Casa dei genitori in cambio di assistenza: il figlio, per impedire la risoluzione dell’accordo, sostiene di averli sempre trascurati

Chi vuole far valere il decorso della prescrizione dell’inadempimento deve provarlo specificatamente. La dichiarazione resa in sede di interrogatorio formale, se riguardante un fatto favorevole a chi la rende, non ha natura confessoria.

Con la sentenza n. 3128, depositata l’8 febbraio 2013, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Una casa in cambio di assistenza. Due genitori cedono al figlio ed alla nuora la nuda proprietà della casa dove abitano, in cambio del loro impegno ad assisterli, vita natural durante, con vitto, alloggio, vestiario, assistenza, cure mediche ed ospedaliere e tutto quanto necessario per una decorosa esistenza . L’accordo risale all’aprile 1991. Nel 1992 i due coniugi si trasferiscono a Roma, un centinaio di km lontano dalla provincia di Frosinone, dove si trovano i genitori. Nel 1999 il padre di ammala, muore il 23 febbraio 2001. La madre chiede la risoluzione del contratto, nessuna assistenza hanno ricevuto dal momento del trasferimento, tantomeno durante la malattia. La prescrizione decorre dal momento dell’inadempimento. Il Tribunale accoglie la domanda, riconoscendo in maniera inequivocabile, che, dopo il trasferimento a Roma per ragioni di lavoro, i due coniugi avessero mancato agli obblighi contrattuali assunti . Il termine decennale di prescrizione deve decorrere dal momento dell’inadempimento. Dal 1992 sono passati solo 9 anni. Tra il 1991 ed il 1992, i coniugi avevano garantito l’assistenza richiesta, coabitando, tra l’altro, con i genitori. La nuora battaglia con la suocera. La nuora, non il figlio, si oppone. Dopo il rigetto del suo appello, ricorre per cassazione. Sostiene che erroneamente non siano state considerate le dichiarazioni del marito rese in sede di interrogatorio formale, da cui risultava che già dal 1987 abitavano a Roma e che quindi l’obbligo di assistenza non è mai stato rispettato il termine per far valere l’inadempimento doveva farsi decorrere dal momento stesso della stipula del contratto, il 1991. Il termine, nel 2001, sarebbe quindi prescritto. L’onere della prova sulla decorsa prescrizione spetta a chi vuole farla valere. La S.C. respinge il ricorso. Il decorso della prescrizione doveva essere oggetto di specifica prova da parte di chi tale eccezione aveva sollevato, con la conseguenza che la mancata prova sul punto non può che rifluire in suo danno . Peraltro, se davvero il trasferimento fosse avvenuto già nel 1987, il contratto sarebbe invalido per inesistenza della causa o impossibilità dell’oggetto , nullità che potrebbe essere anche rilevata d’ufficio dal giudice. Non si possono confessare fatti a sé favorevoli. La dichiarazione del figlio, assunta in sede di interrogatorio formale, non può essere considerata confessoria nel momento in cui cita circostanze a lui favorevoli. Può essere però considerata come confessoria nel momento in cui ammette l’inadempimento degli obblighi di mantenimento e di assistenza.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 26 ottobre 2012 8 febbraio 2013, n. 3128 Presidente Felicetti Relatore Parziale Svolgimento del processo 1. La signora P. impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma n. 3373 del 2008, pubblicata il 2 settembre 2008, che rigettava l'appello avverso la sentenza del Tribunale di Cassino, che aveva accolto la domanda nei suoi confronti proposta dalla signora Pa. , così dichiarando la risoluzione per inadempimento del contratto del 24 aprile 1991 in essere tra le parti. 2.- In fatto, e per quanto ancora interessa in questa sede, con contratto del 24 aprile 1991 i coniugi Pa. -C. cedevano la nuda proprietà dell'immobile sito in al figlio A C. e al di lui coniuge, P.S.C. , che si impegnavano ad assisterli, vita natural durante, con vitto, alloggio, vestiario, assistenza, cure mediche ed ospedaliere e tutto quanto necessario per una decorosa esistenza così la sentenza impugnata . L'azione di risoluzione era proposta nel dicembre del 2001 dalla signora Pa. , dopo la morte del marito, C.G. , avvenuta nel omissis . Lamentava la signora Pa. che il figlio e la di lui moglie non avevano adempiuto agli obblighi assunti, tra l'altro mai assistendo il di lei marito durante la malattia che l'aveva portato alla morte. 3.- Il Tribunale di Cassino rigettava l'eccezione di prescrizione e accoglieva la domanda perché dalle prove raccolte era inequivocabilmente emerso che i due obbligati, dopo essersi trasferiti a Roma per ragioni di lavoro, avevano mancato agli obblighi contrattuali assunti e che, trattandosi nella specie di domanda di risoluzione contrattuale, il termine decennale della prescrizione decorreva non già dalla data di stipula del contratto, ma dal momento in cui si era verificato il dedotto inadempimento . 4.- La Corte territoriale, adita dalla signora P.,. rigettava la sua impugnazione. Rilevava la Corte che, contrariamente a quanto affermato dall'appellante, la decorrenza della prescrizione doveva essere individuata non già dal momento della stipula del contratto, ma dai momenti dei dedotti inadempimenti indicati nella domanda e relativi cioè all'allontanamento dei coniugi dall'abitazione nel 1992 ed alla mancata assistenza di G C. durante la sua malattia iniziata nel e terminata con la morte il omissis . A tali momenti temporali il Tribunale correttamente aveva fatto riferimento in sentenza. Di qui, secondo la Corte, la conclusione che nel periodo precedente, per tutta la durata della coabitazione con i genitori in , l'obbligo di assistenza era stato regolarmente osservato. In definitiva, l'inizio dell'inadempimento era collocabile nel 1992 e di conseguenza al momento della proposizione della domanda non erano decorsi i 10 anni. 5. All'udienza del 30 novembre 2011 veniva disposta la rinnovazione della notifica del ricorso al signor A C. , rinnovazione regolarmente effettuata. 6. La ricorrente formula due motivi di ricorso. Resiste con controricorso l'intimata. Nessuna attività in questa sede ha svolto A C. , rimasto contumace nei due gradi di merito del giudizio. Motivi della decisione 1. I motivi del ricorso. 1.1 - Con il primo motivo si deduce vizio di motivazione per aver il giudice dell'appello mancato di esaminare specifici elementi probatori alcune testimonianze, nonché le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio formale da A C. decisive e ai fini di stabilire l'inizio dell'inadempimento per la decorrenza della prescrizione. Sia i testi che lo stesso C.A. avevano affermato che i coniugi P. - C. mai avevano coabitato con i genitori di A. e mai avevano adempiuto ai loro obblighi, sicché l'inadempienza decorreva dal momento della stipula del contratto aprile del 1991 . Conseguentemente l'azione di risoluzione, azionata con la domanda del dicembre 2001, era prescritta. Il giudice dell'appello non aveva tenuto conto di tali risultanze. 1.2. Con il secondo motivo di ricorso viene dedotta la violazione degli articoli 2730 e 2733 del codice civile. La Corte non avrebbe tenuto conto delle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio formale da parte di A C. , marito della P. e figlio della resistente, che aveva affermato di aver abitato fin dal con il coniuge in , con ciò integrando una dichiarazione confessoria che non poteva non essere considerata dal giudice. 2. Il ricorso è infondato e va respinto. 2.1 - Occorre in primo luogo osservare che è applicabile l'articolo 366 bis c.p.c., vigente ratione temporis , tenuto conto delle sopra indicate date di pronunzia e pubblicazione della sentenza impugnata, per effetto delle disposizioni regolanti il processo di cassazione introdotte dall'art. 6 del decreto legislativo 2006 n. 40. In particolare, l'articolo 366 bis c.p.c. prevede che nei casi previsti dall'articolo 360, primo comma, numeri 1, 2, 3, 4 c.p.c. l'illustrazione di ciascun motivo si deve concludere a pena di inammissibilità con la formulazione di un quesito di diritto e nel caso di cui al 5 con la chiara indicazione del fatto controverso . Occorre, altresì, rilevare che non è in discussione in questa sede la qualificazione giuridica del contratto intercorso tra le parti, né, tantomeno, la durata del termine di prescrizione applicabile all'azione di risoluzione. 2.2 - Il primo motivo è inammissibile e comunque infondato. È inammissibile perché, pur deducendo vizi motivazionali, l'argomentazione della censura non contiene la chiara indicazione del fatto controverso . Occorre rilevare, infatti, che la censura di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione deve contenere un momento di sintesi che svolge l'omologa funzione del quesito di diritto per i motivi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 4 dell'art. 360 cod. proc. civ. che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità v. S.U. sent. n. 20603/2007 e, successivamente, le ordinanze della sez. 3 n. 4646/2008 e n. 16558/2008, nonché le sentenze delle S.U. nn. 25117/2008 e n. 26014/2008 . Il relativo requisito deve sostanziarsi in una parte del motivo che si presenti a ciò specificamente e riassuntivamente destinata. Non soddisfa quindi tale requisito il motivo nel quale sia possibile individuare un determinato fatto controverso, riguardo al quale si assuma omessa, contraddittoria od insufficiente la motivazione, soltanto all'esito della completa lettura della illustrazione e dell'attività di interpretazione svolta dal lettore e non di una specifica indicazione da parte del ricorrente, deputata all'osservanza del requisito del citato art. 366 bis ord., sez. 3, n. 16002/2007 ord., sez. 3, nn. 4309/2008, 4311/2008 e 8897/2008, cit., nonché sent. S.U. n. 11652/2008 . La appropriata formulazione del motivo richiede, quindi, che l'illustrazione venga corredata da una sintetica esposizione del fatto controverso, degli elementi di prova valutati in modo illogico o illogicamente trascurati, nonché del percorso logico in base al quale si sarebbe dovuti pervenire, se l'errore non vi fosse stato, ad un accertamento di fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione v., da ultimo, ord., sez. 3, n. 16567/2008 . In ogni caso il motivo è infondato. Si deducono - come detto - vizi di motivazione in relazione alla valutazione delle risultanze istruttorie. La Corte di merito non avrebbe correttamente valutato le dichiarazioni testimoniali, nonché le dichiarazioni rese dal Signor A C. , coniuge della ricorrente e il figlio dell'intimata. Una corretta valutazione di tali risultanze probatorie avrebbe condotto ad affermare che mai era stata data esecuzione al contratto e che di conseguenza l'inadempimento doveva decorrere dal momento della conclusione del contratto. Al riguardo, occorre osservare che la censura valorizza, in fatto, la locuzione lessicale della domanda non davano alcuna esecuzione all'obbligo , ma non tiene conto della stessa prospettazione di parte attrice, che colloca l'inizio del mancato adempimento al 1992, data di trasferimento altrove da parte dei coniugi. Sicché, occorre considerare ed interpretare complessivamente le affermazioni fatte dalla parte attrice al riguardo, non potendosi valorizzare alcune e trascurare le altre. In ogni caso, occorre rilevare che il decorso della prescrizione e l'inizio del dies a qua doveva essere oggetto di specifica prova da parte di chi tale eccezione aveva sollevato, con la conseguenza che la mancata prova sul punto non può che rifluire in suo danno. L'esame delle testimonianze rese al riguardo, infatti, non risulta decisivo in ordine al punto centrale della controversia relativo al momento in cui era emerso con chiarezza l'inadempimento. Infatti, come del resto riportato nello stesso ricorso, alcune testimonianze riguardano situazioni successive, collocate temporalmente alla fine degli anni '90, non rilevanti di per sé, mentre altre riguardano la residenza degli obbligati, che sarebbe stata collocata altrove, rispetto alla casa ove si sarebbe dovuta prestare l'assistenza, già dal 1987, da epoca, cioè, antecedente alla data di conclusione del contratto. Se così fosse, evidentemente il contratto risulterebbe invalido per inesistenza della causa o impossibilità dell'oggetto, con le note conseguenze in tema di rilevazione della nullità, anche in via ufficiosa, da parte del giudice, anche in Cassazione, come del resto affermato dalle Sezioni unite n. 14828 del 2012. In definitiva, quindi, la carenza di prova specifica in ordine alla decorrenza del momento iniziale dell'inadempimento ricade sull'eccipiente e di conseguenza correttamente la Corte territoriale, facendo applicazione di tale principio, ha rilevato che l'inadempimento aveva avuto inizio dal 1992. 2.3. Parimenti infondato è il secondo motivo, posto che a fondamento della censura viene posta l'affermazione relativa al valore confessorio della dichiarazione resa da C.A. , in sede di interrogatorio formale, circa la residenza dei coniugi in altro luogo già da data anteriore alla stipulazione del contratto. È agevole osservare che tale dichiarazione non può considerarsi come confessoria, posto che riguarda un fatto favorevole a colui che tale dichiarazione ha reso. Sicché, il quesito il diritto, formulato nella prospettiva di considerare tale affermazione come confessione, non risulta pertinente. Occorre anche ulteriormente osservare che certamente, invece, assume valore confessorio la dichiarazione resa dall'obbligato circa l'inadempimento degli obblighi di mantenimento e di assistenza, cui fa riferimento nelle sue dichiarazioni il figlio dell'odierna resistente, anche in relazione alla circostanza che tale aspetto inizialmente fu negato dai convenuti. 3. In definitiva il ricorso va rigettato. Quanto alle spese, si ritiene equo disporne la compensazione in relazione alla specificità della vicenda. P.T.M. La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese.