Albi di specialità e accesso alla professione, le proposte dell'Unione delle camere penali

Diffuso un approfondito studio dei penalisti che prospetta una serie di riforme dall'esame di abilitazione, alla pratica forense fino alla difesa d'ufficio

Albi di specialità e accesso alla professione, l'Unione camere penali italiane mette nero su bianco le propria proposta. Del resto, aveva spiegato Valerio Spigarelli, segretario dell'Ucpi, al forum organizzato da Diritto& Giustizia lo scorso 8 maggio L'Ucpi non si interessava fino a qualche anno fa di accesso, ma da almeno un paio di congressi, abbiamo verificato che esiste una proiezione numerica, sconosciuta fino a poco tempo fa, che ha di molto ampliato l'esercizio della difesa penale . Il segretario dell'Ucpi in quell'occasione aveva ricordato anche lo spartiacque Ciò è avvenuto dopo un preciso evento, la legge sulla difesa d'ufficio e sul patrocinio a spese dello Stato. Leggi che furono introdotte grazie ad una iniziativa delle Camere penali e che rispondono a principi sacrosanti in tema di effettività della difesa. Il problema è che non avevamo previsto, e non potevamo prevedere, che quelle leggi avrebbero prodotto una enorme affluenza nel settore penale che non è mai avvenuta prima, da parte di giovani e meno giovani che, sia pure con lodevoli eccezioni, in molti casi provenivano da altri settori dell'avvocatura, non avevano compiuto alcuna pratica penale, e spesso non avevano neppure dimestichezza con i principi deontologici del penalista si veda in proposito il quotidiano dello scorso 10 maggio . E proprio per rendere quell'interesse ancora più evidente le Camere penali hanno divulgato il resoconto delle riunioni della Commissione consiliare dell'Ucpi su albi di specialità e accesso che si sono svolte a Bologna il 14 marzo, l'8 aprile e lo scorso 20 maggio il resoconto è qui leggibile nei documenti correlati . L'albo specialistico. L'Ucpi è convinto che gli ambiti di specializzazione, rispetto ai quali verranno istituiti albi speciali all'interno dell'Albo degli Avvocati, che resterà comunque albo unitario, dovranno essere specificamente definiti con il concreto apporto, e l'accordo, degli appartenenti alle associazioni rappresentative delle altre branche della professione, che peraltro sembrano in buona parte propensi ad una soluzione che porti verso la specializzazione delle professioni. Quattro dovrebbero essere le macro-categorie distinte per materie diritto civile, penale, amministrativo e tributario. All'interno di queste dovranno poi essere individuate eventuali sotto-categorie, di concerto con i professionisti che operano nei relativi ambiti. Quanto all'iscrizione nell'Albo specialistico la maggior parte della Commissione consiliare ritiene che la richiesta debba essere lasciata alla volontà del professionista, così da incentivare la scelta optativa, accrescendone la diffusione, e quindi l'entrata a regime effettivo della riforma e degli obiettivi che essa si pone in seguito alla scelta libera spetterà ai Consigli dell'Ordine effettuare verifiche sull'effettivo esercizio nel settore prescelto ed eventualmente la frequentazione di corsi di aggiornamento, sotto forma di oneri imposti per il permanere dell'iscrizione agli albi specialistici . Un'altra parte della Commissione ritiene, invece, che la richiesta di iscrizione debba essere corredata da elementi oggettivi che confermino l'effettivo svolgimento della professione nel ramo prescelto . Gli effetti della scelta di iscrizione all'albo specialistico. La specializzazione è, quindi, unica, si potrà cambiare ma non sommare alla precedente. Quanto alle sotto-specializzazioni si potranno cambiare e sarà permesso cumularle tra di loro. La procedura per il cambiamento di opzione , si legge nel documento, potrà essere legata ad un nulla-osta conferito dall'Ordine sulla base dell'accertamento delle prestazioni professionali svolte, ovvero attraverso altri sistemi più rigorosi Quanto, invece, alle regole per coloro che prenderanno l'abilitazione alla professione in un momento successivo all'entrata in vigore della riforma qui proposta, in commissione sono emerse diverse ipotesi. I neo iscritti, secondo la prima opzione presa in considerazione, dovranno necessariamente fregiarsi del titolo di avvocato specializzato nella materia sulla quale avranno svolto e superato la parte specialistica dell'esame, ed eserciteranno questo diritto-dovere già all'atto dell'iscrizione all'albo, tuttavia si è ipotizzato per i neo iscritti un termine di tre anni per modificare a confermare il titolo di specialista scelto . Per quanto riguarda la seconda ipotesi i neo iscritti non potranno esercitare il diritto di opzione prima di un periodo di tre anni di esercizio effettivo della professione, ed accederanno alla specializzazione solo a seguito della prova - da fornirsi ai rispettivi Consigli dell'Ordine - dell'effettivo svolgimento della professione nella branca prescelta . Difesa d'ufficio. Per iscriversi alle liste ex articolo 97 Cpp, secondo il documento messo a punto dalla Camere penali, si dovrebbe prevedere un doppio canale d'accesso e una condizione ulteriore. Quindi, si dovrebbe dimostrare di aver sostenuto un apprezzabile e certo numero di udienze penali nei due anni precedenti, nonché di aver svolto attività defensionale in quelle situazioni che maggiormente vedono svolgersi la prestazione professionale del difensore d'ufficio direttissime, interrogatori . Ma non solo, bisogna anche aver conseguito l'attestato di idoneità rilasciato a seguito della frequenza al corso di aggiornamento professionale organizzato dagli Ordini. Tuttavia, in entrambi i casi, l'iscrizione alle liste ex articolo 97 Cpp è subordinata all'esercizio dell'opzione di specialità ovviamente relativa all'albo speciale dei penalisti , sia per i nuovi iscritti che per coloro che già abilitati al momento di entrata in vigore della riforma . L'esame di abilitazione. Quanto all'esame la Commissione ha previsto l'introduzione di test preselettivi che riducano drasticamente il numero di coloro che affronteranno le prove scritte, senza l'ausilio di codici non commentati, 2 prove scritte con l'aiuto dei codici non commentati e 1 prova pratica sulla materia opzionale. Tale prova - si legge nel resoconto - dovrà consistere nella redazione di un atto giudiziario sulla scorta di un fascicolo simulato o di una vera sentenza, abolendo le tracce attualmente fornite agli esaminandi, dalle quali non può evincersi la reale capacità del candidato di elaborare un qualsiasi atto giudiziario. Quanto alla prova orale, quest'ultima si dovrà sostenere sulle materie più importanti per lo svolgimento della professione, con esclusione quindi di molte fra quelle attualmente ammesse come ad esempio il diritto internazionale privato e quello ecclesiastico. La pratica forense. L'Ucpi propone di mettere la pratica forense al centro della formazione del neo avvocato e di renderla più controllata ed effettiva, in modo tale da non poter essere svolta in maniera sussidiaria rispetto ad altri obiettivi. Ma non solo. Le Camere penali propongono anche di limitare la possibilità di di assumere praticanti solo dopo un certo numero di anni di iscrizione all'albo 6? , nonché limitarne il numero per ciascuno studio legale, con deroghe espressamente concesse dietro valutazione, da parte del Consiglio dell'Ordine, della effettiva necessità -legata al numero di cause trattatee della effettiva possibilità per il richiedente di fornire una adeguata preparazione al praticante stesso . Bisogna anche respingere, si legge nel documento, quelle istanze che la vorrebbero sostituibile con le cosiddette scuole Bassanini . Tuttavia, ha continuato l'Ucpi, è necessario creare incompatibilità con altri tirocini ad es. quello notarile , al limite creando incompatibilità con ogni altra occupazione o con l'iscrizione a concorsi pubblici, come quello in magistratura che -secondo questa ipotesipotrebbe essere sostenuto solo dopo un certo periodo dal completamento dei due anni di tirocinio in uno studio . Infine, ammettono le Camere penali, bisogna anche attuare rigorose revisioni degli albi dei praticanti, onde evitare che si possa sostenere l'esame abilitativo anche molti anni dopo il termine del tirocinio, senza dare prova di continuità nell'esercizio della professione . cri.cap

Unione delle camere penali italiani Resoconto delle riunioni della commissione consiliare Ucpi su albi di specialità e accesso alla professione, svoltesi a Bologna il 14 marzo-8 aprile-20 maggio Alla prima riunione erano presenti alla riunione gli avvocati Flavio Toschi della Camera penale di Bologna, in sostituzione dell'avv. Ferdinando Di Francia, come da delega l'avv. Giuliano Dominici, della Camera Penale di Roma, l'avv. Emilia Olivieri della Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d'Aosta, l'avv. Gianni Morrone della Camera Penale di Padova, il dr. Simone Trombetti, Camera Penale di Bologna. Al secondo incontro l'avv. Di Francia, Presidente della Camera Penale di Bologna, ha regolarmente preso parte al gruppo. La seconda riunione ha avuto inizio alle ore 11, come previsto, alla presenza degli avv. Di Francia, Dominici, Olivieri e Morrone e del dr. Trombetti. Al terzo e ultimo incontro hanno altresì preso parte i colleghi Lorenzo Zilletti e Nicola Stolfi, presidenti rispettivamente della Camera Penale di Firenze e di Trento. Inizialmente gli intervenuti hanno preso in considerazione le proposte inviate dalle varie CCPP, ed in particolare i risultati raggiunti dalla Camera Penale di Roma nel documento presentato al convegno di Firenze. Sposando il linea di massima le linee-guida ispiratrici del progetto, si è analizzata la questione di fondo relativa alle due vie proposte dal summenzionato lavoro che come noto divideva il progetto in due diverse opzioni, una delle quali prevedeva che tutti gli iscritti all'ordine dovessero necessariamente optare per la specializzazione, mentre l'altra lasciava il professionista libero di scegliere se iscriversi agli albi di specialità o meno. La materia oggetto dei lavori della commissione va distinta in cinque aree tematiche, e cioè - l'accesso alla professione - lo status del neo iscritto - il governo dell'esistente cioè di coloro che sono attualmente già iscritti all'Ordine - l'abilitazione al patrocinio presso le giurisdizioni superiori - i problemi afferenti alla difesa d'ufficio ed al patrocinio statale per i non abbienti Gli ambiti di specializzazione, rispetto ai quali verranno istituiti albi speciali all'interno dell'Albo degli Avvocati, che resterà comunque albo unitario, dovranno essere specificamente definiti con il concreto apporto, e l'accordo, degli appartenenti alle associazioni rappresentative delle altre branche della professione, che peraltro sembrano in buona parte propensi ad una soluzione che porti verso la specializzazione delle professioni. Indicativamente si è parlato di quattro macro-categorie distinte per materia - diritto civile - diritto penale - diritto amministrativo - diritto tributario All'interno di queste macro-categorie dovranno poi individuarsi eventuali sotto-categorie, di concerto con i professionisti che operano nei relativi ambiti. A titolo esemplificativo si potrebbero ipotizzare - soprattutto nell'ambito civilista - sub-specializzazioni in - diritto del lavoro - diritto societario - diritto di famiglia Dissente in modo radicale da questa impostazione, caratterizzata da un lato dalla previsione di un'elenco di specialità per ogni branca dell'attività professionale giudiziale, dall'altro dalla irrilevanza dell'iscrizione in tali elenchi sulla possibilità di esercitare legittimamente avanti a qualunque organo giudiziario di merito, riconosciuta come ora a qualunque iscritto all'albo degli avvocati, il collega Zilletti. A suo parere infatti solo il penalista, e solo questo aspetto deve pertanto interessare la nostra prospettazione, è chiamato a svolgere un'attività specialistica e specialistica in ragione del ruolo di centralità svolto dal rito nella nostra professione. L'iscrizione in tale albo dei penalisti deve essere pertanto previsto come opzione compibile da chi sia già iscritto all'albo degli avvocati. E tale iscrizione deve dalla legge essere prevista come fonte esclusiva dell'abilitazione alla difesa nel processo penale, con esclusione di quelli avanti al giudice di pace, da consentire anche agli avvocati non specializzati. I restanti componenti della commissione, pur apprezzando in particolare il valore assoluto della affermazione che l'iscrizione in un elenco separato sia prevista come requisito per il legittimo esercizio dell'attività defensionale penale, ritengono non di meno che concrete ragioni di opportunità politica -sia con riferimento al mondo dell'associazionismo forense, sia nel più ampio orizzonte del dibattito sulla liberalizzazione delle professioniimpongano allo stato di non imboccare questa strada. Quanto all'esistente, si è posto come primo problema se predisporre un sistema in cui tutti i professionisti abbiano l'obbligo di optare per una specializzazione o, al contrario, dar vita ad un sistema in cui questa opzione resti facoltativa. È parsa più ragionevole la seconda delle soluzioni, avuto riguardo -da una parte alla difficoltà realizzativa del progetto più ambizioso , e dall'altro alle grandi differenze che nell'arco del territorio contraddistinguono lo svolgimento della professione. In buona sostanza è parso iniquo costringere -ad esempioprofessionisti appartenenti a piccole realtà ad operare da subito, ancor prima di un ragionevole rodaggio del nuovo e rivoluzionario assetto della professione, una scelta di campo che può ancora non corrispondere all'effettivo modus di svolgimento della professione in quelle realtà. Si è quindi registrato un sostanziale accordo nel lasciare alla libera scelta del professionista già iscritto all'Ordine se e quando manifestare una determinazione di specializzazione. È fortemente discusso quale presupposti e/o certificazioni debbano essere richiesti al professionista per poter ottenere l'iscrizione all'albo di specialità prescelto. La maggioranza dei componenti ritiene - che la richiesta di iscrizione debba essere lasciata alla volontà del professionista, così da incentivare la scelta optativa, accrescendone la diffusione, e quindi l'entrata a regime effettivo della riforma e degli obiettivi che essa si pone in seguito alla scelta libera spetterà ai Consigli dell'Ordine effettuare verifiche sull'effettivo esercizio nel settore presceltoi, ed eventualmente la frequentazione di corsi di aggiornamento, sotto forma di oneri imposti per il permanere dell'iscrizione agli albi specialisticiii. Altra parte ritiene - che la richiesta di iscrizione debba essere corredata da elementi oggettivi che confermino l'effettivo svolgimento della professione nel ramo prescelto. Tali elementi oggettivi potrebbero essere rappresentati dalla prevalenza del fatturato, nonché la presenza a corsi di formazione permanente. Questa ipotesi fa maggiormente leva sulla necessità che la specializzazione non venga utilizzata per attribuirsi qualifiche fittizie, ma vada invece ad integrare un vero e proprio sistema di garanzia di competenza del professionistaiii. Effetti della scelta di iscrizione all'albo specialistico Quale che siano le condizioni per l'iscrizione all'albo speciale, gli effetti di tale scelta, una volta effettuata, dovranno essere quelli di comportare un obbligo di comunicazione del professionista verso il cliente ed i terzi. Il professionista dovrà quindi rendere immediatamente conoscibile il suo ambito specialistico, esplicitandolo nella carta intestata, nei biglietti da visita, nella targa dello studio, ed in generale in tutti gli strumenti atti alla comunicazione e pubblicità delle prestazioni professionali. La competenza a controllare il rigoroso rispetto di tale obbligo sarà da attribuire al Consiglio dell'Ordine di appartenenzaiv. Particolarmente significativo, rispetto alla specializzazione scelta, sarà l'obbligo di informazione del difensore nei confronti del cliente tale informazione dovrà necessariamente essere contenuta nella nomina a difensore posto che non potrà circoscriversi all'ambito di specializzazione l'attività professionale degli avvocati detto diversamente non potrà impedirsi al civilista di operare in campo penale, e viceversa sul punto non si sono registrate opinioni diverse , l'obiettivo è quello di rendere chiaramente edotto il cliente, nel momento di conferimento dell'incarico, delle reali competenze del difensore. Tale proposito vuole ingenerare un circolo virtuoso tendente a creare una reale cultura della specializzazione , tanto tra i professionisti quanto -soprattuttonella società a più riprese è stata evocata la specializzazione in capo medico, pacificamente avvertita come garanzia per il paziente . La commissione ritiene che, per quanto riguarda le cd. macro-categorie civile, penale, amministrativo e tributario debba vigere un sistema di non cumulabilità delle specializzazioni discorso opposto invece per quanto riguarda le sotto-categorie, che sono da ritenersi cumulabili. In tal senso l'avv. Dominici propone che l'iscrizione alla sottocategoria possa comunque essere vincolata ad alcuni requisiti per l'accesso, da valutarsi a cura degli ordini professionali. In ogni caso il principio vuole che electa una via questa possa essere modificata peraltro in modo diversamente regolato a seconda della fascia cui si appartiene, già iscritti all'Ordine ovvero iscritti dopo l'entrata a regime della riforma , ma le specializzazioni relative alle categorie principali non potranno sommarsiv. Lo studio legale che vorrà fregiarsi di diverse specializzazioni dovrà dunque essere uno studio associato o comunque pluripersonale, cosicché ogni componente possegga un diverso ambito specialistico. Ciò dovrebbe avere il pregio di scoraggiare in futuro l'atomizzazione degli studi legali, incentivando l'aggregazione e la formazione di studi legali più articolati e di maggior garanzia per il cittadino. Riassumendo, quindi - la specializzazione è unica - potranno esistere alcune sotto-categorie di specializzazione - la specializzazione si potrà cambiare, ma non sommare alla precedente - le sotto-specializzazioni si potranno cambiare, e sarà permesso cumularle tra di loro - la procedura per il cambiamento di opzione potrà essere legata ad un nulla-osta conferito dall'Ordine sulla base dell'accertamento delle prestazioni professionali svolte, ovvero attraverso altri sistemi più rigorosivi. Va comunque sempre ribadito che l'opzione non comporta incapacità a svolgere la professione in campi differenti da quello scelto. Quanto invece alle regole per coloro che prenderanno l'abilitazione alla professione in un momento successivo all'entrata in vigore della riforma qui proposta, in commissione sono emerse due ipotesi i neo iscritti, secondo la prima opzione presa in considerazione, dovranno necessariamente fregiarsi del titolo di avvocato specializzato nella materia sulla quale avranno svolto e superato la parte specialistica dell'esame, ed eserciteranno questo diritto-dovere già all'atto dell'iscrizione all'albo, tuttavia si è ipotizzato per i neo iscritti un termine di tre anni per modificare a confermare il titolo di specialista sceltovii ai sensi della seconda opzione, invece, i neo iscritti non potranno esercitare il diritto di opzione prima di un periodo di 3 anni di esercizio effettivo della professione, ed accederanno alla specializzazione solo a seguito della prova - da fornirsi ai rispettivi Consigli dell'Ordine - dell'effettivo svolgimento della professione nella branca presceltaviii. In ogni caso i neo iscritti non avranno possibilità di modifica del titolo di specializzazione se non attraverso il superamento di un nuovo esame di specialità. Tale superamento, inoltre, non darà vita alla cumulazione dei titoli, ma il secondo sostituirà il primoix. Rimane tuttavia da discutere se per compiere tale modifica infratermine debba essere reso necessario sostenere nuovamente l'esame abilitativo di specialità. Si delinea quindi uno scenario in cui - tutti i nuovi iscritti all'Ordine saranno necessariamente professionisti specializzati, alternativamente subito o dopo 3 anni - per i nuovi iscritti è possibile confermare la scelta operata nel corso dell'esame abilitativo dopo i primi tre anni di professione - i vecchi iscritti all'Ordine possono scegliere se specializzarsi, con la consapevolezza che rimanere nell'alveo generalista -col tempopotrebbe rappresentare un quid minus, e quindi essere professionalmente svantaggioso - in prospettiva futura, una crescente fascia di avvocati si troverà quindi ad essere specializzata - i clienti conosceranno -già al momento del mandatol'ambito specialistico del professionista prescelto, prendendo così atto che anche nell'ambito forense esistono specializzazioni e distinzioni ciò solo dovrebbe fungere da incentivo e sprone alla scelta specialistica per i professionisti non tenuti, in ragione dell'epoca di iscrizione all'Albo, all'opzione specialistica - tutti gli iscritti -comunquepotranno esercitare in ogni ramo professionale senza limitazioni di sorta, ma tale esercizio si svolgerà con maggiore consapevolezza, da parte del conferente l'incarico, del potenziale rischio della scelta effettuata. A questo punto si inserisce la questione relativa alle difese d'ufficio, finora non affrontata nelle proposte pervenute. Preso atto dei limiti palesati dall'attuale sistema basato sulle scuole di formazione propedeutiche all'iscrizione nelle liste dei difensori d'ufficio e dei gravi problemi che ne sono derivati, innanzitutto l'abilitazione in massa di non penalisti chiaramente attratti dalla prospettiva del patrocinio a spese dello Stato e del facile procacciamento di clienti per vie non fiduciarie si è pensato di ancorare tale iscrizione all'obbligo di optare per la specializzazione in materia penale. Quindi per iscriversi alle liste ex articolo 97 Cpp dovrebbe prevedersi un doppio canale di accesso ed un ulteriore condizione - la prova di aver sostenuto un apprezzabile e certo numero di udienze penali nei due anni precedenti, nonché di aver svolto attività defensionale in quelle situazioni che maggiormente vedono svolgersi la prestazione professionale del difensore d'ufficio direttissime, interrogatori - il conseguimento dell'attestato di idoneità rilasciato a seguito della frequenza al corso di aggiornamento professionale organizzato dagli Ordini - in entrambi i casi l'iscrizione alle liste ex articolo 97 Cpp, oltre che ai summenzionati requisiti come da articolo 29 disp. att. Cpp, è subordinata all'esercizio dell'opzione di specialità ovviamente relativa all'albo speciale dei penalisti , sia per i nuovi iscritti che per coloro che già abilitati al momento di entrata in vigore della riforma. La modifica dell'opzione penalistica determina il venir meno dell'abilitazione a svolgere funzione di difensore d'ufficio, e la cancellazione dalle relative liste. Tale previsione opera anche per coloro che sono già iscritti nelle liste stesse decorso un certo termine essi verranno cancellati dalla lista, in mancanza dell'esercizio dell'opzione. In relazione all'iscrizione nelle liste dei difensori d'ufficio, dunque, l'opzione è propriamente da qualificarsi come onere, e non come facoltà o dirittox. Dissente da questa previsione l'avv. Di Francia, che come sopra già menzionato è critico verso l'apertura incondizionata delle liste di specialità, e favorevole a una selezione d'ingresso . Secondo il Presidente della Camera Penale di Bologna l'iscrizione nell'albo specialistico ad nutum da parte dei difensori d'ufficio equivarrebbe immediatamente a dequalificare l'albo medesimo, così dequalificando la categoria dei penalistixi. Al contrario i restanti membri della commissione ritengono che l'iscrizione obbligatoria nell'albo di specialità di tutti i nuovi iscritti all'albo - dopo l'entrata in vigore della riforma -, e di tutti coloro che hanno interesse a svolgere il munus publicum di difensore d'ufficio, comporterà già dall'inizio una visibilità di tali albi, con correlativo effetto trainante. A tal ultimo proposito, appare poi opportuno se non scontato prevedere un obbligo di iscrizione nelle liste di specialità in materia penale per tutti gli iscritti all'Unione delle Camere Penali circa 8000 nel Paese contrario l'avv. Chiezzi . Sempre in tema di difesa d'ufficio, poi si è ipotizzato di dividerne la competenza per materia a seconda dell'effettiva esperienza, come accadeva per i procuratori, prima della riforma Flick . Dovrebbe quindi prevedersi che coloro i quali -pur iscritti nelle liste hanno una anzianità professionale specialistica inferiore a 5 anni, possano svolgere l'attività defensionale solo nelle materie per cui è competente il Giudice di Pace o il Tribunale in composizione monocratica, riservando a professionisti di maggior esperienza le difese in materie di competenza del Tribunale in composizione collegiale e della Corte d'Assise. Da rimeditare l'abilitazione nei giudizi di secondo grado se è vero che richiedono maggior competenza e capacità critica, è altrettanto vero che imporre la sostituzione del difensore d'ufficio dopo il primo grado di giudizio può risultare complicato ed oneroso. Si è poi affrontato il tema dell'esame di abilitazione. Ormai unanime -anche al di fuori dell'UCPIla necessità di una riforma strutturale che vada ben al di là dell'escamotage di far viaggiare i compiti. Il punto è quindi pacifico per ottenere l'abilitazione a svolgere una professione tanto impegnativa, è necessario che il candidato dimostri in concreto di avere competenze, attitudine per la professione e capacità di governare tutti quegli aspetti concreti che la caratterizzano nel quotidiano, a seconda della specializzazioni scelta. L'importanza di questo approccio è in particolar modo evidente per la professione del penalista, attore di un procedimento che fa perno sull'oralità e l'immediatezza. Nell'ottica di un assetto della professione di tipo specialistico, inoltre, si dovrà parzialmente sacrificare l'impostazione generalista attuale, per privilegiare una effettiva valutazione delle capacità e competenze nel ramo di elezione. Questo comporterà una compressione degli strumenti valutativi rispetto alla cultura generale ovvero i tre compitini attuali per dare spazio ad un esame approfondito ma anche più snello nei tempi sulle materie di elezione. È da prendere in considerazione l'introduzione dei test preselettivi che ormai anche la Corte Costituzionale ha definitivamente avallato, vedasi l'ultimo concorso notarile , i quali -seppur ancora estranei alla tradizione forenseavrebbero il benefico effetto di fare da filtro riducendo drasticamente la pletora di laureati in giurisprudenza che sostiene ogni anno l'esame l'elevato numero dei partecipanti appare difatti la principale causa della disfunzionalità del meccanismo selettivo attualmente in vigore, che spesso opera una selezione acritica e non meritocratica. Tali preselezioni dovrebbero vertere su tutte le principali materie giuridiche funzionali alla professione, con domande a risposta multipla anche di una certa difficoltà, così da riservarne il superamento a coloro che effettivamente abbiano dimestichezza col diritto e con gli uffici giudiziarixii. Le modalità di svolgimento devono essere oggetto di ulteriore dibattito, tenendo però presente che più diminuisce il numero degli esaminandi e più approfondito ed effettivo può essere il vaglio delle capacità e preparazione degli stessi. Allo stato la commissione ha postulato la possibilità di un esame così svolto parte scritta - test preselettivi, che riducano drasticamente il numero di chi affronterà le prove scritte, senza l'ausilio di codici - 2 prove scritte, con l'ausilio di codici non commentati - 1 prova pratica, sulla materia opzionale tale prova dovrà consistere nella redazione di un atto giudiziario sulla scorta di un fascicolo simulato o di una vera sentenza, abolendo le tracce attualmente fornite agli esaminandi, dalle quali non può evincersi la reale capacità del candidato di elaborare un qualsiasi atto giudiziario. Per questa prova sono da ammettersi i codici commentati. parte orale da sostenere sulle materie più importanti per lo svolgimento della professione, con esclusione quindi di molte tra quelle attualmente ammesse come il diritto internazionale privato, il diritto ecclesiastico etc.xiii Si potrebbe prevedere secondo una proposta avanzata dall'avv. Olivieri anche per l'esame da avvocato un limite di tre tentativi, come già avviene per il concorso in magistratura. Quanto allo svolgimento della pratica forense la commissione si è fondamentalmente limitata ad un generico accordo sul contenuto del documento ad opera della Camera Penale di Romaxiv, laddove si propone di - mettere la pratica al centro della formazione del neo avvocato - renderla più controllata ed effettiva, tale da non potere essere svolta in maniera sussidiaria rispetto ad altri obiettivi - limitare la possibilità di assumere praticanti solo dopo un certo numero di anni di iscrizione all'albo 6? , nonché limitarne il numero per ciascuno studio legale, con deroghe espressamente concesse dietro valutazione, da parte del Consiglio dell'Ordine, della effettiva necessità -legata al numero di cause trattatee della effettiva possibilità per il richiedente di fornire una adeguata preparazione al praticante stesso - respingere quelle istanze che la vorrebbero sostituibile con le cd. scuole Bassanini - creare incompatibilità con altri tirocini ad es. quello notarile , al limite creando incompatibilità con ogni altra occupazione o con l'iscrizione a concorsi pubblici, come quello in magistratura che -secondo questa ipotesipotrebbe essere sostenuto solo dopo un certo periodo dal completamento dei due anni di tirocinio in uno studio - attuare rigorose revisioni degli albi dei praticanti, onde evitare che si possa sostenere l'esame abilitativo anche molti anni dopo il termine del tirocinio, senza dare prova di continuità nell'esercizio della professione. In tutto questo la pratica, anche nell'ottica della nuova abilitazione specialistica , potrebbe continuare ad essere svolta anche presso professionisti non specializzati nella materia di riferimento, anche perché -altrimentisi penalizzerebbero eccessivamente coloro che vivono in realtà piccole, dove potrebbe risultare difficile rinvenire professionisti che hanno optato per l'iscrizione nell'albo di specialità, almeno all'inizio. Tuttavia, potrebbero prevedersi incentivi, rispetto al rapporto coi praticanti ed alla possibilità di avvalersi della loro collaborazione, legati all'opzione per la specialità. Collateralmente viene poi proposto dall'avv. Zilletti il principio di massima che il periodo di pratica possa essere a sua volta oggetto di valutazione integrante le prove dell'esame di abilitazione. Questo meccanismo potrebbe da un lato contribuire a depotenziare il ruolo dell'esame finale, al contempo affinandone le capacità selettive, dall'altra operare per assicurare una maggiore serietà della pratica stessa. L'ammissione al patrocinio presso le giurisdizioni superiori Appare persino superfluo notare che, in un ordinamento concepito secondo uno schema specialistico fin dai primi passi mossi dal professionista in ambito forense, tale sistema di specializzazione debba a maggior ragione valere per il patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Occorre fare una breve premessa attualmente i professionisti che hanno accesso alle Corti Supreme sono quelli che hanno una anzianità di iscrizione all'albo pari a 12 annixv. L' esplosione degli iscritti all'albo degli avvocati è avvenuta intorno agli inizi degli anni '90 anche a causa del fortissimo ridimensionamento quantitativo dei concorsi pubblici, come argomentato nel documento della Camera Penale di Roma del 2005 . La Corte di cassazione ancora non risente dell'abbassamento del livello qualitativo generale che l'avvocatura ha negli ultimi anni dovuto sopportare, causa l'enorme e quasi indiscriminato aumento degli iscritti tuttavia è evidente che questo problema è destinato a riverberarsi, a brevissimo, anche sulle Giurisdizioni Superiori. Appare quindi necessario e urgente fare sì che il livello qualitativo della giurisdizione superiore venga preservato, e per fare questo è necessario che venga operato un controllo all'ingresso. Tale previsione è di realizzazione relativamente semplice, poiché il numero di coloro che possono desiderare di esercitare la professione presso la Suprema Corte è notevolmente più esiguo di quanti al contrario premono per ottenere il titolo di avvocato. La commissione propone quindi di eliminare del tutto la possibilità di iscriversi all'albo degli avvocati cassazionisti per sola anzianità, e di vincolare tale iscrizione al superamento di un esame. Tale via è già prevista dall'Ordinamento Forense, ma - in quanto alternativa alla sola anzianità, e soprattutto estremamente difficoltosa - è percorsa da una esigua minoranza degli avvocati. L'obiettivo della commissione è invece quello di rendere obbligatorio l'esame di abilitazione al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La modalità di svolgimento dell'esame andrà tuttavia modificata, in armonia con il criterio di specializzazione, ispiratore dell'intero progetto della commissione. L'esame di abilitazione dovrà svolgersi presso le sedi delle Corti d'Appello di ogni distrettoxvi, e verterà su una singola materia tra quelle che rappresentano le macro-categorie civile, penale, amministrativo, tributario . In conseguenza di ciò conferirà all'abilitato l'idoneità al patrocinio presso la sola giurisdizione relativa alla materia sulla quale sia stato superato l'esame. L'esame sarà costituito dalla redazione di un ricorso in una delle seguenti materie - diritto e procedura civile - diritto e procedura penale - diritto amministrativo e diritto processuale amministrativo - diritto tributario e diritto processuale tributario Anche per quanto riguarda questo esame, come per quello di abilitazione alla professione, potrebbe prevedersi un numero massimo di tre tentativi, a condizione tuttavia che le percentuali di superamento divengano più elevate rispetto a quelle, irrisorie, attualixvii. La previsione di un esame settoriale e non più generale potrebbe permettere, oltretutto, di imporre l'obbligo, per il professionista che decide di abilitarsi al patrocinio presso le giurisdizioni superiori, di iscriversi all'albo di specialità relativo alla materia scelta. Tuttavia questa soluzione può apparire iniqua con riguardo a coloro che non operano la scelta optativa, ma che tuttavia hanno ugualmente interesse e aspirazione a patrocinare in Cassazione. Si ritiene compatibile col progetto d'insieme la possibilità di ottenere il patrocinio presso più giurisdizioni superiori ad es. Corte di Cassazione Civile e Consiglio di Stato , ovviamente sostenendo più esami abilitativi. Si è quindi propeso per la cumulabilità delle abilitazioni al patrocinio presso le GG.SS., ferma restando, al contrario, la non cumulabilità delle specializzazioni semplici xviii. L'avv. Olivieri propone inoltre che si operi una procedura di aggiornamento dell'attuale albo dei cassazionisti, per espungervi quei professionisti che, pur iscritti in virtù dell'anzianità, non abbiano mai esercitato - o non esercitino da molto tempo, o non esercitino con sufficiente continuità - presso le GG.SS. In conclusione la commissione ha preso atto della necessità che la riforma introduttiva degli albi si specialità, per esplicarsi pienamente, sia collegata ad aspetti della professione forense attualmente critici come appunto l'accesso alla professione stessa, ovvero alla difesa d'ufficio . Ciò tuttavia potrebbe rendere più complesso l'iter della riforma. Si propone quindi di portare avanti il progetto in due versioni, una delle quali veda espunta, allo stato, la riforma sull'accesso alla professione cfr. la seconda opzione a p. 6 . È tuttavia da notare che tale riforma, nel suo impianto complessivo tra accesso alla professione e creazione di albi di specialità, è strettamente interdipendente. Si può affermare questo poiché soltanto il sopraggiungere di nuove leve obbligatoriamente specializzate e quindi putativamente più competenti, più accreditate, più qualificate può fungere da incentivo, per l'esistente , all'opzione di specialità. Tale opzione, altrimenti, rischierebbe di rappresentare la proverbiale goccia nel mare magnum della pletora di iscritti agli Ordini, decretando il fallimento dei propositi che hanno mosso e stanno muovendo la commissione. Il secondo incontro si è chiuso alle ore 15, ed è stato aggiornato a sabato 13 maggio 2006, ore 11, studio Di Francia. La Commissione ha infine concluso i propri lavori il 20 maggio, incaricando il coordinatore avv. Ferdinando di Francia di curare la trasmissione del presente resoconto all'Ufficio di Presidenza del Consiglio, per l'opportuna diffusione dello stesso presso le Camere Penali territoriali , nonché di esporre insieme all'avv. Emiliana Olivieri i risultati a cui si è pervenuti in occasione dell'imminente Convegno di Torino. i Si è sostenuto che il criterio di prevalenza non andrà valutato avuto riguardo alla prevalenza numerica delle cause trattate, né a quello della prevalenza degli importi delle fatture ben può darsi infatti che un professionista abbia maggiori introiti e numericamente più cause relative al diritto civile, ma deve restare libero di dichiararsi penalista, se si può desumere aliunde la sua preparazione in materia . ii In tale senso anche il documento inviato dall'avv. Chiezzi. iii E stato più volte sottolineato dall'avv. Di Francia -e condiviso dall'avv. Zillettiche una opzione secca e priva di ogni valutazione qualitativa porterebbe ad un decadimento qualitativo della professione. In tale visione all'iscrizione all'albo specialistico è conferita anche una funzione di certificazione qualitativa del professionista, che come tale deve essere assoggettata a controlli all'accesso e non lasciata alla semplice volontà del professionista. L'avv. Di Francia ritiene che sia impossibile, date la dimensioni di molti Ordini, arrivare a conoscere tutti gli iscritti, e quindi potere affermare con certezza se un avvocato svolga o meno attività in uno specifico campo. iv L'avv. Dominici, anche in risposta alle fondate preoccupazioni espresse dall'avv. Francia, ha proposto che la violazione dell'obbligo di manifestazione della specializzazione venga sanzionata ovviamente da parte dei CC.OO. con la perdita immediata del diritto ad avvalersi del titolo di specializzato, e con un apprezzabile periodo di divieto ad una nuova specializzazione. v Di diverso avviso l'avv. Chiezzi, secondo cui si dovrebbe permettere, in linea teorica, la cumulabilità di 2 specializzazioni. L'avv. Chiezzi non ha partecipato ai lavori della commissione, ma ha inviato un documento scritto. vi Si parla in questa sede -ovviamentedell'opzione esercitata da coloro che sono già attualmente iscritti all'Ordine e per i quali vale quindi il diritto acquisito ad esercitare in tutti i campi professionali . Diverse e molto più rigorose le regole verranno per coloro che entrano a far parte dell'Ordine a seguito della riforma. Questi ultimi, come si vedrà, avranno onere di sostenere la parte specialistica dell'esame di abilitazione. vii Tale accorgimento deriva dalla consapevolezza che una scelta definitiva così anticipata potrebbe apparire prematura, data l'incertezza del giovane professionista sugli sviluppi della propria carriera, le occasioni e le evenienze che possono indirizzarla in una via piuttosto che in un'altra. Tre anni di professione -che corrispondono circa a sei di effettiva pratica forensedovrebbero essere invece sufficienti per trarre un primo bilancio dell'attività, e sembra ragionevole ancorare a questo termine una scelta vincolante. viii Ciò nell'intenzione del proponente, avv. Dominici da una parte per conferire maggiore contenuto alla qualifica di specializzato , posto che un neoabilitato senza alcuna esperienza pratica difficilmente potrebbe ritenersi più esperto di altri in un determinato settore dall'altra per rendere più agile l'avvio della riforma senza recedere dalla prospettiva di riforma dell'esame di abilitazione, in un primo periodo transitorio il requisito dello svolgimento della professione per almeno tre anni da avvocato non specializzato , unitamente alla dimostrazione documentale di aver operato con prevalenza in uno specifico campo, potrebbe essere considerato sufficiente all'iscrizione nel registro di specialità. ix soltanto in questo ultimo caso, avendo tali avvocati superato entrambi gli esami di specializzazione, potrebbe riconoscersi il loro diritto a cambiare campo senza ulteriori verifiche. x Tale previsione avrà l'effetto di depurare le liste da molti avvocati civilisti che utilizzano la difesa d'ufficio come veicolo per raggiungere clientela al di fuori dei canali personali non si tratta di una battaglia contro questi professionisti, ma un accorgimento che mira a rendere maggiormente effettiva la competenza del difensore d'ufficio, a tutto vantaggio del cittadino. xi Secondo l'avv. Dominici, invece, se si muove dal presupposto che attualmente nelle liste dei difensori d'ufficio sono iscritti molti se non moltissimi non penalisti che, quando non operano come difensori d'ufficio, si dedicano a tutt'altri settori dell'esperienza forense, l'obbligo di iscrizione all'albo di specialità dei penalisti potrebbe/dovrebbe disincentivare la corsa alle difese d'ufficio, posto che qualificherebbe il professionista quale specializzato in settore diverso da quello in cui effettivamente esercita ciò va correlato alla necessità di sanzioni severe per la violazione dell'obbligo di manifestazione della specializzazione v. ante . Altre critiche a questo sistema le muove l'avv. Chiezzi nel suo documento tale previsione a parere suo determinerebbe che nei piccoli centri dove, per ipotesi, nessun penalista chiedesse l'iscrizione agli albi specialistici, l'ufficio del difensore non fiduciario verrebbe lasciata scoperta. Si può facilmente ovviare a tale inconveniente prevedendo che in quei casi siano proprio gli iscritti alla locale Camera Penale ad assumersi l'onere. xii La previsione sugli uffici giudiziari potrebbe contrastare con i diritti di coloro che intendano specializzarsi in materie che, nei fatti, non hanno contatti con gli uffici v. cd avvocati d'affari, etc. xiii A parere di chi scrive è necessario che il candidato venga sottoposto ad accurato esame sulle materie per le quali ha esercitato l'opzione in sede di prova scritta, così che su quelle egli possa concentrarsi precipuamente. Troverei ad esempio eccessivamente gravoso un esame orale sulla procedura civile e quella penale, nonché sul diritto civile e diritto penale. xiv Sia consentito rimandare il lettore a quel documento, nella parte relativa allo svolgimento della pratica, anche, ed in particolare modo, ai passi circa la funzione sussidiaria che essa spesso ormai svolge per i laureati in giurisprudenza, che inevitabilmente finiranno per affollare gli albi professionali. xv Ovvero, ma il numero è irrisorio, coloro che hanno sostenuto e superato l'esame abilitativo presso la Corte di Cassazione. xvi Vi è tuttavia anche la possibilità di prevedere un esame unico nazionale, se il numero dei candidati lo permetterà. xvii Altrimenti si rischierebbe, nel tempo, di avere meno professionisti abilitati rispetto alle effettive esigenze della giurisdizione il che, vista la situazione attuale, sarebbe un bel paradosso!ndr xviii Questa decisione dipende dal fatto che, anche quando questa riforma entrerà in vigore, l'avvocato non vedrà compromessa la possibilità di esercitare la professione in tutti gli attuali campi non ha quindi senso, sistematicamente, impedire tale facoltà in seno alle GG.SS Si può tuttavia subordinare tale esercizio al superamento di un esame di idoneità, necessario per mantenere l'alto livello di competenza necessario, che spesso non è possibile garantire davanti ai Tribunali e le Corti d'Appello. ?? ?? ?? ?? 3