Indennità premio di servizio: per il calcolo contano solo gli emolumenti indicati dal legislatore

La retribuzione contributiva utile al computo dell’indennità premio di servizio è costituita solo dagli emolumenti testualmente menzionati dall’art. 11, comma 5, l. n. 152/1968, la cui elencazione ha carattere tassativo e la cui dizione stipendio o salario richiede un’interpretazione restrittiva.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 176/13, depositata il 7 gennaio. Il caso. L’Inpdap viene condannata in entrambi i gradi di merito alla riliquidazione dell’indennità premio di servizio nei confronti di alcuni dipendenti, con il computo nella base contributiva degli incrementi della c.d. indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità previsti dal CCNL del Comparto Sanità. In particolare, a giudizio della Corte territoriale, l’assoggettamento a contribuzione degli incrementi dell’indennità confermerebbe la loro inclusione tra gli elementi stipendiali in base ai quali calcolare l’indennità premio di servizio. La nozione di retribuzione contributiva. Con un unico motivo di ricorso l’Inpdap denuncia violazione di legge nonché di CCNL in quanto la tassatività della retribuzione contributiva prevista dalla l. 152/1968 non consente di includere nella base di calcolo dell’indennità premio di servizio anche gli emolumenti non espressamente contemplati. In particolare, la determinazione della retribuzione contributiva, ai sensi dell’art. 11 della legge citata, è costituita dallo stipendio o salario comprensivo degli aumenti periodici, della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura spettanti per legge o regolamento. No a una nozione omnicomprensiva di retribuzione. A fronte di tale quadro normativo, la S.C. constata la sostanziale incompatibilità con una nozione omnicomprensiva di retribuzione utile ai fini della liquidazione dell’indennità in questione. Se, come visto, il legislatore del 1968 ha incluso nello stipendio da valere quale retribuzione contributiva utile al computo dell’indennità premio di servizio soltanto i predetti elementi, e non anche altri emolumenti seppure aventi carattere retributivo , significa che sono esclusi dallo stipendio o salario, ai fini in esame, tutte le altre voci del trattamento retributivo non espressamente menzionate. Contano solo gli emolumenti indicati. In conclusione, alla luce di quanto esposto, l’indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità prevista dall’art. 45 del CCNL del Comparto Sanità non può essere ricompresa nella retribuzione contributiva utile al computo dell’indennità premio di servizio. Tale retribuzione, infatti, è costituita solo dagli emolumenti testualmente menzionati dall’art. 11, l. n. 152/1968, la cui elencazione ha carattere tassativo e la cui dizione stipendio o salario richiede un’interpretazione restrittiva non possono pertanto assumere rilievo ai fini della determinazione dell’indennità in questione altri emolumenti non specificamente indicati. Poiché la Corte territoriale si è discostata da questo principio, la Cassazione accoglie il ricorso e cassa con rinvio la sentenza impugnata.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 29 novembre 2012 7 gennaio 2013, n. 176 Presidente Canevari Relatore Bandini Svolgimento del processo La Corte d'Appello di Bologna, con sentenza del 19.4 - 22.8.2007, confermò la pronuncia di primo grado che aveva condannato l'Inpdap alla riliquidazione, in favore di A.F. , A.V. e D.V.E. , dell'indennità premio di servizio, con il computo nella base contributiva degli incrementi della cosiddetta Indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità , previsti dall'art. 45, commi 3, 4 e 5 del CCNL per il Comparto Sanità. A sostegno del decisum, per ciò che ancora qui rileva, la Corte territoriale osservò che l'assoggettamento a contribuzione degli incrementi dell'indennità di qualificazione professionale confermava la loro inclusione tra gli elementi stipendiali in base ai quali doveva essere calcolata l'indennità premio di servizio. Avverso la suddetta sentenza della Corte territoriale l'Inpdap ha proposto ricorso per cassazione fondato su un unico motivo. Gli intimati A.F. , A.V. e D.V.E. non hanno svolto attività difensiva. Motivi della decisione 1. Con l'unico motivo il ricorrente denuncia vizio di violazione di legge e di CCNL, deducendo che la tassatività della retribuzione contributiva, prevista dalla legge n. 152/68, non consente di includere nella base di calcolo dell'indennità premio di servizio anche gli emolumenti non espressamente contemplati. 2. L'art. 4 legge n. 152/68 dispone che l'indennità premio di servizio è pari a un quindicesimo della retribuzione contributiva degli ultimi dodici mesi, considerata in ragione dell'80% ai sensi del successivo art. 11, per ogni anno di iscrizione all'Istituto il successivo art. 11, intitolato misura del contributo previdenziale , dispone, al primo comma, che il contributo dovuto per ogni iscritto ai fini del trattamento di previdenza è stabilito a decorrere dal primo marzo 1966, nella misura del 5 per cento della retribuzione contributiva annua considerata in ragione dell'80 per cento la determinazione della retribuzione contributiva è fissata dal quarto comma dello stesso art. 11, ove si stabilisce che la retribuzione contributiva è costituita dallo stipendio o salario comprensivo degli aumenti periodici, della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura, spettanti per legge o regolamento e formanti parte integrante ed essenziale dello stipendio stesso. Tale essendo il quadro normativo di riferimento, deve rilevarsene la sostanziale incompatibilità con una nozione omnicomprensiva di retribuzione utile ai fini della liquidazione dell'indennità in questione costituisce infatti orientamento consolidato di questa Corte quello per cui nel vigente ordinamento, in materia di retribuzione dovuta al prestatore di lavoro, non esiste un principio generale e inderogabile di omnicomprensività, sancito, invece, dal legislatore solo con riguardo ad alcuni emolumenti come, ad esempio, l'indennità di anzianità e il trattamento di fine rapporto, a riguardo del quale è, peraltro, consentita deroga da parte della contrattazione collettiva . Come argomentato dalle Sezioni Unite di questa Corte, che hanno composto il contrasto di orientamenti in materia cfr, Cass., SU, n. 3673/97 , se la norma di cui all'art. 11 legge n. 152/68 non fosse improntata ad una ratio negativa dell'omnicomprensività, ossia se con la menzione di stipendio e salario si fosse inteso designare il complessivo trattamento retributivo del lavoratore, ingiustificata ed incoerente risulterebbe la specifica menzione degli aumenti periodici, della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura come elementi dello stipendio o del salario da ricondurre nell'ambito della retribuzione contributiva. La circostanza che il legislatore del 1968 abbia avvertito l'esigenza di includere nello stipendio o nel salario, da valere quale retribuzione contributiva utile al computo dell'indennità premio di servizio, soltanto gli aumenti periodici, la tredicesima mensilità e gli assegni in natura, e non anche altri emolumenti seppure aventi carattere indubbiamente retributivo, significa esclusione dallo stipendio o salario, ai fini anzidetti ossia dalla retribuzione contributiva , di ogni altra voce del trattamento retributivo globale del lavoratore non espressamente menzionata. Tale orientamento ermeneutico è stato in prosieguo seguito da numerose pronunce della Sezione Lavoro cfr, ex plurimis, Cass., nn. 10160/2001 681/2003 9901/2003 15906/2004 18999/2010 ed al medesimo, condividendolo, il Collegio intende dare qui continuità. 3. Il CCNL Comparto Sanità 1994 - 1997, all'art. 40, prevede che la struttura della retribuzione si compone del trattamento fondamentale stipendio tabellare retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita indennità integrativa speciale e del trattamento economico collegato alla posizione di lavoro ed alla produttività , comprendente varie voci retributive fra cui anche l'indennità prevista dall'art. 45. 4. Ne discende, alla luce dei principi sopra ricordati, che l'indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità, prevista dall'art. 45 del CCNL per il Comparto Sanità, non va ricompresa nella retribuzione contributiva utile al computo dell'indennità premio di servizio. Va quindi enunciato il seguente principio di diritto La retribuzione contributiva, alla quale, per i dipendenti degli enti locali, si commisura, a norma dell'art. 4 legge 8 marzo 1968 n. 152, l'indennità premio di servizio, è costituita solo dagli emolumenti testualmente menzionati dall'art. 11, comma 5, della legge medesima, la cui elencazione ha carattere tassativo e la cui dizione stipendio o salario richiede un'interpretazione restrittiva, alla luce della specifica menzione, come componenti di tale voce, degli aumenti periodici di anzianità, della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura ne consegue che non possono assumere rilievo, ai fini della determinazione della suindicata indennità, gli incrementi dell'indennità di qualificazione professionale e valorizzazione delle responsabilità art. 45 CCNL Comparto Sanità 1994 - 1997 , in quanto detta indennità non fa parte degli emolumenti specificamente indicati dalla norma e i relativi incrementi non possono considerarsi come componente dello stipendio, nella locuzione usata dalla citata norma di previsione . Essendosi la Corte territoriale discostata dal suddetto principio il motivo, e con esso il ricorso che sul medesimo si fonda, vanno accolti. 5. Per l'effetto la sentenza impugnata deve essere cassata stante l'avvenuta proposizione in sede di appello, da parte dei lavoratori, di un gravame incidentale condizionato, come tale ritenuto assorbito dalla Corte territoriale e sul quale non vi è stata quindi ancora pronuncia, va disposto il rinvio al Giudice designato in dispositivo, che deciderà conformandosi al suindicato principio di diritto e provvedere altresì sulle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d'Appello di Firenze.