Notifica irregolare della citazione a giudizio, sulla nullità la Consulta si allinea alle Sezioni unite

di Stefania Di Tomassi

La Consulta si allinea con le Sezioni unite della Cassazione a proposito del regime delle nullità nei casi di notificazione non omessa ma soltanto irregolare della citazione a giudizio. È quanto emerge dall'ordinanza 159/06 depositata lo scorso 14 aprile, redatta da Giovanni Maria Flick e qui leggibile nei documenti correlati . Pubblichiamo di seguito il commento di Stefania Di Tomassi. di Stefania Di Tomassi La questione di costituzionalità decisa nel senso dell'inammissibilità manifesta concerneva, nella sostanza, il regime delle nullità derivanti dalla notificazione del decreto di citazione a giudizio all'imputato, irrituale ma che aveva raggiunto lo scopo. In fatto, nel giudizio a quo il difensore dell'imputato aveva eccepito - per la prima volta con i motivi di appello - la nullità assoluta dell'udienza preliminare per nullità della notificazione al proprio assistito del relativo decreto di fissazione, e la nullità assoluta del processo, per nullità della notificazione del decreto che dispone il giudizio, perché, nonostante l'imputato avesse eletto domicilio presso il difensore, ambedue le anzidette notifiche erano state eseguite mediante consegna al portiere dello stabile nel quale era ubicato lo studio legale con omissione delle formalità previste dall'articolo 157, comma 3 e 4, Cpp. Gli atti erano stati tuttavia sicuramente consegnati allo studio come risultava sia dal fatto che il difensore, che aveva ricevuto nello stesso modo gli avvisi a lui indirizzati, era comparso in udienza, senza sollevare eccezioni sia dalle dichiarazioni rese, in veste di testimone, dal portiere , sicché la notificazione non risultava omessa, ma soltanto irregolare . In tale situazione il rimettente, in particolare, dubitava della legittimità costituzionale, in riferimento articoli 3 e 111, comma 2, Costituzione, della riconducibilità della situazione dedotta all'articolo 180 Cpp - regolante le nullità così dette a regime intermedio - anziché alla categoria delle nullità relative dell'art. 181, comma 3, stesso codice. Richiamando la decisione della Corte di cassazione a Sezioni unite 119/05 [Palumbo], la Corte costituzionale conferma innanzitutto la plausibilità della premessa ermeneutica , posta a base della questione e cioè la necessaria distinzione, ai fini del regime delle nullità, tra citazione omessa e citazione irregolarmente notificata . Con la conseguenza che solo quando la notificazione della citazione dell'imputato è radicalmente omessa o quando risulti astrattamente o concretamente inidonea a determinare la conoscenza effettiva dell'atto da parte del destinatario sussiste nullità assoluta ed insanabile ex art. 179 Cpp., mentre la notificazione irrituale, ma comunque atta a garantire l'anzidetta conoscenza, ricade nel novero delle nullità c.d. a regime intermedio, di cui all'articolo 180 . Sempre rifacendosi a Su Palombo, e all'ipotesi da questa decisa, la Corte costituzionale che richiama altresì la circostanza che l'articolo 429, comma 4, Cpp, è collocato nel Libro V e che anche l'articolo 181 Cpp, distingue chiaramente le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio dalle nullità verificatesi nel giudizio precisa quindi che la nullità della notificazione del decreto che dispone il giudizio, rappresentando un incombente anteriore e prodromico al giudizio, non può considerarsi verificata in tale fase, ai sensi e per gli effetti del regime di deducibilità previsto dall'ultima parte dell'articolo 180 Cpp. La nullità derivante dalla irritualità della notificazione della vocativo in iudicium, quando non determina omissione di tale notifica, costituisce perciò, anche secondo la Corte costituzionale, nullità a regime intermedio nello stesso senso, vedi anche sezione V, sentenza 43344/05 è peraltro da evidenziare che secondo l'ordinanza sezione VI, 30414/04, che aveva rimesso la questione di diritto alle Sezioni unite, la situazione considerata poteva ritenersi ricadere nella nullità individuata dall'articolo 171, comma 1, lettera d , Cpp, e avere natura relativa che deve essere eccepita, a pena di decadenza nel giudizio di primo grado. Sulla base delle stesse premesse del rimettente, la questione è stata dichiarata, perciò, manifestamente inammissibile perché irrilevante nel giudizio a quo, nel quale l'eccezione era stata sollevata per la prima volta con i motivi d'impugnazione.

Corte costituzionale - ordinanza 5-14 aprile 2006, n. 159 Presidente Marini - Relatore Flick Ritenuto Che con l'ordinanza in epigrafe la Corte d'assise d'appello di Venezia ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 111, comma 2, della Costituzione ed ai principi pure costituzionalizzati della speditezza, dell'economia e dell'efficienza del processo , questioni di legittimità costituzionale a in via principale, dell'articolo 180 del Cpp b in via subordinata, dell'articolo 179 del medesimo codice c ed in via ulteriormente subordinata, di entrambe le citate norme, nella parte in cui le stesse non prevedono che, nell'ipotesi di elezione di domicilio presso il difensore, le nullità afferenti alla notificazione di avvisi o citazioni all'imputato che ha eletto il domicilio debbano essere eccepite nei tempi e nelle forme di cui all'articolo 181, comma 3, Cpp che l'ordinanza premette, in punto di fatto, che il difensore dell'imputato aveva eccepito - per la prima volta con i motivi di appello - la nullità assoluta dell'udienza preliminare per nullità della notificazione al proprio assistito del relativo decreto di fissazione, e la nullità assoluta del processo, per nullità della notificazione all'imputato medesimo del decreto che dispone il giudizio che, a sostegno dell'eccezione, l'appellante aveva rilevato come, avendo l'imputato eletto domicilio presso il difensore, ambedue le anzidette notifiche fossero state eseguite mediante consegna al portiere dello stabile nel quale era ubicato lo studio legale con omissione, tuttavia, delle formalità previste dai commi 3 e 4 dell'articolo 157 Cpp, e, in particolare, senza che l'ufficiale giudiziario avesse dato notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento che tale formalità doveva ritenersi necessaria a fronte del fatto che il portiere, benché qualificato nella relata di notifica come addetto che cura la consegna , non apparteneva all'organico dello studio legale donde - ad avviso della difesa - la nullità assoluta ed insanabile delle notifiche in questione, rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio che, al riguardo, la Corte rimettente osserva come, all'esito della disposta rinnovazione parziale del dibattimento, non risultasse in effetti provato in modo adeguato un collegamento, sia pur saltuario, della persona che aveva ricevuto le due notificazioni con lo studio legale del difensore dell'imputato che, nondimeno, entrambi gli atti erano stati comunque consegnati allo studio, come poteva desumersi sia dalla circostanza che il difensore - al quale l'avviso della fissazione dell'udienza preliminare era stato notificato con le medesime modalità - fosse comparso in detta udienza, senza sollevare eccezioni in ordine alla notificazione a sé destinata sia dalle dichiarazioni rese, in veste di testimone, dal portiere consegnatario che si sarebbe, di conseguenza, al cospetto non già di un'omessa notifica, ma di una notifica eseguita in modo irregolare, integrativa, come tale, di una nullità di ordine generale ex articolo 178, comma 1, lettera c , Cpp , diversa da quelle assolute - rilevabili anche d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento - di cui all'articolo 179 Cpp e ciò in quanto - anche alla luce delle indicazioni ritraibili dalla relazione preliminare al Cpp - la fattispecie dell'omessa citazione dell'imputato, sanzionata dalla disposizione da ultimo citata, sarebbe configurabile nel solo caso in cui la notificazione non sia stata mai effettuata, e non anche quando la notificazione abbia invece portato, come nella specie, ad una conoscenza non legale dell'atto da parte del destinatario che le nullità denunciate dalla difesa resterebbero pertanto disciplinate dall'articolo 180 Cpp prospettiva nella quale - mentre la nullità concernente la notificazione dell'avviso per l'udienza preliminare risulterebbe tardivamente dedotta - sarebbe tempestiva l'eccezione di nullità inerente alla notificazione del decreto che dispone il giudizio sicché, in applicazione dell'articolo 604, comma 4, Cpp, la sentenza impugnata andrebbe annullata, con rinvio degli atti al giudice di primo grado che, ciò premesso, la Corte rimettente dubita, tuttavia, della legittimità costituzionale del citato articolo 180 Cpp, nella parte in cui non prevede che, nell'ipotesi di elezione di domicilio presso il difensore, le nullità afferenti alla notificazione di avvisi o citazioni all'imputato che ha eletto il domicilio debbano essere eccepite nei tempi e nelle forme di cui all'articolo 181, comma 3, Cpp ossia secondo le regole valevoli per le nullità relative che le modalità delle notificazioni degli avvisi e delle citazioni all'imputato mirano a garantire la conoscenza legale della chiamata in giudizio del soggetto nei cui confronti viene esercitata l'azione penale, la quale rappresenta uno dei momenti essenziali per la costituzione di un rituale ed efficace rapporto processuale e, quindi, per l'esercizio del diritto di difesa sicché si giustificherebbe, in linea di principio, la previsione della possibilità di eccepire l'irregolarità della notifica nei tempi e nei modi di cui al citato articolo 180, avendo il legislatore ritenuto, nell'esercizio della propria discrezionalità, che nel contrasto tra l'interesse all'efficienza, alla speditezza ed all'economia processuale, e quello alla rituale costituzione del rapporto processuale - ritualità che, nella materia considerata, riguarderebbe peraltro solo l'aspetto della correttezza legale delle forme - debba essere privilegiato il secondo, almeno nei termini procedimentali posti dallo stesso articolo 180 che tale assetto normativo si rivelerebbe tuttavia irrazionale - con conseguente violazione dell'articolo 3 Costituzione, assistendosi ad un trattamento identico di situazioni ben diverse - allorché l'imputato abbia eletto domicilio presso il difensore, il quale è destinatario di una propria ed autonoma notifica per il medesimo incombente che a seguito di detta elezione di domicilio, difatti, l'irregolarità viene immediatamente portata a conoscenza dello stesso difensore tecnico, e cioè proprio di colui che è nelle condizioni di eccepirla che il difensore domiciliatario, d'altra parte, ha sempre - e, quindi, anche nel caso di notifica regolare - il preciso obbligo, deontologico, contrattuale e procedimentale , di avvertire il proprio assistito della fissazione dell'incombente in relazione al quale ha ricevuto per suo conto la notifica né potrebbe ipotizzarsi che egli ignori di essere stato designato come domiciliatario, giacché tale circostanza risulta comunque con chiarezza dallo stesso decreto di citazione che, a fronte di ciò, il fatto che il difensore domiciliatario non sia tenuto ad eccepire i vizi della notificazione ricevuta per conto dell'imputato nei termini previsti dall'articolo 181, comma 3, Cpp - il che basterebbe a garantire adeguatamente l'interesse alla regolarità anche formale delle notificazioni in parola - ma possa invece farlo in quelli di cui all'articolo 180 Cpp, si tradurrebbe in una soluzione normativa priva di valida ragione che essa sacrificherebbe gravemente, infatti, i principi di ragionevole durata, efficienza, speditezza ed economia del processo, senza salvaguardare alcun apprezzabile interesse della parte, se non quello, eventuale e non costituzionalmente protetto, alla prescrizione dei reati che si consentirebbero, in tal modo, manovre dilatorie, analoghe a quella avutasi nel giudizio a quo il difensore domiciliatario - il quale abbia ricevuto la contestuale notificazione della propria citazione e sia altresì consapevole delle irregolarità che inficiano entrambe le notifiche ricevute - potrebbe infatti comparire con l'effetto tra l'altro di sanare la nullità che lo riguarda, ai sensi dell'articolo 184, comma 1, Cpp , senza però dedurre quella concernente il proprio assistito facendo così celebrare l'intero giudizio di primo grado, salvo poi proporre la questione con i motivi di appello che, in via subordinata - nell'ipotesi in cui dovesse ritenersi che la nullità della notificazione equivalga ad omissione della stessa, dando così luogo ad una nullità assoluta disciplinata dall'articolo 179 Cpp - il giudice a quo sottopone a scrutinio di costituzionalità quest'ultima disposizione, rilevando come le argomentazioni svolte a dimostrazione della non manifesta infondatezza della questione sollevata in via principale valgano a fortiori qualora le irregolarità di cui si discute integrassero una nullità ancora più grave, rilevabile in ogni stato e grado del processo che, da ultimo, ed in via ulteriormente subordinata - ove si reputasse che la sussunzione della fattispecie considerata nell'ambito dell'una o dell'altra categoria di nullità resti affidata al giudice ordinario - la Corte rimettente denuncia l'illegittimità costituzionale di entrambe le norme che le questioni, gradatamente poste nei termini dianzi indicati, sarebbero altresì rilevanti nel giudizio a quo, giacché il loro accoglimento consentirebbe di evitare l'annullamento della sentenza impugnata e, dunque, di decidere l'appello nel merito che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili per difetto di rilevanza e, comunque, manifestamente infondate. Considerato che la Corte d'assise d'appello di Venezia dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 180 codice procedura penale, nella parte in cui sottopone alla disciplina delle nullità c.d. a regime intermedio - anziché a quella prevista dall'articolo 181, comma 3, Cpp in rapporto alle nullità relative - anche le nullità concernenti le notificazioni o gli avvisi all'imputato che ha eletto domicilio presso il difensore che, in via subordinata - e per l'ipotesi in cui la fattispecie oggetto del giudizio a quo attinente a citazione non omessa, ma notificata in modo irregolare, senza pregiudizio per l'effettiva conoscenza dell'atto fosse ritenuta integrativa di una nullità assoluta, ai sensi dell'articolo 179 Cpp - la Corte rimettente sottopone a scrutinio di costituzionalità, in omologhi termini, quest'ultima disposizione salvo a denunciare poi cumulativamente, in via di ulteriore subordine, entrambe le disposizioni, qualora la collocazione dell'anzidetta fattispecie nell'una o nell'altra categoria di nullità fosse reputata di competenza del giudice ordinario che la premessa ermeneutica posta a base della questione sollevata in via principale - relativa all'esigenza di distinguere, ai fini considerati, la citazione omessa dalla citazione irregolarmente notificata - risulta plausibile, avendo trovato l'avallo delle Su della Corte di cassazione v. sentenza 119/05 e della successiva giurisprudenza di legittimità che alla stregua di tale indirizzo interpretativo, difatti, la nullità assoluta ed insanabile prevista dall'articolo 179 Cpp ricorre soltanto nel caso in cui la notificazione della citazione dell'imputato sia stata radicalmente omessa, ovvero quando - essendo stata eseguita in forme diverse da quelle prescritte - essa risulti astrattamente o concretamente inidonea a determinare la conoscenza effettiva dell'atto da parte del destinatario con la conseguenza che la notificazione irrituale, ma comunque atta a garantire l'anzidetta conoscenza, ricade nel novero delle nullità c.d. a regime intermedio, di cui all'articolo 180 Cpp che, nella specie, il giudice a quo ha ampiamente argomentato riguardo al fatto che - ad onta dell'omissione dell'avviso dell'avvenuta notifica mediante lettera raccomandata, prescritto dall'articolo 157, comma 3, Cpp - la consegna dell'atto al portiere aveva comunque assicurato al difensore domiciliatario dell'imputato una effettiva e piena conoscenza dell'atto ricevuto per conto del suo assistito che in questa prospettiva, tuttavia, l'affermazione della Corte rimettente circa la rilevanza della questione nel giudizio a quo - avuto riguardo all'eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio, dedotta dal difensore dell'imputato per la prima volta con i motivi di appello - appare basata su un presupposto del tutto indimostrato che, a mente dell'articolo 180 Cpp, infatti, le nullità c.d. a regime intermedio non possono essere più dedotte dopo la deliberazione della sentenza di primo grado mentre solo per quelle che si sono verificate nel giudizio la preclusione si sposta al momento di deliberazione della sentenza del grado successivo che, nell'assumere che l'anzidetta eccezione di nullità della difesa sarebbe tempestiva ai sensi della disposizione ora citata, la Corte rimettente dà, dunque, per scontato che la nullità della notificazione del decreto che dispone il giudizio si debba considerare verificata nel giudizio il che, invece, è tutto da dimostrare, dato che tale notificazione rappresenta un incombente anteriore e prodromico all'instaurazione di detta fase processuale che, al riguardo, basti considerare - sul piano della sistematica legislativa - che l'obbligo di notificazione del decreto in parola è previsto dall'articolo 429, comma 4, Cpp, ossia da una disposizione collocata non già nel Libro VII dedicato al giudizio , ma nel Libro V intitolato indagini preliminari e udienza preliminare che, inoltre, l'articolo 181 Cpp - nel disciplinare i termini per la deduzione delle nullità relative - distingue chiaramente le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio cui è riferimento nel comma 3 dalle nullità verificatesi nel giudizio comma 4 che, d'altro canto, le stesse Su della Corte di cassazione, nella sentenza dianzi citata - concernente una nullità analoga a quella che al presente interessa, in quanto riguardante anch'essa la notifica del decreto che dispone il giudizio e qualificabile come nullità a regime intermedio - hanno specificamente affermato che tale nullità deve essere eccepita nel giudizio di primo grado e ciò tenuto conto anche dell'esigenza di evitare la lesione dei parametri costituzionali evocati dall'odierno rimettente - sotto il profilo dell'irragionevole prolungamento del processo e della possibile strumentalizzazione del vizio dell'atto da parte dell'imputato - cui darebbe luogo una soluzione di diverso segno che, pertanto, il risultato concreto che il giudice a quo vorrebbe conseguire sostituendo, in parte qua, la disciplina di cui all'articolo 180 Cpp con quella di cui all'articolo 181, comma 3, dello stesso codice - ossia la declaratoria di inammissibilità, per tardività, dell'eccezione della difesa, così da evitare l'annullamento della sentenza di primo grado - appare, in realtà, già assicurato dal citato articolo 180 né, d'altra parte, la Corte rimettente allega alcun argomento che osti ad una simile conclusione, in rapporto a quanto appena sopra evidenziato che, di conseguenza, le questioni sollevate vanno dichiarate manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza. Visti gli articoli 26, comma 2, della legge 87/1953, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli articoli 179 e 180 del Cpp, sollevate, in riferimento agli articoli 3 e 111, comma 2, della Costituzione, dalla Corte d'assise d'appello di Venezia con l'ordinanza indicata in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 1 5