Difesa tecnica obbligatoria per la concessionaria del servizio tributi

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Le parti del processo diverse dall'Ufficio del ministero delle Finanze o dell'Ente locale sono obbligate all'assistenza tecnica in difetto, l'appello presentato dall'ente concessionario del servizio tributi è inammissibile. Con queste conclusioni la sezione 21 della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 32/2006 depositata l'11 aprile 2006 e qui leggibile tra gli allegati, ha stabilito che la società gestore per conto del comune del servizio di accertamento e riscossione dei tributi, debba essere necessariamente munita di un difensore tecnico abilitato. IL FATTO Con una istanza presentata al comune di Pomezia una società di capitali richiedeva alla società concessionaria del servizio tributi del comune la restituzione di oltre euro 112.000,00 quale maggior tributo Ici versato relativamente agli anni 1998 e 1999. La società contribuente, in seguito al silenzio rifiuto formatosi, si rivolgeva alla Commissione tributaria provinciale di Roma richiedendo la restituzione delle somme indebitamente versate palesava che il rimborso richiesto scaturiva dalla differenza tra la rendita attribuita e quella calcolata in base ai costi sostenuti e inseriti nelle scritture contabili e rivalutati in base ai coefficienti annuali. La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso e disponeva l'integrale rimborso delle somme versate in eccesso. La concessionaria del servizio della riscossione dei tributi, rivolgendosi alla Commissione tributaria regionale del Lazio, appellava la decisione dei giudici provinciali. LA SENTENZA L'appello presentato è stato dichiarato inammissibile dalla Commissione tributaria regionale del Lazio. Al riguardo osserva il Collegio giudicante l'articolo 12 del D.Lgs 546/92 recita testualmente che le parti devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato ed il ricorso deve essere da queste sottoscritto articolo 18 del D.Lgs 546/92 commi 3 e 4 . Il ministero delle Finanze proseguono i giudici regionali romani, con la circolare n 98/E del 23 aprile 1996 fornendo chiarimenti sull'obbligo di assistenza tecnica, precisa che sono obbligate all'assistenza tecnica le parti diverse dall'ufficio fiscale o dall'ente locale, prevedendo espressamente tale obbligo per il concessionario del servizio di riscossione così pure per l'intervenuto o il chiamato in giudizio . La constatazione che l'amministratore delegato della società concessionaria del servizio tributi del comune di Pomezia abbia sottoscritto personalmente l'appello senza quindi servirsi di un difensore tecnico abilitato ha determinato la pronuncia di dichiarazione di inammissibilità dell'atto di appello. Esaminando la vicenda sotto il profilo strettamente letterale della norma, possiamo osservare che l'articolo 12 comma 5 del D.Lgs 546 stabilisce che nelle controversie di valore inferiore agli euro 2.582,27 5.000.000 v.l. le parti interessate possano stare in giudizio personalmente al termine del comma citato, la stessa norma prevede che il Presidente della Commissione possa discrezionalmente attribuire un termine entro cui la parte possa munirsi di un difensore abilitato l'inosservanza di tale disposizione comporta l'inammissibilità dell'atto. Anche l'articolo 18 comma 3 del D.Lgs 546/92 che disciplina la sottoscrizione del ricorso applicabile anche all'appello per il richiamo del primo comma dell'articolo 53 del D.Lgs 546/92 dispone che l'atto debba essere sottoscritto da un difensore abilitato, comminando al comma quarto, l'inammissibilità in caso di mancata sottoscrizione del difensore. In conclusione appare doveroso menzionare la sentenza 22601/04 resa a Sezioni unite dalla Cassazione in cui, il Supremo collegio stabilisce che al contribuente, ricorrente o resistente in un giudizio in cui risulti privo dell'assistenza tecnica, debba necessariamente essere concesso un termine per munirsi di tale assistenza. Secondo quanto stabilito dalla Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza riportata, questo principio espresso dai giudici del Palazzaccio riuniti a sezioni unite in favore del contribuente non vale anche per gli uffici impositori. Rimane pertanto da attendere e verificare al riguardo il pensiero della Suprema corte.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ventunesima - sentenza 21 marzo-11 aprile 2006, n. 32 Presidente Tomei - Relatore Pennacchia Ricorrente Procter & Gamble Italia Spa Svolgimento del processo e motivi della decisione La Procter & Gamble Italia Spa con istanza presentata al Comune di Pomezia in data 12 giugno 2001, pervenuta alla A. Ser Srl, società concessionaria per la gestione delle Entrate del Comune di Pomezia, il successivo 9 luglio, chiedeva il rimborso della complessiva somma di euro 112.071,03 quale maggiore importo versato a titolo di Ici relativamente agli anni 1998 e 1999. A seguito di diniego si formava il silenzio rifiuto contro il quale in data 27 dicembre 2001, la Procter & Gamble Italia Spa presentava ricorso alla Ctp di Roma. Nei motivi del ricorso la società ricorrente deduceva, anche con successiva memoria, di avere regolarmente versato l'Ici, per il complesso immobiliare, moltiplicando l'ammontare dei costi storici di acquisizione per i coefficienti di adeguamento, ai sensi dell'articolo 5, comma 3 del D.Lgs 504/92. Rappresentava inoltre che all'epoca gli immobili erano privi di rendita catastale in quanto l'Agenzia del territorio non aveva provveduto alla relativa assegnazione e che soltanto nell'anno 2000 l'imposta era stata calcolata in base alla rendita attribuita. Dal chè discendeva la domanda di rimborso della maggiore somma versata rispetto a quanto effettivamente avrebbe dovuto versare sulla base della rendita catastale attribuita. La Concessionaria A. Ser Srl si costituiva tempestivamente in giudizio, respingeva tutte le eccezioni di parte e chiedeva il rigetto del ricorso rappresentando che fino alla data dell'avvenuto classamento la base imponibile da utilizzarsi per il calcolo dell'imposta doveva essere quella risultante dal valore contabile degli immobili. Nel corso dell'udienza il rappresentante della A. Ser aderiva alla richiesta di rimborso inoltrata dalla ricorrente, fatta eccezione per l'unità immobiliare censita in catasto al foglio 14 part. 6 Cat. D/7, in quanto era stata la ricorrente, a seguito di fusione per ampliamento, a chiedere la variazione del classamento con procedimento Docfa in data 29 novembre 1999, per cui la rendita in parola poteva essere utilizzata solo a decorrere dall'anno d'imposta 2000 articolo 5 D.Lgs 504/92 . L Ctp di Roma all'udienza del 28 maggio 2004 emetteva sentenza con la quale accoglieva integralmente il ricorso di parte. Avverso detta decisione ricorre in appello la A. Ser in persona dell'Amministratore delegato che, in riforma dell'impugnata decisione, chiede il rigetto della richiesta di rimborso con riferimento alle somme versate a titolo di imposta in relazione all'immobile di cui al foglio 14, part. 6, Cat. D/7. Al riguardo rappresenta che il credito del valore storico contabile debba essere utilizzato solo fino a quando l'immobile non viene iscritto in catasto con conseguente attribuzione di rendita e richiama con l'occasione la circolare ministeriale n. 35/E del 29 marzo 1999, la quale puntualizza che qualora un fabbricato non abbia la rendita catastale definitiva, successivamente assegnata dall'Agenzia del territorio, le modifiche apportate ai fini Ici non hanno effetto retroattivo su quanto versato fino alla data del nuovo classamento. Da quanto premesso ne consegue che nessun rimborso compete ai contribuenti che hanno versato somme facendo riferimento ai valori contabili. Con controdeduzioni all'appello si costituisce in giudizio la Procter & Gamble Italia Spa eccependo in via preliminare l'inammissibilità dell'appello proposto per difetto di legitmatio ab causam inammissibilità dell'appello per difetto di assistenza tecnica dell'amministratore delegato nel merito sulla tardività dell'attribuzione della rendita, nonché sulla efficacia retroattiva della rendita catastale. In conclusione chiede il rigetto dell'appello proposto che venga dichiarata l'inammissibilità pregiudizialmente svolta nel merito il diritto al rimborso della somma versata e non dovuta insieme agli interessi ordinari ed anatocistici, nonché la condanna alle spese di giudizio. La vertenza è venuta in decisione in data odierna, previa discussione in pubblica udienza. Prima dell'esame di merito dell'appello proposto dalla società di gestione delle Entrate del Comune di Pomezia il collegio esamina le eccezioni di inammissibilità sollevata dalla parte appellata nella comparsa di costituzione in giudizio per cui si ritiene che tali rilievi hanno pregio giuridico. Premesso quanto sopra il Collegio ritiene che va dichiarata l'inammissibilità dell'appello proposto dalla società di gestione A. Ser Srl per difetto di assistenza tecnica dell'amministratore delegato. Tale eccezione che è assorbente delle altre, evidenzia come l'appello proposto dal Concessionario del servizio di gestione delle Entrate del Comune di Pomezia sia inammissibile sotto il profilo della capacità dell'amministratore delegato a proporre la domanda e a compiere validamente gli atti processuali di cui agli articoli 12 e 18 del D.Lgs 546/92. Difatti l'appello proposto dalla A. Ser Srl risulta sottoscritto dal solo amministratore delegato del concessionario al servizio, senza alcuna assistenza tecnica prevista dal citato articolo 12. Al riguardo si osserva che l'articolo 12 del D.Lgs 546/92 recita testualmente che le parti devono essere assistite in giudizio da un difensore abilitato e il ricorso articolo 18 comma 3 e 4 deve essere sottoscritto dal difensore del ricorrente e contenere l'indicazione dell'incarico a norma del citato articolo 1, comma 3, salvo che il ricorso non sia sottoscritto personalmente, nel qual caso vale quanto disposto dall'articolo 12, comma 5. La sottoscrizione del difensore o della parte deve essere apposta tanto nell'originale quanto nelle copie del ricorso destinate alle altre parti ai sensi dell'articolo 18, comma 4 del D.Lgs 546/92. Il ricorso è inammissibile se manca o è assolutamente incerta una delle indicazioni di cui al comma 2 o non è sottoscritto a norma del comma 3 del citato articolo 18. Il ministero delle Finanze con la circolare n. 98/E del 23 aprile 1996 esaminava analiticamente le disposizioni contenute nel Dl 546/92 al fine di fornire e chiarire a tutti gli uffici gli elementi conoscitivi del predetto decreto. Tra le altre cose, relativamente all'obbligo dell'assistenza tecnica, il Ministero chiarisce che le parti del processo diverse dall'ufficio del ministero delle Finanze o dell'Ente locale, sono obbligate all'assistenza tecnica, sottolineando oltre al concessionario del servizio di riscossione anche l'intervento o il chiamato in giudizio. Da quanto premesso si evince che la Società A. Ser Srl doveva essere assistita in giudizio da un consulente abilitato che doveva firmare l'appello. Alla luce di quanto sopra l'appello proposto deve essere dichiarato inammissibile e in quanto alle spese del grado si ritiene equa la compensazione tra le parti. PQM Dichiara l'appello inammissibile. Spese compensate.