Stato-Regioni, quando le consultazioni sono indispensabili

Bocciati due articoli della Finanziaria 2005. Sia sui livelli essenziali di assistenza sanitaria sia per le risorse rinnovabili gli enti territoriali devono essere coinvolti preventivamente

Sanità, sui livelli essenziali di assistenza le Regioni devono essere sempre consultate. Questo principio, del resto, vale anche per le risorse rinnovabili gli enti territoriali devono essere coinvolti nell'istituzione del relativo fondo. Così la Corte costituzionale rispettivamente con le sentenze 134 e 133 del 2006 depositate lo scorso 31 marzo e redatte rispettivamente da Ugo De Siervo e Francesco Amirante e qui leggibili nei documenti correlati ha dichiarato illegittimi l'articolo 1 comma 169 e 248 della legge 311/04, la Finanziaria 2005. Ma andiamo con ordine. La sentenza 134/06. A sollevare la questione di legittimità dell'articolo 1 comma 169 della Finanziaria 2005 erano state la Provincia autonoma di Trento e la Regione Friuli Venezia Giulia nella parte in cui affida a un regolamento del ministro della Salute la determinazione degli standard qualitativi e quantitativi, di cui ai livelli essenziali di assistenza sanitaria Lea . Invadendo così le competenze regionali in materia poiché non stabilisce la necessità di un'intesa con gli enti territoriali, piuttosto la contempla come una mera opportunità. La Consulta nel dichiarare fondata la questione ha ritenuto un vero proprio paradosso l'esistenza di due diverse modalità di coinvolgimento delle Regioni rispetto a fenomeni tra loro profondamente contermini, come la determinazione dei Lea e la determinazione di quei particolari Lea che sarebbero costituiti dagli standard specificativi o attuativi dei primi . Tuttavia, ha continuato l'Alta corte, malgrado la Finanziaria 2006 abbia modificato in parte la relativa disciplina non ha corretto il duplice e differenziato canale di determinazione, mediante atti non legislativi, dei livelli essenziali e dei cosiddetti standard . La sentenza 133/06. A sollevare la questione di legittimità dell'articolo 1 comma 248 della legge 311/04 era stata la Regione Friuli Venezia Giulia nella parte in cui non prevede che l'attuazione del fondo e l'erogazione delle risorse rinnovabili avvengano d'intesa con la conferenza Stato-Regioni. La Consulta nel dichiarare fondata la questione ha chiarito che la norma è incostituzionale perché incide su una materia di competenza concorrente, quale la ricerca scientifica, che resta l'elemento prevalente anche se è finalizzata alla tutela dell'ambiente. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 23-31 marzo 2006, n. 133 Presidente Marini - Relatore Amirante Ritenuto in fatto 1. La Regione Friuli-Venezia Giulia, con ricorso notificato il 28 febbraio 2005 e depositato il 3 marzo 2005, ha sollevato numerose questioni di legittimità costituzionale relative alla legge 311/04 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005 . In particolare, la ricorrente censura alcune norme che, a suo dire, perpetuano la tradizione della istituzione di fondi speciali finalizzati alla erogazione di finanziamenti in varie materie di competenza regionale, tra le quali l'articolo 1, comma 248, impugnato in riferimento all'articolo 117, comma 3, della Costituzione ed in relazione all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione . Tale norma prevede che, al fine di incentivare lo sviluppo delle energie prodotte da fonti rinnovabili con particolare attenzione alle potenzialità di produzione di idrogeno da fonti di energia solare, eolica, idraulica o geotermica, è istituito, per l'anno 2005, nello stato di previsione del ministero dell'Economia e delle finanze, il fondo per la promozione delle risorse rinnovabili con una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro e che esso è finalizzato al cofinanziamento di studi e ricerche nel campo ambientale e delle fonti di energia rinnovabile, destinate all'utilizzo per i mezzi di locomozione e per migliorare la qualità ambientale all'interno dei centri urbani. Sono ammessi al finanziamento gli studi e le ricerche che presentino una partecipazione al finanziamento stesso non inferiore alla metà del costo totale del singolo progetto di ricerca da parte di università, laboratori scientifici, enti o strutture di ricerca, ovvero imprese per il successivo diretto utilizzo industriale e commerciale dei risultati di tale attività di ricerca e progettuale. Secondo la ricorrente la norma incide su una materia di competenza concorrente, la ricerca scientifica, che resta la materia prevalente anche se è finalizzata alla tutela dell'ambiente. Comunque, la finalità di tutela dell'ambiente non esclude la competenza delle Regioni in relazione alla connessione con le materie di loro sicura competenza. Il Fondo non risulta destinato alle Regioni, ma all'erogazione diretta di contributi a favore degli autori dei progetti di ricerca verosimilmente - osserva la Regione - tali autori saranno soprattutto gli stessi soggetti tenuti al cofinanziamento università, laboratori scientifici, enti o strutture di ricerca ovvero imprese . Si tratterebbe, quindi, di un intervento finanziario diretto statale in un ambito di competenza regionale, lesivo della competenza legislativa, amministrativa e finanziaria in materia di ricerca scientifica, ovvero, in subordine, in materia ambientale, là dove istituisce un fondo settoriale anziché trasferire pro quota alla Regione Friuli-Venezia Giulia le relative risorse, da considerarsi costituzionalmente illegittimo alla stregua dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione e dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Qualora l'esistenza di un fondo settoriale a gestione centrale fosse ritenuta giustificata da esigenze di esercizio unitario, conclude la ricorrente, il comma 248 della norma in esame sarebbe, comunque, illegittimo in quanto non prevede un'intesa con le Regioni. 2. Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per il rigetto del ricorso, osservando anzitutto che il fondo è finalizzato al cofinanziamento di studi e ricerche nel campo ambientale e al miglioramento della qualità ambientale dei centri urbani. Gli interessi ambientali perseguiti non sono messi in dubbio dalla ricorrente, che tuttavia ritiene prevalenti quelli della ricerca scientifica. Ma, osserva l'Autorità intervenuta, nella tutela dell'ambiente rientra ogni attività rivolta a questo fine, comprese le ricerche e gli studi. Dal fatto che la Regione possa rivendicare una sua legislazione concorrente in materia di ricerca scientifica non deriva la preclusione per lo Stato di esercitare, a sua volta, la propria competenza legislativa, ma solo la possibilità per la Regione di introdurre una sua normativa, da coordinare con quella statale, posto che il concorso di due potestà legislative non può comportare la preclusione per una di esse, nella specie per quella esclusiva dello Stato. 3. Nell'imminenza dell'udienza, la Regione ha depositato una memoria in cui contesta le argomentazioni difensive dell'Avvocatura, osservando come esse conferiscano rilievo assoluto al criterio teleologico di individuazione della materia, mentre questo deve essere combinato con il criterio oggettivo infatti, la materia di riferimento prevalente sarebbe la ricerca scientifica, ma, aggiunge la ricorrente, anche qualora si decidesse per la prevalenza della tutela dell'ambiente, ciò non escluderebbe affatto la competenza regionale, dati i limiti entro i quali deve ritenersi circoscritta la competenza statale esclusiva a tutelare l'ambiente e dato che la norma impugnata non è affatto volta a fissare standards uniformi di tutela. Peraltro, la collocazione della materia nell'ambito della ricerca scientifica sarebbe confermata dalla circostanza che i destinatari del finanziamento possono essere soltanto enti di ricerca. Sotto altri profili l'intervento riguarda la produzione dell'energia che, nella sua stessa dimensione nazionale, attiene alla potestà concorrente. 4. Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato memoria, in cui sostiene che la previsione censurata avrebbe effetti solo sul piano della contabilità statale, nel senso che le materie finali di destinazione sarebbero deducibili soltanto dagli atti di attuazione, contro i quali la Regione potrà servirsi di tutti i rimedi, anche di rilievo costituzionale. Il principio di leale collaborazione, infine, potrebbe assumere rilievo, secondo l'Avvocatura, solo in una fase esecutiva, quando gli organi dello Stato competenti, non ancora individuati, dovessero provvedere. Considerato in diritto 1. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha sollevato numerose questioni di legittimità costituzionale relative a disposizioni della legge 311/04 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005 . La presente sentenza concerne lo scrutinio dell'articolo 1, comma 248, della stessa legge le altre questioni sono decise con separate pronunce. La ricorrente assume che la disposizione censurata prevede la istituzione di un fondo destinato, quanto meno in via prevalente, alla ricerca scientifica e menoma quindi la sfera di attribuzioni regionali in una materia di competenza ripartita. In via subordinata, la Regione deduce che, qualora dovesse ravvisarsi l'esigenza di una gestione unitaria del Fondo, l'esclusione delle Regioni dalla sua gestione sarebbe comunque illegittima. 2. Preliminarmente, deve essere esaminata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza attuale di interesse, sollevata dall'Avvocatura dello Stato, nel senso che soltanto dagli atti di attuazione si potranno individuare le materie finali di destinazione. L'eccezione non è fondata. Le questioni di legittimità costituzionale delle leggi devono essere proposte, in via principale, entro il termine di decadenza fissato dall'articolo 127 Costituzione dal che discende che la lesione della sfera di competenza lamentata dalla ricorrente presuppone la sola esistenza della legge oggetto di censura, a prescindere dal fatto che essa abbia avuto concreta attuazione, ed essendo sufficiente che essa sia, ancorché non immediatamente, applicabile sentenza 234/05 . 3. La questione è fondata per quanto sostenuto nel ricorso in via subordinata. 4. Questa Corte ha più volte affermato il principio che le disposizioni di leggi statali istitutive di fondi con vincoli di destinazione sono legittime soltanto se esauriscono i loro effetti in materie attribuite alle competenze dello Stato ex plurimis, sentenze 370/03, 12, 16, 49, 308, 423/04, 31, 51, 160 e 231/05 . Tuttavia, come pure è stato già rilevato, la complessità della realtà sociale da regolare comporta che, di frequente, le normative non possano essere riferite nel loro insieme ad una sola materia, perché concernono situazioni non omogenee, ricomprese in materie diverse sotto il profilo della competenza legislativa. In siffatti casi di concorso di competenze questa Corte ha fatto applicazione, secondo le peculiarità dell'intreccio di discipline, del criterio della prevalenza di una materia sull'altra e del principio di leale collaborazione sentenze 370/03, 50, 219, 231/05 . Nel caso in esame non si può dubitare che la disposizione censurata riguardi una pluralità di materie diverse e, precisamente, la ricerca scientifica, l'ambiente, la produzione di energia e, più in particolare, la sua produzione da fonti rinnovabili. Le prime due - ricerca scientifica e ambiente - come questa Corte ha osservato, sono materie che hanno delle peculiarità. Per quanto concerne l'ambiente, si è più volte affermato che esso costituisce un valore da tutelare nell'ambito di tutte le discipline che in qualche modo possano su di esso incidere. Da qui anche l'affermazione che, se sull'ambiente la competenza dello Stato è piena e quindi non limitata alla determinazione dei principi fondamentali, non può negarsi la legittimità di una legislazione delle Regioni le quali, nel quadro ed in armonia con quella statale, nell'esercitare la competenza che loro appartiene riguardo ad altre materie - ad esempio, il governo del territorio - approntino ulteriori strumenti di tutela, legati alla specificità dei luoghi sentenze 407/02, 62 e 108/05 . Alla materia della ricerca scientifica è sotteso un valore la cui promozione può essere perseguita anche con una disciplina che precipuamente concerna materie diverse. E, correlativamente, si è affermato che, qualora la ricerca verta su materie di competenza esclusiva statale, a queste occorra riferirsi per stabilire la competenza legislativa sentenze 423/04 e 31/2005 . In buona sostanza la ricerca scientifica, qualora si delimiti l'area su cui verte e si individuino le finalità perseguite, riceve da queste la propria connotazione. 5. Per quel che riguarda la disciplina dell'energia e della sua produzione, si rileva che, se essa, nella ripartizione dell'attuale articolo 117 Costituzione, è annoverata tra le materie di competenza ripartita, già nella legislazione ordinaria antecedente la riforma del Titolo V della Costituzione, in particolare per quanto concerne quella ricavabile da fonti rinnovabili, non era riservata esclusivamente allo Stato. Infatti, gli articoli 5, 9 e 12 della legge 10/1991 Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia , prevedevano competenze regionali così come ben precise competenze regionali sono individuate dagli articoli 30 e 31 del D.Lgs 112/98 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59 . Nella normativa successiva le competenze della Conferenza unificata sono state accresciute dal D.Lgs 387/03 Attuazione della direttiva 2001/77/CEE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità , sia pure limitatamente alla disciplina dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Infine numerose disposizioni della legge 239/04 Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia , prevedono l'intervento delle Regioni nella disciplina della produzione e distribuzione dell'energia mediante atti di normazione primaria e secondaria v., in particolare, l'articolo 1, commi 4, 5 e 6 . Per quanto più specificamente riguarda la questione in esame, l'articolo 1, comma 7, lettera o , della stessa legge, nell'elencare i compiti e le funzioni amministrative dello Stato, stabilisce che la definizione dei programmi di ricerca scientifica in campo energetico sia fatta d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. 6. Alla luce dei principi menzionati e delle considerazioni svolte, si deve concludere che la disposizione in esame concerne una pluralità di materie che alcune di esse, per le loro peculiarità, e cioè per il fatto che non si esauriscono in un delimitato ambito materiale ambiente, ricerca scientifica , non si prestano ad un giudizio di prevalenza che la ricerca scientifica, alla cui promozione il Fondo è destinato, ha ad oggetto l'ambiente, materia di competenza statale sia pure nella particolare accezione di cui si è detto, ma anche la produzione di energia, materia di competenza ripartita. Di conseguenza, mentre per risolvere la questione non può essere adottato il criterio della prevalenza, per ricondurre a legittimità costituzionale la norma occorre fare applicazione del principio di leale collaborazione nella fase di attuazione della disposizione e di erogazione delle risorse, nella forma dell'intesa con la Conferenza, come prevista dalla legge statale legge 239/04 . PQM La Crte costituzionale riservata a separate pronunce la decisione delle questioni di legittimità costituzionale, proposte dalla ricorrente Regione Friuli-Venezia Giulia, nei confronti di altre disposizioni della legge 311/04 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2005 dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 248, della predetta citata legge 311/04, nella parte in cui non prevede che la sua attuazione e l'erogazione delle risorse avvengano d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. ?? ?? ?? ?? 4

Corte costituzionale - sentenza 23-31 marzo 2006, n. 134 Presidente Marini - Relatore De Siervo Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato il 1 marzo 2005 e depositato l'8 marzo 2005 reg. ric. n. 35 del 2005 la Provincia autonoma di Trento, in persona del Presidente pro tempore della Giunta provinciale, ha promosso in via principale questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato legge finanziaria 2005 , per violazione degli articoli 8, numero 1 , numero 9 , numero 10 e numero 16 , del Dpr 670/72 Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige , nonché dell'articolo 117, commi 4 e 6, della Costituzione, in relazione all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione , del Dpr 474/75 Norme di attuazione dello statuto per la regione Trentino-Alto Adige in materia di igiene e sanità , con particolare riferimento all'articolo 2 , dell'articolo 2 del D.Lgs 266/92 Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento , ed, infine, per violazione dei principi costituzionali di legalità sostanziale e di leale collaborazione. La norma impugnata affida ad un regolamento del ministro della Salute, da adottarsi di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome e avvalendosi di una Commissione mista Stato-Regioni, la determinazione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito, e quantitativi relativi ai livelli essenziali di assistenza cd. LEA , la cui disciplina resta determinata dall'articolo 54 della legge 289/02, recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2003 , in relazione alle prestazioni individuate dal Dpcm 29 novembre 2001 Definizione dei livelli essenziali di assistenza . Essa, inoltre, stabilisce che con la medesima procedura sono individuati le tipologie di assistenza e i servizi, relativi alle aree di offerta individuate dal vigente Piano sanitario nazionale . La ricorrente reputa che tale ultimo periodo della norma attenga direttamente all'oggetto dei LEA, alla cui osservanza la Provincia si dichiara tenuta in forza dell'articolo 2 del Dpr 474/75, che le impone di garantire prestazioni di assistenza igienico-sanitaria ed ospedaliera non inferiori agli standard minimi previsti dalla normativa nazionale e comunitaria . Viceversa, il primo periodo della norma avrebbe per oggetto le modalità di erogazione delle prestazioni rese nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. Con riguardo alla individuazione dei livelli essenziali di assistenza articolo 1 del D.Lgs 502/92, recante Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 421/92 e articolo 6 del Dl 347/01 recante Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria, convertito in legge con modificazioni dalla legge 405/01 la Provincia di Trento afferma di essere titolare di competenza legislativa e amministrativa nella materia dell'assistenza sanitaria, in forza degli articoli 9, numero 10 e 16 dello statuto in ragione dell'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001, tale potestà normativa avrebbe assunto carattere pieno , al pari della competenza primaria in materia di ordinamento degli uffici provinciali articolo 8, n. 1, dello statuto . Ai sensi dell'articolo 2 del Dpr 474/75, aggiunge la ricorrente, nell'esercizio della potestà concernente il funzionamento e la gestione delle istituzioni e degli enti sanitari, le Province autonome devono garantire l'erogazione di prestazioni di assistenza igienico-sanitaria ed ospedaliera non inferiori agli standard minimi previsti dalle normative nazionale e comunitaria . Pertanto, la forte incidenza della determinazione dei livelli essenziali sull'autonomia regionale e provinciale in materia sanitaria avrebbe richiesto che, in luogo del solo parere della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome richiesto dalla norma impugnata, fosse ribadita articolo 54, comma 3, del D.Lgs 502/92 la necessità dell'intesa. Tale intesa apparirebbe particolarmente dovuta nel caso della Provincia di Trento, che, in ragione dell'articolo 34, comma 3, della legge 724/94 Misure di razionalizzazione della finanza pubblica , finanzia il servizio sanitario senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato , e che, in caso contrario, si troverebbe a subire scelte statali gravide di conseguenze finanziarie, senza neppure la possibilità di partecipare alla necessaria intesa . In secondo luogo, la norma impugnata violerebbe, nella sua interezza, il principio di legalità sostanziale, giacché consentirebbe al regolamento ministeriale determinazioni prive di una base legale idonea a circoscrivere il potere normativo secondario . Con riguardo al primo periodo della norma impugnata, concernente le modalità di erogazione delle prestazioni, la Provincia ritiene che tali profili eccedano la competenza legislativa statale, venendo a incidere su scelte relative all'organizzazione del servizio sanitario, di spettanza regionale e provinciale. Per tale ragione, sarebbe altresì illegittimo il ricorso alla fonte regolamentare statale. Solo ove si ritenesse, conclude la ricorrente, che la norma impugnata non trovi applicazione nei confronti della Provincia, in forza della clausola di salvaguardia prevista dall'articolo 1, comma 569, della legge impugnata che rende salve le attribuzioni garantite dagli statuti speciali , la questione verrebbe a cadere in via interpretativa. 2. A propria volta, con ricorso notificato il 28 febbraio 2005 e depositato il 3 marzo 2005 reg. ric. n. 28 del 2005 , la Regione Friuli-Venezia Giulia ha impugnato, tra l'altro, l'articolo 1, comma 169, della legge n. 311 del 2004, proponendo, in termini analoghi, le medesime censure svolte dalla Provincia di Trento e basate, quanto all'autonomia legislativa e amministrativa regionale in materia di assistenza sanitaria e organizzazione del relativo servizio, sugli articoli 5, numero 16 e 8 , dello statuto . 3. Si è costituito in entrambi i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto delle questioni con argomenti di analogo tenore. Secondo l'Avvocatura, sia le tipologie di assistenza e i servizi secondo periodo della norma impugnata , sia gli standard primo periodo attengono direttamente ai livelli essenziali di assistenza, la cui determinazione spetterebbe allo Stato, in forza dell'articolo 117, secondo comma, lettera m , della Costituzione. Ove poi dovesse farsi applicazione della potestà legislativa garantita dagli statuti speciali delle due ricorrenti, anziché del predetto titolo di competenza legislativa statale, la prima sarebbe priva di carattere esclusivo, dovendo soggiacere, in materia di assistenza sanitaria ed ospedaliera, ai principi stabiliti dalla legge nazionale mentre sarebbe incongruo il richiamo alla competenza primaria in tema di ordinamento degli uffici , anche con riguardo alle risorse finanziarie programmate per il servizio sanitario nazionale, alle quali i LEA e gli stessi standard debbono correlarsi, ai fini di un'uniforme applicazione sul territorio nazionale. La valenza prettamente tecnica degli standard avrebbe suggerito di demandarne la determinazione ad organi tecnici dopo avere fissato i parametri essenziali , ivi comprese le risorse disponibili. Si sarebbe poi richiesto il solo parere della Conferenza, anziché l'intesa, per scongiurare, in caso di contrasto tra le parti, ritardi che nel settore sanitario debbono essere evitati. In ogni caso, la clausola di salvaguardia garantirebbe il rispetto dell'autonomia speciale. 4. Nell'imminenza dell'udienza, la Regione Friuli-Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento hanno depositato memorie di analogo tenore, insistendo per l'accoglimento dei rispettivi ricorsi. Le ricorrenti replicano alle deduzioni svolte dall'Avvocatura dello Stato, ribadendo, anzitutto, che la norma impugnata reca una distinzione tra fissazione degli standard e determinazione dei livelli essenziali di assistenza insuperabile in sede esegetica, e tale, con riguardo agli standard, da erodere ogni spazio ulteriore di esercizio dell'autonomia regionale in materia di organizzazione sanitaria. Inoltre, quanto al principio di legalità in senso sostanziale, le ricorrenti insistono nell'osservare che la legge è priva della necessaria disciplina di base idonea a circoscrivere il potere regolamentare del Ministro la mera indicazione del tetto delle risorse finanziarie disponibili sarebbe insufficiente a tale scopo, giacché esso sarebbe un elemento estrinseco, che limita ogni attività pubblica . Infine, la previsione di un parere della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome, in luogo dell'intesa, non potrebbe essere giustificata alla luce dell'eventualità che l'intesa non sia raggiunta, poiché l'ordinamento giuridico conosce le procedure per superare tale stallo articolo 3 del D.Lgs 281/97, recante Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali . La sola Provincia di Trento dà poi atto del sopraggiunto articolo 1, commi 292 e 293, della legge 266/05 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006 , che reintroduce l'intesa, in sede di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, con la finalità di incrementare l'offerta di prestazioni in regime ambulatoriale. Secondo la ricorrente, tali disposizioni, in quanto limitate a siffatta finalità, e in quanto non estensibili alla determinazione degli standard, non determinerebbero la cessazione della materia del contendere. In conclusione, entrambe le ricorrenti dichiarano di insistere perché la norma impugnata sia dichiarata costituzionalmente illegittima. 5. A propria volta, nell'imminenza dell'udienza pubblica, la difesa dello Stato ha depositato memorie di analogo tenore, insistendo per il rigetto dei ricorsi. Le argomentazioni ricalcano le deduzioni già svolte in sede di costituzione in giudizio. Lo Stato richiama altresì, quale titolo della propria competenza legislativa, la materia del coordinamento della finanza pubblica , nell'esercizio della quale il mero parere della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome sarebbe sufficiente strumento di leale collaborazione, anche alla luce del rilievo per cui l'atto regolamentare statale è adottato dal Ministro della salute, avvalendosi di una Commissione cui partecipano rappresentati designati dalle Regioni. Si ribadisce, infine, che il carattere tecnico della materia impone il ricorso ad organi dotati delle necessarie competenze, e non già di estrazione politica . Considerato in diritto 1. Con distinti ricorsi di analogo tenore, la Provincia autonoma di Trento e la Regione Friuli-Venezia Giulia quest'ultima unitamente ad altre disposizioni hanno impugnato l'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato legge finanziaria 2005 La Provincia di Trento evoca a parametro costituzionale del giudizio gli articoli 8, numero 1 , numero 9, numero 10 e numero 16 , del Dpr 670/72 Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige l'articolo 117, commi 4 e 6, della Costituzione, in relazione all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione il Dpr 474/75 Norme di attuazione dello statuto per la regione Trentino-Alto Adige in materia di igiene e sanità , con particolare riferimento all'articolo 2 l'articolo 2 del D.Lgs 266/92 Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento i principi costituzionali di legalità sostanziale e di leale collaborazione. La Regione Friuli-Venezia Giulia, richiama a propria volta, gli articoli 5 , numero 16 , e 8 della legge costituzionale 1/1963 Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia e l'articolo 117, commi 4 e 6, della Costituzione, in relazione all'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001, nonché i principi costituzionali di legalità sostanziale e di leale collaborazione. 2. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha impugnato anche altri commi dell'articolo 1 della medesima legge 311/04. Per ragioni di disomogeneità delle materie coinvolte, le questioni di costituzionalità prospettate in relazione alle suddette disposizioni verranno trattate separatamente da quelle concernenti l'articolo 1, comma 169, per essere definite con distinte decisioni di questa Corte. 3. Considerata l'identità di materia, nonché la sostanziale analogia delle questioni prospettate dalle due ricorrenti in relazione al menzionato articolo 1, comma 169, della legge 311/04, i giudizi possono essere riuniti per essere decisi con unica sentenza. 4. Le ricorrenti fondano le proprie censure su una distinzione tra primo e secondo periodo della norma impugnata. Essa, nella parte in cui affida ad un regolamento del Ministro della salute la determinazione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito, e quantitativi, di cui ai livelli essenziali di assistenza sanitaria esorbiterebbe dalla competenza statale in punto di individuazione dei LEA, per invadere invece la sfera di competenza provinciale in tema di ordinamento degli uffici e igiene e sanità ivi compresa l'assistenza sanitaria e ospedaliera articolo 8, numeri 1, 9 e 10 dello statuto della Regione Trentino-Alto Adige e quella di competenza regionale in tema di igiene e sanità, assistenza sanitaria ed ospedaliera articolo 5, numero 16, dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia . La Provincia di Trento aggiunge che, mentre è pacifico il carattere primario della competenza legislativa in materia di ordinamento degli uffici, a propria volta la competenza concorrente in materia di igiene e sanità sarebbe divenuta piena , a seguito della riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, e per effetto dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. 5. Quanto, poi, alla norma impugnata nel suo complesso, essa, anche nella parte concernente la fissazione dei livelli di assistenza in senso proprio tipologie di assistenza e servizi , sarebbe costituzionalmente illegittima, poiché, in violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e Province autonome, vi si è previsto il solo parere della Conferenza permanente Stato-Regioni e Province autonome, anziché l'intesa, che è richiesta dall'articolo 54 della legge 289/02 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2003 . In secondo luogo, la norma violerebbe altresì il principio di legalità sostanziale, giacché la fissazione dei livelli di assistenza e degli standard viene demandata ad un atto regolamentare, che sarebbe privo di idonea base legale posto che tale determinazione vincola l'autonomia legislativa ed amministrativa regionale in materia sanitaria , essa dovrebbe viceversa basarsi su una disciplina di rango legislativo . 6. In via preliminare, va escluso che il denunciato conflitto con le competenze delle ricorrenti possa essere impedito dal comma 569 dell'articolo unico che compone la legge 311/04, secondo il quale le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti . Infatti, non solo questa disposizione appare generica rispetto a norme del medesimo testo di legge che risultano formulate in termini inequivoci come riferite a tutte le Regioni come questa Corte ha già rilevato nella sentenza 88/2006 , ma, in via generale, la natura stessa dei cd. LEA, che riflettono tutele necessariamente uniformi del bene della salute, impone di riferirne la disciplina normativa anche ai soggetti ad autonomia speciale, che infatti hanno sempre partecipato agli atti di intesa in questa materia stipulati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni. 7. Occorre, inoltre, sempre in via preliminare, escludere che sia cessata la materia del contendere in conseguenza di alcune disposizioni inserite nella legge 266/05 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006 infatti, i commi 280, 292 e 293 dell'articolo unico che la compone si riferiscono, sotto diversi profili, all'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, senza peraltro modificarlo sostanzialmente né per quanto si riferisce ai livelli essenziali di assistenza, né per quanto si riferisce agli standard ivi configurati. Infatti, da una parte, il comma 280 subordina il concorso finanziario statale al ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale di cui al comma 279 al fatto che le Regioni conseguano, entro il 31 marzo 2006 in sede di Conferenza unificata, un'intesa sullo schema di Piano sanitario nazionale 2006-2008 ed un'intesa sulla realizzazione da parte delle regioni degli interventi previsti dal piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa . Inoltre, si prevede che, ove le Regioni non fissino i tempi di attesa, in questi territori si applicano direttamente i parametri temporali determinati [ ] in sede di fissazione degli standard di cui all'articolo 1, comma 169, della legge 311/04 comma 280, lettera b . A sua volta, il comma 292 prevede che il ministero della Salute promuove, attraverso le procedure di cui all'articolo 54 della legge 289/02, e all'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, una rimodulazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza finalizzata ad incrementare qualitativamente e quantitativamente l'offerta di prestazioni in regime ambulatoriale e, corrispondentemente, decrementare l'offerta di prestazioni in regime di ricovero ospedaliero ciò mentre lo stesso comma 292, alla lettera b, direttamente introduce un nuovo livello essenziale di assistenza integrativa . Infine, il comma 293 stabilisce che - al fine di incrementare l'offerta di prestazioni in regime ambulatoriale e, corrispondentemente, decrementare l'offerta di prestazioni in regime di ricovero ospedaliero - con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono individuati le tipologie di assistenza ed i servizi relativi alle aree di offerta del Piano sanitario nazionale. Quest'ultima disposizione, prevedendo la necessaria intesa solo agli specifici fini indicati, si sovrappone in parte a quanto previsto in generale nel penultimo periodo del comma 169 della legge 311/04, ai sensi del quale con la medesima procedura sono individuati le tipologie di assistenza e i servizi, relativi alle aree di offerta individuate dal vigente Piano sanitario nazionale . Anche attraverso queste assai complesse innovazioni legislative resta pertanto immodificato il duplice e differenziato canale di determinazione, mediante atti non legislativi, dei livelli essenziali e dei cosiddetti standard, di cui al comma 169 dell'articolo 1 della legge 311/04. Resta quindi, per questa parte, immodificata la asserita lesione dell'autonomia regionale che ne deriverebbe e che viene lamentata nel presente giudizio, benché le censure restino circoscritte a quelle sole procedure, individuate dalla norma impugnata, che non siano state modificate in termini satisfattivi per le ricorrenti dal comma 293 della legge 266/05. 8. Nel merito, occorre anzitutto determinare quale sia il titolo di competenza legislativa di cui la disposizione impugnata è espressiva, dal momento che le ricorrenti fanno riferimento sia alle proprie competenze in materia sanitaria che trovano fondamento nei rispettivi statuti speciali e nelle norme di attuazione, sia all'articolo 117 della Costituzione, sulla base di quanto previsto dall'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione . In primo luogo, è da considerare che la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie interseca in modo significativo la sfera di competenza legislativa concorrente assegnata dagli statuti speciali alle due ricorrenti nella materia igiene e sanità articolo 5, numero 16, dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia articolo 9, numero 10, dello statuto della Regione Trentino-Alto Adige , piuttosto che quella primaria relativa all' ordinamento degli uffici articolo 8, n. 1, dello statuto della Regione Trentino-Alto Adige , posto che questa ultima competenza appare recessiva, a fronte delle evidenti finalità di tutela della salute connesse alla disciplina legislativa in esame. Per quanto riguarda la materia incisa dalle disposizioni impugnate, questa Corte ha affermato che la competenza legislativa concorrente concernente la tutela della salute articolo 117, comma 3, della Costituzione è assai più ampia rispetto alla precedente relativa all' assistenza ospedaliera sentenza 270/05 ed esprime l'intento di una più netta distinzione fra la competenza regionale a legiferare in queste materie e la competenza statale, limitata alla determinazione dei principi fondamentali della disciplina sentenza 282/02 . Quindi anche in riferimento alle attribuzioni proprie delle parti ricorrenti deve ritenersi che in questa materia l'applicazione dell'articolo 10 della legge costituzionale 3/2001 trovi fondamento nella maggiore estensione della tutela della salute rispetto alle corrispondenti competenze statutarie in materia sanitaria, di cui questa Corte ha in più occasioni sottolineato il carattere contenuto, atteso che esse non si risolvono in una materia pienamente assimilabile agli altri settori di competenza regionale, sia per la particolare intensità dei limiti cui sono in tal campo sottoposte la legislazione e l'amministrazione delle Regioni, sia per le peculiari forme e modalità di finanziamento della relativa spesa pubblica sentenze 452/89 294/86 e 245/84 . La riconduzione delle attribuzioni dei soggetti ad autonomia speciale in materia sanitaria all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, implica però - come postulato dalle stesse parti ricorrenti tramite il richiamo all'articolo 117, comma 2, lettera m , della Costituzione - il contemporaneo assoggettamento delle stesse ai limiti, espressi od impliciti, contenuti nel nuovo Titolo V della Costituzione sentenza 383/05 , ed, in particolare, all'esercizio della competenza esclusiva dello Stato in punto di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Va da sé che, muovendosi entro tali coordinate costituzionali, l'esito del presente giudizio non potrà che avere effetto per l'intero territorio nazionale. 9. Va ora considerato il regime giuridico dei limiti che possono essere apposti, sulla base dell'articolo 117, comma 2, lettera m , della Costituzione, all'autonomia delle Regioni in tema di tutela della salute. Questa Corte ha già avuto occasione di affermare che la rilevante compressione dell'autonomia regionale che consegue alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, se attribuisce al legislatore statale un fondamentale strumento per garantire il mantenimento di una adeguata uniformità di trattamento sul piano dei diritti di tutti i soggetti, pur in un sistema caratterizzato da un livello di autonomia regionale e locale decisamente accresciuto , esige che queste scelte, almeno nelle loro linee generali, siano operate dallo Stato con legge, che dovrà inoltre determinare adeguate procedure e precisi atti formali per procedere alle specificazioni ed articolazioni ulteriori che si rendano necessarie sentenza 88/2003 . Nella medesima sentenza si rileva che l'articolo 6 del Dl 347/01 Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria , quale modificato dalla legge di conversione 405/01, ha disciplinato un apposito procedimento per la determinazione dei livelli essenziali, prevedendo un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, e che su questa base è stato adottato il Dpcm 29 novembre 2001. Successivamente l'articolo 54 della legge 289/02, ha confermato questa procedura, specificando anche che le modifiche ai LEA individuati negli allegati del Dpcm 29 novembre 2001 sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano . La disposizione impugnata conferma esplicitamente la disciplina dell'articolo 54 della legge 289/02 per la determinazione dei LEA, ma, anche al fine di garantire che le modalità di erogazione delle stesse siano uniformi sul territorio nazionale , prevede che possano essere fissati gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito, e quantitativi di cui ai livelli essenziali di assistenza tramite una nuova procedura, che prevede un regolamento del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano . Questa disposizione legislativa individua gli standard in termini tali da rendere evidente che si tratta di integrazioni e specificazioni sul versante attuativo dei LEA esistenti nel settore sanitario e che intenderebbero assicurare una migliore erogazione. Non può essere negata la possibilità del legislatore statale di giungere ad una più analitica ed effettiva tutela dei LEA, non è definibile, almeno in astratto, un livello di specificazione delle prestazioni che faccia venire meno il requisito della loro essenzialità, essendo questo tipo di valutazioni costituzionalmente affidato proprio al legislatore statale che, in effetti, tramite alcune specifiche disposizioni legislative, ha anche proceduto a definire direttamente alcune prestazioni come livelli essenziali . Non può pertanto dubitarsi che anche la fissazione degli standard costituisca esercizio della competenza assegnata allo Stato dall'articolo 117, comma 2, lettera m , della Costituzione. Se la individuazione degli standard - la quale determina indubbiamente una compressione dell'autonomia legislativa ed amministrativa delle Regioni garantita dal Titolo V della Costituzione - non può trovare legittimazione costituzionale che nella già richiamata lettera m del secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, la relativa disciplina deve essere omogenea a quella prevista espressamente per i LEA, ove si ipotizzi, come nel caso del comma 169 della legge 311/04, che la loro adozione avvenga tramite una procedura non legislativa . Nella valutazione di questa procedura non assume rilevanza l'attribuzione del relativo potere normativo ad un regolamento ministeriale d'altronde lo stesso decreto del Presidente del Consiglio ha anch'esso analoga natura , dal momento che, operandosi nell'ambito di una materia di competenza esclusiva statale, la potestà normativa secondaria spetta allo Stato, ai sensi dell'articolo 117, comma 6, della Costituzione. Ciò che, invece, rileva è la ingiustificata riduzione delle modalità di coinvolgimento in questo procedimento delle Regioni la mera richiesta di un parere alla Conferenza unificata , rispetto a quanto ribadito - tramite il rinvio all'intero testo dell'articolo 54 della legge 289/02 ivi inclusa la procedura su intesa in sede di Conferenza unificata, disciplinata dal comma 3 di tale disposizione - nello stesso comma 169 per la modificazione dei LEA in riferimento a standard che apporterebbero limitazioni di norma ancora più incisive all'autonomia regionale, in quanto connesse alla fase di concretizzazione dei LEA se anche la determinazione degli standard trova giustificazione costituzionale nella lettera m del secondo comma dell'articolo 117 Costituzione, non può evidentemente ipotizzarsi che venga meno per essi proprio la più incisiva forma di leale collaborazione fra Stato e Regioni prevista dalla legislazione vigente per la determinazione dei LEA mediante procedure non legislative. Né può sottacersi il paradosso che sarebbe costituito dall'esistenza di due diverse modalità di coinvolgimento delle Regioni rispetto a fenomeni tra loro profondamente contermini, come la determinazione dei LEA e la determinazione di quei particolari LEA che sarebbero costituiti dagli standard specificativi od attuativi dei primi. Va pertanto dichiarata la illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, nella parte in cui prevede che il regolamento del Ministro della salute che determina gli standard sia adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano , anziché previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano . 10. Analogamente va dichiarata la illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, nella parte in cui prevede che il regolamento del Ministro della salute che individua le tipologie di assistenza e i servizi del Piano sanitario nazionale per fini diversi da quelli di cui al comma 293 della legge 266/05, sia adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano , anziché previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano . Infatti, la determinazione delle tipologie di assistenza e dei servizi, relativi alle aree di offerta individuate dal Piano sanitario nazionale, costituisce una fase della individuazione in via non legislativa dei LEA e quindi non appare giustificabile una diversità di partecipazione delle Regioni nel relativo procedimento di specificazione. 11. Infondata è, invece, anche a volerla considerare ammissibile sentenza 31/2001 , la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, sollevata da entrambe le ricorrenti per violazione del principio di legalità sostanziale, dal momento che la legge non detterebbe alcuna disciplina di base idonea a circoscrivere il potere normativo secondario . Proprio la richiamata sentenza 88/2003 ha messo, infatti, in luce che già la prima legislazione in tema di livelli essenziali di assistenza nel settore sanitario e precedente alla adozione del nuovo Titolo V, contenuta nel D.Lgs 502/92, conteneva alcuni, ancorché generali, criteri per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, pur rinviandone la specificazione al Piano sanitario nazionale. Le modifiche successive hanno, da una parte, determinato la procedura da seguire per la determinazione in via amministrativa dei LEA, ma, dall'altra, hanno mantenuto i principi precedenti ed il ruolo di quadro generale di riferimento del Piano sanitario nazionale. Alla luce di ciò, la determinazione degli standard e dei LEA è delimitata dai principi generali del D.Lgs 502/92 e dalle determinazioni del Piano sanitario nazionale, mentre sul piano procedurale resta prevista in ogni caso, anche per effetto dell'odierna pronuncia, l'intesa in sede di Conferenza permanente. Tenendo presente che si opera nell'ambito di una materia altamente tecnica come quella della individuazione delle prestazioni relative all'assistenza sanitaria, le pur limitate predeterminazioni legislative di criteri e di limiti al potere normativo secondario appaiono sufficienti per escludere il vizio denunciato. PQM La Corte costituzionale riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale sollevate, nei confronti dell'articolo 1 della legge 311/04 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato legge finanziaria 2005 dalla Regione Friuli-Venezia Giulia riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della predetta legge 311/04, nella parte in cui prevede che il regolamento del Ministro della salute ivi contemplato, con cui sono fissati gli standard e sono individuate le tipologie di assistenza e i servizi, sia adottato sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano , anziché previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 169, della legge 311/04, sollevata dalla Regione Friuli-Venezia-Giulia e dalla Provincia autonoma di Trento per violazione del principio di legalità sostanziale. ?? ?? ?? ?? 10