Agenti commerciali, la via europea alla liquidazione degli italiani

L'indennità di cessazione del rapporto per i professionisti indipendenti non può essere sostituita, in applicazione di un accordo collettivo, da un'altra che penalizzerebbe l'ex collaboratore

L'agente commerciale indipendente al termine di un rapporto lavorativo ha diritto a un'indennità che sia in linea con i parametri indicati dalla direttiva europea, anche se il professionista ha prestato servizio in un Paese come l'Italia dove vige un accordo collettivo. È quanto stabilito dai giudici della prima sezione della Corte di giustizia europea nella sentenza della causa C-465/04 depositata il 23 marzo scorso, leggibile tra i correlati. La vicenda vede coinvolti la Honyvem e un'agente commerciale milanese il cui contratto viene risolto il 30 giugno 1998. La società, facendo riferimento all'accordo del 1992, liquida alla professionista circa 79 milioni di vecchie lire. Secondo l'agente, però, l'indennità che le spetterebbe sarebbe pari a quasi 182 milioni. La signora decide così di rivolgersi al Tribunale di Milano che accoglie invece le ragioni della società. In appello, l'agente vede riconosciuto il diritto a percepire un'ulteriore somma di 57 milioni in applicazione dell'articolo 1751 del Codice civile. A questo punto è la Honyvem a impugnare la sentenza per cassazione sostenendo che il principio dell'autonomia della volontà delle parti e, di conseguenza, degli accordi collettivi è espressamente autorizzato dall'articolo 1751. La Corte suprema, ritenendo che né la giurisprudenza né la dottrina italiane siano giunte a conclusioni unanimi in merito alla legalità dell'accordo del 1992, sospende il procedimento e si rivolge alla Corte di giustizia chiedendo, in sostanza, se l'articolo 19 della direttica europea 86/653 debba essere interpretato nel senso che l'indennità di cessazione del rapporto prevista all'articolo 17 numero della direttiva possa essere sostituita, in applicazione di un accordo collettivo, con un'indennità determinata secondo criteri differenti. I giudici di Strasburgo, ricordando che la direttiva comunitaria mira a tutelare gli agenti commerciali nelle loro relazioni con i preponenti, a promuivere la sicurezza delle operazioni commerciali e a facilitare gli scambi tra Stati membri ravvicinandone i sistemi giuridici in materia , hanno accolto le conclusioni dell'avvocato generale Miguel Luìs Pessoa Poiares Maduro vedi negli arretrati del 27 ottobre 2005 . Resta pertanto stabilito che L'articolo 19 della direttiva del Consiglio 18 dicembre 1986, 86/653/CEE, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, dev'essere interpretato nel senso che l'indennità di cessazione del rapporto che risulta dall'applicazione dell'articolo 17, numero , di tale direttiva non può essere sostituita, in applicazione di un accordo collettivo, da un'indennità determinata secondo criteri diversi da quelli fissati da quest'ultima disposizione a meno che non sia provato che l'applicazione di tale accordo garantisce, in ogni caso, all'agente commerciale un'indennità pari o superiore a quella che risulterebbe dall'applicazione della detta disposizione . Inoltre, conclude la sentenza All'interno dell'ambito fissato dall'articolo 17, n. 2, della direttiva 86/653, gli Stati membri godono di un potere discrezionale che essi sono liberi di esercitare, in particolare, con riferimento al criterio dell'equità .