Un cammino positivo all'insegna dei nuovi confini della giurisdizione amministrativa

Alberto De Roberto ha concluso il suo mandato al vertice di Palazzo Spada. In un'intervista traccia un bilancio di quasi sei anni di lavoro e augura al successore un tragitto coerente di autonomia e indipendenza dell'istituzione

Alberto de Roberto, presidente uscente del Consiglio di Stato, il 29 dicembre ha lasciato il suo incarico per raggiunti limiti di età e al suo posto è andato il vecchio e caro amico Mario Egidio Schinaia che saprà conservare, ne è convinto de Roberto, l'indipendenza e l'autonomia di Palazzo Spada. Nato a Napoli il 29 dicembre 1931, Alberto de Roberto si è laureato a vent'anni nell'Università degli studi di Roma La Sapienza . Nel 1953, a ventitré anni, ha vinto il concorso in magistratura ordinaria classificandosi al secondo posto. Nel 1961 è entrato al Consiglio di Stato dove ha svolto tutta la sua carriera, fino a presidente della sesta sezione di Palazzo Spada, incarico che ha ricoperto prima della nomina nel 2001 ai vertici di piazza Capo di Ferro. Ha lasciato Palazzo Spada solo per dirigere, nel 1974, il Tar Umbria, nel 1978 il Tar Lombardia e dal 1987 al 1991 ha presieduto il Tar Lazio. Inoltre, de Roberto è stato anche capo del dipartimento degli affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio dei ministri durante i governi Ciampi, Berlusconi primo e Dini. Il Consiglio dei ministri lo scorso primo dicembre, nel nominare il suo successore, ha ringraziato il presidente de Roberto per le eccezionali doti dimostrate nella sua lunga carriera di magistrato, a cui ha saputo affiancare un'attività didattica quanto mai proficua, formando generazioni di studenti e trasfondendo nell'insegnamento la sua acuta sensibilità giuridica e il rigoroso rispetto per le istituzioni . Prima di lasciare il suo incarico il presidente uscente ci ha concesso un'intervista nella quale ha fatto un bilancio alla fine del suo mandato iniziato quasi sei anni fa in una fase di transizione dal vecchio al nuovo ordinamento. La sua presidenza, del resto, ha dovuto fare i conti con i nuovi confini della giurisdizione amministrativa. Un bilancio alla fine del suo mandato cosa lascerà in eredità al suo successore? Lascio al mio successore un Consiglio di Stato che non ha perduto nulla del suo smalto, o meglio - ironizza de Roberto - il segno che la mia presidenza lascia non lo ha peggiorato. Palazzo Spada ha delle straordinarie energie che ha sempre saputo utilizzare a pieno. Dall'avvento dell'Authority, al condono edilizio, alla tutela della salute e dell'ambiente, alla sentenza 204 della Corte costituzionale come si è evoluta l'attività dei magistrati amministrativi e come è cambiata la giurisdizione esclusiva? Quanto al condono edilizio ho l'impressione che sia un fenomeno che non ha avuto grandi influenze sul nostro processo. Si tratta, infatti, di una normativa episodica che Palazzo Spada ha saputo comunque affrontare come, del resto, tutte le innovazioni introdotte dal legislatore. Le Authorities meritano, invece, un discorso a parte, del resto, alle origini furono considerate un corpo un po' misterioso che fu posto sotto la lente di ingrandimento per comprenderne la natura. Si è capito, alla fine, che le autorità indipendenti sono autorità amministrative sia pure specialissime sottoposte al normale regime del sindacato giurisdizionale amministrativo. Sotto la mia presidenza sono intervenute le prime sentenze che hanno riconosciuto - in applicazione dei principi di cui alla sentenza 500/99 della Cassazione - il risarcimento degli interessi legittimi pretensivi. Nel 2004, inoltre, sempre durante il mio mandato è intervenuta anche la sentenza 204/04 della Corte costituzionale dalla quale la nostra giurisprudenza ha finito per trarre un doppio corollario la qualificazione come interesse legittimo e non diritto soggettivo della pretesa al ristoro per equivalente dell'interesse non soddisfatto in forma specifica e l'operatività di una generalizzata potestà cognitoria del giudice amministrativo a risarcire il danno provocato dalla esplicazione del potere perché il potere non si manifesti come comportamento, atto nullo o atto inesistente . In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario al Consiglio di Stato, nella sua relazione chiedeva confini più precisi tra giurisdizione amministrativa e ordinaria, sottolineando, come il cittadino abbia il diritto di conoscere il percorso giusto da seguire per ottenere giustizia. Il suo appello è stato accolto? Auspico che il giudice regolatore della giurisdizione e il Consiglio di Stato possano continuare a lavorare insieme per realizzare indirizzi condivisi. Non ho mai capito le guerre tra giurisdizioni. Del resto, sono convinto che le incertezze sui confini tra giudice ordinario e giudice amministrativo non possano durare all'infinito. Mi auguro che sulla giurisdizione del giudice amministrativo nessuno ritorni più cambiando idea. Occorre conservare l'attuale sistema nella lettura della Cassazione affinché il cittadino sia in grado di conoscere il percorso giusto da seguire per ottenere giustizia. Nel 2005 i ricorsi alla giustizia amministrativa hanno subito una flessione. Qual è la tendenza nel 2006? Troppo presto per dirlo. È certo che nel 2005 - per i nuovi confini delle giurisdizioni - il giudice amministrativo ha visto ridotto il contenzioso del 10-20 per cento. Dopo il 29 dicembre, data in cui scade il suo mandato per limiti di età continuerà la sua attività di giurista? Vado a riposo serenamente. Dovrò adattarmi a ritmi diversi da quelli attuali. In tutta la mia vita, cinquantadue anni di lavoro, solo tre o quattro giorni sono rimasto a casa. Ho sempre saputo conciliare l'attività di ricerca e insegnamento con quella di magistrato le due strade hanno tratto vantaggio l'una dall'altra. L'augurio che fa al suo successore. Mario Egidio Schinaia è un vecchio e caro amico che saprà conservare l'autonomia e l'indipendenza del Consiglio di Stato come è sempre avvenuto anche con i più remoti predecessori . La magistratura amministrativa anche in avvenire sarà in grado di tener ferme le sue antiche qualità. Cristina Cappuccini