Maternità (dei dirigenti) tutelata anche nel privato

di Manuela Rinaldi

di Manuela Rinaldi* La tutela previdenziale riguardante la maternità, così come prevista dal D.Lgs 151/01, come modificato e integrato dal D.Lgs 115/03, viene estesa anche alle ed ai dirigenti del settore privato. Questo è quanto viene stabilito nella legge 104/06, riguardante, appunto, la modifica della disciplina normativa relativa alla tutela della maternità delle donne dirigenti, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2006, che entrerà in vigore il primo aprile 2006 pubblicata integralmente sul quotidiano on line Dirittoegiustizia.it del primo aprile 2006 - ndr . LA TUTELA DELLA MATERNITÀ E PATERNITÀ PREVISTA NEL TU DEL 2001 La tutela economica che viene riconosciuta alle donne lavoratrici nei periodi di gravidanza e puerperio, è rappresentata dalla cd. indennità di maternità, disciplinata insieme alle forme di tutela contro le malattie comuni, in quanto entrambe hanno come scopo quello di sopperire ad una limitazione temporanea della capacità delle lavoratrici madri di produrre reddito per approfondire l'argomento previdenziale cfr. Cinelli M., Il rapporto previdenziale, Giappichelli ed., Torino, 2004 . La materia, già regolata dalla legge 1204/71, è stata oggetto di varie modifiche ed integrazioni, trasponendosi in ultimo nel già menzionato D.Lgs 151/01, Tu in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità. Nel settore del lavoro subordinato in regime di diritto privato, l'indennità di maternità viene anticipata dal datore di lavoro, secondo quanto previsto dall'articolo 22 del Tu, che in seguito dovrà provvedere al conguaglio del relativo importo con i contributi dell'Inps cfr. Cardarello C. in Lav. Prev. Oggi, Giuffrè ed., Milano, 2001 . L'Istituto nazionale di previdenza sociale, invece, provvede direttamente per alcune categorie di lavoratrici, quali quelle agricole - escludendo le dirigenti e le impiegate - le collaboratrici domestiche e le lavoratrici familiari, quelle disoccupate o sospese dal rapporto di lavoro, che non usufruiscano del trattamento di integrazione salariale. Il profilo della tutela maggiormente rilevante dal punto di vista legislativo è quello che riguarda la conservazione del posto di lavoro nel caso di sospensione dovuta a gravidanza e puerperio infatti, per le lavoratrici madri, in tale periodo, è previsto un divieto di licenziamento che va a coprire il tempo che intercorre tra l'inizio della gestazione ed il compimento di un anno di età del bambino il licenziamento eventualmente intimato in tale periodo tutelato dalla legge è nullo, rimanendo, però, salvi i casi di colpa grave della lavoratrice che costituisca giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro di cessazione dell' attività dell'azienda di ultimazione delle prestazioni per le quali la lavoratrice sia stata assunta o di cessazione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine previsto nel contratto ed, infine, in caso di esito negativo della prova. Altre forme di tutela che la legge prevede al fine di garantire la donna lavoratrice in caso di maternità sono le seguenti il fatto che la donna, nel caso di dimissioni volontarie, debba convalidare le proprie dimissioni dinanzi alla Direzione provinciale del lavoro, e, in tal caso, la stessa avrà diritto alle indennità di legge e di contratto collettivo conseguenti al licenziamento la possibilità di poter essere adibita, nel periodo della maternità, a mansioni anche inferiori rispetto a quelle di sua spettanza tale situazione raffigura, peraltro, una delle eccezioni al cd. ius variandi, potere di modifica del datore di lavoro, articolo 2103 Cc , conservando, però, la retribuzione e la qualifica già conseguite inoltre, sono previsti in tale periodo alcuni permessi retribuiti, al fine di permettere alla lavoratrice madre di poter sostenere gli esami prenatali, le visite mediche specialistiche e gli accertamenti clinici ancora, la legge si fa carico di garantire alla lavoratrice madre, nel periodo tutelato, un congruo trattamento economico indennitario, appunto la cd. indennità di maternità la prestazione viene erogata per i periodi di astensione-facoltativa e obbligatoriadal lavoro e non richiede requisiti minimi di assicurazione e contribuzione, in quanto è sufficiente che il rapporto di lavoro sia già in atto nel momento in cui decorre il periodo di astensione obbligatoria si cfr. sull'argomento della tutela della maternità in generale la copiosa dottrina Del Punta R.-Gottardi D., I nuovi congedi, Il sole 24 ore ed., Milano, 2001 Scognamiglio R., Manuale di diritto del lavoro, Jovene ed., Napoli, 2005 sempre di Del Punta R. in Codice civile, Commentario, a cura di Schlesinger P., articolo 2110/2111 Cc, Giuffrè ed., Milano, 1992 Cottrau G., La tutela della donna lavoratrice, Giappichelli ed., Torino, 1971 Tatarelli M., La donna nel rapporto di lavoro, Cedam, Padova, 1994 Maffei R., Maternità nel diritto della sicurezza sociale, in Dig. Comm., Utet, Torino, 1993 Dell'Olio M. in Dig. Disc. Priv., sez. comm., Utet, Torino, 1998 . In linea di principio e di fatto, il diritto al trattamento economico di maternità viene riconosciuto a tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori subordinati, indistintamente e indifferentemente, disposizioni particolari vigono, peraltro, per alcune categorie di lavoratrici, già accennate, quali le lavoratrici agricole, familiari, lavoratrici a domicilio a partire dal primo gennaio 1988 è stata, inoltre, introdotta dalla legge 546 del 1987 una indennità economica di maternità anche a favore delle lavoratrici autonome. Una menzione ed un cenno a parte meritano la categoria delle donne dirigenti nel settore privato considerando soprattutto la vigente e datata normativa in materia risalente al 1943 con la legge 138 , in quanto rappresentano l'unica categoria per le quali l'indennità di maternità viene riversata, sotto il profilo economico, a carico delle aziende e non sull'Inps, come avviene per le altre lavoratrici. È facile ed agevole intuire che una situazione del genere, oltre a rappresentare un discriminante fattore ed un pesante squilibrio ai fini carrieristici delle donne dirigenti, costituisce un gravoso onere per le aziende stesse che, in tal modo, devono provvedere a corrispondere, per tali categorie di lavoratrici del settore privato, l'intero trattamento economico, per effetto della previsione contenuta nei contratti collettivi nazionali di lavoro di settore. Tutela della maternità NELLE NUOVE DISPOSIZIONI È, infatti, proprio su tale ultimo punto che la legge 104/06, approvata definitivamente dalla Camera l'8 febbraio, è intervenuta cercando, quindi, di parificare la posizione previdenziale delle donne dirigenti del settore privato, estendendo loro la tutela della maternità già prevista dal testo unico della maternità e paternità del marzo 2001, in deroga all'articolo 6, comma 2, della legge 138/43. Per tali categorie di lavoratrici, infatti, la normativa vigente in materia, appunto la legge 138/43 relativa all'Istituto per l'assistenza di malattia dei lavoratori, diventato, in seguito, nel 1956 Istituto nazionale per l'assicurazione contro le malattie , equiparava, nell'articolo 5, lo stato di maternità allo stato di malattia, non riconoscendo, di fatto, il diritto all'indennità di malattia per tutte quelle lavoratrici che già usufruivano di tale trattamento dal datore di lavoro in forza di legge o contratto collettivo articolo 6 legge 138/43 , e il gravoso onere relativo ai periodi di maternità delle donne dirigenti era posto interamente a carico del datore di lavoro, quindi dell'azienda, senza possibilità di recupero dall'Inps, e, pertanto, con squilibrio tra le posizioni delle varie categorie di lavoratrici. Anche tutti i successivi interventi legislativi in materia sono rimasti fermi su tale posizione solo con l'introduzione della nuova normativa del febbraio 2006 viene previsto, invece, che la tutela della maternità venga posta interamente a carico dell'Inps per tutte le categorie di lavoratrici, ivi comprese anche quelle a livello dirigenziale. Nella nuova normativa sulla maternità, viene, altresì, stabilito, rispetto e riguardo alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla forma di tutela prevista, che sia il datore di lavoro a farsi carico dell'obbligatorio versamento del contributo per l'assicurazione della maternità delle donne dirigenti sarà l'Inps che dovrà, poi, controllare gli effetti finanziari comunicandone, in seguito, i risultati al ministero del Lavoro e delle politiche sociali ed a quello delle Economia e delle finanze. Pare possibile affermare che tale legge rappresenta, pertanto, quantomeno un significativo passo in avanti nell'ambito della materia relativa alla maternità delle donne dirigenti, che risultavano, in qualche modo, depenalizzate proprio a causa della loro alta qualifica dirigenziale, anche se molti dubbi e perplessità potrebbero ancora rimanere riguardo alla quantificazione della copertura della stessa tutela previdenziale, che potrebbe, altresì, andare ben oltre lo stanziamento previsto nella nuova normativa. Resta, comunque, al di là di ogni perplessità, sempre salvo il fatto che con l'introduzione della legge 104 del 2006, la maternità delle donne dirigenti non verrà più equiparata allo stato di malattia, ma sarà considerata come un normale e naturale percorso della donna lavoratrice. *Avvocato

Legge 24 febbraio 2006, numero Modifica della disciplina normativa relativa alla tutela della maternità delle donne dirigenti in G.U. del 17 marzo 2006, n. 64 Articolo 1 1. La tutela previdenziale relativa alla maternità, prevista dal testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, È estesa alle lavoratrici e ai lavoratori appartenenti alla categoria dei dirigenti che prestano la loro opera alle dipendenze di datori di lavoro privati, in deroga all'articolo 6, secondo comma, della legge 11 gennaio 1943, n. 138. Articolo 2 1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, pari a 11.700.000 euro annui, si provvede mediante il versamento obbligatorio da parte dei datori di lavoro del contributo per l'assicurazione per la maternità delle donne dirigenti, a valere sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti con qualifica di dirigente, nella misura prevista dall'articolo 79, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in considerazione dei diversi settori produttivi. 2. L'Istituto nazionale della previdenza sociale INPS provvede al monitoraggio degli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni introdotte dalla presente legge comunicando i risultati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed al Ministero dell'economia e delle finanze. Qualora nel corso dell'attuazione della presente legge si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto all'importo di cui al comma 1, si provvede a rimodulare le aliquote contributive di cui all'articolo 79, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, con la procedura di cui al comma 5 del predetto articolo 79, nella misura necessaria a fare fronte allo scostamento e limitatamente ai soggetti di cui all'articolo 1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali riferisce al Parlamento, con propria relazione, sulle cause e l'entità dei suddetti scostamenti e sulla misura della variazione delle aliquote di cui al precedente periodo. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.