Se la rimessa diventa luogo di culto la modifica di destinazione è ammissibile

E se le modifiche una tramezzatura interna che il Comune voleva demolire alla costruzione in area agricola non modificano volumi o trasformano l'edificio e non vi è un' offesa urbanistica non sussiste neppure il divieto

Il cambio di destinazione d'uso di una rimessa in luogo di culto, in una costruzione in area agricola, può non costituire un abuso perseguibile. È il parere della quinta sezione del Consiglio di Stato che con la decisione qui leggibile come documento correlato ha accolto il ricorso della Congregazione dei Testimoni di Geova della Val Gardena contro il Comune di Ortisei che aveva ingiunto la demolizione di opere edilizie abusive consistenti nella realizzazione di una sala di riunione in una preesistente rimessa . Si tratta, al di là della specificità del caso una rimessa per motoslitte e macchine da neve in area qualificata agricola , di una circostanza - quella dell'alloggiamento di spazi di culto in locali originariamente destinati ad altro - piuttosto diffusa soprattutto per le attività di comunità religiose minoritarie. Nel caso di specie i giudici di Palazzo Spada hanno deciso con unica sentenza anche su altri due ricorsi strettamente connessi sia soggettivamente che oggettivamente. Il primo era quello della società proprietaria del fabbricato che aveva concesso in locazione l'immobile alla Congregazione cui era stato notificato l'ordine di demolizione in base alla Legge provinciale 4/1987, lamentava la società, tale ordine doveva invece essere diretto a chi aveva la materiale disponibilità del fabbricato sul quale era stato commesso il presunto abuso. Fondato, per Palazzo Spada, anche il secondo ricorso quello della Congregazione secondo il quale l'ordine di demolizione era stato emesso in violazione del provvedimento di sospensione dell'efficacia di una precedente ordinanza, in sede cautelare, dello stesso Consiglio di Stato in effetti, rilevano i giudici, il Comune aveva reiterato il provvedimento sanzionatorio anche al fine di eliminare un vizio della precedente ordinanza di demolizione emessa senza previo ordine di sospensione dei lavori senza attendere la definizione del giudizio in corso. Vi è poi il ricorso per così dire principale, quello in ordine alla modifica di destinazione d'uso. I provvedimenti comunali, rilevano i giudici, non contestano aumenti né di volumetria né di superficie. La modifica di destinazione, secondo il Comune, era avvenuta in violazione dell'articolo 42 dell'Ordinamento urbanistico provinciale secondo la ricorrente - tutt'al più - poteva essere adottato un provvedimento ex articolo 2 terzo comma della Legge provinciale 4/1987. La norma richiamata dal Comune, infatti, sanziona la realizzazione di opere in totale difformità dalla concessione circostanza che, alla luce dei riscontri, non si è verificata, consistendo la violazione in una tramezzatura interna ed in altre minute variazioni senza incidenza su volumi e superfici. Da tutte le considerazioni, inoltre appare anche un atteggiamento del Comune cui i locali Testimoni di Geova avevano anche chiesto la concessione, negata, di un'area per la realizzazione di un edificio di culto se non di esercizio sviato delle proprie funzioni, quanto meno non lineare ed equanime nei confronti della Congregazione ricorrente .

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 7 giugno-13 dicembre 2005, n. 7078 Presidente Iannotta - Estensore Zaccardi Ricorrente Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue 1 I tre ricorsi indicati in epigrafe sono riuniti, al fine della decisione con unica sentenza, perché connessi sia soggettivamente che oggettivamente. I fatti di causa sono dati per conosciuti così come descritti negli atti difensivi delle parti e nella sentenza appellata con salvezza delle precisazioni qui di seguito svolte. 2 È preliminare l'esame del ricorso n. 703/1988 proposto dalla Società Immobiliare Bel Sté Sas di Prinoth E. & C. diretto all'annullamento degli atti,impugnati anche con ricorso n. 702/1988 dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova della Val Gardena in seguito Congregazione , con i quali il Comune di Ortisei ha ordinato la demolizione di tramezza divisoria interna, chiusura portoni di ingresso del garage lato sud e la costruzione locali accessori su un fabbricato, ceduto in locazione dalla Società ricorrente alla Congregazione, situato sulla particella 94/3 del Comune di Ortisei e destinato a rimessa e del quale, in forza delle modifiche in questione,veniva modificata la destinazione ad un uso non consentito in area agricola, l'attività di culto della Congregazione. Si tratta, in particolare, dell'ordinanza 392/88 con cui si è intimato di demolire le opere abusive,ordinanza preceduta da un ordine di sospensione dei lavori del 22 dicembre 1987. 2.1 È fondato il primo motivo con cui parte ricorrente fa rilevare che, essendo solo proprietaria del fabbricato, l'ordine di demolizione sarebbe dovuto essere diretto, a tenore dell'articolo 3 della legge provinciale 4/1987 in seguito LP 4/1987 , ai soggetti che sono indicati nella disposizione richiamata che non include il proprietario dell'area dal novero dei possibili destinatari dei provvedimenti sanzionatori in materia edilizia se egli non è committente dei lavori, titolare della concessione, costruttore o direttore dei lavori. In effetti il proprietario dell'area che non abbia partecipato in alcun modo alla realizzazione delle opere abusive e che, come nel caso di specie in forza di un contratto di locazione non ha la disponibilità materiale dell'immobile su cui è stato compiuto l'abuso, non può essere chiamato a rispondere delle violazioni alle norme urbanistiche ed edilizie sulla edificazione di un manufatto cui è rimasto del tutto estraneo. 3 Quanto si è qui osservato consente anche di respingere la eccezione di inammissibilità del ricorso 702/88 proposto dalla Congregazione contro gli stessi atti avanzata dal Comune di Ortisei e fondata proprio sulla circostanza della notifica della ordinanza in parola alla Società proprietaria e non alla Congregazione che, non essendo stata contemplata tra i destinatari, non avrebbe avuto titolo ad impugnare l'ordine di demolizione. È, peraltro, chiaro che il danno derivante dalla demolizione sarebbe stato principalmente della Congregazione che aveva già impugnato un precedente ordine di demolizione oggetto del ricorso n. 1744/1987 e non ha, quindi, oggettivamente pregio alcuno sostenere che non avrebbe interesse all'annullamento dell'atto ripetitivo dell'ordine di demolizione solo perché non notificato nei suoi confronti. Invero, avendone avuto conoscenza ben poteva, anzi doveva,impugnarlo nei termini per evitare che si consolidasse. 3.1 Nel merito anche il ricorso n. 702/1988 è fondato. Sostiene, infatti, la difesa della Congregazione, con il primo motivo, che l'ordine di demolizione è stato emesso in aperta violazione del provvedimento di sospensione della efficacia della precedente ordinanza 3220/87 emesso da questa Sezione in sede cautelare ordinanza 709/87 . In effetti il Comune di Ortisei, in chiaro contrasto con la ordinanza della Sezione qui richiamata,senza procedere ad una nuova istruttoria e con la evidente finalità di conseguire comunque l'obiettivo dell'abbattimento del manufatto, ed anche al fine di eliminare un vizio del procedimento in cui era incorso nell'adottare la precedente ordinanza di demolizione emessa senza essere stata preceduta da un ordine di sospensione dei lavori a tenore dell'articolo 2, comma 3, della LP 4/1987 , ha meramente reiterato il provvedimento sanzionatorio la cui efficacia era stata sospesa senza attendere la definizione del giudizio in corso instaurato per stabilirne la legittimità, comportamento che sarebbe stato doveroso. Tanto basta per l'accoglimento anche del ricorso n. 702/1988. 4 In ordine al terzo ricorso qui in esame, n. 1744/1987, si devono preliminarmente precisare alcune circostanze in fatto. 4.1 Gli atti impugnati riguardano unicamente la modifica di destinazione d'uso della esistente rimessa sita in via Socrep, p. 94/3 C.C. Ortisei, in una sala riunione . Nessun aumento di cubatura o di superficie viene contestato con detti provvedimenti alla Congregazione. È così delimitato l'oggetto del presente giudizio che è del tutto indipendente, anzi pregiudiziale, rispetto a quello definito in primo grado con sentenza 365/03 del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa, Sezione Autonoma per la Provincia di Bolzano, che ha avuto ad oggetto il diniego di sanatoria emesso il 4 dicembre 1995 e concernente sia le opere di cui al presente giudizio ed altre risalenti al 1977 di ampliamento di un locale interrato. 4.2 Ciò posto si deve osservare che, risulta dagli atti di causa è particolarmente significativa,sul punto, la esposizione in fatto contenuta nel ricorso n. 703/1988 in cui la Società Immobiliare Bel Sté dichiara che l'edificio, approvato con licenza edilizia 11 giugno 1969 n. 2489, disponeva fin dall'origine di due wc, di due ripostigli e di un'ampia sala, ed era stato sempre destinato ad ospitare un reparto della fabbrica Prinoth e precisamente quello relativo alla verniciatura dei pezzi di ricambio delle macchine da neve che la rimessa in parola aveva già una sua struttura interna e che,in particolare, i due wc e i due locali deposito erano già presenti oltre ad una finestratura esterna e ad una porta di ingresso. Su tale fabbricato sono stati progettati ed effettuati interventi di modifica nella posizione delle finestre e della porta di ingresso e nella funzionalità dei due ripostigli ed, inoltre, una tramezzatura per disporre di un piccolo atrio cfr. lo stato attuale e lo stato a nuovo del progetto edilizio presentato dalla Congregazione in allegato alla domanda di concessione edilizia del 7 aprile 1987 . Nell'ordine di demolizione impugnato,è bene ribadirlo, non si contesta in alcun modo un aumento di cubatura o delle superfici utili e si afferma per vero l'affermazione è contenuta solo nella successiva nota del 17 agosto 1987 che la modifica di destinazione effettuata con tali opere è in contrasto con l'articolo 42 dell'Ordinamento Urbanistico Provinciale che vieta la modifica di destinazione d'uso degli edifici situati in zona agricola. 4.3 La censura mossa nel primo motivo di ricorso dalla difesa della Congregazione appare al Collegio fondata nella parte in cui deduce che, nel caso di specie, doveva al più essere adottato un provvedimento ex articolo 2, comma 3, della LP 4/1987 che contempla le infrazioni alle norme, prescrizioni e modalità di cui al comma 1 essenzialmente le norme sull'attività urbanistica ed edilizia e le modalità esecutive fissate nella concessione sanzionandole con la sospensione dei lavori ed, inoltre, nei successivi quarantacinque giorni con i provvedimenti da emettere in relazione alla tipologia della infrazione. Nel caso qui in esame il Comune di Ortisei ha ritenuto invece di ricorrere all'articolo 4 della medesima legge provinciale che sanziona, però, la realizzazione di opere in totale difformità dalla concessione, quelle che integrano un edificio in tutto diverso rispetto all'esistente,ovvero l'esecuzione di volumi edilizi non autorizzati e tali da costituire un organismo edilizio autonomo in tutto o in parte. Nella fattispecie che qui interessa,ed in relazione agli atti oggetto del presente giudizio, non vi è stata realizzazione di un edificio nuovo ed autonomo ma, soltanto la realizzazione di opere in difformità parziale dalla concessione che il fabbricato aveva assentito ed una modifica di destinazione d'uso che, per ciò che si è detto in precedenza, non appare offensiva degli interessi tutelati dalle disposizioni dell'Ordinamento Urbanistico Provinciale richiamate dall'Amministrazione comunale appellata. Appare quindi, in tale contesto, la fondatezza della censura svolta nel primo motivo con cui si deduce l'inesistenza di una modifica di destinazione d'uso vietata. Se si tiene, infatti, conto della funzione delle norme che sanciscono il divieto della modifica di destinazione delle aree in zone agricole, di garantire la conservazione e lo sviluppo delle attività produttive collegate all'agricoltura e di assicurare al contempo il migliore assetto e l'integrità del territorio ricompresso in tali zone, si comprende bene che, nel caso di specie, la modifica di destinazione di un edificio in atto destinato alla riverniciatura delle macchine da neve in una sala riunioni di una Congregazione religiosa per la sua attività di culto non pare al Collegio in alcun modo offensiva degli interessi pubblici che le norme urbanistiche sono chiamate a tutelare. 4.4 Da altra angolazione si deve rilevare che,con il terzo motivo di ricorso, la Congregazione deduce la illegittimità del provvedimento con cui il Comune di Ortisei ha negato la concessione di un'area per realizzare un edificio di culto delibera di Giunta del 1 giugno 1987 e nota di comunicazione del 4 giugno 1987 sostenendo essenzialmente che, in forza dell'articolo 11 del Piano Urbanistico Comunale approvato con deliberazione della Giunta Provinciale del 25 novembre 1985 n. 6042 gli edifici di culto, di tutte le confessioni religiose ammesse nel regime concordatario, integrando opere di urbanizzazione secondarie,possono essere realizzati in aree di interesse pubblico destinate dal Comune a tale specifica utilizzazione e che il diniego opposto in relazione alla destinazione agricola dell'area su cui sorge l'edificio di cui trattasi non è di ostacolo alla realizzazione di edifici di culto. La censura, che non è tardiva come invece ritiene la difesa comunale posto che fino all'adozione del provvedimento che ordinava la demolizione della sala riunioni della Congregazione non vi era, oggettivamente, un interesse attuale a rimuovere la deliberazione della Giunta Comunale che negava la concessione di una diversa area per lo svolgimento delle attività di culto, è fondata perché tutte le opere di urbanizzazione, primaria e secondaria, possono essere realizzate, corrispondendo ad interessi pubblici che il Comune è chiamato a valutare congiuntamente con quelli sottesi alle singole previsioni di destinazione urbanistica, in ogni area del territorio comunale. 5 Emerge da tali considerazioni,così come dal pregiudiziale rifiuto da parte del Comune di Ortisei di considerare la possibilità, pur espressamente prevista dal Piano Urbanistico Comunale di riservare anche alla locale Congregazione dei Testimoni di Geova un'area per la realizzazione di un edificio di culto, un atteggiamento se non di esercizio sviato delle proprie funzioni quanto meno non lineare ed equanime nei confronti della Congregazione ricorrente. 6 Il ricorso va, pertanto, accolto, mentre non assumono particolare rilievo altre circostanze dedotte negli atti difensivi delle parti o perché non sono state poste con censure ritualmente introdotte nel giudizio così l'annullamento del Piano Urbanistico Comunale da parte della Congregazione ovvero perché oggettivamente ininfluenti per la decisione della causa così la mancata predisposizione di un piano attuativo del Piano stesso per gli aspetti che qui interessano da parte della difesa dell'Amministrazione comunale . Le spese sono compensate sussistendo giusti motivi per disporre in tal senso. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, definitivamente pronunciando sugli appelli indicati in epigrafe, previa loro riunione, li accoglie e,per l'effetto, in riforma delle sentenze appellate annulla gli atti impugnati in primo grado. Spese compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.