Istituti di vigilanza: non può essere ""protezionista"" il no del Prefetto alla licenza

Non basta una generica stima di sufficienza delle aziende simili preesistenti sul territorio a motivare la mancata concessione con il pericolo di eccesso di concorrenza . Lamaggior offerta può anzi aumentare posti di lavoro e sicurezza

Il diniego di concessione della licenza per lo svolgimento dell'attività di vigilanza armata motivato, tra l'altro, con la possibilità che un nuovo attore su tale mercato potrebbe creare episodi di concorrenzialità con altri Istituti, con possibili ripercussioni negative sul servizio da essi finora svolto senza dar luogo a rilievi , non è ammissibile. Lo rileva la sesta sezione del Consiglio di Stato che con la sentenza qui leggibile come documento correlato ha respinto il ricorso del Ministero dell'Interno e della Prefettura veronese con il quale si chiedeva la riforma di una decisione del Tar per il Veneto. I giudici amministrativi regionali avevano infatti accolto le doglianze di una azienda attiva nel settore della vigilanza che si era vista rifiutare la licenza per operare nel Veronese sulla scorta del fatto che nel capolouogo e nella sua provincia fossero già operanti altre realtà simili, ritenute più che sufficienti per l'erogazione dei servizi necessari sul territorio di pertinenza. Non solo. Anche i termini utilizzati risultavano inadeguati nel criterio di motivazione. Si osservava infatti che il rilascio di tale licenza alla nuova impresa non sarebbe risultato corrispondente ad esigenze effettive ed essenziali di pubblico interesse in rapporto e all'importanza di analoghe agenzie già operanti in questo capoluogo e provincia, più che adeguate alle occorrenze obiettivamente rilevate . Il Tribunale amministrativo regionale aveva dunque annullato il provvedimento prefettizio di diniego ravvisandovi difetto di istruttoria e inadeguata motivazione. Il Ministero dell'Interno, ricorrendo a Palazzo Spada, riteneva invece che il provvedimento impugnato fosse esente dai vizi osservati dal Tar. E sosteneva che quest'ultimo avesse sbagliato nel dar rilievo all'esigenza di verificare - tramite quanto rilevabile dalla locale Camera di Commercio - se i tre istituti di vigilanza preesistenti soddisfacessero le esigenze di sicurezza ma anche che il diniego avesse dato rilievo corretto al rischio di eccesso di concorrenza dal quale potevano generarsi negative ripercussioni sui servizi prestati. I giudici del Consiglio di Stato sono stati di avviso opposto, ricordando il principio, già più volte affermato per cui l'Amministrazione non deve limitarsi a contare le realtà consimili e le loro consistenze organiche bensì deve valutare se l'interesse pubblico sia in concreto danneggiato dal rilascio di una nuova autorizzazione, perché la concorrenza può alimentare le migliori condizioni di fruibilità del servizio e una più idonea e razionale organizzazione e gestione delle risorse, con incremento dei posti di lavoro e aumento della sicurezza dei cittadini . m.c.m.

Consiglio di Stato Sezione sesta - decisione 29 novembre 2005 -14 marzo 2006, n. 1309 Presidente Varrone estensore Maruotti Ricorrente Ministero dell'Internocontroricorrente Saraceno Premesso in fatto 1. Col decreto n. 6075/89/II del 12 gennaio 1990, il Prefetto di Verona ha respinto l'istanza del signor Giovanni Saraceno quale legale rappresentante della s.r.l. Granguardia , volta ad ottenere il rilascio della licenza per lo svolgimento dell'attività di vigilanza armata. Col ricorso 1108/90 proposto al Tar per il Veneto , il signor Saraceno ha impugnato il diniego e ne ha chiesto l'annullamento. Il TAR, con la sentenza n 1155 del 1996, ha accolto il ricorso ed ha annullato l'atto impugnato del Prefetto, compensando tra le parti le spese e gli onorari del giudizio. 2. Con l'appello in esame, il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Verona hanno chiesto che, in riforma della sentenza del TAR, il ricorso di primo grado sia respinto. L'appellato si è costituito in giudizio ed ha depositato un appello incidentale, con cui ha chiesto che sia disposto anche l'annullamento del parere negativo, reso dal Questore in data 11 novembre 1989. 3. All'udienza del 29 novembre 2005 la causa è stata trattenuta in decisione. Considerato in diritto 1. Nel presente giudizio, è controversa la legittimità del provvedimento con cui il Prefetto di Verona - su conforme parere del Questore - ha respinto l'istanza dell'appellato, volta ad ottenere il rilascio della licenza per lo svolgimento dell'attività di vigilanza armata. Il Prefetto ha rilevato che, in rapporto e all'importanza di analoghe agenzie già operanti in questo capoluogo e provincia, più che adeguate alle occorrenze obiettivamente rilevate , il rilascio della licenza non corrisponderebbe ad effettive ed essenziali esigenze di pubblico interesse e, anzi, potrebbe creare episodi di concorrenzialità con gli altri Istituti, con possibili ripercussioni negative sul servizio da essi finora svolto senza dar luogo a rilievi. Con la sentenza impugnata, il TAR per il Veneto ha accolto il ricorso dell'interessato ed ha annullato il provvedimento del Prefetto, per difetto di istruttoria e inadeguata motivazione. 2. Con l'unico articolato motivo d'appello, il Ministero dell'Interno e la Prefettura di Verona hanno dedotto che, contrariamente a quanto rilevato dalla sentenza gravata, il provvedimento impugnato non sarebbe affetto dai vizi rilevati dal TAR. Nel richiamare i principi enunciati in materia dalla giurisprudenza, le Amministrazioni hanno rilevato che a il diniego si è fondato su un parere negativo del Questore di Verona, che ha rilevato la presenza nella città di Verona di tre istituti di vigilanza privata, aventi in tutto 247 guardie giurate b il TAR ha errato nel dare rilievo all'esigenza di verificare - tramite l'acquisizione di elementi dalla Camera di Commercio - se le esigenze di sicurezza fossero soddisfatte dai tre istituti di vigilanza c il diniego ha dato adeguatamente rilievo al pericolo di eccesso di concorrenza, con ripercussioni negative sul servizio 3. Ritiene la Sezione che le censure delle Amministrazioni, così riassunte, siano infondate e vadano respinte. Con adeguata motivazione, la sentenza impugnata ha evidenziato specifici profili di eccesso di potere di cui è affetto il provvedimento del Prefetto. Risultano infatti apodittiche le deduzioni secondo cui le esigenze di sicurezza sarebbero soddisfatte dai tre preesistenti istituti di vigilanza, mentre il rilascio dell'autorizzazione comporterebbe episodi di concorrenzialità , con possibili ripercussioni negative sul servizio . Sotto tale aspetto, la precedente istruttoria ha riguardato unicamente l'accertamento del numero dei preesistenti istituti di vigilanza e dei loro dipendenti, ma non si è occupata specificamente degli aspetti del mercato riguardo alla domanda e delle deduzioni del richiedente, riguardanti le concrete caratteristiche tecniche del servizio che sarebbe stato svolto nel caso di accoglimento della domanda sotto i profili dell'organizzazione e della consistenza degli impianti . Va pertanto richiamato il principio, costantemente affermato da questo Consiglio, per il quale l'Amministrazione non deve limitarsi a constatare il numero degli istituti di vigilanza esistenti e dei loro dipendenti, ma deve valutare se l'interesse pubblico sia in concreto danneggiato dal rilascio di una nuova autorizzazione, perché la concorrenza può alimentare le migliori condizioni di fruibilità del servizio e una più idonea e razionale organizzazione e gestione delle risorse, con incremento dei posti di lavoro e aumento della sicurezza dei cittadini cfr. Sezione quarta, ord. 1472/04 Sezione quarta, 1386/04 Sezione quarta, 5076/03 Sezione quarta, ord.172/03 . 4. Per le ragioni che precedono, l'appello principale delle Amministrazioni va respinto. Risulta invece la carenza di interesse dell'appellato all'esame del suo gravame incidentale volto all'annullamento del parere negativo del Questore , poiché l'originaria istanza va riesaminata sulla base di una rinnovata istruttoria. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari del secondo grado del giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Sesta respinge l'appello n. 7707 del 1996. Compensa tra le parti le spese e gli onorari del secondo grado del giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 2