E alla supplente che non ha mai preso servizio spetta la maternità

A patto che sia rimasta a casa, dopo l'assegnazione dell'incarico, con la certificazione del rischio di aborto

La supplente non prende servizio a causa del perdurare di complicazioni nella gravidanza, ha comunque diritto all'indennità di maternità. A chiarirlo è stata sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5095/06 depositata lo scorso 4 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del ministero dell'Istruzione che non voleva riconoscere all'insegnante l'indennità di maternità poiché la donna aveva stipulato il contratto con la scuola ma non aveva preso servizio documentando il perdurare delle complicazioni e la minaccia d'aborto. Del resto, viale Trastevere sosteneva che ai sensi dell'articolo 6 comma 5 del D.Lgs 35/1993 la nomina del personale scolastico produce solo effetti giuridici, e non anche economici, quando l'insegnante scelto non possa prendere servizio. Di diverso avviso i giudici di piazza Capo di Ferro. In effetti, la legge 1204/71, in vigore all'epoca dei fatti, prescrive l'astensione obbligatoria dal servizio della lavoratrice in stato di gravidanza sia nei due mesi anteriori la data presunta del parto, sia nel caso di accertate complicazioni della gravidanza, ma non solo. L'articolo 15 della stessa legge prevede la corresponsione dell'indennità di maternità durante il periodo di astensione obbligatoria. Per cui, hanno concluso i consiglieri di Stato, se la supplente prende servizio, e subito dopo si astiene per la maternità, le compete la relativa indennità. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 6 giugno-4 settembre 2006, n. 5095 Presidente Schinaia - Estensore De Nictolis Ricorrente ministero dell'Istruzione Fatto e diritto 1. All'odierna appellata venivano proposte due supplenze scolastiche. In relazione alla prima, proposta in data 26 settembre 1995, l'appellata non si presentava per la stipula del contratto di lavoro e non prendeva servizio, producendo certificato medico, datato 27 settembre 1995, da cui risultavano complicazioni della gravidanza minaccia d'aborto . In relazione alla seconda supplenza, proposta in data 12 ottobre 1995, stipulava il contratto di lavoro ma non prendeva servizio, documentando il perdurare delle complicazioni della gravidanza. Chiedeva la corresponsione dell'indennità di maternità che le veniva negata. Il Tar accoglieva il ricorso, respingendo l'eccezione di difetto di giurisdizione. 1.1. Ha proposto appello l'amministrazione, tempestivamente e ritualmente notificato nel domicilio eletto per il giudizio di primo grado. Con l'atto di appello con cui si rinuncia ad impugnare il capo di sentenza sulla giurisdizione si lamenta che al caso di specie dovrebbe trovare applicazione l'articolo 6, comma 5, D.Lgs 35/1996, a tenore del quale la nomina del personale scolastico produce solo effetti giuridici, e non anche economici, quando il personale nominato non possa assumere servizio in base alle norme di legge. Si tratterebbe di disciplina speciale per il personale della scuola, con finalità di contenimento della spesa pubblica, che prevarrebbe sulla disciplina generale a tutela della maternità. 2. L'appello è infondato. L'articolo 6, comma 5, D.Lgs 35/1993 ha trasformato in norma di regime la previsione transitoria originariamente recata dall'articolo 7, ultimo comma, Dl 677/81, secondo cui la nomina del personale scolastico produce solo effetti giuridici, e non anche economici, quando il personale nominato non possa assumere servizio in base alle norme di legge. Inoltre l'articolo 25, comma 16, del Ccnl vigente all'epoca dei fatti, prevede che nei casi in cui al personale della scuola sia impedita l'assunzione del servizio, è garantita, nei limiti di durata del rapporto di lavoro, la conservazione del posto senza assegno. Ritiene il Collegio che tali previsioni vadano interpretate alla luce del complessivo sistema normativo. Per quanto riguarda, in particolare, la tutela della maternità, la legge 1204/71 in vigore all'epoca dei fatti , prescrive l'astensione obbligatoria dal servizio della lavoratrice in stato di gravidanza sia nei due mesi anteriori la data presunta del parto, sia nel caso di accertate complicazioni della gravidanza articoli 4 e 5 . L'articolo 15 della citata l. prevede la corresponsione dell'indennità di maternità durante il periodo di astensione obbligatoria. Tale indennità ha natura previdenziale, e non di reddito di lavoro CdS, Sezione sesta, 198/82 . L'articolo 6, comma 5, D.Lgs 35/1993 e l'articolo 25, comma 16, del citato Ccnl, laddove prevedono che in caso di nomina, non seguita da presa di servizio a causa di legittimo impedimento, si verificano solo gli effetti giuridici ma non anche quelli economici, si riferisce al trattamento economico in senso stretto, sinallagmatico della prestazione lavorativa. Non si riferiscono, invece, anche alle prestazioni previdenziali quale l'indennità di maternità. E, invero, è pacifico che se la lavoratrice scolastica prende servizio, e subito dopo si astiene per maternità, le compete il relativo trattamento indennitario. Non si comprende perché il medesimo trattamento non debba spettare laddove la causa di astensione per maternità, sia tale, secondo le circostanze concrete, da impedire alla lavoratrice di prendere servizio. Invero, la sussistenza di una oggettiva e grave complicazione della gravidanza come quella documentata nel caso di specie non solo impedisce la prestazione del servizio, ma anche l'assunzione del servizio medesimo. Ma sarebbero vanificate le finalità della tutela della lavoratrice in stato di gravidanza, se si ancorasse la spettanza dell'indennità di maternità al dato formale della presa di servizio. E' in ogni caso necessaria una verifica caso per caso, volta a verificare che al momento della nomina della lavoratrice scolastica vi sia una causa di astensione obbligatoria per maternità che oggettivamente impedisca di prendere servizio. 3. Con il secondo motivo di appello si lamenta che la mancata assunzione del servizio in data 26 settembre 1995 sarebbe ingiustificata, così come sarebbe ingiustificata l'assenza dal servizio dal 27 dicembre 1995 all'8 gennaio 1996. Le censure sono infondate. L'appellata ha presentato un certificato medico datato 27 settembre 1995, da cui risultano gravi complicazioni della gravidanza. È verosimile ritenere che tali complicazioni fossero anteriori al 27 settembre 1995, e che l'interessata si è premurata di farle documentare proprio a causa della nomina propostale in data 26 settembre 1995. Pertanto, non si può ritenere che la mancata presentazione in data 26 settembre 1995 e la mancata presa di servizio siano ingiustificate. Del pari, la mancata documentazione medica per il periodo 27 dicembre 1995 - 8 gennaio 1996 è verosimilmente imputabile alla circostanza della sospensione dell'attività di insegnamento in detto periodo ma la documentazione medica da cui risultano le gravi complicazioni della gravidanza per il periodo anteriore e successivo a tale breve lasso temporale, fanno ragionevolmente ritenere che nel periodo intermedio perdurassero le ragioni di impedimento. 4. Per quanto esposto l'appello va respinto. Non si fa luogo a pronuncia sulle spese in difetto di costituzione dell'appellata. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sezione sesta , definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge. Nulla per le spese in difetto di costituzione dell'appellata. 2 N.R.G. 11514/2001 FF