e più in generale della magistratura requirente, corrispondente proprio a quel modello gerarchico da noi più volte messo in discussione . Brutti ha comunque rivolto all'opposizione un ulteriore invito al dialogo con lo scopo di rivedere le parti controverse. Ma lo scontro si è riaperto subito dopo sull'ammissibilità degli emendamenti, avendo la presidenza accolto solo quelli riguardanti i termini di sospensione o diretti a modificare gli effetti sospensivi di singoli punti del decreto la modifica dei singoli decreti delegati, infatti, arriverà con un disegno di legge successivo . L'esponente azzurro Francesco Nitto Palma, già relatore del provvedimento alla Camera durante la scorsa legislatura, ha infatti contestato l'esclusione del suo emendamento 3.301 e l'ammissione dell'emendamento governativo 3.600 testo 2 riguardante il rientro in ruolo dei consiglieri uscenti del Csm Una legge ad personas - ha detto Nitto Palma - perché riguarda i sedici consiglieri del Csm, mentre non capisco il motivo per il quale quello governativo sia ammissibile, quando di fatto chiede l'abrogazione di una disposizione del 2002 facendo rivivere il Regio decreto del 1958, mentre il mio no sul rientro in ruolo dei consiglieri del Csm vedi tra gli arretrati del 13 giugno 2006 . Il Centrodestra ha messo in atto tutte le tecniche di ostruzionismo, chiedendo il voto segreto, il voto elettronico e comunque rallentando la votazione degli emendamenti. Resta adesso da vedere se il Centrosinistra riuscirà a garantire sempre quel voto di scarto che le ha permesso di evitare l'affossamento del provvedimento. p.a.

Senato della Repubbilca Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario Ddl 635/S replica del ministro della Giustizia Clemente Mastella 27 settembre 2006 Ho esposto l'altra settimana, in questa aula, le linee delle modifiche che intenderei apportare ad alcuni dei decreti legislativi sull'ordinamento giudiziario, considerando che per chiedere la sospensione è corretto e rispettoso verso il Parlamento chiarire cosa poi si intende proporre. Ma forse sono stato poco ascoltato e scarsamente compreso, per cui ribadisco sinteticamente i punti essenziali delle modifiche. Non intendo proporre una riforma alternativa, ma voglio evitare effetti paralizzanti per la macchina giudiziaria non intendo favorire lassismi di carriera né accentuare conflittualità fra magistrati e mondo della politica neppure intendo portare la voce dei magistrati o della loro associazione perché molte delle innovazioni che voglio proporre esulano dalle indicazioni della stessa magistratura viceversa ho tenuto conto di critiche ed osservazioni alla riforma Castelli soprattutto nella prospettiva del servizio giudiziario, che è quanto interessa la collettività dei cittadini. L'unica volontà è quella di dialogare è mia intenzione dunque predisporre un rigoroso sistema di accesso alla magistratura e un'altrettanto rigorosa progressione in carriera attraverso severi filtri quadriennali, diversificando l'esercizio delle funzioni di merito dalle funzioni di legittimità. Penso ad un ufficio di accusa unitario negli indirizzi, sia pure con il controllo dell'organo di autogoverno, in cui oltre la prioritaria responsabilità del capo ci sia anche quella dei sostituti prospetto un passaggio dalla giudicante alla requirente secondo precise condizioni di specifica professionalità vietando la permanenza nel medesimo distretto. Ritengo che, tipicizzati gli illeciti disciplinari, per il principio di legalità l'azione disciplinare non possa che essere obbligatoria, ma con filtri che evitino la crisi della Procura generale e della sezione disciplinare. In questa prospettiva rispondo alle obiezioni formulate nel corso del dibattito parlamentare, con particolare riguardo al perché sia necessaria la sospensione ed a come disciplinare il regime transitorio. Comincio dall'ingresso in magistratura e dalla progressione in carriera. Se gli aspiranti, prima ancora del concorso, e poi tutti i magistrati entro il 28 ottobre di quest'anno debbono scegliere tra l'attività giudicante e quella requirente si verificano queste conseguenze a la scelta degli aspiranti sarà fatta al buio, senza alcuna consapevolezza di quel che in realtà saranno chiamati a fare, senza aver mai sperimentato di persona l'esercizio dell'una o dell'altra funzione e senza neppure aver frequentato un'aula o un ufficio giudiziario b si spacca in due, e ben distinte parti, la magistratura, abbandonando quel principio di comune cultura della giurisdizione che ogni magistrato deve possedere, pubblico ministero compreso per non diventare uno spietato pubblico accusatore c si determina una enorme confusione nell'assetto concreto degli uffici perché alla opzione deve necessariamente seguire l'esercizio della relativa funzione insomma un terremoto negli uffici, con trasferimenti a catena, scopertura di sedi importanti, asimmetrie distributive al di fuori di ogni politica del personale, un terremoto per il quale sarà difficilissimo tornare indietro. E questo terremoto ricadrà sul funzionamento della macchina giudiziaria, cioè sui cittadini. Come già ho detto, voglio conservare la distinzione delle funzioni perciò chi ha fatto il pubblico ministero non può di colpo fare il giudice, ma deve frequentare un corso qualificante, avere ben precisi pareri del corpo giudiziario e delle rappresentanze dell'avvocatura, e comunque non potrà esercitare le diverse funzioni nel medesimo distretto ove abbia svolto la funzione di accusa. Come si vede, un sistema alquanto diverso dalla disciplina Castelli. Quanto ai concorsi per la progressione in carriera, il Vice Presidente del CSM, Sen. Mancino, ha adombrato con molto rispetto verso il Parlamento, ma con autentica e sofferta preoccupazione, le anomalie tra l'impegno partecipativo dei tanti magistrati aspiranti alla progressione, sottratti necessariamente al lavoro giudiziario, e le difficoltà della resa di giustizia già così afflitta dalla massa di lavoro e dai ritardi. Inoltre i tempi tecnici necessari per l'espletamento delle procedure consiliari di mobilità saranno inevitabilmente allungati dallo svolgimento delle attività delle commissioni di concorso. Le pesanti ricadute sulla mobilità ordinaria dei magistrati, quindi, comprometteranno ulteriormente la qualità della risposta alla domanda di giustizia dei cittadini a causa del prolungamento della scopertura degli uffici giudiziari. Né sarà possibile rispettare in concreto il termine di un anno che la riforma Castelli prevede per la pubblicazione dei posti di secondo grado e di legittimità. Io non propongo slittamenti automatici nella progressione in carriera per semplice anzianità, tanto che ho espresso la mia contrarietà al sistema dei ruoli aperti vorrei realizzare qualcosa di ben più energico nel sistema di progressione, cioè un severo controllo quadriennale che non incida sulla resa di giustizia, che non distolga giudici dal proprio lavoro e che riguardi tutti i magistrati, sia quelli non ancora in condizione di aspirare a funzioni superiori sia quelli che preferiscono curare il difficile compito del primo grado. Comunque, essendo il sistema che propongo fondato sulla raccolta periodica di dati a futura memoria , ci si pone al riparo da favoritismi correntizi legati di volta in volta all'occasione della promozione. Anche gli incarichi direttivi ricevono notevoli contraccolpi a causa dei limiti di età previsti per le nomine, che determinano una forbice di 9 anni tra il momento ultimo di legittimazione all'incarico e la data di cessazione dal servizio, che suscita forte demotivazione ed indurrà i migliori a pensionarsi, come già sta accadendo. Ma le conseguenze più gravi si stanno verificando nel nuovo sistema disciplinare, e si moltiplicheranno in via esponenziale di mese in mese. Infatti, l'avere introdotto l'obbligatorietà dell'azione e il dovere dei capi di fare rapporto per qualunque lagnanza o esposto che possa profilare un illecito sta portando all'intasamento della Procura generale della Cassazione, come ha comunicato già da tempo il Procuratore generale in una nota ufficiale del 22 giugno u.s. con la conseguenza di ingolfare a sua volta la sezione disciplinare e di destinare alla prescrizione, che la riforma ha ridotto ad un solo anno, anche illeciti che viceversa meriterebbero una energica sanzione. Il sen. Mancino ha pure sottolineato che quel delegato del Ministro, introdotto dalla riforma Castelli e posto accanto alla pubblica accusa nel procedimento disciplinare, sta suscitando eccezioni di incostituzionalità per evidente disparità tra un'accusa binomia o binaria e una singola difesa il che apporterà un ulteriore blocco dell'intero sistema disciplinare. Qui io propongo, invece, di mantenere l'obbligatorietà dell'azione, senza però che essa si traduca in una sorta di paralizzante automatismo, prevedendo inoltre un potere di archiviazione da parte della Procura generale, in modo da filtrare quanto di inutile le perviene, per poi passare alla sezione del Csm quanto merita un'effettiva trattazione. Poche parole sulle Procure della Repubblica. Ho chiaramente detto che condivido l'unitarietà dell'ufficio, l'esigenza di ricondurre i poteri di indirizzo al Procuratore e la conferma di una sua ben precisa rappresentatività esterna anche nei rapporti con gli organi di informazione. Ma l'eccesso di verticismo tipico del decreto legislativo 109 sta deresponsabilizzando i sostituti, come sta accadendo in vari uffici, tanto che il Consiglio è stato costretto ad intervenire con una circolare del 5 luglio 2006 nel tentativo di dirimere i numerosi contrasti già sorti tra dirigenti e sostituti su singoli aspetti delle nuove norme insomma si sta verificando un graduale disimpegno di numerosi sostituti che cominciano a identificare il proprio status professionale nella semplice esecuzione delle disposizioni del capo. Vengo al periodo transitorio e rassicuro il sen. D'Onofrio. Ho proposto un regime transitorio che ridà efficacia alla legislazione precedente, cioè a quella disciplina che non è l'ordinamento fascista del 1941 ma una normativa completamente modificata per vari interventi normativi e successivi alla Costituzione. Il periodo di sospensione è necessario per due motivi - per evitare gli effetti perversi di cui ho parlato, - per avere il tempo di approvare le modifiche. Voglio anche rassicurare quanti hanno prospettato il pericolo di una ipocrisia istituzionale insita nella sospensione, che diventando permanente farebbe rivivere all'infinito il vecchio sistema. Se si fissa un termine, come ho proposto, questo pericolo non c'è perché, scaduto il termine, o sono intervenute le modifiche con legge del Parlamento o vive ed opera la riforma Castelli. Prendo atto delle disponibilità, che pure sono emerse ieri, a confrontarsi serenamente per lavorare insieme negli aggiustamenti da apportare. A mia volta mi dichiaro disponibile purché le prospettive risultino chiare e precise, in linea con i principi della Costituzione siano soprattutto rivolte a non pregiudicare quel servizio giudiziario che abbiamo il dovere di rendere ai cittadini con l'apporto intelligente dell'avvocatura ma senza alcun intento punitivo nei confronti dell'ordine giudiziario un intero corpo dello Stato chiamato ad operare in autonomia e indipendenze a difesa della legalità, e che ha avuto - non lo dimentichiamo -le sue vittime nell'adempimento dei doveri di ufficio, vittime alle quali va il mio commosso ricordo.