Cartelle esattoriali: i termini per la notifica sono perentori

di Angelina Iannaccone

di Angelina Iannaccone* Le cartelle esattoriali, a prescindere dalle ragioni della loro emissione, devono essere portate a conoscenza del contribuente entro un termine certo, a garanzia della certezza delle situazioni giuridiche dei contribuenti. Ne consegue che i termini per la notifica della cartella di pagamento, previsti nell'articolo 25 del Dpr 602/1973, modificato dalla novella legislativa di cui al D.Lgs 46/1999, sono chiaramente perentori. È quanto affermato dalla sezione tributaria della Corte di cassazione, con la sentenza 667/07, qui consultabile tra i documenti correlati. Con tale importante decisione, i giudici di legittimità vengono sapientemente ad individuare gli effetti applicativi, sui procedimenti in corso, della pronuncia della Corte costituzionale sentenza 280/2005 e del conseguente repentino intervento legislativo, attuato in sede di conversione del Dl 106/2005, con il quale è stata completamente modificata la disciplina dei termini per l'iscrizione a ruolo e per la notifica della cartella di pagamento. LA VICENDA Una società provvedeva ad impugnare le cartelle di pagamento relative alle iscrizioni a ruolo, conseguenti ad avvisi di accertamento divenuti definitivi per mancata impugnazione. Il ricorrente eccepiva l'intempestività dell'iscrizione a ruolo, posto che l'iscrizione stessa avrebbe dovuto effettuarsi entro il 31 dicembre dell'anno successivo alla definitività dell'accertamento, ai sensi dell'allora vigente articolo 17 del Dpr 602/1973 e, poi, la tardività della notifica delle cartelle esattoriali, perchè avvenute oltre il termine di quattro mesi successivi alla consegna del ruolo, termine stabilito dall'allora vigente articolo 25 Dpr 602/1973. L'amministrazione finanziaria, rimasta soccombente nei primi due gradi di giudizio, presentava ricorso in cassazione. I giudici di legittimità aditi hanno rigettato le doglianze del Fisco. La Cassazione è partita dalla premessa che la legittimità della pretesa erariale è subordinata alla notificazione, da parte dell'amministrazione finanziaria, della cartella di pagamento al contribuente, entro un termine di decadenza, dovendo l'ordinamento garantire l'interesse del medesimo alla conoscenza, in termini certi, della pretesa tributaria . Tale principio, osservano i giudici, è stato ulteriormente chiarito dalla Corte costituzionale con la sentenza 280/2005, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 25 del Dpr 602/1973, nella formulazione in cui non preveda un termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento, ed è stato, inoltre, recepito anche dal legislatore, il quale, con il Dl 106/2005, ha stabilito precisi termini di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento. Da ciò, la Cassazione ha tratto il corollario che ogni cartella di pagamento, sia che sia stata emessa a seguito di controllo formale che sostanziale, deve essere portata a conoscenza del contribuente entro un termine certo . Ne consegue che, secondo la Cassazione, il termine di notifica della cartella di pagamento quattro mesi dalla consegna del ruolo contenuto nell'articolo 25 del Dpr 602/1973, quale risultava dalla modifica operata dal D.Lgs 46/1999, deve necessariamente essere un termine di decadenza. IL SISTEMA DI RISCOSSIONE A MEZZO RUOLO Per meglio comprendere il significato dell'importante decisione, appare doverosa una disamina della procedura di riscossione delle imposte mediante ruolo. Tale sistema di riscossione consente il recupero coattivo del credito fiscale e si contrappone, quindi, alla modalità generale di riscossione delle imposte, che avviene, invece, mediante i versamenti spontanei dei contribuenti. La procedura di riscossione delle imposte tramite ruolo è contenuta nel capo II del Dpr 602/1973 e si articola, sostanzialmente, in tre fasi l'iscrizione a ruolo, la consegna dei ruoli al concessionario, la notifica della cartella di pagamento. Come è noto, il ruolo è un elenco, contenente i nomi dei contribuenti debitori, disposti in ordine alfabetico, con le somme da essi dovute. Viene formato dall'Ufficio finanziario, sottoscritto dal titolare dell'Ufficio e inviato alla Società riscossioni Spa, che procede alla formazione e notificazione della cartella di pagamento. Con la notificazione della cartella di pagamento, il contribuente viene portato a conoscenza dell'iscrizione a ruolo a suo carico, venendosi, quindi, a concludere il procedimento di riscossione mediante ruolo. Le disposizioni in merito al termine di notifica della cartella di pagamento sono contenute nell'articolo 25 Dpr 602/1973. Tale articolo è stato incongruamente modificato dal legislatore, tanto che si è venuta a configurare, nel tempo, la seguente situazione per i ruoli consegnati al concessionario della riscossione sino al 30 giugno 1999, la cartella di pagamento doveva essere notificata al contribuente entro il giorno 5 del mese successivo a quello della consegna dei ruoli per i ruoli consegnati dal 1 luglio 1999 all'8 giugno 2001 modifica introdotta dall'articolo 11 del Dlgs 46/1999 , la cartella di pagamento andava notificata al contribuente entro l'ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di consegna dei ruoli all'esattore per i ruoli consegnati al concessionario dal 9 giugno 2001 al 31 dicembre 2004 modifica introdotta dall'articolo 1 de Dlgs 193/2001 , non era previsto alcun termine, entro il quale il medesimo concessionario doveva effettuare la notifica della cartella di pagamento per ruoli resi esecutivi dall'1 luglio al 9 agosto 2005, la notifica della cartella di pagamento al contribuente doveva avvenire, a pena di decadenza, entro l'ultimo giorno del dodicesimo mese successivo alla consegna del ruolo al concessionario modifica introdotta dall'articolo 1, comma 417 della legge Finanziaria per il 2005 . I TERMINI DI NOTIFICA DELLA CARTELLA DI PAGAMENTO LA SITUAZIONE ANTERIORE ALLA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE 280/2005 La normativa contenuta nell'articolo 25 del Dpr 602/1973 ha formato oggetto di una lunga disquisizione giurisprudenziale circa il carattere ordinatorio o perentorio del termine di notifica della cartella di pagamento, in ragione del fatto che la norma, fino alla modifica della Legge Finanziaria per il 2005, non prevedeva un'esplicita affermazione di decadenza, o comminatoria di nullità. La giurisprudenza di merito si è divisa in due contrapposti orientamenti. Una parte ha sostenuto che, in assenza di un'espressa previsione decadenziale, il termine in questione non potesse che essere ordinatorio CTP di Treviso, Sez. VII, 158/2001 CTP di Benevento, Sez. IV, 132/2002 CTP di Genova, Sez. V, 72/2003 . Un'altra parte ha ritenuto perentorio il termine per la notifica della cartella di pagamento CTR Lazio, SEZ. XXV, 14/2003 CTP Genova, Sez. XIII, 50/2004 CTP Cagliari, sezione I, sentenza 14/2005 . La giurisprudenza di legittimità, invece, si è sempre orientata nel senso della perentorietà del termine, qualificandolo come baluardo di garanzia, tale da escludere un'indefinita soggezione del contribuente all'azione esecutiva del Fisco Corte di cassazione, sentenza 7662/1999 in tal senso, anche Corte di cassazione, sentenze 7093/1999 10/2004 . L'INTERVENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE La Corte costituzionale, in presenza dell'indicata incertezza, è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell'articolo 25 del Dpr 602/1973, come modificato dal D.Lgs 193/2001. La Consulta si pronuncia, in merito, con la sentenza n. 280/2005, dichiarando l'illegittimità del citato articolo 25, nella parte un cui non prevede un termine di decadenza per la notifica della cartella di pagamento. Tale intervento demolitore trova fondamento nei due seguenti principi in primo luogo, ad avviso del Giudice delle leggi, il contribuente non può rimanere definitivamente esposto all'azione esecutiva del Fisco. La soggezione indeterminata alla pretesa impositiva dell'Erario non solo viola il diritto di difesa, costituzionalmente garantito, ma costituisce una chiara ed inequivoca manifestazione di un'Amministrazione finanziaria inefficiente ed inefficace. In secondo luogo, la Corte evidenzia che il termine di prescrizione ordinario, erroneamente ritenuto applicabile, si palesa come eccessivo ed irragionevole soprattutto quando, come in questo caso, si tratta del compimento di una attività, quale quella del controllo formale delle dichiarazioni dei redditi e della successiva iscrizione nei ruoli, caratterizzata da semplicità e da operazioni elementari. L'INTERVENTO DEL LEGISLATORE Il vuoto legislativo creatosi è stato prontamente risolto dal legislatore, il quale, in sede di conversione del Decreto Irap Dl 106/2005 , ha provveduto a regolamentare la disciplina della riscossione tramite ruolo, fissando termini certi a pena di decadenza, in perfetta armonia con le indicazioni della Consulta. In particolare, l'intervento legislativo è stato attuato con l'introduzione dei commi 5bis e 5ter all'articolo 1 del Dl 106/2005, convertito nella legge 156/2005. Nel dettaglio, il comma 5bis dell'articolo 1 del Dl 106/2005, così come convertito, regolamenta la disciplina transitoria in materia, prevedendo che la notifica delle cartelle di pagamento è effettuata, a pena di decadenza entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le dichiarazioni presentate a decorrere dall'1 gennaio 2004 entro il 31 dicembre del quarto anno successivo, con riferimento alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003 entro il 31 dicembre del quinto anno successivo, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001. La normativa a regime, invece, è contenuta nel comma 5ter del citato decreto. Da un lato, è stato nuovamente modificato il primo comma dell'articolo 25 del Dpr 602/1973 Cartella di pagamento , prevedendo che la notifica della cartella di pagamento debba avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme dovute a seguito dell'attività di liquidazione articolo 36- bis del Dpr 600/1973 del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme dovute a seguito dell'attività di controllo formale di cui all'articolo 36-ter del Dpr 600/1973 del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti. Parallelamente, è stato abrogato l'articolo 17 Dpr 602/1973, che regolamentava i termini di decadenza per l'iscrizione a ruolo più brevi di un anno, rispetto a quelli sopra riportati per ciascuna delle tre ipotesi. Infine, l'articolo 37, comma 40 del Dl 223/06 riconduce la decorrenza del termine triennale al momento della scadenza dell'unica o ultima rata delle somme risultanti dalla dichiarazione, se la predetta scadenza è intervenuta oltre il 31 dicembre dell'anno in cui la dichiarazione è presentata , integrando sul punto la formulazione dell'articolo 25 del Dpr 602/1973. Inoltre, lo stesso Dl 223/2006, statuisce che le cartelle di pagamento, relative al trattamento di fine rapporto e ad altre indennità sottoposte a tassazione separata, devono essere notificate, a pena di decadenza, entro il quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d'imposta. LA GIURISPRUDENZA SUCCESSIVA ALL'INTERVENTO LEGISLATIVO La giurisprudenza di legittimità e di merito, mutato il quadro normativo, è intervenuta per ciò che concerne l'applicazione della disciplina transitoria per i giudizi in corso. A tal riguardo, i giudici hanno costantemente ed univocamente individuato nella normativa ritenuta applicabile ratione temporis, termini perentori per la notifica della cartella di pagamento. Non è stata, invece, uniforme l'individuazione della normativa, relativa ai termini perentori per la notifica della cartella di pagamento. Si possono sinteticamente individuare due diverse posizioni giurisprudenziali, tutte volte ad individuare termini perentori per l'attività di notifica della cartella di pagamento. Primo orientamento. Il primo indirizzo - a cui la decisione in commento aderisce - non tiene conto della disciplina transitoria, introdotta con il Dl 106/2005, in quanto considera che il termine dichiarato perentorio per la notifica della cartella di pagamento vada individuato nell'articolo 25 del Dpr 602/1973, vigente ratione temporis, nello specifico giudizio Corte di cassazione, sentenze 27216/2006 19602/2005 20843/2005 Ctr Roma, sentenza 314/2006 Ctr Campania, sentenza 124/05 . Questa posizione è stata assunta con riferimento a quei giudizi, in cui era possibile, in quanto previsto nella lettera dell'articolo 25 del Dpr 602/1973, individuare un termine, entro cui il concessionario doveva notificare la cartella di pagamento. In buona sostanza, il termine previsto nel testo dell'articolo 25, in vigore fino all'8 giugno 2001, interpretato nella sua natura perentoria, ha consentito di risolvere le cause pendenti senza ricorrere alle disposizioni introdotte con il nuovo intervento legislativo Secondo orientamento. Un secondo filone giurisprudenziale ritiene espressamente applicabili ai processi in corso ed agli atti cartelle di pagamento , notificati prima dell'entrata in vigore del Dl 106/2005, la disciplina transitoria introdotta nell'articolo 1 del provvedimento citato Corte di cassazione, sentenze 1435/2006 3510/2006 26421/2005 26105/2005 . In particolare, la Cassazione, relativamente ad un giudizio di liquidazione della dichiarazione per l'anno 1991, si è espressa nel senso che la normativa transitoria sia applicabile ai rapporti ancora pendenti, come se l'azione amministrativa tributaria fosse stata regolata dagli stessi ab initio , non essendo a tal fine possibile recuperare termini precedentemente fissati dal legislatore nella diacronia legislativa richiamata , in quanto si tratta di termini che sono stati inesorabilmente travolti dal meccanismo abrogativo finale del 2001 sentenza 26105/2005 . La decisione in commento aderisce, come anticipato, al primo orientamento giurisprudenziale indicato, secondo il quale, per i giudizi in corso alla data di entrata in vigore del Dl 106/2005, il termine di decadenza per la notifica della cartella di pagamento vada individuato nell'articolo 25 del Dpr 602/1973, vigente ratione temporis. Tale ricostruzione appare preferibile al secondo orientamento giurisprudenziale illustrato, in quanto presenta maggiori profili di ragionevolezza. Una volta che, in particolare, si fosse verificata la decadenza dei termini, relativi all'attività di formazione del ruolo, se la norma transitoria si spingesse indietro a prorogare termini o a riaprire quelli scaduti, ovvero si applicasse alle cartelle notificate prima del 10 agosto 2005, per le quali sono pendenti ricorsi, la medesima verrebbe meno alla sua ragione giustificativa di conferire certezza temporale. Il merito principale della pronuncia in esame è, sicuramente, quello di affermare che la disciplina dei termini, di cui all'articolo 25 del Dpr 602/1973, deve essere applicata per le notifiche di tutte le cartelle di pagamento, sia scaturenti da controlli formali che sostanziali. Tale conclusione viene fondata sull'imprescindibile considerazione che occorre dare ad ogni disposizione di legge un'interpretazione conforme ai dettami costituzionali, i quali vietano l'inammissibilità dell'indefinita esposizione del contribuente all'azione impositiva ed impongono la necessaria ragionevolezza di un termine. Tale soluzione appare apprezzabile in presenza dell'attuale assenza di previsioni di termini per la notificazione delle cartelle relative ad iscrizioni a ruolo, conseguenti al controllo sostanziale, e fondate su avvisi di rettifica delle dichiarazioni o su accertamenti d'ufficio non impugnati, o successive al rigetto dell'eventuale impugnazione. Avvocato ?? ?? ?? ?? 1 1

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 23 ottobre 2006-15 gennaio 2007, n. 667 Presidente Saccucci -Relatore Genovese Pm Ciccolo - conforme - Ricorrente Amministrazione delle finanze ed altri - Controricorrente Associazione sportiva Monte Romano Svolgimento del processo 1. Il concessionario per la riscossione notificava all'associazione Sportiva Monte Romano tre cartelle esattoriali, relative ad accertamenti di maggiore imponibile Irpeg ed Ilor, per gli anni 1992 e 1993, divenuti dopo la loro notifica, avvenuta il 19 ottobre 1998 definitivi per mancata impugnazione. I ruoli esattoriali erano stati resi esecutivi il 27 dicembre 1999, consegnati al concessionario il 25 gennaio 2000, e le cartelle notificate il 26 giugno 2001. L'Associazione impugnava le cartelle davanti alla C.T.P. di Viterbo, deducendo la decadenza dell'A.F., per il superamento del termine di iscrizione a ruolo, di cui all'articolo 17 Dpr 602/73 da eseguirsi entro il 31 dicembre dell'anno successivo alla data di verificata definitività dell'accertamento e per la notifica della cartella oltre il termine stabilito dall'articolo 25 Dpr 602/73 ultimo giorno del quarto mese successivo a quello della consegna dei ruoli . L'ufficio controdeduceva, sostenendo che i ruoli erano stati pubblicati il 27 dicembre 1999, e che era stato rispettato anche il termine di notificazione delle cartelle esattoriali, in quanto gli accertamenti sarebbero divenuti definitivi non già l'8 dicembre 1999 ma, in forza della sua sospensione per novanta giorni, a far data dalla presentazione dell'istanza di concordato con adesione, che la contribuente avrebbe presentato il 27 novembre 1998, solo in data 8 marzo 1999. 2. La C.T.P. accoglieva il ricorso, ritenendo fondata la prima eccezione di decadenza. L'Ufficio appellava la decisione e il contribuente proponeva appello incidentale per reiterare la seconda eccezione di decadenza. 3. La C.T.R. accoglieva l'appello incidentale, ritenendo fondata l'eccezione di decadenza per mancato rispetto del termine di notifica delle cartelle esattoriali, stabilito dall'articolo 25 Dpr 602/73, in quanto la cartella - per ammissione della stessa Amministrazione - sarebbe stata notificata oltre il termine di quattro mesi dalla consegna del ruolo al concessionario. Avverso tale decisione il ministero delle Finanze e l'agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso per cassazione, affidato tre motivi, avverso il quale il contribuente resiste concontroricorso. Motivi della decisione 1.1. Con il primo motivo di ricorso con il quale deducono violazione e falsa applicazione degli articoli 111 Costituzione, 112 e 276 Cpc, 1, 36 e 49 D.Lgs 546/92 , i ricorrenti lamentano che la sentenza della CTR avrebbe respinto l'appello dell'Amministrazione senza motivare sulle ragioni di tale reiezione, passando ad esaminare la questione logicamente successiva, quella della decadenza del Fisco per tardiva notifica della cartella. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso con il quale lamentano violazione e falsa applicazione degli articoli 17 Dpr 602/73 e 6 D.Lgs 218/97 i ricorrenti deducono che, qualora il silenzio della C.T.R. sull'appello dell'Amministrazione equivalesse a rigetto implicito, la sentenza sarebbe viziata atteso che, anche a non voler tener conto della sospensione del termine d'impugnazione, di cui all'articolo 6 D.Lgs 218/97, gli avvisi di accertamento sarebbero divenuti definitivi 1,8 dicembre 1998 con la conseguenza che l'esecutorietà dei ruoli, avvenuta il 27 dicembre 199, sarebbe stata tempestiva. 1.3. Con il terzo motivo di ricorso con il quale lamentano violazione e falsa applicazione dell'articolo 25 Dpr 602/73 , i ricorrenti deducono che la sentenza avrebbe errato anche nel capo in cui, accogliendo l'appello dell'Associazione contribuente, avrebbe ritenuto preclusa la riscossione per la tardiva notifica oltre il termine perentorio di scadenza, nella specie cadente il 31 maggio 2000 delle cartelle esattoriali. Nel caso considerato, infatti, non si sarebbe trattato di cartelle emesse ai sensi dell'articolo 36bis Dpr 602/73, né nella forma del controllo solo formale né nella forma della rettifica cartolare o formale , ma di cartelle emesse in conseguenza di un avviso di accertamento sostanziale , divenuto definitivo per mancata impugnazione o giudicato . In tali ipotesi, infatti, la notificazione dovrebbe seguire entro il termine di prescrizione decennale, decorrente dall'attività di accertamento. 2. Il ricorso, che è complessivamente infondato, deve essere respinto. 2.1. La sentenza impugnata ha espressamente pronunciato sulla seconda delle due questioni poste dall'ufficio con il suo appello, non anche sulla prima. Ma, tra la prima e la seconda questione sussiste un rapporto di antecedenza logico-giuridica, onde non era e non è possibile passare all'esame della seconda questione senza aver esaminata la prima. L'esame della seconda, insomma, suppone che la prima sia stata esaminata e, sia pure implicitamente accolta, perché altrimenti il giudice non avrebbe potuto passare all'esame dell'altra ad essa logicamente successiva. Pertanto, i primi due motivi di ricorso per cassazione sono inammissibili, per difetto di interesse degli stessi ricorrenti, avendo il giudice del gravame motivato sulla reiezione dell'appello, allora proposto dagli attuali ricorrenti, solo in ordine alla seconda delle questioni. Solo attraverso il conseguimento della ragione in ordine a tale secondo aspetto, infatti, gli stessi potrebbero conseguire il bene della vita sollecitato con l'impugnazione allora proposta e ora riproposta. 2.2. In ordine alla seconda questione, risolta negativamente dal giudice di appello, i ricorrenti sostengono che, trattandosi di cartelle emesse in conseguenza di un avviso di accertamento sostanziale , divenuto definitivo per mancata impugnazione o giudicato , la loro notificazione avrebbe dovuto essere eseguita nel termine di prescrizione decennale, decorrente dall'attività di accertamento. Avrebbe, pertanto, errato il giudice del gravame ritenendo fondata l'eccezione di decadenza per mancato rispetto del termine di notifica delle cartelle esattoriali, stabilito dall'articolo 25 Dpr 602/73. 2.2.1. La doglianza non ha pregio. 2.2.2. Com'è noto, la legittimità della pretesa erariale è subordinata alla notificazione, da parte dell'Amministrazione finanziaria, della cartella di pagamento al contribuente, entro un termine di decadenza, dovendo l'ordinamento garantire l'interesse del medesimo alla conoscenza, in termini certi, della pretesa tributaria, secondo quel principio di certezza delle situazioni giuridiche, specie se consistenti in prestazioni onerose per il cittadino, di rilievo costituzionale. Tale esigenza è stata ormai chiarita dalla giurisprudenza della Corte costituzionale particolarmente, dalla sentenza 280/05, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 25 del Dpr 602/73, nella parte in cui non prevedeva un termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alle imposte liquidate ai sensi dell'articolo 36bis del Dpr 600/73 ed è stata fatta propria anche dal legislatore, il quale ha novato il tenore dell'articolo 25 del Dpr 602/73, così conformandolo 1. Il concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre a del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di liquidazione prevista dall'articolo 36bis del Dpr 600/73 b del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell'attività di controllo formale prevista dall'articolo 36ter del citato Dpr 600/73 c del secondo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell'ufficio . Sul significato di tali interventi si fa richiamo della sentenza di questa Corte 26194/05. 2.2.3. Nel periodo di tempo in cui il ruolo è stato consegnato al concessionario, e la cartella è stata notificata gennaio 2000-giugno 2001 , era applicabile la seguente formulazione dell'articolo 25 del Dpr 602/73, così come novellato dal D.Lgs 46/1999 Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 337/98 1. Il concessionario notifica la cartella di pagamento, entro l'ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di consegna del ruolo, al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede. 2. La cartella di pagamento, redatta in conformità al modello approvato con decreto del ministero delle Finanze, contiene l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione. con l'avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata. 3 . Ai fini della scadenza del termine di pagamento il sabato è considerato giorno festivo . 2.2.4. Secondo i ricorrenti, nel caso considerato, non si sarebbe trattato di cartelle emesse a seguito della liquidazione delle dichiarazioni, ai sensi dell'articolo 36bis Dpr 602/73, né nella forma del controllo solo formale né nella forma della rettifica cartolare o formale , ma di cartelle emesse in conseguenza di un avviso di accertamento sostanziale , divenuto definitivo per mancata impugnazione o giudicato . In tali ipotesi, a loro dire, alla notificazione dell'atto non si applicherebbe il termine stabilito nell'articolo 25 Dpr 602 cit., ma quello prescrizionale, di durata decennale, decorrente dall'attività di accertamento. 2.2.5. Un tale interpretazione, però, non ha alcun fondamento giustificativo. Non quello sostanziale, atteso che all'attività di riscossione, per la sua particolare incisione delle situazioni patrimoniali dei contribuenti, si applicano solo i termini decadenziali posti da disposizioni come quella in esame che, quando ne sono state private, hanno dato luogo ad interventi da parte del giudice delle leggi. Non quello letterale, atteso che l'articolo 25 de quo non opera alcuna distinzione, al riguardo, limitandosi a stabilire, con formula ampia ed onnicomprensiva, che qualunque cartella esattoriale, quale che sia la ragione della sua emissione, qualunque sia il ruolo sulla base del quale essa sia emessa, deve essere portata a conoscenza del contribuente entro un termine certo, posto a garanzia - come si è detto - della certezza delle situazioni giuridiche dei contribuenti. Tale tesi è stata convalidata dalla stessa nuova formulazione della disposizione considerata, che - come sopra si è riportato - solo ora, nella nuova formulazione, distingue tre diversi termini per la notifica delle cartelle a seconda che le stesse siano originate da attività di liquidazione nei suoi due tipi o da accertamenti. Tale distinzione, però, a suo tempo non aveva ragione di esistere proprio perché il termine di decadenza della notificazione della cartella prima della sua soppressione ad opera del D.Lgs 193/01 veniva posto, in ogni caso, in rapporto alla consegna del ruolo al concessionario, senza alcun riferimento alla natura dell'attività propedeutica alla sua formazione. Perciò, dopo la soppressione di quel termine, è scaturito l'invito della Consulta - rivolto al legislatore - di munire, con urgenza, il Dpr 602, articolo 25, di un termine che, almeno fino al 2004, ne era stato privato, proprio in relazione alla notifica della cartella, a seguito della modifica intervenuta nel corso del 2001 con il D.Lgs 193/01 che aveva soppresso, nell'articolo 25, le parole entro l'ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di consegna del ruolo sicché l'articolo 25 - fino alla legge 311/04 - recitava il concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede . L'intervento della Corte costituzionale, nella sostanza, è stato dettato dalla necessità di porre un termine là dove non c'era più, con una addizione di principio per mezzo di una sentenza manipolativa additiva di principio cui avrebbe dovuto far seguito come ha fatto il legislatore, con il cennato intervento legislativo. 2.2.6. Ma nel caso qui esaminato, consumatosi anteriormente all'intervento del D.Lgs 193/01, soppressivo del termine di notifica della cartella, in quanto il ruolo era stato consegnato al concessionario il 25 gennaio 2000, era applicabile il testo dell'articolo 25 Dpr 602 quale risultava dalla novellazione operata dal Decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, con il suo termine chiaro ed univoco di quattro mesi dalla consegna dal ruolo. Il giudice di appello ha, pertanto, correttamente fatto applicazione di tale regola respingendo il gravame dell'Amministrazione. 3. In conclusione, il ricorso va respinto e le spese di questa fase, per la complessità della questione esaminata, vanno compensate. PQM Respinge il ricorso e compensa le spese del giudizio di Cassazione.