L'invito a dedurre del Pm contabile interrompe validamente la prescrizione

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino La prescrizione è validamente interrotta quando l'invito a dedurre ha tutte le caratteristiche della costituzione in mora e l'esplicito richiamo agli articoli 1219 e 2943 del Cc è quanto affermato dalla Sezione giurisdizionale per la Regione Calabria della Corte dei conti con la sentenza 978/05 depositata lo scorso 17 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . I fatti che hanno dato origine all'azione contabile, per gli aspetti che qui interessano, possono così riassumersi. Con atto di citazione, depositato il 2 dicembre 2004, la Procura regionale ha convenuto in giudizio un dipendente del Comune di Siderno al fine di sentirlo condannare al pagamento di euro 798,64 in favore del Comune stesso, per i motivi di seguito esposti. Con sentenza dell'anno 1999 il Tribunale di Locri condannava il comune di Siderno al risarcimento del danno subito da un cittadino a seguito di un incidente stradale occorso su strada comunale a causa di un tombino scoperto. La sentenza, munita di atto di precetto, era notificata al comune di Siderno in data 5 novembre 1999 con la predetta intimazione si richiedeva la complessiva somma di lire 63.369.898 con l'invito al Comune di pagare entro 60 giorni. Nonostante l'avvenuto riconoscimento del debito, giusta procura del 30 novembre 1999, a causa di lungaggini burocratiche, l'atto di liquidazione è stato emesso solo in data 19 gennaio 2000 e l'ordinativo di spesa nel febbraio successivo. Nel frattempo, poiché il termine fissato nell'atto di precetto era scaduto, il creditore procedeva proponendo atto di pignoramento. La procedura esecutiva, tuttavia, sebbene dichiarata estinta per l'intervenuto pagamento, si concludeva con la condanna del Comune di Siderno al pagamento delle ulteriori spese, quantificate in lire 1.546.400. Dall'istruttoria emergeva che il ritardo nella liquidazione della somma era stato causato dal dipendente comunale di cui sopra il quale, preposto all'ufficio delibere e copia, aveva trasmesso all'ufficio tecnico gli atti necessari per la procedura solo il 4 gennaio 2000, cioè solo il giorno precedente alla scadenza dei termini. Sulla base di quanto appena riferito, la Procura requirente ha ritenuto che l'ulteriore somma pagata dal Comune di Siderno costituisse un danno all'erario causato dalla condotta gravemente colposa del convenuto, che pur avendo consapevolezza del termine indicato nell'atto di precetto per il pagamento del danno rimaneva completamente inerte sino il giorno prima della scadenza. Peraltro, risulta che nella delibera fosse espressamente previsto di dar incarico al responsabile dell'Utc di liquidare il debito e di trasmettere la delibera stessa all'Ufficio di ragioneria. Osserva la Procura, inoltre, che la trasmissione di documentazione tra uffici interni di uno stesso ente potrebbe essere effettuata anche in mezz'ora, l'incolpato avrebbe impiegato ben 22 giorni. Nella memoria difensiva il dipendente comunale ha eccepito preliminarmente la prescrizione dell'azione contabile sulla considerazione che l'invito a dedurre non abbia alcuna efficacia interruttiva del termine prescrizionale. Il Collegio è chiamato, quindi, ad esaminare preliminarmente l'eccezione di prescrizione dell'azione contabile formulata dal convenuto sulla considerazione che l'invito a dedurre non possa configurare un atto interruttivo della prescrizione. Sul punto, i giudici calabresi richiamano la giurisprudenza delle Sezioni Riunite che si sono pronunciate in materia con le sentenze n. 14/QM/2000 e n. 6/QM/2003. In esse - sottolineano i giudici - è stato testualmente affermato che al Pm contabile, pur se esso agisce nell'interesse dell'ordinamento, è direttamente affidata la tutela della gestione della finanza pubblica in generale e della pubblica amministrazione danneggiata in particolare della quale ultima vengono curati gli interessi patrimoniali , che l'invito a dedurre non produce ex se alcun effetto interruttivo della prescrizione dato che tale effetto non gli viene attribuito da alcuna norma del vigente ordinamento , ma che quando l'invito a dedurre contenga nella sua contestualità gli elementi di cui agli articolo 1219 e 2943 Cc contiene la dimostrazione della volontà di ottenere la realizzazione del credito e, come tale, si colloca nella stessa prospettiva dell'atto di citazione, poiché serve a rendere effettivo il conseguimento dell'obiettivo della tutela del pubblico erario . Tali argomentazioni - è detto nella motivazione - sono state recentemente riprese in considerazione dal supremo consesso contabile con la sentenza n. 1/2004/QM che ha dichiarato inammissibile la riproposta questione di massima in ordine alla valenza interruttiva della prescrizione dell'invito a dedurre. Pertanto - conclude il collegio -, nel caso di specie, deve ritenersi che la prescrizione sia stata validamente interrotta, avendo l'invito a dedurre tutte le caratteristiche della costituzione in mora e l'esplicito richiamo agli articolo 1219 e 2943 del Cc. Per miglior comprensione della questione esaminata, è utile, a questo punto, riferire brevemente su due aspetti accennati in sentenza le norme del Cc prese a riferimento dai giudici amministrativi per sostenere l'idoneità interruttiva della prescrizione dell'invito a dedurre e la natura giuridica di quest'ultimo atto. Per il primo aspetto, è sufficiente riportare le disposizioni del Cc contenute negli articoli 1219 e 2943. L'articolo 1219 - Costituzione in mora -espressamente dispone Il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto. Non è necessaria la costituzione in mora 1 quando il debito deriva da fatto illecito 2 quando il debitore ha dichiarato per iscritto di non voler eseguire l'obbligazione 3 quando è scaduto il termine, se la prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore. Se il termine scade dopo la morte del debitore, gli eredi non sono costituiti in mora che mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto, e decorsi otto giorni dall'intimazione o dalla richiesta. L'articolo 2943 - Interruzione da parte del titolare - stabilisce La prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio, sia questo di cognizione ovvero conservativo o esecutivo. È pure interrotta dalla domanda proposta nel corso di un giudizio. L'interruzione si verifica anche se il giudice adito è incompetente. La prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore e dall'atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri. Per quanto riguarda l'invito a dedurre nell'azione penale, è la stessa Corte dei conti, nel suo sito istituzionale, a definirne l'essenza, affermando che il c.d. invito a dedurre è un atto che deve necessariamente precedere, a pena di nullità, la citazione in giudizio del presunto responsabile. Nell'atto il Pm contabile deve esporre gli elementi di fatto e di diritto sulla cui base fonda la contestazione di responsabilità e l'ammontare del danno e invitare il presunto responsabile a far pervenire proprie deduzioni e osservazioni difensive, nonché prove a proprio discarico, entro un termine perentorio l'invitato ha anche la possibilità di essere ascoltato personalmente ove ne faccia richiesta . Nell'invito ove il Procuratore regionale ritenga che sussista un fondato pericolo di perdita dei beni del responsabile può chiederne il sequestro conservativo. Il Procuratore Regionale ove, malgrado le difese della controparte, ritenga di dover mantenere ferma la propria iniziativa, emette l'atto di citazione entro un termine perentorio articolo 2, legge 639/96 . L'invito ha varie funzioni - quella di garanzia nei confronti del presunto responsabile esercizio del diritto di difesa - quella di evitare processi inutili economia processuale . Sulla specifica questione esaminata la giurisprudenza sembra ben consolidata e qualificata. Nel caso, quindi, per calcolare i termini prescrizionali, non si aspettino i pubblici amministratori e dipendenti di ricevere il classico atto di costituzione in mora dall'Amministrazione creditrice, essendo sufficiente per la prescrizione dell'azione di responsabilità anche l'invito a dedurre del Pm contabile.

Corte dei conti - Sezione Calabria - sentenza 15 luglio-17 ottobre 2005, n. 978 Presidente Oriani - Relatore Contino Fatto Con atto di citazione, depositato il 2 dicembre 2004, la Procura regionale presso questa Sezione ha convenuto in giudizio l'odierno convenuto al fine di sentirlo condannare al pagamento di euro 798,64 in favore del comune di Siderno. Questi i fatti Con sentenza 605/99, il Tribunale di Locri condannava il comune di Siderno al risarcimento del danno subito dal sig. Barreca Saverio a seguito di un incidente stradale occorso su strada comunale a causa di un tombino scoperto. La sentenza, munita di atto di precetto, veniva notificata al comune di Siderno in data 5 novembre 1999 con la predetta intimazione si richiedeva la complessiva somma di lire 63.369.898 con l'invito al comune di pagare entro 60 giorni. Nonostante l'avvenuto riconoscimento del debito, giusta procura del 30 novembre 1999, a causa di lungaggini burocratiche, l'atto di liquidazione è stato emesso solo in data 19 gennaio 2000 e l'ordinativo di spesa nel febbraio successivo. Nel frattempo, poiché il termine fissato nell'atto di precetto era scaduto, il sig. Barreca procedeva proponendo atto di pignoramento. La procedura esecutiva, tuttavia, sebbene dichiarata estinta per l'intervenuto pagamento, si concludeva con la condanna del comune di Siderno al pagamento delle ulteriori spese, quantificate in lire 1.546.400. Dall'istruttoria è emerso che il ritardo nella liquidazione della somma è stato causato dal sig. Sanci Antonio il quale, preposto all'ufficio delibere e copia, aveva trasmesso all'ufficio tecnico gli atti necessari per la procedura solo il 4 gennaio 2000, cioè solo il giorno precedente alla scadenza dei termini. Alla luce di quanto evidenziato, la procura requirente ha ritenuto che l'ulteriore somma pagata dal comune di Siderno costituisca un danno all'erario causato dalla condotta gravemente colposa dell'odierno convenuto. Ed infatti il Sanci, nonostante fosse ben consapevole del termine indicato nell'atto di precetto per il pagamento del danno rimaneva completamente inerte sino al giorno prima della scadenza. Peraltro, nella delibera era espressamente previsto di dar incarico al responsabili dell'Utc di liquidare il debito e di trasmettere la delibera stessa all'Ufficio di ragioneria. A ciò, aggiunge parte attrice, nonostante la trasmissione di documentazione tra uffici interni di uno stesso ente potrebbe essere effettuata anche in mezz'ora, il Sanci avrebbe impiegato ben 22 giorni. In considerazione dell'enorme mole di lavoro il Procuratore, ha chiesto al collegio di valutare la sussistenza di valide ragioni per far uso del potere riduttivo. Con memoria depositata il 15 giugno 2005, si sono costituiti gli avv.ti Fedele Pezzano ed Antonio Riccio nell'interesse del convenuto Sanci eccependo in via preliminare la prescrizione dell'azione contabile sulla considerazione che l'invito a dedurre non abbia alcuna efficacia interruttiva del termine prescrizionale sempre in via preliminare i difensori del convenuto considerano inadeguata la determinazione del danno, in considerazione alla disposizione contenuta dall'articolo 11 commi 5 e ss. della legge 413/91. Infatti all'avv. Leone Autelitano, la banca avrebbe effettuato una ritenuta di lire 220.000 con la conseguenza che la somma effettivamente liquidata ammonterebbe ad euro 685,02. Peraltro, sulla base del concetto della finanza allargata, da detta somma andrebbe sottratta ulteriore tassazione sino a giungere alla somma di euro 569,14. Nel merito il difensore del convenuto eccepisce che nella seduta comunale del 30 novembre 1999, il consiglio, oltre ad adottare la delibera di riconoscimento del debito, adottava anche la delibera n. 107 di assestamento generale del bilancio 1999. Detta deliberazione, divenuta esecutiva soltanto il 27 dicembre 1999, era certamente propedeutica al riconoscimento del debito fuori bilancio. Ciò posto, nessun pagamento poteva avvenire prima di tale data. Le suddette considerazione sono state opposte dai difensori al fine di valutare la sussistenza della colpa grave. A ciò aggiungono una folta attività espletata dal Sanci in quel periodo. Per i suddetti motivi hanno concluso per il rigetto della domanda. Alla pubblica udienza il difensore del Sanci, riportandosi a quanto già eccepito e dedotto in memoria di costituzione, ha concluso per il rigetto della domanda attorea. Il rappresentante dell'ufficio di procura ha ribadito la fondatezza delle contestazioni formulate in atto di citazione. Diritto In via preliminare il Collegio deve scrutinare l'eccezione di prescrizione dell'azione contabile formulata dal convenuto sulla considerazione che l'invito a dedurre non possa configurare un atto interruttivo della prescrizione. Si richiama, al riguardo, la ormai copiosa giurisprudenza delle Sezioni Riunite che si sono pronunciate in materia con le sentenze n. 14/QM/2000 e n. 6/QM/2003. In esse è stato testualmente affermato che al Pmo contabile, pur se esso agisce nell'interesse dell'ordinamento, è direttamente affidata la tutela della gestione della finanza pubblica in generale e della pubblica amministrazione danneggiata in particolare della quale ultima vengono curati gli interessi patrimoniali , che l'invito a dedurre non produce ex se alcun effetto interruttivo della prescrizione dato che tale effetto non gli viene attribuito da alcuna norma del vigente ordinamento , ma che quando l'invito a dedurre contenga nella sua contestualità gli elementi di cui agli articolo 1219 e 2943 Cc, contiene la dimostrazione della volontà di ottenere la realizzazione del credito e, come tale, si colloca nella stessa prospettiva dell'atto di citazione, poiché serve a rendere effettivo il conseguimento dell'obiettivo della tutela del pubblico erario . Tali argomentazioni sono state recentemente riprese in considerazione dal supremo consesso contabile con la sentenza n. 1/2004/QM che ha dichiarato inammissibile la riproposta questione di massima in ordine alla valenza interruttiva della prescrizione dell'invito a dedurre. Pertanto, nel caso di specie, deve ritenersi che la prescrizione sia stata validamente interrotta, avendo l'invito a dedurre tutte le caratteristiche della costituzione in mora, e l'esplicito richiamo agli articolo 1219 e 2943 del Cc. 2 Passando all'esame del merito, il Collegio deve vagliare la sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della responsabilità contabile. 2.1 È coerente con le risultanze in atti quanto affermato dalla Procura in ordine alla condotta posta in essere dal convenuto. Dagli atti emerge inequivocabilmente che il sig. Sanci, preposto all'ufficio delibere e copia, trasmetteva, con ingiustificato ritardo, all'ufficio tecnico comunale la deliberazione di riconoscimento del debito adottata dal Comune di Siderno in data 30 novembre 1999. Infatti il convenuto, nonostante detta delibera fosse divenuta esecutiva sin dal 18 dicembre 1999, la trasmetteva solo il 4 gennaio 2005 e quindi solo il giorno prima del termine intimato per il pagamento. Pertanto, il Sanci ha indubbiamente agito in violazione delle più elementari regole della diligenza e degli obblighi derivanti dal rapporto di servizio. 2.2 Altresì certa è la sussistenza dell'elemento psicologico della colpa grave. Nella sua qualità di responsabile dell'ufficio delibere e copie avrebbe dovuto trasmettere con sollecitudine all'ufficio tecnico comunale la delibera 109/99 per consentire la predisposizione di tutti i documenti necessari per la liquidazione della somma ingiunta. Peraltro, tale condotta appare ancora più rimproverabile e quindi connotata dalla colpa grave se si considera che, in data 6 dicembre 1999, l'avvocato dell'ente, nell'esprimere parere favorevole al pagamento, aveva auspicato una pronta liquidazione ricordando che l'atto in oggetto scade il 5 gennaio 2000 . Né può avere efficacia esimente la circostanza addotta dal convenuto e cioè l'enorme mole di lavoro di quel periodo. Al riguardo il Collegio ritiene che il Sanci, seppure carico di lavoro, avrebbe dovuto dare priorità alla delibera 109/99 poiché in essa era stabilito di riconoscere e di liquidare il debito della ditta Barreca. Ciò in considerazione dei criteri di economicità ed efficienza cui la pubblica amministrazione deve necessariamente informarsi e cui lo sforzo di diligenza del pubblico impiegato deve tendere. Inoltre, così come evidenziato in citazione, la trasmissione di atti interni tra uffici della stessa amministrazione è una operazione che richiede pochissimo tempo di talché la lentezza che ha caratterizzato la condotta del Sanci configura senz'altro un elemento sintomatico della gravità della sua condotta. A ciò si aggiunge che era facilmente immaginabile da parte dell'odierno convenuto la circostanza che un ritardato adempimento sarebbe stato foriero di danno all'erario. . 2.3 Tale condotta ha causato un danno all'erario nei termini indicati in atto di citazione Il Collegio infatti non condivide le eccezioni formulate, al riguardo, dalla difesa Va detto, infatti, che il danno risarcibile è quello concreto ed attuale, di talché ogni eccezione relativa ad eventuali detrazioni potenziali e non provate, non può trovare accoglimento. Nella fattispecie il danno all'erario è rappresentato dalla ulteriore condanna del Comune al pagamento dell'ulteriore somma pari a lire 1.546.400, condanna seguita all'ulteriore azione legale esecutiva intrapresa dal Barreca a seguito della deliberazione di riconoscimento del debito. 2.4 Altresì sussistente è il nesso eziologico tra la condotta gravemente colposa del Sanci ed il suddetto danno. Il Sanci, infatti, noncurante le scadenze ed i termini tassativamente previsti per il pagamento del debito, trasmetteva la delibera con ingiustificato ritardo, impedendo all'Ufficio tecnico comunale la liquidazione del debito nel termine ingiunto. Tale circostanza determinava il Barreca ad intraprendere nuova azione legale che si concludeva con la condanna del comune al pagamento di ulteriore lire 1.546.400. Per i suddetti motivi il Collegio ritiene il convenuto responsabile del danno all'erario contestato e, vista l'esiguità della somma non ritiene necessario applicare il potere riduttivo. PQM La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Calabria, definitivamente pronunciando condanna il convenuto Sanci al pagamento di euro 798,64 oltre alla rivalutazione monetaria dalla data dell' effettivo depauperamento sino al soddisfo ed agli interessi dalla data della pubblicazione della sentenza. Alla soccombenza segue la condanna al pagamento delle spese di giudizio che si liquidano in euro * 208,86 * * duecentootto/86 *.