Basta anche un certificato medico per regolarizzare il lavoratore extracomunitario

Palazzo Spada accoglie il ricorso di una donna che si era vista negare il permesso perchè sprovvista di una documentazione idonea a dimostrare la sua presenza in Italia prima del '98

Permesso di soggiorno, per regolarizzare la lavoratrice extracomunitaria basta anche il certificato del medico che ha visitato la straniera e la certificazione dell'amministratore di condominio che attesti la sua presenza sul suolo italiano. A chiarirlo è stata la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5002/06 depositata lo scorso 28 agosto e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha accolto il ricorso di un'extracomunitaria che si era vista negare dal ministero dell'Interno il permesso di soggiorno poiché non aveva presentato un'idonea documentazione relativa alla sua effettiva presenza in Italia prima del 27 marzo 1998. Una data spartiacque che è stata presa in considerazione dal Dpcm 16 ottobre 1998 per regolarizzare i lavoratori stranieri presenti nel Bel Paese fino a quel momento. Del resto, hanno aggiunto i consiglieri di Stato, in assenza di una prescrizione normativa in ordine alle modalità probatorie della presenza in Italia dello straniero alla data presa in considerazione dalla legge [ ], è idoneo qualsiasi mezzo che possa garantire un obiettivo accertamento dei fatti . Quindi, non soltanto un atto o una dichiarazione che provenga da organismi pubblici. In altri termini, hanno concluso i giudici di piazza Capo di Ferro, le dichiarazioni del medico e dell'amministratore di condominio che attestavano il soggiorno sul suolo italiano del cittadino straniero non potevano essere escluse aprioristicamente come mezzi di prova solo perché si trattava di atti provenienti da soggetti privati. Piuttosto, l'amministrazione avrebbe dovuto verificarne l'attendibilità attraverso una propria autonoma indagine. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 31 marzo-28 agosto 2006, n. 5002 Presidente Varrone - Estensore Balucani Ricorrente Khadija Fatto e diritto Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento la sig.a Amellouk Khadija, di nazionalità marocchina, ha impugnato il decreto del Questore della Provincia di Trento che ha rigettato l'istanza di rilascio del permesso di soggiorno presentata dalla medesima ai sensi dell'articolo 3 Dpcm 16 ottobre 1998, per non avere presentato idonea documentazione circa la sua effettiva presenza in Italia prima del 27 marzo 1998. Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale adito ha respinto il ricorso avendo ritenuto che non potessero considerarsi prove idonee della presenza in Italia della ricorrente alla data del 27 marzo 1998 né una dichiarazione resa dal dott. Gorga Giovanni circa una sua presunta visita medica del 12 febbraio 1998, né la dichiarazione del sig. Verderio Ambrogio, amministratore del condominio Dolomiti in via Barattieri 37 di Rovereto, trattandosi di dichiarazioni rese da soggetti privati mentre non poteva assumere alcun rilievo ai fini della legittimità dell'atto impugnato, la fotocopia autenticata il 16 febbraio 1998 della carta di identità, depositata solo il 13 gennaio 2000 nel corso del giudizio di primo grado. Nei riguardi di detta pronuncia la sig.a Amellouk ha interposto appello censurando le motivazioni addotte dal primo giudice per la reiezione del ricorso. L'appello è fondato. Invero, in assenza di una prescrizione normativa in ordine alle modalità probatorie della presenza in Italia dello straniero alla data presa in considerazione dalla legge per conseguire la regolarizzazione richiesta, deve ritenersi idoneo qualsiasi mezzo che possa garantire un obbiettivo accertamento dei fatti, e non soltanto un atto o dichiarazione proveniente da organismi pubblici. Al riguardo va altresì osservato che la Circolare del ministero dell'Interno n. 70 del 30 ottobre 1998 attuativa del Dpcm 16.10.1998 , laddove descrive le tipologie di documenti ritenute attendibili e probanti dalla Amministrazione relativamente alla presenza in Italia dello straniero , assume un valore solo esemplificativo, e non esclude che anche dichiarazioni provenienti da soggetti privati possano validamente comprovare la presenza in Italia dello straniero, ove siano suscettibili di un riscontro oggettivo. Nella fattispecie in esame la dichiarazione del dott. Gorga attestante l'avvenuta sottoposizione a visita medica della straniera, unitamente alla dichiarazione dell'amministratore del Condominio Dolomiti di via Barattieri 37 di Rovereto, attestante il soggiorno dello stesso straniero, non potevano pertanto essere escluse aprioristicamente come mezzi di prova, sul solo rilievo che si trattava di dichiarazioni provenienti da soggetti privati - come ha invece ritenuto il primo giudice -, dovendo piuttosto l'Amministrazione verificarne la effettiva attendibilità attraverso una propria autonoma indagine. In altri termini l'aver ritenuto inammissibile come mezzo di prova le dichiarazioni rese da soggetti privati, a prescindere da alcun riscontro sulla loro attendibilità, rende illegittimo il diniego di regolarizzazione emesso dalla Questura di Trento. Per quanto precede l'appello in esame deve essere accolto e per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado, deve essere annullato il provvedimento di diniego oggetto di impugnativa. Sussistono giusti motivi per compensare le spese processuali inerenti i due gradi di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie il ricorso in appello indicato in epigrafe nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 N.R.G. 4867/2001 FF