""Rti, nessuna posizione dominante""

Respinto il ricorso dell'emittente Centro Europa 7 perché il parere della Commissione non costituisce un atto impugnabile

Il Tribunale di primo grado di Lussemburgo ha rigettato il ricorso dell'emittente italiana Centro Europa 7 avanzato contro la Commissione Europea per il rilascio delle concessioni televisive privata in ambito nazionale su frequenze in chiaro. La controversia risale al luglio 1999 quando Centro Europa 7 presenta domanda al ministero delle Telecomunicazioni e ottiene una concessione, ma non le viene assegnata alcuna frequenza che le consenta di esercitare la propria attività. Alla stessa gara partecipa Rti, società del gruppo Mediaset che pur non ottenendo la concessione per l'attività in chiaro di Retequattro riceve l'abilitazione a proseguire temporaneamente le trasmissioni. Glielo consente l'applicazione del regime transitorio previsto dalla stessa legge italiana che stabilisce che un operatore non può disporre di più di due concessioni per la radiodiffusione televisiva in chiaro in ambito nazionale su frequenze hertziane terrestri in tecnica analogica. Europa 7 denuncia il fatto alla Commissione, chiede di intervenire in forza del trattato comunitario. Secondo l'emittente l'Italia ha adottato e mantenuto in vigore provvedimenti che, senza giustificazione obiettiva, hanno attribuito a Rti un diritto speciale che le ha consentito di mantenere e di rafforzare la sua posizione dominante sul mercato televisivo in chiaro. Il 13 ottobre del 2003 la Commissione decide di rigettare la denuncia di Centro Europa 7 in quanto anche assumendo l'esistenza dei presunti diritti speciali in capo a Retequattro e la posizione dominante di Rti, [i provvedimenti statali controversi] non sembrano tali da rafforzare la posizione di Rti precludendo l'accesso sul mercato a nuovi operatori in maniera incompatibile con il combinato disposto di cui agli articoli 86 e 82. Pertanto, allo stato attuale del procedimento, la Commissione non prevede di intraprendere alcuna ulteriore azione nel presente caso . La società non si dà per vinta e si rivolge al Tribunale di primo grado che, nella sentenza leggibile tra i correlati, afferma che la decisione della Commissione non può essere considerata produttiva di effetti giuridici vincolanti e, pertanto, non costituisce un atto impugnabile con un ricorso d'annullamento .