Inaugurazione dell'anno giudiziario: per la prima volta interverrà anche il Guardasigilli

Il Csm ha approvato le regole per la nuova cerimonia che si terrà il 27 gennaio secondo le innovazioni della Legge 150/05. Divisioni interne sulle modalità di intervento del Ministro

La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario si svolgerà il 27 gennaio presso la Corte di cassazione, alla presenza del Capo dello Stato e il 28 gennaio presso i distretti di Corte d'appello. Ma la novità è che per la prima volta nella storia della cerimonia, interverrà anche il ministro della Giustizia. Il Consiglio superiore della magistratura ha ridisegnato il rito dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, alla luce della riforma dell'ordinamento giudiziario legge 150/2005 che ha modificato il tradizionale appuntamento. Il 27 gennaio prossimo, nell'Aula Magna della Suprema corte, per la prima volta nella storia, sarà il primo presidente a relazionare sullo stato della giustizia italiana, e non più il Procuratore generale che interverrà subito dopo. Successivamente interverranno anche il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e il ministro della Giustizia, seguito dal presidente del Consiglio nazionale forense. Ma l'assemblea di Palazzo dei Marescialli si è spaccata proprio sull'intervento del Guardasigilli. Secondo il relatore della pratica, Giuseppe Salmè togato di Magistratura democratica , la norma contenuta nella legge 150/05 escludeva dagli interventi il Guardasigilli, dal momento che la stessa affida al ministro uno specifico e rilevantissimo ruolo con la relazione alle Camere. Un ruolo, questo, contrastante secondo Salmè, con quello certamente meno rilevante di un semplice intervento. La tesi del relatore, però è stata condivisa solo dai consiglieri togati delle correnti di sinistra, perché rispetto alla delibera approvata dalla commissione è stato presentato e approvato un emendamento a firma di Nicola Buccico laico in quota An , Luigi Berlinguer laico in quota Ds e Mariella Ventura Sarno laico della Lega volto proprio ad includere il Guardasigilli tra gli interventi alla cerimonia.

Consiglio superiore della magistratura Inaugurazione dell'Anno giudiziario 2006. fascicolo 44/AG/2005 relatore Giuseppe Salmè circolare approvata il 1 dicembre 2005 l. Le innovazioni introdotte con la legge numero del 2005. L'art. 2 comma 29 della legge 25 luglio 2005, n. 150, detta una nuova disciplina delle cerimonie d'inaugurazione dell'anno giudiziario, disponendo che Entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario, il Ministro della giustizia rende comunicazioni alle Camere sull'amministrazione della giustizia nel precedente anno nonché sugli interventi da adottare ai sensi dell'articolo 110 della Costituzione e sugli orientamenti e i programmi legislativi del Governo in materia di giustizia per l'anno in corso. Entro i successivi dieci giorni, sono convocate le assemblee generali della Corte di Cassazione e delle corti di appello, che si riuniscono, in forma pubblica e solenne, con la partecipazione del Procuratore generale presso la Corte di cassazione, dei procuratori generali presso le corti di appello e dei rappresentanti dell'avvocatura, per ascoltare la relazione sull'amministrazione della giustizia da parte del primo Presidente della Corte di cassazione e dei presidenti di corte di appello. Possono intervenire i rappresentanti degli organi istituzionali, il Procuratore generale e i rappresentanti dell'avvocatura . La disposizione prevede anche l'abrogazione degli articoli 89 convocazione dell'assemblea generale per l'inizio dell'anno giudiziario e 76-ter del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 relazione annuale del procuratore generale sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla procura nazionale e dalle direzioni distrettuali antimafia . Per cogliere la portata delle modificazioni introdotte è necessario riassumere il quadro normativo anteriore che, peraltro, in parte è rimasto in vigore - Part. 2, del r.d.l. 16 agosto 1943, n. 732, abrogando l'art. 85 del r.d. n. 12/1941 che fissava al 29 ottobre l'inizio dell'anno giudiziario dispone che l'anno giudiziario inizia il 1 gennaio - per l'inaugurazione dell'anno giudiziario il presidente della corte di cassazione e i presidenti delle corti d'appello convocano le assemblee generali dei rispettivi uffici art. 93, n. 1 e art. 94 r.d. n. 12/1941 - Part. 89, 1 comma del r.d. n. 12 del 1941 espressamente abrogato dalla nuova disciplina disponeva che, in tali assemblee, si desse lettura delle tabelle di composizione delle sezioni e si dichiarasse formalmente aperto l'anno giudiziario - Part. 86 del r.d. n. 12/1941 disponeva che il procuratore generale presso la corte di cassazione e i procuratori generali presso le corti d'appello comunicassero al ministro della giustizia e ai sensi dell'art. 41, 1 comma d.p.r. n. 916/1958 al consiglio superiore della magistratura la relazione generale e le relazioni per i singoli distretti dagli stessi predisposte - fermo l'obbligo di inviare le relazioni scritte, il consiglio superiore della magistratura art. 41, 2 comma d.p.r. n. 916/1958 poteva autorizzare il procuratore generale presso la corte di cassazione e i procuratori generali presso le corti d'appello a riferire sull'amministrazione della giustizia davanti alle assemblee generali della corte di cassazione e delle corti d'appello convocate per l'inaugurazione dell'anno giudiziario art. 88 r.d. n. 12/1941 in tal caso le assemblee generali si dovevano tenere in una forma diversa da quella ordinaria, e cioè in forma pubblica e solenne art. 89 r.d. n. 12/1941 e, pertanto, oltre che in presenza del pubblico, anche con l'intervento di tutti i magistrati del pubblico ministero art. 96 r.d. n. 12/1941 - Part. 87 del r.d. n. 12/1941, infine, prevede che il ministro della giustizia riferisce ogni anno sull'amministrazione della giustizia al presidente della Repubblica. La disciplina della cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario che risulta dalle modificazioni introdotte con la legge n. 150 del 2005 può essere così sintetizzato a non è più prevista l'autorizzazione del consiglio superiore della magistratura di cui agli art. 88 del r.d. n. 12 del 1941 e 41, 2 comma del d.p.r. n. 916 del 1941, da ritenere abrogati tacitamente per incompatibilità con la nuova disciplina in quanto è la legge che dispone direttamente che il primo presidente della corte di cassazione e i presidenti delle corti d'appello tengono le relazioni sull'amministrazione della giustizia davanti alle assemblee generali pubbliche e solenni dei rispettivi uffici b le assemblee generali sono convocate ogni anno dal presidente della corte di cassazione e dai presidenti delle corti & appello in un giorno compreso tra il 21 e il 31 gennaio c non ostante l'abrogazione espressa dell'art. 89 e l'abrogazione tacita dell'art. 88 r.d. n. 12/1941, l'assemblea generale in cui il presidente della corte di cassazione e i presidenti delle corti & appello tengono la relazione continua ad essere cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario , essendo rimasto in vigore l'art. 93, n. 1 r.d. n. 12/1941, che utilizza tale espressione d la relazione sull'amministrazione della giustizia del primo presidente della corte di cassazione è una relazione generale e quelle dei presidenti delle cori d'appello sono relazioni per i singoli distretti , anche se nel nuovo testo dell'art. 86 del r.d. n. 12/1941, per difetto di coordinamento, non è ripetuta questa dizione contenuta nel testo abrogato e nelle assemblee generali non si deve più dare lettura delle tabelle di composizione delle corti previsione contenuta nell'art. 89 del r.d. n. 12 del 1941 abrogato f la costituzione delle assemblee generali per l'inaugurazioni dell'anno giudiziario è diversa da quella prevista in via ordinaria dall'art. 95 del r.d. n. 12/1941, in quanto oltre a tutte le sezioni della corte di cassazione e delle corti d'appello, debbono partecipare, rispettivamente, anche il procuratore generale presso la corte di cassazione o i procuratori generali presso le corti d'appello, e i rappresentanti dell'avvocatura art. 86 del r.d. n. 12/1941, nuovo testo trattandosi di assemblea solenne debbono partecipare anche tutti i magistrati delle procure generali art. 96, 1 comma del r.d. n. 12/1941 g oltre ai procuratori generali e ai rappresentanti dell'avvocatura che partecipano alle assemblee possono intervenire anche i rappresentanti degli organi istituzionali . 2. Gli interventi nelle assemblee generali per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. L'ultima previsione normativa pone alcuni problemi interpretativi, dovendo essere chiariti almeno tre aspetti a se i procuratori generali e i rappresentanti dell'avvocatura e degli organi istituzionali abbiano diritto di intervenire o se il presidente dell'assemblea abbia il potere di non accogliere la richiesta d'intervento b se, oltre alle categorie che per legge possono intervenire , altri soggetti possono essere ammessi a prendere la parola c come debbono essere individuati i rappresentanti dell'avvocatura e degli organi istituzionali e in quale ordine prendono la parola. 2.1. Per risolvere il primo problema interpretativo è necessario tenere presente che la disciplina della cerimonia d'inaugurazione dell'anno non era contenuta soltanto nelle scarne disposizioni del r.d. n. 12/1941, ma anche, e in modo più consistente, in numerose circolari consiliari emanate a partire dal 1978. Con la progressiva introduzione di regole di dettaglio, come ben evidenziato nella relazione dell'Ufficio Studi n. 148 del 2004, si è venuta a mutare la stessa natura della cerimonia dapprima intesa a dar conto alle istituzioni politiche del tasso di osservanza della legge presso i cittadini e degli eventuali abusi commessi nell'applicazione della legge e successivamente trasformatasi in un momento in cui viene informata la stessa collettività del modo in cui la giustizia è amministrata, dei risultati raggiunti e delle difficoltà che essa incontra nel suo quotidiano esercizio . Pertanto, mentre originariamente la cerimonia si esauriva nella lettura della relazione dei procuratori generali, nel tempo tale relazione ha assunto la funzione di introduzione di un dibattito che, al di là della solennità delle forme, avrebbe dovuto essere sempre più incisivo e concreto e costituire un momento di riflessione sui temi della giustizia e di pacato confronto tra magistrati, avvocati, operatori del diritto, amministratori locali e cittadini così, da ultimo, la risoluzione 18 giugno 1997 e la circolare emanata il 18 novembre 2004 . Conseguentemente le circolari sulle inaugurazioni nei distretti hanno previsto, da un lato, l'unitarietà della cerimonia con il superamento delle prassi secondo le quali il dibattito seguiva la formale dichiarazione di apertura dell'anno giudiziario e, per un certo tempo, si svolgeva in una seduta pomeridiana e dall'altro il diritto di intervenire per quindici minuti del presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati del capoluogo del distretto, del rappresentante del consiglio superiore e di quello del ministero e la facoltà di intervenire per dieci minuti dei rappresentanti dell'Anm, delle associazioni dei magistrati onorari, delle Università, delle organizzazioni degli avvocati, degli enti locali, di associazioni interessate ai problemi della giustizia, del personale amministrativo, a condizione che le richieste fossero preannunciate entro la mattinata precedente il giorno della cerimonia che, comunque doveva terminare entro le ore tredici . La nuova disciplina si pone in linea di continuità con la prassi e la disciplina secondaria anteriore, in quanto conferma che la cerimonia d'inaugurazione costituisce un momento di dibattito pubblico sulla situazione dell'amministrazione della giustizia. Tale natura è ora espressamente riconosciuta anche all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, che in precedenza si chiudeva con la lettura della relazione del procuratore generale, la lettura delle tabelle di composizione della corte e la dichiarazione formale di apertura dell'anno giudiziario. Non può neppure essere trascurata la circostanza che 1'occasio legis come risulta dalle relazioni delle due proposte parlamentari che hanno preceduto l'approvazione del disegno di legge di modifica dell'ordinamento giudiziario è rappresentata dalla necessità di superare la contestazione del consiglio nazionale forense e della maggioranza degli ordini locali, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del 2004, i quali protestavano per il mancato intervento del presidente del consiglio nazionale forense nell'assemblea generale della corte di cassazione. Il problema era stato solo in parte risolto con una modifica del cerimoniale della assemblea generale in Cassazione, nel senso che in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2005, il presidente del consiglio nazionale forense ha partecipato al corteo e ha occupato nell'aula una posizione speculare a quella del procuratore generale. Sarebbe pertanto del tutto inspiegabile che la nuova legge avesse trasformato il diritto di intervento previsto dalla disciplina secondaria e dalla prassi anteriori in una mera facoltà rimessa alla discrezione del presidente dell'assemblea. In senso contrario non può invocarsi la lettera della disposizione perché la previsione secondo la quale determinate categorie di soggetti possono intervenire comporta semplicemente l'attribuzione di un potere alle predette categorie di soggetti, ma non anche di un potere discrezionale al presidente dell'assemblea, che, al contrario, a fronte della richiesta di intervento, viene a trovarsi in una situazione che tecnicamente può definirsi di soggezione . Quanto al contenuto del diritto di intervento, poiché la nuova disciplina distingue nettamente tra partecipazione e intervento, il riconoscimento del potere di intervenire non può che significare potere-diritto di prendere la parola. 2.2. Se è vero che la nuova disciplina, salvo che per le regole di dettaglio, è in linea di continuità con la prassi e le circolari del consiglio superiore che hanno assegnato alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario la natura di un pubblico dibattito sull'amministrazione della giustizia, la previsione, accanto a categorie di soggetti che hanno diritto di intervenire nelle assemblee, anche di ulteriori categorie di soggetti che, a determinate condizioni, hanno facoltà di intervento si pone certamente praeter ma non contra legem. Pertanto deve ritenersi ammissibile che, ad integrazione della normativa primaria, possano essere previsti anche interventi di altri soggetti. 2.3.1. Quanto ai rappresentanti dell'avvocatura , poiché i rappresentanti dell'ordine nazionale e degli ordini locali sono anche rappresentanti di istituzioni di rilievo pubblicistico, potrebbe ritenersi che con l'indicata espressioni il legislatore voglia indicare i rappresentanti delle libere associazioni di professionisti legali. Tuttavia questa interpretazione urta non solo con la ratio della legge, certamente connessa con l'occasione che ha storicamente giustificato l'intervento normativo, ma anche con la necessità di riconoscere il carattere rappresentativo degli ordini forensi. Inoltre tutti i soggetti ai quali la legge riconosce il diritto di intervenire sono soggetti pubblici e, pertanto, sussistono anche esigenze di omogeneità di trattamento. D'altra parte non sarebbe facilmente identificabile la ragione per la quale la legge avrebbe dovuto riconoscere un diritto di intervento solo alle libere associazioni degli avvocati e non anche a quelle dei magistrati professionali, dei magistrati onorari o del personale amministrativo. Pertanto i rappresentanti dell'avvocatura con diritto di intervento debbono identificarsi nei presidenti del consiglio nazionale forense e degli ordini locali. Ulteriore problema si pone in relazione alla concreta individuazione dei rappresentanti degli ordini forensi che hanno diritto di intervenire. La soluzione, come sarà tra breve osservato, può essere diversa per quanto riguarda la cerimonia in cassazione e quelle nei distretti, nei quali potrà anche porsi la necessità di regolare il concorso tra la richiesta del presidente del consiglio dell'ordine del capoluogo del distretto e gli altri presidenti dei consigli dell'ordine. 2.3.2. L'espressione rappresentanti degli organi istituzionali deve certamente essere intesa non in senso generale e atecnico come riferita a ogni organismo o ente finalizzato a scopi o compiti specifici accezione utilizzata ad esempio nelle espressioni istituzioni culturali o istituzioni artistiche e simili , ma in senso ristretto e specifico come riferimento agli organi titolari di pubblici poteri ai quali sia attribuita la cura di interessi pubblici, in qualche modo, connessi con l'amministrazione della giustizia, sia a livello statale - centrale o decentrato come ad esempio le camere di commercio, titolari di funzioni pubblicitarie rilevanti per la giurisdizione e di funzioni conciliative di alcuni tipologie di controversie - che delle autonomie locali regioni, province, comuni . Tali organismi od enti, dovendo intervenire in pubblici dibattiti, debbono inoltre essere dotati di autonoma legittimazione a manifestare all'esterno la propria volontà o, comunque, le proprie posizioni. Pertanto è individuabile un interesse specifico sia del Ministero che dell'ordine giudiziario a un confronto su tali problematiche e quindi ben può ritenersi che il rappresentante del ministro abbia il diritto di intervenire per rappresentare le osservazioni o fare le proposte più opportune per la soluzione delle difficoltà riscontrate nei distretti. Quanto all'ordine degli interventi, l'elencazione dei soggetti con diritto d'intervento contenuta nella legge indica anche l'ordine in cui prendono la parola. Pertanto, in primo luogo, intervengono i rappresentanti degli organi istituzionali, in secondo i procuratori generali e in terzo i rappresentanti dell'avvocatura. All'interno della categoria dei rappresentanti degli organi istituzionali la precedenza si potrà determinare ricorrendo alle regole del cerimoniale contenute nel protocollo di Stato , oggetto delle previsioni della legge n. 400 del 1988, che affida alla Presidenza del consiglio dei ministri il compito di custodire le consuetudini e le prassi in materia, emanando anche apposite circolari. 3.1 poteri del consiglio superiore della magistratura. La nuova disciplina legislativa è certamente più dettagliata di quella anteriore, ma non si pone, come si è già osservato, in posizione di discontinuità quanto alla funzione delle cerimonie d'inaugurazione dell'anno giudiziario hanno assunto per effetto dell'evoluzione della prassi e della disciplina secondaria dettata dal consiglio superiore. Anche attualmente, pertanto, permangono spazi per una disciplina integrativa diretta a realizzare la continuità dell'organizzazione e delle forme della cerimonia in Cassazione e la necessaria uniformità delle cerimonie distrettuali, nonché e a risolvere alcuni problemi pratici. Il fondamento del potere del consiglio superiore di dettare tale disciplina secondaria deve essere individuato nella sua posizione costituzionale di organo di vertice del sistema dell'autogoverno, titolare della funzione di amministrazione della giurisdizione, a garanzia dell'autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario ma anche della credibilità della magistratura, sulla quale non può non incidere anche il corretto ed efficiente funzionamento del servizio. Ne deriva che il consiglio superiore è portatore di un interesse pubblico oggettivo al dibattito sui temi dell'amministrazione della giustizia, interesse che legittima un suo intervento al fine di rendere tale dibattito, nei limiti consentiti dalla disciplina primaria, quanto più utile e ordinato sia possibile. Non contrasta con tale affermazione la tacita abrogazione del combinato disposto degli articoli 88 r.d. n. 12/1941 e 41, 2 comma del d.p.r n. 916 del 1958, che ha fatto venire meno il potere autorizzatorio del consiglio superiore. Infatti, sul piano strettamente testuale, deve tenersi presente che rimane in vigore il primo comma dell'art. 41 del d.p.r. n. 916 del 1958, il quale prevede che le relazioni di cui all'art. 86 dell'ordinamento giudiziario sono inviate anche al consiglio superiore, che, pertanto, anche legislativamente vede riconosciuta la rilevanza del suo interesse al tema di cui si tratta. 4. L'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione. Come si è già rilevato l'art. 2, comma 29 della legge n. 150 del 2005, innovando profondamente rispetto alla disciplina e alla prassi anteriore, a ha attribuito al primo presidente il compito di tenere la relazione sull'amministrazione della giustizia, b ha previsto la partecipazione all'assemblea generale dei rappresentanti degli organi istituzionali, dei rappresentanti dell'avvocatura e del procuratore generale c ha disciplinato il diritto di intervento dei soggetti che partecipano all'assemblea. La modifica legislativa mette quindi la cerimonia in Cassazione sullo stesso piano di quelle distrettuali nel senso che a differenza di quanto avveniva in passato, ora anche nell'assemblea della corte di cassazione si svolge un dibattito pubblico sull'amministrazione della giustizia, al quale determinati soggetti hanno diritto di intervenire. Ne deriva che è venuta meno la ragione per la quale il consiglio superiore in passato si è astenuto dal dettare regole integrative della disciplina primaria della cerimonia, ragione consistente nel fatto che, secondo una lunga tradizione, l'inaugurazione si esauriva con la lettura della relazione del procuratore generale. Resta tuttavia che, poiché alla cerimonia assistono il Capo dello Stato e le più alte cariche della Repubblica, le modalità di svolgimento debbono tenere conto dell'esigenza di rispettare le peculiari regole dettate dalla prassi e dal cerimoniale per le manifestazioni pubbliche di questo tipo. Conseguentemente per l'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione non può valere la regola dell'unitarietà della cerimonia prevista per le cerimonie distrettuali, dovendo invece distinguersi tra la fase della cerimonia che si svolge alla presenza del Capo dello Stato e la fase successiva. Fermo che la data e l'orario di inizio della cerimonia sono fissate dal primo presidente, sulla base della disponibilità a intervenire manifestata dal presidente della Repubblica per il 20061a cerimonia si terrà il 27 gennaio con inizio alle ore 11 , il primo aspetto da affrontare riguarda la costituzione dell'assemblea generale. La nuova disciplina impone la partecipazione del procuratore generale e dei rappresentanti dell'avvocatura. Dall'art. 96 del r.d. n. 12 del 1941 deriva poi che, trattandosi di adunanza solenne intervengono oltre al procuratore generale anche i magistrati della Procura generale. E' opportunità generalmente condivisa che nella fase dell'assemblea che si svolge alla presenza del Capo dello Stato, oltre alla relazione del primo presidente, possano essere svolti anche gli interventi di un rappresentante degli organi istituzionali, del procuratore generale e di un rappresentante dell'avvocatura. A tal fine la relazione e gli interventi dovranno essere contenuti in limiti temporali compatibili con la necessità di non prolungare la presenza del Capo dello Stato. La relazione, che come già osservato, ha natura di relazione generale e quindi non limitata ai profili dell'attività della corte di cassazione, ma estesa ai profili generali dell'amministrazione della giustizia, si svolgerà, quindi, in quarantacinque minuti e i tre interventi dovranno essere contenuti in dieci minuti ciascuno. Il rappresentante degli organi istituzionale che prenderà la parola nella prima fase della cerimonia sarà il vicepresidente del consiglio superiore della magistratura e il rappresentante dell'avvocatura sarà il presidente del consiglio nazionale forense. Gli altri soggetti che hanno diritto di intervenire, alla cui individuazione dovrà procedersi tenendo conto del carattere nazionale della cerimonia e dello svolgimento il giorno successivo della cerimonia nel distretto di Roma e nei limiti della durata della cerimonia che dovrà terminare alle ore 13. Non può escludersi che, stante la natura di pubblico dibattito sull'amministrazione della giustizia assunto anche dalla cerimonia in Cassazione, oltre a coloro che ne hanno diritto rappresentanti dell'avvocatura e degli organi istituzionali , anche altri soggetti chiedano di intervenire. Come si è già osservato, all'elencazione dei soggetti con diritto d'intervento non può attribuirsi la portata di una esclusione della possibilità che la parola possa essere concessa anche ad altri soggetti. A tal fine potrebbe tenersi ferma l'individuazione di detti soggetti operata dalle precedenti circolari del consiglio superiore. 5. L'inaugurazione nei distretti di corte d'appello. Gli interventi attuativi e integrativi della nuova disciplina legislativa, in considerazione della conferma della struttura e della funzione delle cerimonie distrettuali risultanti dalla disciplina previgente, possono essere limitati, salva la necessità di ulteriori interventi dopo la prima fase di necessaria sperimentazione delle innovazioni introdotte con legge n. 150 /2005. Essendo stata individuata nel 27 gennaio 2006 la data della cerimonia di inaugurazione presso la corte di cassazione, la data delle inaugurazioni nei distretti sarà quella del giorno 28 gennaio. Trattandosi di un sabato l'intralcio al servizio sarà minimo, ma, comunque, deve raccomandarsi che, al fine di consentire la più ampia partecipazione, sia disposta la sospensione delle udienze in tutti gli uffici giudiziari della città sede della corte, salvo che per gli affari urgenti. Le assemblee avranno inizio alle ore nove e si svolgeranno senza interruzione fine alle ore tredici. Prenderà per primo la parola il presidente della corte che illustrerà, nei limiti di trenta minuti, la relazione scritta. Come già osservato il consiglio superiore intende ribadire che le relazioni dei presidenti delle corti d'appello, così come in precedenza le relazioni dei procuratori generali, non hanno tanto una funzione di rendiconto dell'attività svolta, quanto di introduzione e stimolo per il dibattito pubblico. Pertanto, seguendo la linea delle più recenti circolari, non si intende indicare alcuna specifica tematica, attesa anche la varietà delle situazioni locali. Si ritiene tuttavia richiamare l'attenzione dei presidenti delle corti sull'esigenza di concentrare l'attenzione in modo prevalente su qualsiasi profilo dell'amministrazione della giustizia nel distretto ritenuto rilevante, basando l'indicazione dei problemi innanzi tutto sui dati e analisi statistiche, nonché sulla più significativa giurisprudenza civile e penale del distretto. Una parte della relazione potrebbe essere utilmente dedicata all'individuazione dello stato di attuazione delle più recenti riforme ordinamentali e processuali, fornendo, ove possibile un bilancio degli effetti prodotti. Ai sensi dell'art. 41 del d.p.r. n. 916 del 1958 le relazioni dei presidenti delle corti d'appello dovranno essere inviate al consiglio superiore. Quanto agli interventi, prima dovrà essere data la parola a coloro che rientrano nelle categorie espressamente previste dalla legge. La durata degli interventi non potrà essere superiore a quindici minuti, ma potrà essere ridotta, in caso di un rilevante numero di richieste. Prenderanno la parola, quindi, prima i rappresentanti degli organi istituzionali, poi il procuratore generale e, infine ai rappresentanti dell'avvocatura. Poiché, come già in precedenza rilevato, può esservi una pluralità di soggetti rientranti nelle categorie normativamente previste, è necessario, per garantire una uniformità di massima delle modalità di svolgimento delle cerimonie, indicare i criteri in base ai quali dovrà essere data la parola. Tra i rappresentanti degli organi istituzionali la parola dovrà essere data per primo al rappresentante del consiglio superiore, quindi al rappresentante del ministro e, successivamente a tutti gli altri, secondo l'ordine di precedenze che risulta dal cerimoniale di Stato. Tra i rappresentati dell'avvocatura prenderà per primo la parola il presidente del consiglio dell'ordine della città ove ha sede la corte d'appello e successivamente i presidenti degli altri ordini del distretto. Il consiglio superiore ritiene che la natura delle cerimonie di inaugurazione, che costituiscono, pur nella solennità delle forme, un autentico momento di riflessione sui complessi temi della giustizia e di pacato confronto tra magistrati, avvocati ed esponenti delle istituzioni, imponga di superare gli stretti limiti delle categorie di coloro che per legge possono intervenire, in modo da consentire la più ampia partecipazione della società civile. Pertanto è coerente con questa impostazione ammettere a svolgere interventi anche altri soggetti, pur non espressamente previsti dalla legge, nei limiti di tempo assegnati all'assemblea e con l'unica condizione che la prenotazione sia effettuata entro le ore quattordici del giorno precedente l'assemblea generale e, ovviamente, nei limiti di durata delle assemblee che dovranno avere termine entro le ore tredici. Gli interventi eventuali, confermando quanto già previsto dalle precedenti circolari, potranno essere dei rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati, delle associazioni di magistrati onorari e degli avvocati e del personale amministrativo, delle Università e degli enti locali, nonché di ogni altra associazione interessata ai problemi dell'amministrazione della giustizia. Gli interventi dovranno avere la durata al massimo di cinque minuti. Per quanto non previsto in queste direttive si osserveranno le prassi locali. 1 Consigli giudiziari sono delegati a risolvere eventuali altri problemi applicativi. Sulla base delle considerazioni svolte il Consiglio delibera 1 l'assemblea generale della corte di cassazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario si terrà in forma pubblica e solenne il giorno 27 gennaio 2006 con inizio alle ore 11 e termine alle ore 13 2 immediatamente dopo la relazione del primo presidente svolgeranno i rispettivi interventi per la durata di dieci minuti il vicepresidente del consiglio superiore della magistratura, il ministro della giustizia, il procuratore generale e il presidente del consiglio nazionale forense. 3 Interverranno anche gli altri rappresentanti degli organi istituzionali di rilievo nazionale. 4 le assemblee generali delle corti d'appello si terranno in forma pubblica e solenne il giorno 28 gennaio con inizio alle ore 9 e termine alle ore 13 5 al fine di consentirne l'ordinato svolgimento dovranno essere seguiti i seguenti criteri a in concomitanza con le assemblee dovranno essere sospese le udienze negli uffici giudiziari della città sede della corte & appello b il presidente della corte & appello illustrerà, nel limite dei trenta minuti, la relazione sull'amministrazione della giustizia c la relazione riguarderà prevalentemente i più rilevanti problemi dell'amministrazione della giustizia nel distretto sulla base dei dati e analisi statistiche nonché della più significativa giurisprudenza civile e penale una parte della relazione potrà essere utilmente dedicata alla individuazione dello stato di attuazione delle più recenti riforme ordinamentali e processuali, fornendo, ove possibile un bilancio degli effetti prodotti d il rappresentate del consiglio superiore della magistratura, il rappresentante del ministro della giustizia, il procuratore generale, gli altri rappresentanti degli organi istituzionali e i rappresentanti dell'avvocatura possono intervenire per la durata di quindici minuti e possono altresì intervenire, se l'intervento è preannunciato entro le ore quattordici del giorno precedente, i rappresentanti dell'ANM, delle associazioni dei giudici onorari, delle Università, delle associazioni degli avvocati, del personale amministrativo e di ogni altra associazione interessata alle problematiche dell'amministrazione della giustizia f per quanto non previsto si osserveranno le prassi locali i consigli giudiziari sono delegati a risolvere eventuali altri problemi. 2 - Inaugurazione dell'Anno giudiziario 2006. fascomma /AG/2005 relatore Dott. SALME' Il Consiglio, - vista la circolare sull'inaugurazione dell'anno giudiziario - ritenuta l'opportunità che gli interventi dei rappresentanti del consiglio superiore della magistratura presso le corti di appello siano informati a criteri di incisività e attualità e che per consentire le modulazioni degli interventi sulle specifiche situazioni distrettuali e sull'esito delle sollecitazioni che le problematiche locali abbiano avuto nelle iniziative e nelle concrete attività consiliari, oltre alla tempestiva messa a disposizione dei consiglieri delle informazioni rilevanti disponibili presso le commissioni, può rivelarsi opportuna una preventiva interlocuzione diretta fra il rappresentante del consiglio superiore della magistratura destinato al singolo distretto e i capi di corte, o magistrato da questi ultimi designato, onde procedere ad una puntuale ed analitica individuazione delle esigenze più pressanti di ciascuna realtà locale - ritenuto altresì che, nel medesimo senso, pare utile enucleare e sottoporre al dibattito consiliare alcuni temi sui quali sarebbe opportuno si soffermassero i rappresentanti negli interventi da svolgere presso le corti di appello - ritenuto che i predetti temi di carattere generale possono individuarsi nelle ricadute dell'approvazione della legge n., 150 del 2005 e dei relativi decreti legislativi, il ruolo e degli interventi svolti dal consiglio superiore della magistratura a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e dei magistrati, la nuova circolare sulla formazione delle tabelle, la circolare sulle valutazioni di professionalità e sul prelievo a campione dei provvedimenti delibera - di invitare i consiglieri incaricati di rappresentare il consiglio superiore della magistratura nelle prossime cerimonie d'inaugurazione dell'anno giudiziario a prendere contatti, ai fini informativi di cui in premessa, coi rispettivi presidenti delle corti di appello e procuratori generali, o loro delegati - di richiamare l'attenzione dei consiglieri sull'opportunità di soffermarsi, nell'ambito degli interventi da svolgere in occasione delle cerimonie inaugurali, sulle tematiche segnalate. 1