Gravame inammissibile? No, il condomino ha agito correttamente

Anche la proposizione dell’appello in una controversia relativa all’impugnazione di una delibera dell’assemblea condominiale va effettuata nelle forme della citazione rispettando il termine di 30 giorni previsto dall’art. 1137 c.c

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3743/13, depositata il 15 febbraio. Il caso. Un condomino si oppone alla delibera dell’assemblea di condominio che attribuiva aggravi di costo a carico del condomino che richiedesse particolari interventi, senza che ciò fosse stato esplicitato nell’ordine del giorno, e prevedeva funzioni giurisdizionali in capo all’amministratore la sua domanda, però, non viene accolta. La Corte di Appello, premesso che l’impugnazione è inammissibile in quanto proposta con citazione tardiva, ritiene che nella previsione contenuta nell’ordine del giorno potesse rientrare l’oggetto sul quale l’assemblea aveva poi deliberato in ogni caso, mancava l’interesse all’impugnazione da parte del ricorrente. La questione è allora sottoposta ai giudici di legittimità. Un’impugnazione inammissibile? Gli Ermellini rilevano che la Corte di merito ha ritenuto il gravame inammissibile perché proposto con atto di citazione che, nel termine di 30 giorni dalla deliberazione o, per gli assenti, dalla comunicazione previsto dall’art. 1137 c.c., era stato solo notificato alla controparte e non anche depositato presso la cancelleria del giudice di appello. A tal proposito, però, una pronuncia delle Sezioni Unite sentenza n. 8491/2011 ha affermato che le impugnazioni delle delibere dell’assemblea condominiale vanno proposte con citazione, non disciplinando l’art. 1137 c.c. la forma di tali impugnazioni queste possono ritenersi valide anche se proposte impropriamente con ricorso, qualora l’atto risulti depositato in cancelleria entro il termine previsto dalla norma citata la regola vale ovviamente anche per la proposizione dell’appello in una controversia relativa alla materia in oggetto, che va pertanto effettuata nelle forme della citazione rispettando il predetto termine. Non è necessario censurare le argomentazioni sul merito. A giudizio della S.C. il ricorso va pertanto accolto non rileva il fatto che il ricorrente abbia limitato le proprie censure alla statuizione di inammissibilità, dal momento che, qualora il giudice, dopo aver essersi pronunciato sulla stessa, inserisca impropriamente nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha né l’onere né l’interesse a impugnarle. Per questi motivi la Cassazione cassa con rinvio la sentenza impugnata.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile 2, ordinanza 12 dicembre 2012 15 febbraio 2013, n. 3743 Presidente Goldoni Relatore Petitti Fatto e diritto Ritenuto che il Tribunale di Trieste, adito dal Sig. D.P.P. , condomino dello stabile di Via omissis , con sentenza n. 1381 del 2007, rigettava l'opposizione dallo stesso proposta avverso la delibera assembleare adottata il 16 marzo 2004, sostenendo che nella fattispecie non vi fosse il concreto interesse dell'attore ad evitare una lesione attuale al proprio diritto, essendo tutt'al più ravvisabile un mero danno futuro o potenziale che avverso tale sentenza lo stesso D.P. proponeva appello, sostenendo l'erroneità della statuizione circa la mancanza di interesse ad impugnare la delibera nonché l'illegittimità di quest'ultima, per aver stabilito aggravi di costi a carico del condomino che avesse richiesto particolari interventi, senza che ciò fosse però specificato nell'ordine del giorno, e per avere attribuito funzioni giurisdizionali all'amministratore che la Corte d'appello di Trieste, con sentenza n. 150 del 2010, riteneva che l'impugnazione fosse inammissibile in quanto tardiva, essendo stata proposta con citazione depositata in cancelleria solo il 5 febbraio 2010, ben oltre, quindi, l'ultima data utile, identificata nel 28 gennaio 2010 che la Corte d'appello, tuttavia, entrava nel merito della controversia rigettando l'appello anche per altre ragioni che, in particolare, la Corte riteneva che nella previsione contenuta nell'ordine del giorno di eventuali lavori da eseguirsi ex art. 1135 cod. civ. ben potesse farsi rientrare l'oggetto su cui l'assemblea aveva poi deliberato e che, comunque, mancasse l'interesse del ricorrente ad impugnare, non essendogli stato addebitato alcun aggravio di costi per l'intervento eseguito prima dell'adozione della delibera impugnata che avverso tale provvedimento propone ricorso per cassazione il D.P. sulla base di un unico motivo con cui denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 1137, comma terzo, cod. civ., in relazione all'art. 360 n. 3 cod. proc. civ. resiste con controricorso il Condominio di Via omissis che essendosi ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ., comunicata alle parti e al Pubblico ministero. Considerato che il relatore designato ha osservato Il ricorso è fondato. La Corte territoriale ha ritenuto il gravame inammissibile perché proposto con atto di citazione che, nel termine di trenta giorni di cui all'art. 1137 cod. civ., è stato solo notificato alla controparte e non anche depositato presso la cancelleria del giudice di appello. In proposito, sono di recente intervenute le Sezioni Unite che, con sentenza n. 8491 del 2011, hanno affermato il principio secondo cui in tema di condominio negli edifici, le impugnazioni delle delibere dell'assemblea, in applicazione della regola generale dettata dall'art. 163 cod. proc. civ., vanno proposte con citazione, non disciplinando l'art. 1137 cod. civ. la forma di tali impugnazioni possono, comunque, ritenersi valide le impugnazioni proposte impropriamente con ricorso, sempreché l'atto risulti depositato in cancelleria entro il termine stabilito dall'art. 1137 citato . La proposizione dell'appello in controversia relativa a impugnazione di delibera assembleare non si sottrae, ovviamente, alla indicata regola, sicché va effettuata nelle forme della citazione entro il prescritto termine di trenta giorni. Il ricorso va dunque accolto, non costituendo ostacolo il fatto che, da un lato, la Corte d'appello, dopo avere affermato la tardività, e quindi l'inammissibilità dell'appello, abbia tuttavia esaminato nel merito le ragioni della impugnazione e che il ricorrente abbia invece limitato le proprie censure alla statuizione di inammissibilità del gravame, senza nulla dedurre sul merito della controversia. In proposito, è sufficiente ricordare che qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità o declinatoria di giurisdizione o di competenza , con la quale si è spogliato della potestas iudicandi in relazione al merito della controversia, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sul merito, la parte soccombente non ha l'onere né l'interesse ad impugnare conseguentemente è ammissibile l'impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale ed è viceversa inammissibile, per difetto di interesse, l'impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta ad abundantiam nella sentenza gravata Cass., S.U., n. 3840 del 2007 . Sulla base di quanto sopra e qualora il collegio condivida i rilievi in precedenza formulati, si ritiene che il giudizio possa essere trattato in camera di consiglio ai sensi dell'art. 375 n. 5 cod. proc. civ. ed accolto in quanto manifestamente fondato che il Collegio condivide la proposta di decisione, alla quale non sono state rivolte critiche di sorta che dunque, accolto il ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio, per nuovo esame del gravame, alla Corte d'appello di Trieste in diversa composizione che al giudice di rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d'appello di Trieste in diversa composizione.